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Rock Band Unplugged - Recensione

Inviato il da Andrea "Gabba84" Guarascio
Quando EA, qualche mese addietro, annunciò una versione del suo celebre simulatore di band sul portatile Sony, le reazioni furono entusiastiche. Finalmente anche PlayStation Portable avrebbe potuto vantare un esponente del genere, alla stregua della versione da viaggio del rivale Guitar Hero, disponibile su Nintendo DS; versione caratterizzata, lo ricordiamo, da un controller che si integra al corpo della console, simulante lo strumento simbolo della serie.
Tuttavia, in seguito a voci di corridoio e speculazioni di vario genere, gli sviluppatori hanno confermato l’assenza totale di periferiche aggiuntive: Rock Band Unplugged si giocherà solamente attraverso la pulsantiera standard di PsP, rivelazione che ha ridimensionato considerevolmente le aspettative da parte di stampa e pubblico.
La nostra riflessione concerne la natura della serie: Rock Band, nella sua incarnazione su console da salotto, riesce a ricreare la sensazione di suonare uno strumento vero, pertanto, la presenza di un controller dedicato si rivela fondamentale. Giocare le versioni casalinghe utilizzando un semplice pad è, dunque, una scelta inappropriata che annulla il valore ludico del titolo (per quanto, sia chiaro, a differenza di Unplugged le versioni da salotto NON sono state pensate per l’uso via Joypad). Premesso ciò, da questa edizione portatile ci saremmo aspettati un tipico rhythm game, escludendo a priori la categoria “simulatore di band”.
Come gli sviluppatori abbiano implementato un gameplay palesemente obsoleto al brand EA lascia piuttosto soddisfatti: dalle poco incoraggianti premesse non si sarebbe potuto fare di meglio. Ma sarà sufficiente a non relegare Unplugged tra gli esperimenti falliti?
One man band
Rock Band Unplugged - recensione - PSP Unplugged, così come la serie principale, ci permette di “suonare” tutte e quattro le partiture tipiche di un brano rock: chitarra, basso, batteria e voce. La peculiarità del gameplay sta nel fatto che un solo giocatore si occuperà di tutte le linee strumentali, passando da una traccia all’altra mediante la pressione dei due pulsanti dorsali (L ed R). I tasti che riprodurranno note e voce sono ridotti a quattro e sono stati mappati nel modo più intelligente possibile: tasto sinistro e alto della croce direzionale, triangolo e cerchio. La disposizione fisica ci permette di identificare istantaneamente il pulsante da premere, così come risulta semplice eseguire gli accordi combinando croce direzionale e triangolo/cerchio. Presenti, inoltre, le serie di note bianche atte a caricare l’overdrive, opzione che ci consente di incrementare il moltiplicatore di punteggio fino a 11x (attivabile, di default, mediante il tasto basso della croce digitale). All’interno di alcuni brani, infine, potremo dedicarci a degli assoli durante i quali non avremo la possibilità di cambiare strumento.
Il fine del gioco è, ovviamente, quello di eseguire un brano sbagliando meno note possibili. Ogni volta che completeremo un breve segmento, per esempio di chitarra, potremo passare a quello successivo di basso (o voce, o batteria) dal momento in cui, per un breve intervallo di tempo, la chitarra continuerà a suonare da sola. Ovviamente, qualora riuscissimo a completare quattro segmenti consecutivi senza sbagliare possiamo riprendere dal primo strumento della serie e così via. Ma se dovessimo mancare una sola nota, saremo costretti a ricominciare la combo.
Tenuta in considerazione la scelta di non implementare una periferica dedicata, i programmatori non potevano svolgere un lavoro migliore; tuttavia, Unplugged si rivela un rhythm game a dir poco obsoleto, adattamento di una serie che non può trovare un giusto compromesso ludico mediante l’uso della sola pulsantiera. Ricordiamo, per esempio, giochi come Parappa The Rapper (non a caso ripubblicato anche su PsP): il titolo Sony, attraverso l’uso del solo pad, consentiva di simulare una rap session, mettendo a dura prova il senso del ritmo del giocatore e la capacità di improvvisare motivetti su una base sincopata. Rock Band, per natura intrinseca, ci impone un ritmo standard invariabile e nessuna possibilità di uscire dagli schemi del brano: in sintesi, non simula l’uso di uno strumento musicale e non propone una sfida che vada oltre la pressione sterile e forsennata dei tasti.
Inoltre, duole constatare l’assenza di una forma qualsiasi di multiplayer, lacuna particolarmente grave che ci ha portato a presumere uno sviluppo affrettato e, in qualche modo, incompleto; soprattutto in considerazione del fattore aggregativo su cui si fonda la serie stessa.
Carriera
Gli sviluppatori hanno ripresentato in versione portatile la stessa modalità carriera già vista all’interno del secondo capitolo. Potremo creare una band, assegnarle un nome e personalizzare ogni membro del gruppo.
La carriera, fulcro del titolo, si basa su tre valori: le stelle, i soldi guadagnati e il numero di fan. Le stelle, come molti sapranno, vengono distribuite in base al completamento di un brano: ognuno di essi ne elargisce cinque nel caso il giocatore riesca a completare la canzone commettendo non più di una manciata di errori (da questo punto di vista Unplugged si rivela meno indulgente delle controparti da salotto). I soldi e i fan si guadagnano progressivamente e possono essere incrementati esponenzialmente attraverso l’ingaggio di PR, manager e altro personale (alla stregua, anche in questo caso, delle versioni casalinghe).
In sintesi, l’imponente e longeva carriera avrebbe potuto regalare ore di divertimento, se non fosse per l’inconsistenza del gameplay e per la mancanza di un’opzione multiplayer. Di semplice contorno la modlaità Quickplay (partita rapida).

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Rock Band Unplugged

Disponibile per: PSP
Genere: Musicale
Sviluppatore: Harmonix
Distributore: Electronic Arts
Pegi: 12+
Lingua: Tutto in Italiano
Data di Pubblicazione: 19/06/09
Rock Band Unplugged
7.5
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8.5
43 voti
6.1
ND.
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