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Jak and Daxter: The Lost Frontier > Recensione
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Jak and Daxter: The Lost Frontier - Recensione

Inviato il da Redazione
L'annuncio che la PSP avrebbe visto l'arrivo di un nuovo titolo dedicato a Jak & Daxter ha lasciato spiazzati molti giocatori. Il brand firmato Naughty Dog aveva del resto concluso il suo corso vitale con il declino di Playstation 2, accompagnando la macchina nella sua lenta discesa generazionale, e arrancando in ultimo con uno spin-off tutt'altro che memorabile (Jak X). Pensavamo quindi che, diversamente da Ratchet & Clank, quello di Jak fosse un capitolo chiuso. E invece High Impact Games, team responsabile proprio delle apparizioni portatili di Ratchet e del suo robotico amico, recupera l'altro “dinamico duo” legato al marchio Playstation e lo traduce in linguaggio portatile. Concedendosi per altro qualche gradita libertà nella strutturazione del gamplay.
Salti, piattaforme e...
Sfida Senza Confini, questo il sottotitolo italiano che sostituisce l'originale The Lost Frontier, potrebbe quasi essere considerato l'anello di congiunzione fra il primo ed il secondo episodio della serie principale. Forse non lo ricorderanno tutti i giocatori, ma il primo Jax & Daxter era un Platform quasi “bucolico”, fatto di location ridenti e colorate e ancora concentrato nel proporre un'esperienza fatta di salti millimetrici, tempismo ed esplorazione. In Jak II arrivarono le armi e la struttura free-roaming alla GTA, e tutto cambiò.
Per chi ancora ricorda con discreta nostalgia il “sistema dei generi”, l'evidente “ritorno alle origini” compiuto da The Lost Frontier sarà senza dubbio una gradita sorpresa. L'iconografia del Platform classico viene recuperata interamente, fra ostacoli dal sapore retrò e piattaforme basculanti, ponti sospesi e crepacci che si affacciano sul vuoto. La struttura dei livelli pare pensata appositamente per esaltare, di tanto in tanto, lo sgambettare sano del platform 3D, il culto del doppio salto e del timing perfetto. Ed è proprio quando il level design indugia sulle sessioni più “pacifiche” che The Lost Frontier regala i suoi momenti migliori. C'è anche un'altra componente davvero gradevole, legata all'utilizzo dei poteri di Jak. Come nei vecchi episodi, l'echo sarà un elemento fondamentale per la progressione, capace di donare al protagonista i più disparati poteri. A seconda del colore dell'echo, Jak potrà agire in maniera diversa con l'ambiente circostante, ora lanciando grosse palle di fuoco, ora materializzando cristalli verdi piuttosto resistenti, da sfruttare come piattaforme. L'echo è anche in grado di potenziare i movimenti del protagonista, rendendolo più veloce, più efficace negli attacchi o più abile nel salto, ed è possibile persino rallentare il tempo utilizzando l'echo blu. Diverse combinazioni dei poteri a disposizione di Jak devono essere utilizzate per superare enigmi ambientali in generale molto elementari, ma che verso la fine dell'avventura si fanno decisamente insidiosi e sufficientemente complessi. Anche la componente da adventure game si rivela quindi di rilievo, mentre il sistema di progressione “pseudo-ruolistico” compiace per la sua ricchezza: spendendo un certo quantitativo di cristalli di echo oscuro, infatti, si possono acquistare potenziamenti opzionali per Jak, in grado di facilitare la progressione o renderla più varia e vivace.
Unica nota fuori posto, in una struttura altrimenti esemplare, sono i momenti in cui si abbandonano le vesti di Jak per interpretare il piccolo Daxter, o la sua inquietante “metà oscura”. Questi inserti occasionali, così come quelli, tutti robotici, della serie Ratchet & Clank, si dimostrano eccessivamente facili da giocare, privi di stimoli e lineari al massimo grado. Appaiono solo una soluzione poco elegante e mal concepita di variare il ritmo di gioco, del tutto accessoria e che avrebbe potuto essere tagliata fuori dalla formula senza problemi, se non fosse per i divertenti siparietti a cui spesso si assiste, o per la necessità, comunque comprensibile, di caratterizzare entrambe le mascotte anche dal punto di vista ludico. Certo, se l'intenzione era quella di impreziosire l'impasto ludico, i risultati non sono quelli sperati.
... Armi!

