Il ramo “
Orochi” della saga Warriors identifica una serie di titoli che non si ambienta in periodi storici reali, per raccontare l'ascesa al potere di un Daimyo o la conquista dei territori della Cina. Versione decisamente più fantasiosa delle battaglie per il potere, questa branca racconta l'ascesa degli
eserciti demoniaci sul mondo, e la conseguente lotta per la sopravvivenza di tutti i popoli orientali, uniti sotto un unico vessillo. In questo caso l'incipit è abbastanza gravoso: le orde del male hanno risvegliato una gigantesca Idra, che con il suo potere devasta città e villaggi. Tutti i baluardi dell'umanità sono ormai caduti, i guerrieri più potenti morti, perduti per sempre. L'ultima resistenza è rappresentata da un manipolo di tre eroi, che tenta un
disperato assalto al mostro gigantesco. Eppure nel corso della prima missione, che funge anche da sbrigativo tutorial per spiegare il sistema di gioco, il nostro drappello viene letteralmente distrutto dal potere del bestione, e la fine sembra inevitabile. Interviene però una misteriosa divinità, che ci concede il potere di
tornare indietro nel tempo per cambiare le sorti della battaglia. Camminando a ritroso nel continuum spaziotemporale dovremo dunque volgere a nostro favore le sorti delle battaglie che hanno visto cadere i più grandi eroi dell'oriente unito, per reclutarli e organizzare una resistenza.
Nonostante un numero davvero spropositato di dialoghi (tutti i giapponese, sottotitolati in inglese), che riescono a caratterizzare piuttosto bene ogni personaggio presente nel gioco, la
sceneggiatura è evidentemente la parte meno brillante di
Warriors Orochi 3. Surreale e divertito, questo sottofondo narrativo riesce però, per quanto completamente illogico, a
coinvolgere il giocatore, che vive sulla propria pelle la storia di una
rivalsa epica come poche. Reclutando nuove forze (ci sono oltre 100 guerrieri a disposizione) e cambiando le sorti di battaglie che sembravano già perse, l'utente ha davvero la sensazione di costruire qualcosa, passo dopo passo, di impegnarsi per mettere in piedi un “esercito delle meraviglie”.
La possibilità di tornare indietro nel tempo si lega anche alla suddivisione in missioni: se qualche generale importante cade nonostante i nostri sforzi, probabilmente più avanti potremo sbloccare una versione “alternativa” della stessa quest, che ci permetta di salvare la vita a chi avevamo visto perire sul campo qualche ora prima. Il feeling che si instaura sembra quasi quello dei vecchi
Suikoden (con le dovute proporzioni), e nonostante il “nonsense” che permea il racconto, l'avanzamento intriga non poco.
| Guest Star |
| L'abbandono di una narrazione coerente ha permesso al team di sviluppo di infilare nel calderone dei personaggi alcuni protagonisti di spicco della scena videoludica. Volete affettare nemici nei panni di Ryu Hayabusa (sperando che l'esperienza si riveli migliore di quella con il terzo capitolo di Ninja Gaiden)? Siete serviti. Si segnalano apparizioni "pettorute" da Dead or Alive e persino combattenti che arrivano da Warriors: Legend of Troy. Il roster è insomma ben fornito, e interessante anche per chi non conosce gli eroi della mitologia cinese e giapponese. |
A livello ludico
Warriors Orochi 3 non sconfessa le sue origini. La base è sempre la stessa: un
hack'n'slash dei più beceri in circolazione, in cui un ossessivo button mashing dei due tasti d'attacco (leggero e pesante) è più che sufficiente per avanzare a testa bassa, mietendo tonnellate di vittime fra le fila di un esercito composto per lo più di inermi burattini. Questo basterà per scoraggiare gli amanti di un altro approccio al mondo dell'action game, più focalizzato e attento a punire la leggerezza nell'affrontare la battaglia piuttosto che ad incentivarla.
