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Yakuza 3 - Recensione

Inviato il da Andrea Vanon
Da quando, nel lontano 2000, debuttò sul mercato il rivoluzionario Shenume molti, anche all’interno di SEGA stessa, responsabile del progetto, tentarono invano di imitarlo.
L’unica produzione in grado, negli anni, di avvicinarsi (anche se molto lontanamente) al capolavoro di Yu Suzuki fu Yakuza, action-rpg che all’epoca (2005) appassionò migliaia di videogiocatori, soprattutto in Giappone.
La struttura ludica, in effetti, era la stessa: quel misto di azione e crescita del personaggio molto diverso dai classici JRPG (anche perchè ambientato nel presente e nel mondo reale), che lasciava cioè molto più spazio all’immersione del giocatore in una storia lineare piuttosto che al dungeon crawling, al grinding e all’esplorazione di un mondo.
La vera forza di Yakuza, al di là della struttura ancora inusuale, era la trama: in una fedelissima riproduzione della società giapponese contemporanea il giocatore era chiamato ad interpretare Kazuma Kiryu, gangster dall’animo buono (ma dal pugno d’acciaio) del potentissimo clan Tojo.
Varie vicissitudini e la necessità di proteggere gli sparuti affetti rimasti portavano il nostro beniamino ad un costante distacco dalla malavita, in un percorso capace di affascinare e coinvolgere anche il giocatore meno avvezzo ai canoni ludici orientali.
La crescita morale, spirituale e fisica del protagonista, sul quale sfondo si sono susseguite negli anni (e nel sequel) vari scontri ed innumerevoli intrighi politici, ha quindi costituito una saga, che continua oggi (almeno per noi europei) con il terzo capitolo; il primo ad approdare nella Next Gen.
Yakuza 3, uscito in Giappone -dove ora sta per debuttare il quarto- oltre un anno fa, giungerà sugli scaffali il 12 Marzo 2010 in esclusiva Playstation 3.
 