Al perfetto nocciolo da platform old style si alternano momenti dal ritmo più intenso, in cui vengono ripresi gli scontri a fuoco che hanno caratterizzato gli ultimi due capitoli della serie. Anche in The Lost Frontier, infatti, Jak dovrà eliminare nutrite schiere di avversari, armato di uno strano fucile interamente customizzabile. La possibilità di modificare il fucile va ad aggiungersi al substrato ruolistico di cui si diceva sopra, e pur rimanendo in secondo piano rispetto ai poteri dell'Echo, garantisce una certa vivacità anche alle fasi da shooter, presenti fortunatamente in maniera meno preponderante. Gli scontri a fuoco, anche se divertenti e ben strutturati (soprattutto nel caso di qualche boss fight eccezionalmente ostico), sono un passatempo meno incisivo rispetto all'incedere avventuroso. Sarà forse colpa dei problemi di telecamera, che fatica a seguire i movimenti più rapidi e meno prevedibili, ma avanzando nell'avventura le sparatorie cominciano a farsi lievemente frustranti e ripetitive. Siamo dell'idea, del resto, che gran parte del fascino di un titolo del genere derivi dall'esplorazione di ambienti sempre nuovi, dalla vitalità e dal dinamismo del design architettonico ed ambientale, e fortunatamente i ragazzi di High Impact Game sembrano averlo capito. Pur risultando sempre presenti, i momenti da sparatutto sono ben diluiti e non certo tediosi. Un po' più invadenti risultano invece le fasi a bordo degli aereoplani: invece che alla guida di bolidi a quattro ruote, Jak si lancerà stavolta nei cieli azzurri delle sue terre, per distrarsi dalla routine con qualche doghfight. Sebbene anche questo aspetto del gioco sia collegato ad un sistema di upgrade progressivi (è possibile sbloccare vari modelli di biplani e vari potenziamenti), così come avviene nell'ultimo Ratchet & Clank la trovata appare del tutto accessoria e non sempre gradita, assumendo i contorni di un'operazione comunque iterativa e, spesso, stancante.

Tirando le somme sull'esperienza ludica di questo Jak & Daxter, non si può che essere più che soddisfatti. Inizialmente abbiamo guardato con sospetto il recupero di una coppia videoludica che - per come la vedevamo - sarebbe dovuta rimanere riposta nei nostri ricordi più cari, ma di fronte ad un marcato ritorno alle origini la soddisfazione è stata tanta. Un peccato che, per rendere più varia e ricca l'offerta di gioco, High Impact Games abbia inserito momenti decisamente meno riusciti rispetto a quelli che costituiscono l'ossatura principale del titolo. A conti fatti, è nel level design e nella capacità di renderlo entusiasmante e coinvolgente che si misura la qualità di questo platform, non nelle svirgolate degli aerei o nelle piccole sequenze senz'arte né parte in cui si vestono i panni della pelosa “spalla” del protagonista.
Tecnica
Dal punto di vista tecnico, The Lost Frontier dimostra una qualità più che buona, senza però esaltare l'utente con un colpo d'occhio eccezionale. Il motore di gioco, perfezionato con lo studio di Size Matters e Secret Agent Clank, non ha fatto troppi passi avanti (semmai è migliorata la stabilità del framerate), e del resto sarebbe stato forse eccessivo rifinire il look di un platform dalle forme piuttosto semplici. Come accadeva nei prodotti già citati, si sacrifica quindi la texturizzazione in favore di una discreta complessità poligonale, mentre il lavoro sulle animazioni appare opportuno e ben rifinito. I punti di forza del comparto tecnico sono per lo più artistici: colpisce sia il design dei livelli, davvero intelligente e vario, sia la costruzione delle Cut Scene, che indugiano volentieri sui primi piani per glissare, semmai, sulle texture “stirate” che apparirebbero in sottofondo. L'espressività dei volti e, soprattutto, la sincera ilarità di alcuni siparietti riesce a divertire, soprattutto i più piccoli, raccontando una storia semplice, dal canovaccio molto standardizzato, ma ricca di personaggi memorabili e divertenti.
Di buona qualità l'accompagnamento sonoro, anche se la compressione delle tracce ed il loro dinamismo non sono esemplari. Forse questo è dovuto all'ottima gamma di effetti ambientali o alla quantità incredibile di battute doppiate, con un piglio recitativo che, con voci caricaturali ma ben intonate, si rivela adatto al target di riferimento.
Jak & Daxter: The Lost Frontier è un buon platform. Non raggiunge le vette d'eccellenza del suo ideale predecessore (quel Daxter sviluppato dai Ready at Dawn), ma resta un'uscita da accogliere con favore. Il genere d'appartenenza è adattissimo alla piattaforma portatile, la decisione del team di sviluppare con maggior cura le fasi più classiche, di esplorazione e risoluzione di enigmi ambientali, è opportuna quanto mai. Il plot leggero e divertente riesce ad irretire i grandi e ammaliare i più piccoli. Un peccato che, inseguendo il sogno di una maggiore varietà di situazioni, i ragazzi di High Impact Games abbiano finito per farcire il loro prodotto con spezzoni non amalgamati con la progressione e decisamente poco divertenti da giocare. Si può chiudere un occhio su questo difetto per godersi il ritorno di una coppia indimenticabile, e l'avvento di un nuovo platform in un periodo incredibilmente ricco per la portatile Sony.
VOTOGLOBALE7.5

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Jak and Daxter: The Lost Frontier

Disponibile per: PSP | PS2
Genere: Platform
Sviluppatore: High Impact Games
Distributore: Sony Computer Entertainment
Pegi: 12+
Lingua: Tutto in Italiano
Data di Pubblicazione: 28/10/09
Jak and Daxter: The Lost Frontier
7.5
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ND.
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