Alien vs Predator: Requiem > Recensione
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Alien vs Predator: Requiem - Recensione

Inviato il da Andrea "Erik Rekdal" Canigiani
Esiste un preciso canovaccio per la recensione di un Tie-in (o videogioco ispirato ad una pellicola cinematografica). Generalmente si comincia ricordando che questo tipo di videogioco, indipendentemente dal genere, dal budget o dal talento degli sviluppatori, si rivela nella stragrande maggioranza dei casi scadente. Nel finale dell’articolo, il giudizio sul gioco si trasforma, invariabilmente nella conferma o nell’eccezione di questa regola. Parlando di Alien vs Predator: Requiem, vorremmo svincolarci da queso clichè, scordandoci per un attimo del film (in uscita a Natale negli Stati Uniti e seguito della pellicola che ha portato Raul Bova sugli schermi internazionali) e considerando il titolo come un tributo a due delle icone più famose della fantascienza.
Del resto, già nel 1999, gli stessi Rebellion Studios, portarono su PC la lotta tra le due razze di alieni, in un FPS di grande successo (che dava la possibilità di vestire i panni sia del Predator che di un Alien, ma anche di un marine terrestre). Il gioco faceva parte di una serie di produzioni videoludiche, ma anche cartacee che incarnavano il desiderio dei fan di assistere all’improbabile scontro, sfociato infine nelle due pellicole.
Che la caccia abbia inizio
Alien vs Predator: Requiem - recensione - PSP Il titolo, sviluppato in esclusiva per PSP, è un action game in terza persona, in cui il giocatore è chiamato ad impersonare un Predator solitario, giunto nella cittadina di Gunnison, Colorado, per recuperare i resti di un velivolo della flotta, precipitato sulla terra. Purtroppo l’astronave trasportava dei campioni dello Xenomorfo che non hanno tardato a diffondersi (e riprodursi) sulla superficie terrestre. Compito del giocatore è dare la caccia a tutti gli Alieni, cancellando le tracce del loro passaggio, possibilmente (ma non necessariamente) interferendo il meno possibile con la popolazione locale. Insomma, una decisa inversione di marcia rispetto al FPS di otto anni or sono.
Come molti sapranno, la razza dei Predator deve gran parte del suo fascino alla fama di cacciatori infallibili che i suoi esponenti si sono guadagnati ad ogni loro apparizione. Di più, l’arsenale “standard” di un Predator è talmente potente e tecnologicamente avanzato (ma al tempo stesso in qualche modo legato ad una sorta di tribalismo) da rendere ciascun individuo potente e temibile al pari di un’armata. Tutto, dal dispositivo di mimetizzazione alle lame “da braccio”, fino ad arrivare al cannone da spalla, tutto è riproposto doverosamente nel gioco. Naturalmente, non tutte le armi saranno disponibili fin dall’inizio. Alla fine di ogni missione verranno assegnati degli “honor point” che permettono di conquistare gli strumenti di morte più letali. Purtroppo questo punteggio viene gestito dal gioco più come una classifica che come una moneta di scambio con cui acquistare nuovo equipaggiamento, sacrificando qualsiasi possibilità di personalizzare il protagonista, particolare che avrebbe dato al gioco maggiore profondità con pochissimo sforzo.
A disposizione di Predator ben tre tipi di visore: uno termico (in grado di rilevare le fonti di calore); uno “tecnologico” (capace di individuare i rottami dell’astronave da occultare); infinte uno dedicato all’individuazione degli Xenomorfi. Ovviamente ciascun visore tende ad escludere dalla vista quello che gli altri esaltano, di modo che, un utilizzo sapiente delle tre visuali diventa presto fondamentale. Purtroppo ad una tale abbondanza di possibilità, non corrisponde un’altrettanto grande varietà di situazioni di gioco. I quindici livelli dell’avventura principale sono suddivisi in tre sottocapitoli, dedicati al sottosuolo, all’abitato e al quartiere industriale di ciascuna area esplorata, ma ciascuno di questi 55 scenari ha come fine ultimo un unico obiettivo: il combattimento con alieni ed esseri umani. E nonostante l’arsenale a disposizione del giocatore, gli scontri si risolvono con una facilità disarmante, semplicemente schiacciando alla rinfusa il tasto dell’attacco, quasi indipendentemente dall’arma utilizzata. A peggiorare le cose, una gestione delle inquadrature assolutamente pessima. L’unica telecamera a disposizione deve essere di volta in volta ‘ruotata’ dal giocatore utilizzando i due tasti dorsali ed è invariabilmente posizionata talmente vicino al protagonista che questo finisce molto spesso per occultare i propri avversari, rendendo ancor più caotici i combattimenti.

(S)fortunatamente, morire in Alien vs Predator: Requiem è un’impresa impossibile. Al termine di ogni scontro la barra energetica si riempie come per magia e, qualora fossimo talmente goffi da ferirci durante l’esplorazione dell’ambiente, è comunque sempre possibile utilizzare l’energia del cannone sulla nostra spalla per curarci. Energia che, naturalmente, si ricarica col tempo. È facile quindi capire che la sfida proposta dal titolo, si esaurisca in pochi minuti, trasformando l’esperienza di gioco in una monotona passeggiata in cui occasionalmente si uccidono sfortunati Alieni.
Sul fronte multiplayer la situazione non migliora. Limitato a due giocatori in modalità Ad Hoc (entrambi devono possedere una copia del gioco), il multi propone un’unica modalità, denominata Skirmish. Due Predator si ‘sfidano’ a chi uccide il maggior numero di prede in un determinato lasso di tempo. Il bello è che la sfida non è diretta, tanto che alla fine il gioco non confronta neppure il risultato dei due partecipanti.
Tecnicamente il titolo presta il fianco a pochissime critiche, ma al tempo stesso non offre neppure momenti particolarmente memorabili o entusiasmanti. Alcune texture poco ispirate e modelli poligonali poco dettagliati fanno da contorno ad un frame rate comunque solido che non pregiudica ulteriolemente una giocabilità già minata in partenza. Sul fronte audio segnaliamo un buon doppiaggio (in lingua inglese nella versione testata) e dei buoni effetti sonori, evidentemente mutuati direttamente dal film. Senza infamia e senza lode le musiche, presenti quasi esclusivamente nei menu di gioco e all’inizio delle missioni.
Alien vs Predator: Requiem è un gioco che esiste solo in virtù del fascino dei due personaggi che lo hanno ispirato. Una gameplay povero e ripetitivo ed una realizzazione tecnica che non fa certo gridare al miracolo lo rendono un gioco consigliato solo ai più piccoli, magari stregati dalla prossima pellicola cinematografica (il fatto che questa sarà con ogni probabilità sconsigliata ai minori è solo un dettaglio). L’estrema facilità del gioco, del resto, lo rende ancora più appetibile ad un pubblico giovanissimo. Dovremo insomma aspettare ancora molto prima di poter giocare ad un titolo degno della fama, e del carisma, dei due illustri persoaggi.
VOTOGLOBALE5

Alien vs Predator: Requiem

Disponibile per: PSP
Alien vs Predator: Requiem - PSP
Tipo: ND.
Alien vs Predator: Requiem
6
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4
6
26 voti
5,7
ND.
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