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Zone of the Enders HD Collection > Recensione
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Zone of the Enders HD Collection - Recensione

Inviato il da Alessandro "Neon" Mazzega
Il nome di Hideo Kojima è da sempre legato in modo molto stretto al brand Metal Gear Solid, da lui creato e che gli ha aperto le porte del successo mondiale, trasformandosi però in una sorta di catena dal quale lui stesso ha cercato di liberarsi a più riprese, senza mai riuscirci davvero.
Esistono però tutta una serie di altre uscite, note e meno note, che hanno arricchito uno dei curriculum più invidiabili dell’industria dei videogiochi: Policenauts è rimasto nel cuore di molti appassionati, per l’ambientazione e la narrazione noir declinata in un futuro molto credibile, mentre Boktai ha scosso il panorama dei titoli per Game Boy Advance, grazie al sensore di luce incluso nella cartuccia di gioco.
E’ però Zone of the Enders il nome più illustre, che ha dato un proprio contributo al primo difficile anno di commercializzazione di Playstation 2, diventando quindi una serie due anni dopo, e scatenando la passione dei fan che ancora attendono un seguito sulle console dell’attuale generazione.
Non stupisce, quindi, che la serie sia stata scelta per un riproposizione in alta definizione, dopo il successo della Metal Gear Solid HD Collection e lo scempio compiuto con Silent Hill.
 
Il team giusto
Ogni collection in HD prodotta fino ad oggi è sempre stata data in outsourcing dal publisher originale: Hijinx Studios si è occupato del porting del secondo e terzo episodio di Silent Hill, con tutti i problemi del caso (che hanno portato a risultati ben al di sotto delle aspettative), mentre Metal Gear Solid HD è stato sviluppato da Bluepoint Games, team ormai a suo agio in questo genere di operazioni, in quanto ha lavorato anche alle collection di God of War e dell’accoppiata Ico e Shadow of the Colossus.
Per Zone of the Enders HD il team prescelto è High Voltage Software, noto soprattutto per i due episodi di The Conduit per Wii (dall’ottimo impatto grafico per quanto riguarda la console di Nintendo), e per Kinect Star Wars, rimasto in sviluppo a lungo per poi uscire nel corso di quest’anno senza riuscire a convincere fino in fondo nemmeno i fan più oltranzisti di Guerre Stellari.
Le premesse, quindi, non erano così rassicuranti; per fortuna il prodotto finale è tutt’altro che mal riuscito e ripropone con la giusta fedeltà due dei titoli più iconici dell’era Playstation 2, offrendo la demo di Metal Gear Rising: Revengeance come gradita aggiunta.

