Syphon Filter: Dark Mirror > Recensione
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Syphon Filter: Dark Mirror - Recensione

Inviato il da Edy "Kiki" Martarelli
Quando Gabe Logan mosse i primi passi nel controverso mondo dello spionaggio, non poteva certo sapere che la sua permanenza nel campo si sarebbe protratta così a lungo. Nonostante il brillante esordio su PsOne, seguito da due sequel di discreta qualità, il deludente episodio apparso su Ps2 sembrava aver messo definitivamente la parola fine alla gloriosa carriera dell’indistruttibile eroe che, sconfitto dall’insuccesso, già si vedeva rimpiazzato dalle nutrite schiere di provetti Sam Fisher e Solid Snake presenti sul mercato. Un triste destino apparentemente ineluttabile se non fosse stato per i ragazzi di Sony Bend che, ancora convinti delle grandi potenzialità del franchise, hanno deciso di interpretarlo con una chiave di lettura diversa: il gioco portatile. Syphon Filter: Dark Mirror, primo capitolo della serie a sbarcare su PsP, nasce da questa fortunata intuizione presentandosi come un prodotto completamente nuovo (ma non troppo), profondamente cambiato e rinnovato, in grado di far ricredere delusi e scettici.
UN NUOVO LAVORO PER L’AGENZIA
Syphon Filter 5: Dark Mirror - recensione - PSP Monti Kanuti, Alaska. Un gruppo paramilitare conosciuto come “Sezione Rossa” ha preso d’assalto la KemSynth Petroleum, raffineria situata nel cuore delle montagne. Per far luce sull’accaduto e neutralizzare la spietata organizzazione criminale, Washington decide di inviare sul posto due tra i suoi agenti migliori, Gabriel Logan e Lian Xiang, colleghi di vecchia data particolarmente abili nell’agire con precisione e discrezione. Ma i conti non tornano.

Perché tutta questa segretezza da parte del governo? Chi sono e cosa vogliono i terroristi? Perché tanto interesse nei confronti di un’azienda chimica? Tra fantasmi del passato, vecchi amori e sparatorie Gabe e Co. dovranno trovare una risposta a tutte le domande e scoprire cosa si cela dietro al misterioso progetto Dark Mirror.