Una storia d’onore e sangue
A differenza dei primi due capitoli la trama di Yakuza 3 si apre in maniera molto tranquilla, quasi a voler dimostrare in maniera ancor più tangibile il graduale cambiamento che ha caratterizzato anche l’animo del rude -e non più giovane- protagonista.
Dopo essere riuscito a salvare soltanto la figlia della donna di cui sin da bambino era innamorato, aver ammazzato il suo miglior amico, aver -probabilmente- ritrovato l’amore in un’affascinante ispettore della Metropolitan Police di Tokyo ed essersi ritirato dal clan una volta risolta la tremenda faida con gli omonimi di Osaka, Kazuma decide di trasferirsi assieme all’ormai acquisita figlia ad Okinawa.
Il progetto, nel soleggiato sud del Giappone, è quello di avverare il sogno del patrigno (primo patriarca del clan Tojo) e mandare avanti con dedizione un piccolo orfanotrofio, in maniera da evitare ad altri bambini orfani il destino toccato a lui.
L’impegno profuso nel seguire “la retta via” è però, ovviamente, in netto contrasto con il violento passato del nostro eroe, che bussa alla porta quando una piccola banda locale tenta di obbligare il protagonista e la sua “famiglia” al trasloco.
Risolto il problema senza alcuna difficoltà il nostro eroe scopre che dietro a tutto c’è un ben più ampio intrigo politico, il cui obiettivo finale è lo sfruttamento dell’area balneare di Okinawa per la costruzione di alcuni residence.
Come da tradizione del brand, investigando a fondo scopriremo a monte implicazioni di grossi clan yakuza tra i quali, malauguratamente, il decadente Tojo.
Tra un colpo di scena e l’altro toccherà ancora a Kazuma risolvere la situazione.
La trama di questo terzo capitolo segue perfettamente gli schemi istituiti dalla saga: il protagonista risolve una situazione circoscritta, accorgendosi poi di alcune implicazioni più grandi che lo portano a ri-vestire i panni che tanto voleva abbandonare, ad ottenere un aiuto inaspettato e a sconfiggere l’agognato nemico; a questo punto il canonico colpo di scena che fa uscire da dietro le quinte il vero “burattinaio” e che mette lo stremato eroe di fronte ad un combattimento all’ultimo sangue.
Benchè piuttosto scontata nei modi la vicenda risulta, in ultima analisi, davvero molto godibile, ben articolata e magistralmente interpretata dagli attori digitali, forti di un rinnovato maquillage derivato dalle texture in alta definizione e da un’ampliata mole poligonale e dalla profonda ed a volte toccante caratterizzazione che ha sempre contraddistinto il brand.
Ancora una volta, infine, SEGA riesce ad immortalare uno spaccato quantomai attuale della società giapponese, proponendolo senza mezzi termini al giocatore che rimarrà spaesato ed estasiato allo stesso tempo.
Squadra vincente non si cambia
Yakuza 3 - recensione - PS3 Dal punto di vista del gameplay Yakuza 3 ricalca la collaudata ma imperfetta struttura del secondo episodio della saga, leggermente raffinato rispetto al capostipite ma ancora lontano dall’essere accessibile senza compromessi.
La struttura di gioco è perciò divisa in due macro-aree: l’esplorazione (quest e sub-quest annesse) ed il combattimento.
La prima fase, a sua volta, è chiaramente ramificata in due sottosezioni, una rappresentante la storia principale, molto lineare e quasi completamente guidata, e l’altra dedicata a tutto ciò che le fa da contorno.
Lo svolgimento dell’avventura prevede, a grandi linee, che sin dall’inizio una catena di personaggi chiave (con cui parlare ed interagire) ci indichi, di volta in volta, un obiettivo da raggiungere, una persona con cui parlare, un oggetto da recuperare e quant’altro.
Ricevuto l’incarico ci troveremo liberi di muoverci nelle strade di Okinawa (prima) e Tokyo (poi) ed è solo e soltanto qui, a differenza di Shenmue, che libero arbitrio e libertà d’azione fanno la loro parte.
Girovagando per le strade potremo fermarci a chiacchierare con alcuni passanti indicati da un’icona verde che approfondiranno alcuni dettagli della trama (o della missione in corso) oppure richiederanno dei “favori”.
A questo punto potremo scegliere se aiutare il malcapitato o proseguire per la nostra strada senza per questo modificare l’andamento della vicenda principale ma perdendo semplicemente una serie di bonus quali oggetti e via discorrendo.
Vi sono, naturalmente, molti altri elementi atti a dare “colore” ed un tocco di credibilità in più a quello che poche righe fa abbiamo definito “spaccato della società”: potremo, ad esempio, fermarci a mangiare nei ristoranti o bere nei bar per recuperare salute.
Purtroppo, come molti frequentatori delle varie community online sanno, il 90% di questi contenuti di contorno sono stati tolti: la versione europea e quella americana (come approfondisce il paragrafo “I tagli”) sono infatti prive di tutti i mini-giochi, che comprendevano gestione Host-Club, Mahjong, Shogi ed un quiz sulla storia giapponese; un vero smacco.
Tornando a noi, e passando a trattare la main quest, è doveroso aggiungere che anche in questo caso, vista la linearità di cui si parlava, non ci sono vere e proprie scelte da compiere: ci si limiterà infatti, e solo ogni tanto, ad optare per una risposta a scelta in un menù a tendina che non influirà assolutamente il corso degli eventi.
Ci si troverà quindi sì ad immergersi in una vicenda estremamente coinvolgente ma mai con la sensazione di avere veramente in pugno il proprio destino.
E’ questo, sin dal primo capitolo, il più grande difetto di Yakuza rispetto a quel che quel che poteva essere.
Tra una cut-scene ed un incarico secondario ci troveremo, sempre senza molta possibilità di scelta, anche a combattere con avversari di diverso livello, sia lungo la quest principale sia attivando degli eventi distribuiti casualmente lungo le strade.
Il sistema di combattimento, così come quello di upgrade delle abilità, si mostra identico ai predecessori che avevano attinto a piene mani dal già citato Shenmue.
Una volta ingaggiato il combattimento ci ritroveremo confinati in uno spazio limitato adibito a ring entro il quale, molto spesso, troveremo una copiosa serie di oggetti (comuni cartelli stradali, biciclette, bottiglie del latte e quant’altro) da utilizzare come armi.
Il cuore del combattimento rimane comunque il corpo a corpo ed il nostro Kiryu, partendo nuovamente da un basilare schema di calci e pugni potrà costruire, maturando esperienza, una nutrita serie di combinazioni e mosse speciali.
Tra queste il gradito ritorno delle special contestuali: riempita la barra “Heat” appena sotto quella dell’energia ed ingaggiando l’avversario in una presa potremo infliggergli pesanti danni scaraventandolo contro muri, vetri o quant’altro.
Si inseriscono, infine, le “Finish Moves” da sbloccare nel corso dell’avventura.
Quando, durante uno scontro, il nostro avversario si troverà in un momento di debolezza potremo approfittare sfruttando un QTE automatico che, se a buon fine, ne ridurrà drasticamente l’energia.
La difesa, come sempre, sarà delegata alla parata e all’utilissima schivata, condita in seguito da un’interessante contromossa da concatenare al momento propizio.
Nonostante il passaggio alla Next Gen il sistema di combattimento è rimasto molto spartano: il numero non molto elevato di combo (niente a che vedere con Shenmue), i grossolani problemi di puntamento e di gestione delle collisioni e la frequenza e ripetitività degli scontri (vedi pattern d’attacco nemici quasi tutti uguali) rende, alla lunga, questo frangente leggermente frustrante.

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Yakuza 3

Disponibile per: PS3
Genere: Azione/Avventura
Sviluppatore: SEGA
Distributore: Halifax
Pegi: 18+
Lingua: Inglese con Sottotitoli in Italiano
Data di Pubblicazione: 12/03/2010
Yakuza 3
8
7.5
7
9
112 voti
7
ND.
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