La ciliegina sulla torta, invece, è rappresentata da un nuovissimo filmato introduttivo ad opera dello studio Sunrise, della durata di ben cinque minuti e con uno stile che riprende assolutamente tutti i canoni della serie, andando però a svecchiarne determinati dettagli: il mecha design è rimasto immutato e sia il Jehuty che gli altri Orbital Frame sono identici a quelli ideati da Yoji Shinkawa, artista che continua a collaborare con Kojima e che ha inserito il proprio nome tra i credits di alcune delle migliori produzioni nipponiche delle ultime tre generazioni di console.
Al contrario il character design è stato pesantemente ritoccato, soprattutto per quanto riguarda i personaggi del primo Zone of the Enders, che avevano uno stile non del tutto convincente, a causa di uno scarso uso di poligoni anche per la produzione delle scene di intermezzo precalcolate, e con un protagonista che non ha mai davvero bucato lo schermo.
Si tratta comunque di un cortometraggio di altissima qualità, che ripercorre entrambi gli episodi con un ritmo serrato che ben si adatta al gameplay frenetico della serie.
Non per nulla Konami lo utilizzò come filmato promozionale durante il periodo dell’E3 2012, attirando quindi l’attenzione mediatica verso l’annuncio dello sviluppo delle versioni HD di entrambi gli episodi della serie.
Terminata la visione si potrà scegliere rapidamente quale dei due episodi affrontare, grazie ad un menu perfettamente in linea con l’intera produzione. Un breve caricamento e ci ritroverà nuovamente proiettati nell’universo di Zone of the Enders.
Il primo Orbital Frame non si scorda mai
Il primo episodio di Zone of the Enders uscì nel 2001, quindi durante i primi dodici mesi dal lancio della console; periodo tutt’altro che tranquillo dal punto di vista commerciale e di grande difficoltà per Sony, che tentava di affermare sul mercato un nuovo hardware che non sembrava essere nato sotto una buona stella.
Zone of the Enders, quindi, risultò da subito uno dei titoli di maggiore richiamo, anche grazie alla demo di Metal Gear Solid 2: Sons of Liberty inclusa nella confezione, introducendo i giocatori alle vicende della colonia Antilia, in orbita attorno a Giove.
L’introduzione, upscalata a dovere ma assolutamente non in grado di competere con il nuovo filmato di presentazione incluso nel Blu-ray, serve a presentare il personaggio di Leo Stenbuck, ragazzo insicuro e poco socievole (quindi non lontano da determinati cliché della produzione di anime nipponica), nonchè il Jehuty, orbital frame che istantaneamente rimase nel cuore degli appassionati, grazie alla sua linea aggressiva e fuori dagli schermi, con la corazza perennemente attraversata da luci azzurre: fattore che poi divenne un vero e proprio stile, arrivando a caratterizzare non solo il secondo episodio ma contaminando anche altre produzioni, videoludiche e non.

Tornare ai comandi del Jehuty, a poco più di dieci anni di distanza, risulta tutt’altro che difficile: il sistema di controllo è ancora attuale e funzionale e se i movimenti in verticale, da gestire con due dei tasti frontali, al tempo potevano risultare non semplicissimi da assimilare, ormai gli appassionati sono abituati a ben altro.
E’ il gameplay nella sua interezza, però, a convincere ancora, grazie ad una libertà di movimento assoluta che viene costretta solo dalla scarsa ampiezza delle aree di gioco in cui si svolgono le battaglie, permettendo di sperimentare ancora quello che nel periodo della prima uscita venne definito come uno dei primi e unici sistemi di combattimento a trecentosessanta gradi. Zone of the Enderse permetteva (e permette) di inscenare scontri su piani differenti senza mai perdere di vista il proprio mezzo, donando un taglio cinematografico e assolutamente d’impatto ad ogni battaglia.
Merito anche di un comparto grafico che riesce a stupire tutt'oggi: grazie al lavoro di adattamento fatto dai ragazzi di High Voltage la risoluzione maggiorata giova enormemente alla nuova edizione del gioco, con texture riviste che non stonano e un aliasing ridotto ai minimi termini.
Rimangono però alcuni lievi difetti visivi, come gli alberi nelle zone montagnose che si stagliano sui campi di forza posti a protezione delle antenne della colonia, che soffrono di un problema di rendering abbastanza fastidioso; proprio le aree fuori dai centri cittadini, poi, sono quelle meno riuscite, al contrario delle sezioni in mezzo ai palazzi, sicuramente le più ricche di dettaglio e di elementi caratterizzanti.
Permane un orizzonte visivo molto limitato, con il resto della colonia che si staglia sullo sfondo grazie ad un singola texture che simula gli edifici in lontananza: un effetto gradevole sebbene non del tutto convincente. Al problema non è stato posto alcun rimedio, anche perché probabilmente avrebbe impattato sul gameplay dei combattimenti.
La fluidità è discreta, anche se si può assistere ad alcuni pesanti crolli nel frame rate soprattutto in presenza di effetti quali fumo e fiamme (quando ad esempio viene abbattuto per errore un palazzo durante una battaglia): segno che l’ottimizzazione non è stata effettuata fino in fondo, preferendo quindi la concentrazione su dettagli che si potrebbero considerare banali ma che invece fanno la differenza e che hanno reso immortale Zone of the Enders, come le strisce incandescenti lasciate sulle superfici a contatto con il Jehuty quando vola troppo basso, o il riflesso verde di una parata sul corpo di un avversario durante uno scambio di fendenti all’arma bianca.
Cambio di marcia
Il primo Zone of the Enders viene anche ricordato per una longevità decisamente ridotta, difetto risolto solo in parte con The 2nd Runner, secondo episodio della serie che sposta la narrazione due anni dopo, abbandonando la colonia e focalizzandosi su un nuovo personaggio, Dingo Egret, sicuramente più carismatico di Leo. Il protagonista ha guadagnato dall’innalzamento della qualità delle scene di intermezzo, ora meglio integrate con la grafica di gioco vera e propria. e in grado di far convivere uno stile molto anime ad un taglio differente, in cell shading ma ricchissimo di dettagli e con una personalità irresistibile.

