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Flower - Recensione

Inviato il da Francesco Fossetti
Potrebbe sembrare un po' vuoto, il PlayStation Network, nei giorni vicini al lancio di Ps4. I titoli son sempre quelli: poche esclusive, tanti multipiattaforma, troppi cross-gen. Eppure, spulciando a fondo i meandri dello store digitale, qualche titolo interessante si trova: un paio di free-to-play, magari, e qualche indie.
C'è anche, fra i tanti, Flower. E' un gioco uscito nel 2009: ormai sono quattro anni e, lo sappiamo, il tempo passa per tutti, anche per quei titoli di cui conserviamo un ricordo meraviglioso. Forse, viene quasi da pensare, sarebbe meglio lasciarlo lì: sugli scaffali della memoria.
Idealizzato, immaginato, appena sognato.
Però poi scopriamo che chiunque abbia acquistato Flower al tempo dell'uscita può scaricarlo gratuitamente in questa versione "rinvigorita". E allora tentiamo.
Ed ecco: la magia si ripete. Nella meraviglia distesa dei colori, Flower è ancora oggi un'esperienza toccante; una strana creatura a metà fra il videogioco ed il viaggio, che si agita e si contorce, e fa di tutto per sfuggire al giogo delle categorie. Flower lascia un ricordo che brucia (o lo ravviva), e pianta un seme che ha solo bisogno del tempo di sbocciare.
Flower, insomma, è uno di quei titoli che ci ricorda perché PlayStation è PlayStation.
The answer is blowing in the wind...
Flower - recensione - PS4 Un piccolo fiore trema sconsolato sul davanzale di una finestra. La luce si fa avara, riflessa dai muri opachi di una città senza colori. Il rumore assordante del traffico filtra attraverso i vetri, e rimbomba secco ed ostile. Senz'aria, senza un orizzonte infinito, senza la libertà, un fiore non ha valore. Resta solo il pallido fantasma di una naturalità primitiva, ormai dimenticata, scacciata dalle architetture scure delle megalopoli. Ma a nessuno si può togliere la memoria. Ed allora ecco che anche una pianta può sognare, sentire un fremito, affiorare assieme a ricordi ancestrali, e viaggiare grazie ai miraggi dell'immaginazione.
Flower è la storia di questa illusione, il racconto di una trasvolata magica animata da flutti ventosi venuti da chissà dove. E' un prodotto che perde quasi interamente la sua connotazione ludica per farsi anzitutto esperienza sensoriale, visiva ed acustica. Ed è la dimostrazione lampante che anche con l'arte digitale è possibile far poesia.
Flower è la seconda opera di ThatGameCompany, già autori del primordiale flOw, e come si intuisce dal titolo, Flower è la naturale prosecuzione di un preciso percorso stilistico: l'evoluzione di un concetto che già sosteneva la precedente produzione, e che poi è culminato in quel capolavoro che è Journey.
Flower abbraccia, insomma, l'idea che l'intrattenimento digitale possa avvicinarsi anche all'arte, mescolando in intricate sinestesie suono e colore, immagine e rumore. Non è un vero e proprio videogioco, ma un viaggio interattivo attraverso sette diversi paesaggi, verso la riscoperta della naturalità e della sua bellezza. Chi cerca una sorta di "spinta agonistica", chi non si sente minimamente toccato da questo tipo di esperienze può stare lontano dai prati di Flower.
Ma se anche un pizzico di interesse si desta di fronte allo sperimentalismo audiovisivo, allora Flower è da considerare un gioiello immancabile, un esercizio di stile condotto con maestria inappuntabile.
Ogni quadro comincia con un fiore che offre un petalo al vento. Trascinato dalle correnti invisibili dell'aria, questo si muove sinuoso fino a toccare una nuova corolla, che sboccia e sacrifica un'altra "lacrima" ai flussi della brezza. Il giocatore controlla direttamente la direzione delle folate, utilizzando in maniera naturale i sensori di movimento del Dualshock 4. E trasporta così, lievemente, il vortice sempre più intricato di petali colorati e pollini invisibili, per far aprire i bocci sonnacchiosi e socchiusi. Per ogni fiore che si schiude, un diverso accordo musicale erompe e sovrasta le note del tema di sottofondo, in perfetta sintonia con esso. Una strana musica sognata si compone, man mano che le gocce di colore si stendono sulla tela verde dei prati, fatta di note tenute ed armonie strumentali. E' una meraviglia sottile, quella che Flower riesce a trasmettere: delicata. E' l'incanto di un campo inviolato, che rinasce letteralmente grazie all'azione del giocatore. Come a voler citare indirettamente quel capolavoro intramontabile di Okami, intere zone prima deserte si animano, rinverdiscono grazie alla strana magia del vento. Scosse da un guizzo di vita, esplodono e si riempiono di colori, mostrando il rigoglio devastante del verde. Sono inquadrature in un certo senso commoventi: sarà che Flower fa appello a valori universali (il creato e la bellezza della vita, il valore artistico del paesaggio), e ad un senso estetico che non può lasciare indifferenti, ma i quadri in movimento sono letteralmente meravigliosi. I fili d'erba oscillano singolarmente, le rocce monolitiche rompono la linea dell'orizzonte, un cielo terso esalta i contorni delle colline.

