Inviato il da Francescostefano ''IoriYagami'' De Ponti Gli ingranaggi che muovono il mercato del mondo videoludico sono, per quanto riconducibili ad una certa logica economica, imperniati da un alone di imprevedibilità che porta spesso a sovvertire previsioni e dati di vendita impietosi. Prendiamo il recentissimo esempio di Playstation Portable, Psp per gli amici, la prima console portatile messa sul mercato da Sony che, dopo un'iniziale buon andamento di vendite (trainato più dalla sensazione di novità e dalla voglia del colosso nipponico di imporsi anche nel mercato hand held), sembrava soccombere sia sotto i colpi dell'incrociatore Nintendo Ds, sia per colpa di un parco titoli asfittico e privo di una certa caratterizzazione. Per tentare di dare una scossa, Sony decise qualche tempo fa di tentare una brusca sterzata nella produzione di videogiochi per il suo gioiellino, forzando la mano e tentando di instillare preziosa linfa vitale nella line up del suo handheld. E così, dopo una serie di buone idee ed applicazioni stilistiche (ci riferiamo ai vari Locoroco, Patapon ed Echocrome) e ad una sorta di passo del gambero con un periodo relativamente stagnante, eccoci giunti al 2009 che, stando a quanto dichiarato da Sony, dovrebbe sancire la vera e propria rinascita di Psp. Tanti titoli annunciati, tante ancora le sorprese che dovrebbero essere snocciolate durante le varie fiere del settore: quello che doveva essere una triste discesa nel limbo sembra invece tramutarsi in una gloriosa ascesa. A fare da apripista a questo nuovo corso ecco palesarsi Resistance Retribution, spin off della buona saga di First Person Shooter comparsa sull'ammiraglia Playstation 3 ed ora disponibile sui brillanti schermi portatili di Psp, passando per l'occasione dalla prima alla terza persona.
Anche gli eroi sbagliano
Ci sono momenti nella vita di un uomo in cui certi accadimenti, certe situazioni arrivano a farti perdere il lume della ragione, lasciandoti una sensazione di vuoto mista a rabbia e sgomento nel cuore. E' questo il caso del luogotenente James Grayson, uno dei migliori uomini affidati al tenente Cartwright durante l'assalto alla torre di Londra nell'estate del 1951. Grayson non scorderà mai quella torrida notte di Manchester: sembrava una semplicissima operazione di attacco ad uno dei tanti laboratori in cui i Chimera svolgevano esperimenti sugli esseri umani. Una volta introdottosi nell'antro degli xenomorfi, Grayson fece una scoperta agghiacciante: lì sul tavolo operatorio giaceva il suo amato fratello, oramai ridotto ad un infetto, assetato solamente di sangue. L'unica cosa da fare era dare l'eterna pace allo sfortunato consanguineo, piantandogli una pallottola nel cranio. L'insano (?) gesto, seppur dettato da una situazione al limite dell'umana cognizione, fece però breccia nei pensieri di Jason il quale, condotto oramai solo da ancestrali sentimenti di vendetta, decise di disertare l'esercito britannico e di distruggere lui stesso tutte le postazioni di Chimera a Manchester. L'operazione suicida del luogotenente andò fortunatamente a buon fine, tuttavia la decisione di abbandonare l'esercito venne giudicata dalle alte sfere inglesi come alto tradimento, e Grayson fu condannato nientemeno che alla pena di morte. Gli errori si pagano caro, tuttavia c'è sempre una seconda opportunità dataci dalla vita: nel caso di Jason questa chance assume le sinuose forme della francese Raine Bouchard, una giovane esponente del gruppo di mercenari chiamato Maquis. Il perchè dell'incursione della bella donna nelle carceri d'oltremanica è presto detto: Chimera ha preso il controllo di buona parte del vecchio continente, occupando con la forza tutto l'asse Nord Orientale che va dalla Francia alla Germania, passando per i Paesi Bassi. Serve qualcuno con l'esperienza necessaria per pianificare un assalto a Parigi, indottrinare la raffazzonata armata di mercenari e spazzare via Chimera una volta per tutte. Ovviamente tutti gli indizi appena dati andranno a ricadere proprio sul nostro buon Grayson il quale, tramite intercessione della Bouchard, verrà scarcerato per poi essere gettato in un inferno ben più atroce di quello passato durante i giorni di prigionia...
