Silent Hill: Origins > Recensione
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Silent Hill: Origins - Recensione

Inviato il 19/12/2007 da Edy "Kiki" Martarelli
Silent Hill è, prima ancora di essere un videogame, un’esperienza viscerale. Chiunque abbia giocato anche un solo capitolo di questa serie ricorderà perfettamente le ore trascorse in un perenne stato di angoscia e agitazione misto ad un terribile senso di impotenza ed inquietudine continua. Grazie ad un potere suggestivo enorme che va ben oltre al puro e semplice orrore visivo generato dalle aberrazioni genetiche di Resident Evil, Konami ha saputo creare un gioco che si nutre delle paure più recondite dell’animo umano concretizzandone le perversioni e le deformità attraverso vere e proprie rappresentazioni fisiche del male. Silent Hill: Origins ci conduce per mano alle radici di questo male, alla sua causa scatenante, all’origine di tutto: preparatevi, dunque, perché sarà un viaggio senza ritorno.
Viaggio nel cuore dell’oscurità
Silent Hill: Origins - recensione - PSP Come ben sapete, questa volta a fare i conti con la cittadina maledetta è Travis Grady, un camionista che si ritrova a passare per Silent Hill proprio la notte in cui Alessa venne bruciata viva.

Salvando la ragazzina dalle fiamme, Travis viene coinvolto in una serie di avvenimenti che, lentamente ed inesorabilmente, porteranno a galla il suo doloroso e terribile passato ormai perso e sepolto assieme ai ricordi della sua infanzia. A discapito dei buoni propositi, la storia si sviluppa in maniera molto più lineare e prevedibile rispetto agli altri episodi, come se non avesse nient’altro da dire se non quello che ormai è noto a tutti (del resto è una maledizione dei prequel); una sensazione piuttosto spiacevole, probabilmente legata al fatto che, conoscendo già bene la vecchia trama e i personaggi che ne hanno fatto parte, viene a mancare quell’alone di mistero che avvolgeva gli eventi rendendoli affascinanti: ormai sappiamo già tutto di Alessa e di sua madre Dahlia, senza contare che se otto anni fa il comportamento del Dott. Kaufmann e dell’avvenente Lisa appariva incomprensibile, oggi ogni gesto è fin troppo chiaro e non suscita lo stesso inconsapevole sgomento di allora.

Si tratta di un discorso che vale, ovviamente, per gli aficionados e che perde totalmente di significato di fronte a quella manciata di giocatori che si avvicinano solo ora alla saga, ma ciò non toglie che il background narrativo di questo capitolo, per quanto ben intessuto e articolato, purtroppo non è coinvolgente come quello degli altri.
Mappa, chiave, porta
Silent Hill: Origins - recensione - PSP L’intreccio narrativo poco intrigante, fortunatamente, non ha nulla a che vedere con la straordinaria atmosfera di tensione ed inquietudine insita in ogni singolo minuto di gioco. Su consiglio degli stessi sviluppatori, si procede ad effettuare la prova pratica oscurando a dovere l’ambiente circostante ed indossando gli auricolari in modo tale da respirare l’essenza stessa di Silent Hill fin da subito.

L’impatto iniziale è devastante: dal silenzio della strada deserta si alza una musica impercettibile, che diventa prepotentemente forte man mano che ci si avvicina al centro abitato (si fa per dire) e alla consapevolezza di quanto questo titolo si sia attenuto agli standard qualitativi a cui la blasonata serie Konami ci ha abituato nel corso degli anni.

Come si accennava nel test effettuato durante la Game Developer Conference di Lipsia, questo episodio non denuncia grosse inversioni di tendenza, al contrario, si dimostra pienamente coerente con il modello stilistico sino ad oggi adottato. La struttura di base è sempre la stessa e trova il suo centro nevralgico nell’esplorazione degli ambienti subordinata al ritrovamento di oggetti (chiavi, attrezzi ecc.) finalizzati al proseguimento dell’avventura e alla pura e semplice sopravvivenza del nostro character.

Non manca inoltre una buona dose di enigmi e puzzle da risolvere, la maggior parte dei quali squisitamente macabri, che riescono a spezzare di tanto in tanto l’ansia delle sessioni esplorative e l’agitazione provocata dai combattimenti.

Similmente al quarto episodio della serie, alcuni strumenti di offesa reperibili all’interno degli scenari hanno una durata limitata che dipende sia dal tipo di arma che dal materiale con cui è realizzata. A tale proposito occorre però fare una distinzione tra le varie armi da mischia disponibili poiché accanto a quelle più tradizionali (bastoni, rasoi, ganci da macellaio, cacciaviti, coltelli, katane, lance, martelli, mannaie, chiavi inglesi addirittura i porta flebo dell’ospedale!) sono stati introdotte alcune varianti “monouso” più ingombranti ed efficaci che possono essere persino lanciate addosso ad un nemico lontano attraverso una pressione prolungata del tasto di azione X mentre ad una distanza ravvicinata bastano e avanzano per mettere ko l’avversario seduta stante. Nonostante si tratti di un’ottima aggiunta al gameplay, il ricorso a queste pesanti armi usa e getta (televisori, cassette degli attrezzi, macchine da scrivere ecc.) si paga in termini di velocità d’attacco senza contare che, molto spesso, non c’è abbastanza tempo per caricare l’attacco o aspettare il momento giusto per colpire. Per fortuna questo problema viene ovviato dalla rassicurante presenza di armi da fuoco che assicurano una tempestiva e sempre efficace difesa dalle oscure presenze che infestano ogni angolo della città. La prestanza fisica del protagonista, tuttavia, fa sì che in parecchie situazioni anche la sola forza dei suoi pugni sia sufficiente a sbarazzarsi di un mostro di media grandezza e contemporaneamente fa sorgere un inquietante dubbio circa il livello di difficoltà di Origins; un dubbio che viene confermato dalla sovrabbondanza di munizioni, armi e rifornimenti presenti nell’inventario alla fine dell’avventura e che in effetti fa seriamente riflettere sulla facilità con cui si riesce a terminare il gioco in modalità Normale in poco più di cinque ore.

Silent Hill: Origins

Disponibile per: PSP | PS2
Silent Hill: Origins - PSP
Tipo: ND.
Data di Pubblicazione:
PS2: 16/05/2008   
Silent Hill: Origins
8.5
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ND.
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