Warriors Orochi 3 si dedica a chi invece vuole passare qualche pomeriggio a menare fendenti in libertà. A questa tipologia di giocatori il team di sviluppo regala
interessantissime revisioni al gameplay, che di fatto rendono la progressione molto più varia e vivace. Anzitutto, in campo si scende non con un singolo combattente, ma con tre personaggi, che si possono alternare alla pressione di uno dei grilletti dorsali. Questo permette di costruire una piccola squadra di combattenti caratterizzati da approcci diversi: mobilità, attacchi ad area, potenza bruta, si possono alternare sul campo di battaglia a seconda delle situazioni, o per sentire meno il peso di combattimenti molto estesi, che possono durare anche lunghe mezz'ore. Anche spulciando bene la
caratterizzazione delle combo e degli stili di combattimento si notano miglioramenti. Le varie combinazioni d'attacco hanno caratteristiche molto diverse le une dalle altre: alcune ci proiettano in aria per evolversi in spericolate juggle aeree, altre finiscono con un fendente che proietta un raggio d'energia capace di colpire sulla distanza, altre ancora invece terminano con una sorta di “presa” su di un nemico, e non mancano ovviamente potenti attacchi ad area. Se nel corso degli scontri più semplici si sceglie solo per assecondare i nostri capricci, quando si fronteggiano i generali più ossuti è bene procedere con cognizione di causa.
I vari combattenti hanno poi delle azioni speciali legate al proprio stile di lotta, fra spallate che possono aprire la guardia del nemico o planate in volo che permettono di raggiungere qualche tesoro nascosto nelle ambientazioni.
La presenza di tre protagonisti alla volta permette anche di esibirsi in uno spettacolare “
Attacco Triplo”, che si carica indipendentemente dalla barra Musou.
Se questa ritrovata varietà permette anche ai più oziosi di sperimentare nuove soluzioni, ciò che più compiace è tutta la parte da GdR che permette di potenziare il proprio esercito e l'equipaggiamento. Tornati al campo base sarà possibile spendere i
Growth Point per far salire di livello uno qualsiasi dei nostri generali, incrementando le sue caratteristiche. Le gemme raccolte sul campo di battaglia serviranno invece per acquistare nuove armi, il cui utilizzo prolungato farà crescere l'affinità con il suo possessore così da sbloccare effetti aggiuntivi. Le armi potranno poi essere
fuse con altre in nostro possesso, per aumentare effetti attivi e potenza d'attacco, in un sistema che ricorda alla lontana quello di Disgaea. Infine, c'è anche da considerare il grado di intimità fra i vari generali: schierando fianco a fianco certi condottieri
aumenteremo il feeling fra di loro, sbloccando eventi extra nel campo base (che potrebbero condurre poi a missioni aggiuntive) e ottenendo qualche bonus sul campo. Nonostante tutti gli aspetti appaiano accomunati da una filosofia che definiremmo “
incrementale” (più si gioca e più si diventa potenti, secondo un criterio quantitativo piuttosto che qualitativo), l'insieme funziona, e annulla per molte ore la potenziale monotonia, che tornerà a farsi sentire soltanto molto avanti nell'avventura, quando la curiosità di esplorare le nuove feature si sarà lentamente esaurita.
Per allora avremo comunque accumulato una cospicua serie di elementi (eserciti, condottieri, modifiche al comportamento dell'IA) che ci permetteranno di costruire il nostro scenario nella
modalità Battlegrounds. Una sorta di editor che permette di strutturare missioni da condividere online. Si tratta di un'aggiunta che ha un impatto solo marginale sulla longevità, dato che si dedica solo ai fan più sfegatati, ma l'idea è ben realizzata e potrebbe prender piede anche al di fuori di questo contesto.
Complessivamente dunque
Warriors Orochi 3 si presenta come uno dei più ricchi titoli della saga, ben confezionato e vario. Pur non sconfessando un approccio che di base risulta “spaventoso” per molti utenti, propone novità di rilievo ed una progressione avvolgente.
Quello che non si salva è invece il
comparto tecnico, ancora poverissimo. Alla serie farebbe davvero bene una svecchiata, ed invece Tecmo-Koei si limita a riutilizzare lo stesso engine di anni fa, senza intervenire minimamente sul codice. E non sono le texture un po' sottotono che ci spaventano: il numero ridicolo di modelli utilizzati per i nemici, la tendenza di questi ultimi ad
apparire dal nulla sul campo di battaglia, la telecamera difficile da domare sono difetti che non vengono controbilanciati dalla fluidità garantita o dall'aliasing ridotto. Una mole poligonale di ambienti e personaggi secondari non certo al top ed una serie di effetti speciali che non brillano ci fanno propendere per una bocciatura sul fronte grafico. Il
comparto sonoro, invece, ci propone una selezione di brani molto movimentati, nonostante siano quasi sempre scorrelati dall'azione a schermo: che si vinca o che si perda, le sonorità elettriche di questo capitolo, il suo lieve accento metallaro, martelleranno costantemente senza variazioni di sorta. Il doppiaggio giapponese è un valore aggiunto per molti feticisti e risuona sicuramente dignitoso. Scompare però la possibilità di selezionare il voiceover inglese.