Eppur si muove...e spara anche!
Come già accennato, Resistance in questa incarnazione su Playstation Portable ha subito un drastico cambiamento di gameplay, diventando un classico espomnente del genere third person shooter. Iniziamo la nostra analisi partendo forse dal punto più spinoso che affligge buona parte del software di questo genere sul portatile Sony, ossia il sistema di controllo. Sotto questo punto di vista possiamo fortunatamente tirare un sospiro di sollievo, sottolineando il buon lavoro svolto dai ragazzi di Bend Studio in sede di mappatura di comandi. L'endemica mancanza di un secondo stick (divenuto oramai uno standard per i controlli di un qualsiasi gioco in ambiente 3d) è stata sopperita tramite il canonico utilizzo dei quattro tasti frontali per lo spostamento della visuale, un po' come accadeva a suo tempo sul Nintendo 64 e Saturn. Con i due tasti dorsali sfrutteremo il fuoco primario e secondario dell'arma attualmente in possesso mentre tramite la croce direzionale potremo sia cambiare la nostra bocca di fuoco, sia entrare in modalità puntamento manuale, che effettuare alcune azioni contestuali come scavalcare una protezione oppure azionare un interruttore. Nonostante l'iniziale sensazione spiazzante, l'assimilazione dei controlli avverrà in pochissimi minuti, permettendoci di avere tutto sotto controllo senza eccessivi quanto astrusi movimenti delle nostre falangi. Ulteriore aiuto per la fruizione del titolo ecco arrivare un paio di idee che, seppur mutuate da altre decine di prodotti, fanno sicuramente il loro lavoro rendendo l'azione a schermo fluida e riuscendo a far sopperire alle appena citate manchevolezze del layout di comandi: stiamo parlando del sistema di copertura e della mira semi automatica. Per quel che concerne la prima delle due caratteristiche c'è ben poco da esporre: come visto in titoli del calibro di Gears of War, anche in Retribution avremo la possibilità di nasconderci dietro muri od improvvisate barricate semplicemente avvicinandoci ad esse, senza premere alcun tasto; la mira assistita si attiverà invece in maniera automatica, andando a centrare il mirino sul bersaglio ritenuto dalla cpu quello più vicino o facilmente inquadrabile. Dobbiamo però sottolineare come il citato sistema di coperture sia stato privato di una delle azioni strategicamente importanti per uno shooter in terza persona, ossia il blind fire. Grayson dovrà sostanzialmente esporsi ogni qual volta vorremo farci largo fra le orde di mutanti Chimera, rendendosi in tal modo bersaglio facile per i colpi dei nemici. Restando in tema avversari, dobbiamo constatare come l'intelligenza artificiale soffra del solito problema riassumibile nella formula "maggior difficoltà, maggior danno dei proiettili": nessuna strategia o routine di guerriglia in grado di impegnarci severamente, le aberrazioni mentali prodotte dal Chimera aggrediranno sempre e comunque frontalmente il giocatore, utilizzando solo sporadicamente ripari e coperture. A fronte di quanto detto poc'anzi, la modalità storia di Resistance Retribution si attesta su una longevità media di sei/otto ore: attraversare i sei capitoli in cui è divisa la campagna dell'Europa continentale (visiteremo le disastrate strade di Rotterdam, del Lussemburgo, Varsavia, Parigi e Bonn) scorrono via senza eccessivi problemi o intoppi, a fronte anche di un level design forse un po' piatto e del tutto privo di biforcazioni o passaggi alternativi. Gli unici spunti esplorativi che potremo effettuare ci porteranno alla ricerca di una serie di documenti, file e dossier i quali (oltre a fornirci qualche ulteriore descrizione utile ad arricchire il background della storia) andranno a sbloccare alcune armi speciali che potremo utilizzare sia offline che online. Altre aggiunte al nostro arsenale potranno essere effettuate anche completando alcune specifiche azioni (tutte descritte all'interno dei menù di gioco) come uccidere due nemici con una granata o effettuare dieci colpi alla testa.