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Badman 2! - Recensione

Inviato il da Giovanni Ferlazzo
L’industria videoludica ha per fortuna ancora il merito di proporre delle produzioni alquanto atipiche e di interesse per i videogiocatori dal gusto più raffinato. Holy Invasion Of Privacy, Badman! 2: Time To Tighten Up Security!, meglio conosciuto come What Did I Do to Deserve This My Lord!? 2 (si, abbiamo finito con I nomi lunghi), è il seguito di uno degli strategici più strambi e apprezzati del panorama videoludico contemporaneo PSP. Caratterizzato da un tono ironico e dissacrante, il predecessore ci metteva nei panni di un dio della distruzione, “costretto” a supportare le manie di conquista del mondo di Badman, unico e vero protagonista dell’intera avventura. Il nostro compito era quello di formare e crescere un esercito del male, tramite un semplice ma accurato sistema di gioco basato su una sorta di catena alimentare tra le varie forme di vita che componevano la squadra. Spinti dal buon successo di critica ottenuto, gli sviluppatori giapponesi di Aquire hanno così deciso di realizzarne un seguito già disponibile dal 2008 in terra nipponica e finalmente di prossimo anche a debuttare sul mercato PAL.
Scava, scava che non te ne pentirai
Talvolta basta davvero poco per creare un impianto ludico oliato e raffinato, e questo è proprio uno di quei casi. Badman 2 (preferiamo accorciare così) pone nelle mani del giocatore un piccone. Questo strumento tornerà utile per scavare tra i blocchi di terra che compongono l’intero schermo di gioco. L’obiettivo principale è infatti quello di creare e organizzare una vera e propria fauna malefica nel sottosuolo del dungeon di turno, il quale sarà poi preda degli inevitabili eroi da “antico gdr” che proveranno a fermare la nostra avanzata. La prosperità del proprio esercito viene affidata ad un curioso, ma geniale, sistema di alimentazione. La loro crescita e moltiplicazione sottostà direttamente a leggi di ordine naturale, come se si trattasse del delicato ecosistema della savana africana. Nonostante effettivamente il funzionamento sia di per sé semplice, considerato che basta l’utilizzo di croce direzionale e di un pulsante per scavare fra i vari blocchi di terra, sono le meccaniche di gioco a complicare tutto: per fortuna in maniera positiva. Non date nulla per scontato, perché nonostante le premesse possano far pensare ad un titolo semplice, noterete come invece vi troverete di fronte ad uno dei giochi più difficili degli ultimi tempi (prequel escluso).
La crescita del vostro regno virtuale viene affidata alla vita e morte delle creature nate sul sottosuolo. I primi esseri saranno dei piccoli mostriciattoli di forma gelatinosa, chiamati a far fiorire gli altri blocchi di terra altrimenti vuoti, dai quali, dopo un certo periodo di crescita, nasceranno altre piccole creature, questa volta di forma più sostanziosa, che cominceranno a cibarsi letteralmente dei propri genitori. Il cibo porterà le ultime nate ad un nuovo stadio, ancora più pericoloso e potente rispetto al precedente, che mangerà a sua volta i minuscoli compagni appartenenti alla categoria precedente. Insomma, è una vera e propria catena alimentare, dove il prevalere di una creatura sull’altra segue le naturali regole della vita. Non pensiate però di assistere ad un macabro spettacolo passivo. Le vostre capacità gestionali saranno fondamentali, dal momento che esistono diverse specie di mostri che vivono totalmente indipendenti dalle altre. Sta a significare, in sintesi, che un essere magico non potrà essere assorbito da uno fisico e viceversa, rispettando quindi un delicato equilibrio che deve essere ben gestito per la formazione del proprio speciale plotone. Per questo, ed anche per il fatto che non potrete scavare all’infinito (il vostro “piccone” ha un numero determinato di colpi per ogni stage), bisogna capire e puntellare nei momenti e soprattutto nei luoghi maggiormente adatti, onde evitare un'autentica strage che potrebbe cogliervi impreparati all’arrivo del nemico. Scavare a caso vi porterà ad una inevitabile sconfitta sin dalla primissima partita, considerato che gli avversari non vi faranno alcun tipo di sconto. Gli eroi del bene, come tradizione vuole, sono tutti infatti ben equipaggiati, e sarà estremamente difficoltoso gestire il loro arrivo con un dungeon malandato e senza un piano strategico alle spalle. Durante la nostra prova, abbiamo ovviamente provato entrambe le possibilità: una gestione meticolosa prima, ed una disattenta e disorganizzata dopo. E’ emerso che nel primo caso siamo riusciti ad ottenere (eravamo alle fasi finali del gioco, dove il livello di difficoltà si era fatto veramente alto) una vittoria sofferta ma incredibilmente appagante. Nell’altro caso invece, la scritta “Game Over” capeggiava sul piccolo sedici noni già pochi secondi dopo dall’inizio del livello. Vi rendete conto, in sostanza, che giocare a Badman non è affatto semplice come sembri. Eppure, è proprio grazie alla sua elevata difficoltà che avrete soddisfazioni che poche altre produzioni sono in grado di regalarvi.