Benché si tratti di una trama vergognosamente “standard”, non siate troppo severi nel giudicarla. Il fatto che la quasi totalità delle spy-story (film, libri o videogame) ruoti attorno ad una vicenda analoga dimostra pienamente che l’essenza narrativa in questo genere di produzioni è rappresentata da un evento scatenante che giustifichi la pura e semplice azione. Da questo punto di vista, Dark Mirror non fa eccezione e si rivela ancora una volta il classico intrigo internazionale condito da numerose sequenze hollywoodiane e qualche colpo di scena. Sebbene ricalchi con estrema aderenza tutti i cliché tipici del caso (eroe di ghiaccio, banda da sgominare, catastrofe da scongiurare), la storia, ma soprattutto il modo in cui va infittendosi e si arricchisce di nuovi particolari, è piuttosto avvincente e riesce, malgrado una certa banalità di fondo, a tenere il giocatore incollato allo schermo fino all’ultimo. Il merito di questo magnetismo è in larga parte riconducibile, per i motivi che vedremo in seguito, alla presenza di frequenti scene di intermezzo, coadiuvate da abbondanti dialoghi e dettagliati briefing presenti all’inizio di ogni missione.
QUANDO IL GIOCO SI FA DURO, GABE LOGAN ENTRA IN AZIONE
Syphon Filter 5: Dark Mirror - recensione - PSP L’esperienza solitaria si compone di sette capitoli principali, suddivisi a loro volta in parti più o meno brevi a seconda dello scopo da raggiungere: impedire ad una cisterna di esplodere, proteggere un civile, accedere a computer ed estrapolare informazioni, attivare interruttori e pannelli in collaborazione con un altro personaggio, salvare un ostaggio, recuperare microspie da una stanza, coprire il proprio compagno e così via. Le istruzioni utili all’espletamento della missione, tracciate in maniera concisa e schematica all’inizio di ogni livello, vengono costantemente ricordate al giocatore grazie ai numerosi contatti radio con la base; applicazione che, oltre a supportare e guidare con estrema efficacia l’agente sul campo, infonde un grande realismo al quadro narrativo, eliminando nel contempo inutili ed estenuanti giri a vuoto all’interno delle location. Si tratta di un espediente particolarmente interessante poichè riesce a sopprimere quel fastidioso senso di smarrimento e frustrazione che spesso si avverte quando si perde di vista l’obiettivo (o non si comprende in che modo vada raggiunto), senza essere eccessivamente vincolante sulle scelte dell’utente. Ogni situazione, difatti, può essere gestita in maniera differente in base alle proprie attitudini, decidendo di scatenare una pioggia di pallottole oppure scivolando silenziosamente alle spalle di nemici distratti mettendoli fuori combattimento senza attirare troppo l’attenzione: il gameplay, salvo qualche rarissima eccezione, non impone alcuna strategia o tattica particolare nel portare a termine i vari incarichi ma offre un’autonomia decisionale quasi assoluta ed unicamente subordinata al proprio, personalissimo modo di fare. Va da se che, a prescindere dal libero arbitrio, la natura strategica di questo titolo pone comunque certi limiti, nel senso che ogni singola circostanza richiede (soprattutto a causa dell’evidente superiorità numerica degli avversari) un’attenta e ponderata riflessione sul da farsi; un approccio tutt’altro che obbligatorio ma sicuramente preferibile, nella quasi totalità dei casi, all’infruttuoso procedere ad armi spianate senza adottare il benché minimo criterio.

Ad ogni modo, Gabe Logan non è certo uno sprovveduto e dispone di tutto l’occorrente per tirarsi fuori dai guai, a cominciare da un nutrito armamentario composto da una vastissima gamma di strumenti di offesa, ognuno dei quali con caratteristiche e funzionalità ben distinte: pistole, mitragliatrici e fucili automatici per gli scontri a breve/media distanza, fucili di precisione con tanto di mirino telescopico e diverse qualità di munizioni (proiettili da 6mm, dardi esplosivi, a gas ed EDT ovvero a scarica elettrica) granate e mine antiuomo per gli attacchi a lungo raggio e infine mani nude, coltelli ed apparecchi EDT per il corpo a corpo.

Avere a disposizione un gran numero di armi fa sicuramente dormire sonni più tranquilli ma quel che veramente aiuta a superare ogni difficoltà in questo tipo di mestiere è una buona dotazione di accessori. Se il rampino si dimostra indispensabile per raggiungere aree altrimenti inaccessibili, un ruolo altrettanto fondamentale nell’economia di gioco è rappresentato dai tre tipi di visori equipaggiabili: gli EDSU, che consentono di localizzare dispositivi e pannelli invisibili ad occhio nudo, gli infrarossi, che permettono di rilevare qualsiasi fonte di calore indicandovi l’esatta posizione di presenze ostili attraverso le pareti e, dulcis in fundo, i visori notturni, indispensabili per muoversi con disinvoltura anche negli spazi più bui ed angusti. Gadget come questi non sono certo innovativi per un gioco che annovera nella categoria action/stealth, eppure, l’inserimento di questo tipo di opzioni in un titolo portatile non è certamente cosa di poco conto, soprattutto in considerazione del fatto che la potenza di calcolo di PsP è di gran lunga inferiore a quella di una console da tavolo.

Syphon Filter 5: Dark Mirror

Disponibile per: PSP | PS2
Genere: FPS Sparatutto in prima persona
Sviluppatore: Sony Bend
Pegi: 16+
Sito Ufficiale: Link
Data di Pubblicazione:
PS2: 07/11/2007   
Syphon Filter 5: Dark Mirror
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ND.
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