Eppure, Flower è molto più di questo. Nel silenzio delle sue inquadrature, il titolo riesce a raccontare anche una storia. Ogni "sogno" che l'utente attraversa sembra avvicinare il vortice di petali alle opere dell'uomo. Al campo virginale con cui tutto comincia fanno seguito i terreni lasciati a maturare al sole, ingialliti dal grano e pronti alla mietitura. I covoni di fieno annunciano una presenza umana sottile, ancora nascosta, lontana. Arrivano poi le grandi pale delle centrali eoliche, mentre si fa sera: negli ambienti notturni si avvivano le fiaccole evanescenti delle lucciole, i prati sono punteggiati da stagni gracidanti, mentre il vento che anima i mulini delle Wind Farm già preannuncia il disastro ecologico che si compierà di lì a poco. Negli ultimi livelli la minaccia dell'uomo incombe gravosa: i fili elettrici che portano energia alla città devastano il paesaggio. Nell'ora più buia della notte il potere dei fiori deve combattere con i cavi dell'alta tensione, con i piloni e le torri elettriche in rovina, rugginose e cadenti, minacciose come lunghi artigli. Finchè, passato il delirio del buio, non si apre una nuova alba: ed i fiori riacquistano il potere di scacciare il metallo, l'artificio tecnico che sembra avere ammorbato un'intera megalopoli. L'ultimo livello è un tripudio di esplosioni e di rivalsa: facendo sbocciare i fiori si ridona colore alla città, mentre il vento smuove le altalene, entra nei palazzi, e si spinge in una corsa matta nelle corsie di un'autostrada. La città non soccombe al potere della natura, ma grazie ad esso rivive: il vortice di petali si spinge fino al suo cuore nero, una torre satellitare in cui chiodi e tralicci sembrano gli unici padroni. Fino all'indimenticabile "risanamento finale", dopo che ogni pilastro è esploso in mille frammenti di luce.
High Definition

Il Flower di oggi non è esattamente lo stesso di quattro anni fa. Non ci sono aggiunte contenutistiche, e l'esperienza di gioco si consuma sempre molto in fretta. Ma a livello tecnico il gioco esce rinvigorito dal passaggio su PlayStation 4. La risoluzione nativa a 1080p ed un filtro anti-aliasing che non lascia sbavature rendono la scena più pulita, lasciano apprezzare meglio i dettagli e la nitidezza abbacinante dei colori. C'è qualche effetto in più, in giro, ed al passaggio del vento i prati si animano di mille particelle colorate, di stravaganti bagliori che si nascondono tra i fili d'erba.
Anche il controllo dei petali trasportati dal vento è più "morbido": non sappiamo se sia stata ritoccata la sensibilità oppure se sia il DualShock 4 a gestire meglio gli input, ma adesso le "sterzate" sono meno ostiche, e il vortice fiorito segue mollemente i declivi del terreno, scivolando con naturalezza fra i canyon e il profilo delle colline.
Anche la fluidità è migliorata, e insomma Flower riesce a risultare sempre meraviglioso, nitido, limpido.
Saranno contenti, i cacciatori di trofei, di sapere che la versione Ps4 permette di guadagnare di nuovo tutte le ricompense, anche se si è già completato il gioco ai tempi dell'uscita.
Flower è un titolo unico. La produzione ThatGameCompany abbraccia l'idea di un intrattenimento digitale sinestetico, legato alla poesia della forma e del colore, ammantato ad un accompagnamento sonoro dinamico. Rispetto ai paesaggi interiori di Journey -spesso brulli, oppressivi, invasi dalle tenebre e sferzati da una natura crudele- qui la meraviglia si disfrena in ambienti vivi e vitali, fatti di colori indimenticabili. Con la sua natura particolare, col suo prendere le distanze dalle esperienza prettamente videoludiche, Flower si preclude forse ai gusti del “grande pubblico”, ma guadagna una marcata universalità: semplice da “giocare”, forte della meraviglia che stimola in tutti gli spettatori, si trasforma in un titolo esemplare, che risplende come un fiore perduto in mezzo ad un prato.
Rigiocarlo dopo un tempo che sembra infinito è un modo per riscoprirlo ancora bellissimo, se possibile ancora più di quanto lo ricordavamo. Di contro, coglierlo per la prima volta, è un privilegio che nessuno dovrebbe lasciarsi sfuggire.
VOTOGLOBALE9
Francesco Fossetti scrive di videogiochi -fra una cosa e l'altra- da più di dieci anni, e non ha ancora perso la voglia di esplorare il mercato con vorace curiosità. Ammira lo sviluppo indie e lo sperimentalismo, divora volentieri tutto il resto. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

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Flower

Disponibile per: PS3 | PSVita | PS4
Genere: Arcade
Sviluppatore: ThatGameCompany
Distributore: Sony Computer Entertainment
Pegi: 3+
Lingua: Tutto in Italiano
Data di Pubblicazione:
PS3: 12/02/09   
PS4: 29/11/2013   
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Dark76
Flower un gioco sviluppato da thatgamecompany per lo store PSN della Playstation3. Con l'avvento di Xbox Live prima e PSN dopo, c' stato un fiori...[Continua a Leggere]
8.5
Riko87
Fantastico gioco che ci permette di giocare nel pieno della natura, immersi in mille colori di tonalit differenti che creano armonia e relax. Attrave...[Continua a Leggere]
9
OsokoTanaka
Poeticamente eccelso. Un'esperienza magnifica che nessuno dovrebbe lasciarsi sfuggire. Mi ha emozionato dall'inizio alla fine.....poesia in movimento ...[Continua a Leggere]
10
Galaga
Catch the wind... questo il senso del gioco, unico nel suo genere. Poesia digitale: non conta la bellissima grafica, gli ottimi effetti sonori, la g...[Continua a Leggere]
9
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