In tutto questo dobbiamo inserire il merito degli sviluppatori che hanno preferito di non snaturare la struttura di gioco lasciandola praticamente invariata rispetto al predecessore. Se avete giocato già al primo capitolo troverete praticamente lo stesso gioco con situazioni e missioni differenti. Quel che in altre occasioni sarebbe un male, qua diventa quindi una scelta azzeccata, proprio perché si tratta di un’opera raffinata e particolare, che nella sua unicità rispetta un delicato sistema che sarebbe pericoloso infrangere. Le uniche new entry le riscontrerete, per la cronaca, sulle mutazioni delle proprie creature per obesità, deformità e gigantismo, e nell’inserimento della “Camera dell’Overlord”, dove potrete esaminare ed analizzare il percorso di crescita seguito da ogni singolo mostriciattolo. Questi ultimi infatti possono essere potenziati da uno stage all’altro (la campagna principale, anima pulsante della produzione è divisa infatti in missioni a loro volta separate per stage) tramite dei punti guadagnati a seconda della vostra abilità. Il gioco vi assegnerà una votazione al termine di ogni missione, stabilita da una serie di criteri determinati da tempo, numero di uccisioni e colpi di piccone rimasti a disposizione. L’ecosistema creato rimarrà intatto all’inizio dello stage successivo: necessariamente importante visto che i nuovi eroi saranno infinitamente più forti rispetto agli ultimi che vi hanno fatto visita.
Quel Nostalgico e stupendo passato
Se è la cifra stilistica della semplicità che permea e premia il gameplay del piccolo capolavoro di Aquire, è giusto che essa caratterizzi anche sotto l’aspetto tecnico, come testimonia il particolare stile grafico utilizzato per la produzione. Un ritorno al glorioso 8 bit regala uno spettacolo degno delle console dei primi anni ’90. Nonostante questo, il tutto viene sapientemente gestito dallo splendido schermo del portatile Sony che, forte dei colori sempre vivi e sgargianti e di animazioni altrettanto semplici e fluide, riesce a regalare un colpo d’occhio gradevole che di certo non stona con l’atmosfera del gioco. In concomitanza, l’aspetto sonoro non fa altro che amplificare questa coerenza, presentandosi con pochi ma fondamentali effetti audio, ed un paio di note giusto per allietare le fasi di gioco.
Prima di concludere, un rapido appunto sulla longevità. E’ naturale da un titolo dalla profondità e difficoltà di Badman aspettarsi ore e ore di gioco. Oltre alla comunque longeva campagna single player, non ci saranno tuttavia altre modalità di gioco, se escludiamo sfide disponibili dopo il completamento della main quest o una classica sezione tutorial che guiderà i novizi in maniera impeccabile verso l'apprendimento dei meccanismi ludici. Ciò che ci delude è la mancanza di una modalità multiplayer, un’assenza che se potevamo definire giustificata nel primo episodio altrettanto non possiamo fare per il seguito. Un vero peccato.
What Did i Do to Deserve This My Lord!? 2 non fa altro che confermare al cento per cento quanto di buono presentato dal predecessore. La struttura di gioco, rimasta praticamente intatta rispetto al titolo del 2007, è costruita ancora una volta su tasselli semplici ma profondi, tali da creare un appagamento che pochi videogiochi, ai giorni nostri, riuscirebbero a dare. Il voto inferiore da noi assegnato rispetto al predecessore è dovuto essenzialmente a due motivi: primao, manca l’effetto “sorpresa” del primo capitolo, e su questo gli sviluppatori hanno realmente poche colpe. E’ assente però anche una modalità multiplayer e crediamo che, con le giuste idee, non sarebbe stata assolutamente sprecata e superflua, ma anzi avrebbe aumentato ulteriormente la già buona longevità di gioco.
Questo titolo è insomma consigliato, ma solo a chi è alla ricerca di un gioco originale e difficile. Purtroppo, per stringerlo tra le vostre mani, dovrete attendere sino all’inizio di maggio, mese in cui è prevista la pubblicazione anche nel nostro continente.
VOTOGLOBALE7.2
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What Did I Do To Deserve This, My Lord!? 2

Disponibile per: PSP
Genere: Strategico
Sviluppatore: Acquire
Lingua: Tutto in Inglese
Sito Ufficiale: Link
Data di Pubblicazione: 07/05/2010
What Did I Do To Deserve This, My Lord!? 2
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ND.
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