Dal punto di vista del gameplay The 2nd Runner risulta essere come un’evoluzione ben ponderata del primo episodio della serie, che inserisce elementi ancor più spettacolari, come gli homing laser che affollano lo schermo in moltissime occasioni, e rifinendo dettagli solo a prima vista marginali: ad esempio l’aggiunta del radar circolare che mostra la provenienza degli attacchi che arrivano da aree lontane dal campo visivo. Basta questo a sdoganare in questo modo un approccio alle battaglie maggiormente spinto, con un più alto numero di avversari coinvolti contemporaneamente.
Anche in questo caso il lavoro svolto dal team High Voltage è ottimo, con una resa in alta definizione che non tradisce lo stile caratteristico e che, anzi, sottolinea alcune soluzioni molto particolari, come gli effetti di neve e ghiaccio della sezione introduttiva, che da soli riuscirono ad elevare di molto il colpo d’occhio del gioco rispetto al primo Zone of the Enders.
Qualche problema in più è rappresentato dalla fluidità, non sempre perfetta proprio a causa di scenari più complessi e dalla moltitudine di effetti particellari che hanno reso celebre l’impatto grafico del seguito, garantendogli un posto d’onore all’interno della sconfinata offerta di titoli da recuperare per Playstation 2.
La collection HD dedicata a Zone of the Enders è un pacchetto molto ricco e ben confezionato, che rappresenta un’ottima opportunità sia per i fan di vecchia data, che potranno immergersi nuovamente in uno dei più riusciti ibridi tra action game e animazione nipponica di stampo classico, sia per chi non ha mai avuto modo di provare la serie di Kojima più riuscita dopo Metal Gear Solid.
Il lavoro fatto dal team High Voltage è ottimo e non snatura in alcun modo le opere originali, risultando fedele e in grado di stupire per il grado di pulizia video, inciampando solamente in un frame rate non del tutto stabile che scalfisce leggermente il gameplay fluido, immediato, quasi rabbioso, della serie originale.
Un collection di grande interesse, quindi, che riscatta la terribile esperienza di Silent Hill HD inserendosi di diritto di fianco a quella di Metal Gear Solid. Assolutamente da avere.
VOTOGLOBALE8
Alessandro "Neon" Mazzega prende confidenza fin da tenera età con pad e tastiera e si appassiona rapidamente ai videogiochi, lavorando come giornalista sulle principali realtà online e occupandosi di gaming in ambito mobile e aziendale. Bassista fallito, ha ormai venduto lo strumento per passare dietro al microfono, sia per cantare che per condurre il podcast Gaming Effect. Cercatelo su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

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Zone of the Enders HD Collection

Disponibile per: XBOX 360 | PS3 | PS Vita
Genere: Azione
Sviluppatore: Kojima Productions
Pegi: 12+
Data di Pubblicazione: 29/11/2012
Zone of the Enders HD Collection
8
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9
18 voti
8.2
ND.
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