Little Big Planet - Hands on
Inviato il 03/06/2009 da Francesco Fossetti Data l'importanza che Little Big Planet ha assunto nella line up della Playstation 3, alla dirigenza Sony è parso opportuno trascinare il progetto anche su PSP. Nella conference room allestita per i giornalisti in occasione dell'E3 è stato possibile provare una prima demo del Platform firmto Media Molecule.
ATTENZIONE: Di questo gioco abbiamo pubblicato la RECENSIONE
La prima impressione
La prima impressione, al contatto con Little Big Planet nella sua versione portatile, non è delle più positive. Il titolo non sembra trovare la giusta dimensione sul piccolo schermo di Psp, privato di gran parte del suo fascino artistico, del look accattivante e delle funzionalità che lo hanno reso celebre. A Little Big Planet, del resto, è stata tributata l'eccellenza che merita anche e soprattutto per il suo design sopraffino, per la struttura proteiforme dei livelli, per l'art direction impeccabile, fuori da ogni canone conosciuto. Su Psp il gioco rientra timidamente nelle categorie classiche del platform vecchio stampo, abbandonando tutto lo splendore della grafica HD. Le superfici non sono più scintillanti come quelle dei giardini e delle metropoli, i materiali con cui sono composti i livelli appaiono più grezzi, meno fascinosi, ed il tema visivo (ispirato all'Australia) non “buca lo schermo” come quelli del suo predecessore. Forse, il contatto con Little Big Planet portable è la prova lampante che anche la grafica, in un videogioco dal concept basilare, può fare la sua parte. Veicolando ad esempio un registro espressivo sopra le righe, un colpo d'occhio fresco ed esagerato, luminoso, sgargiante. Sullo schermo di Psp, tutta la magia che ha accompagnato i Sackboy non c'è. Manca anche la loro simpatica espressività, ridotti come sono ad un cumulo di Pixel di modestissime dimensioni, senza le loro buffe espressioni o le movenze esagerate. Insomma, Little Big Planet, nella sua versione portatile, sembra aver perso la sua anima. Anche il level design non compiace. Qualche trovata è interessante (e si tratta comunque del primo schema di gioco), ma le forme che compongono la scena sono poco complesse, semplici, esili. L'interazione fisica è ridotta, la progressione lineare e monocorde. Appare un nemico il cui look è sensibilmente (terribilmente) amatoriale. Fra un salto e l'altro, ci sembra d'assistere ad un'involuzione senza precedenti: da un titolo che ha scosso la concezione di un genere, ad un prodotto che invece incarna un modo di sviluppare il platform vecchio di tanti, troppi anni. C'è poco, in Little Big Planet Portable, che ci ha soddisfatto. Non ci sono neppure i temi musicali visionari ad accompagnare il viaggio dei Sackboy, e la qualità delle tracce oscilla pericolosamente sul baratro dell'inconsistenza.
Una demo a metà ?
Proviamo un minigioco, che costituisce la seconda ed ultima parte della demo. La costruzione è abbastanza semplice: a bordo di una tavola da surf, dobbiamo saltare con il giusto ritmo per recuperare le sempre presenti bolle. Riuscire nell'impresa significa tenere lontano dal Sackboy uno squalo vorace, perdere per strada troppe bolle renderà invece il pescecane sempre più veloce. Di nuovo, l'esperienza è sostanzialmente incolore. Manca la vitalità dei minigame originali, manca - a rischio di ripeterci- l'appeal scenico.
Avanziamo una domanda, speranzosi. Chiediamo se sarà possibile giocare in 4. Non online (ci mancherebbe), ma almeno sfruttando una connessione locale. Lo sviluppatore che presidia la postazione di gioco si fa scuro in volto. Sarà la centesima volta che da la stessa risposta. Negativa. Anche sul nostro volto si dipinge una smorfia poco compiaciuta. Little Big Planet perde, senza l'interazione diretta con la community, una delle sue più grandi prerogative. Portare su PSP un brand evidentemente “monco”, un titolo mozzato e tagliato solo per sfruttarne l'immagine, è un'operazione che crediamo controproducente. Trasformato in un prodotto “Single Player Only”, il progetto Media Molecule ha davvero poco senso d'esistere. E, certo, l'interazione con la community ci sarà, ci assicurano: ognuno potrà creare i propri livelli e caricarli direttamente sulla rete, per condividerli con gli altri giocatori. Anzi, per far sì che gli altri giocatori li scarichino in autonomia. Ma a che pro? L'aria da Social Network che si respira sui server del Little Big Planet originale svanirà (di certo non si potranno lasciare commenti e filtrare contenuti con tanta facilità). La possibilità di ritrovarsi con amici o perfetti sconosciuti per esplorare livelli sempre nuovi sarà solo un lontano ricordo. E senza tutto questo, ha poco senso continuare a parlare di un esponente del Brand: quello che ci è stato mostrato è invece un platform anonimo, senza stile, senza la pluralità e la potenzialità infinita del suo genitore ideale.
|