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Tomb Raider Anniversary - Recensione

Inviato il 15/10/2007 da Edy "Kiki" Martarelli
Tomb Raider: Anniversary - recensione - PSP Sono passati dieci anni da quando la vedemmo per la prima volta eppure il tempo non ha minimamente intaccato il suo fascino. Pochissime donne hanno combattuto e vinto i segni dell’invecchiamento e Lara Croft, prorompente avventuriera britannica protagonista della celebre saga di Tomb Raider, è una di queste. Merito della tecnologia, ovviamente, e di un gameplay inizialmente intrigante che purtroppo, al contrario della formosa interprete, non ha saputo mantenere a lungo i favori dell’utenza.

Dal 1996 ad oggi, il franchise ha subito un lento e doloroso declino, dovuto soprattutto alla mancanza di quel rinnovamento, stilistico e strutturale, del quale si iniziò presto a sentire l’esigenza. A partire dal terzo episodio, Eidos Interactive iniziò a collezionare insuccessi (toccando il fondo con il mediocre Angel of Darkness) e da allora di Tomb Raider non si sentì più parlare se non al cinema, dove una splendida Angelina Jolie, recentemente rimpiazzata dalla conturbante Karima Adebibe, seppe vestire egregiamente i panni dell’audace eroina digitale senza tuttavia registrare incassi da capogiro.

Con l’uscita di Tomb Raider: Legend la saga sembra ritrovare il giusto equilibrio rompendo quel seccante cordone ombelicale che la legava ai rigidi ed obsoleti schemi del passato; non certo un capolavoro ma senza dubbio un nettissimo segno di ripresa che ha permesso ai ragazzi di Eidos di celebrare il decimo compleanno di Lara producendo un remake del primo, leggendario episodio per Playstation. Preparate medikit e pistole, Lady Croft è tornata.
Un gran bel ritorno alle origini
Tomb Raider: Anniversary - recensione - PSP Anniversary non ha nulla a che vedere con Legend: a parte il motore grafico ed un paio di elementi in comune, il gioco è quasi del tutto simile alla primissima versione. A cominciare dalla storia, naturalmente, che affonda le sue radici nella Los Alamos del 1945, anno in cui una violenta esplosione porta alla luce un enorme cristallo liberando la secolare creatura custodita al suo interno. Cinquantuno anni dopo, Lara viene ingaggiata dalla misteriosa Jacqueline Natla, proprietaria dell’omonima multinazionale, per recuperare i tre pezzi dello Scion (leggi schion) un leggendario artefatto appartenuto all’antica civiltà di Atlantide e da tempo ossessione personale di Lady Croft come lo fu per suo padre.

Dopo questo piccolo tuffo nel mare dei ricordi, si entra immediatamente nel vivo dell’azione partendo dalla città perduta di Vilcamamba. Il gameplay sembra inizialmente tale e quale a come lo ricordavamo; salti millimetrici, arrampicate, trappole mortali, leve, interruttori e casse con cui interagire, oggetti da raccogliere e qualche sparatoria di tanto in tanto. L’elemento predominante del titolo torna sì ad essere quello originario, la risoluzione di enigmi ambientali in salsa platform, ma allo stesso tempo viene affiancato da piccole aggiunte e modifiche che rendono questo prodotto molto più godibile di quanto non lo fosse in passato.

Nonostante i salti di Lara siano molto meno potenti, adesso l’eroina pettoruta è in grado di utilizzare il rampino, spogliato delle sue proprietà magnetiche, per agganciarsi agli anelli sulle pareti in modo tale da poterle scalare verticalmente oppure dondolare quel tanto che basta per raggiungere distanze inaccessibili. L’utilissimo utensile permette inoltre di tirare a sé oggetti dello scenario per aprirsi un varco o raggiungere l’uscita del livello: a differenza di Legend, però, questo aspetto del gioco è decisamente meno sviluppato poiché solo in rare occasioni viene concesso di modificare la struttura delle location, perdita che viene acutamente compensata dalla possibilità di imboccare sentieri alternativi per completare lo stage.

Intendiamoci, non che ci sia l’imbarazzo della scelta ma spesso e volentieri Lara può giungere allo stesso obiettivo in maniera differente magari decidendo di aggrapparsi ad una sporgenza piuttosto che ad un’altra e così via. Un ulteriore elemento preso in prestito dall’ultimo episodio, e che dona maggiore credibilità alle situazioni, è costituito dalla minore stabilità di Lady Croft durante le acrobazie: se in passato l’avvenente profanatrice di tombe poteva permettersi di atterrare su qualsiasi superficie senza battere ciglio, adesso il giocatore è sovente costretto a mantenere l’equilibrio della fanciulla premendo ripetutamente il tasto triangolo una volta arrivato a destinazione. Un espediente tutt’altro che banale perchè costringe l’utente a mantenere costantemente alto il livello di concentrazione anziché perdere ogni interesse ad azione ultimata anche se, di contro, non fa che aumentare il rischio già elevatissimo di precipitare nel vuoto ad ogni occasione; una croce che i giocatori di Tomb Raider sono destinati a portare e che, stavolta, diventa leggermente più pesante a causa della difficoltà che si riscontra nell’individuare gli appigli. Le sporgenze alle quali aggrapparsi, difatti, sono meno evidenti e non di rado, complice una gestione della telecamera non esente da difetti, ci si accorge di aver scambiato un semplice elemento decorativo dello scenario per un appoggio concreto. Molto, molto seccante.

Tomb Raider: Anniversary

Disponibile per: WII | XBOX 360 | PS2 | PSP | PC
Genere: Azione/Avventura
Sviluppatore: Crystal Dynamics
Distributore: Halifax
Pegi: 16+
Pegi Descrittore: Violenza
Lingua: Tutto in Italiano
Sito Ufficiale: Link
Data di Pubblicazione:
WII: 26/11/2007   
XBOX 360: 26/11/2007   
PS2: 26/11/2007   
PSP: 26/11/2007   
PC: 26/11/2007   
Tomb Raider: Anniversary
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ND.
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