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Dokuro - Recensione

Inviato il da Nicolò Pellegatta
Non se la passa affatto bene Playstation Vita di questi tempi. Sony sta dimostrando più attenzioni a una console che deve ancora venire (Playstation 4) e non sembra altrettanto convinta nel porre i propri migliori studi interni al lavoro sulla console portatile. I più delusi sono coloro interessati alle straordinarie risorse hardware, alla sua infrastruttura online e alle potenzialità touch, ma non trovano la line-up così soddisfacente da sborsare i 200 e passa euro necessari all'acquisto.
Come dar loro torto? Playstation Vita ha un'offerta molto ampia che va da titoli retail come Assassin's Creed Liberation al parco titoli Minis e Playstation Mobile, ma non non linea con le altisonanti pretese del mass market e sopratutto difficile da decodificare senza gli opportuni consigli degli amici o della stampa specializzata.
Moltissimi si sono persi nel mese di Gennaio Sumioni e moltissimi si perderanno Dokuro, due platform molto diversi tra loro ma ugualmente ben sviluppati. Se Sumioni si basava su un'idea di perfezionismo e abilità nel combattimento, Dokuro miscela alla grande l'elemento puzzle con l'idea di proteggere una principessa in stile ICO.
Non avranno i favori pubblicitari né gli strepiti dell'hype, ma tanto Dokuro quanto Sumioni sono degli alfieri per presentare le caratteristiche hardware di Playstation Vita oltre che una tipologia di esperienza portatile non per forza aderente con le solite convenzioni del videogioco moderno.
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Dove hai nascosto i boxer coi cuoricini?
Molti platform da Super Mario a Ghosts'n Goblins ci hanno abituato a intraprendere lunghe e pericolose avventure pur di salvare la principessa, della cui chioma bionda e dei cui modi gentili ci siamo innamorati. Ma che ne dite se mentre l'idraulico attraversava tutto il Regno dei Funghi, un misero Toad aiutava con notevole coraggio la principessa Peach ad evadere dal castello di Browser e al posto del celeberrimo "Your princess is in another castle" trovavamo un "Mario, che sei venuto a fare?". O ancora mentre Sir Arthur si smutandava pur di tener fede ai principi cavallereschi, uno dei carcerieri goblin dell'amata se ne invaghiva e l'aiutava a fuggire, portandola chissà dove, facendo tanti figlioli, lasciando il giocatore con un pugno di mosche. E vissero tutti felici e contenti?
Se tali paradossi videoludici vi sembrano strambi o financo irrealizzabili, dovete assolutamente provare Dokuro. Il demone protagonista di questo gioco, di nome Dokuro appunto, "lavora" a tempo indeterminato e senza paga nel castello del Signore del Male, una sorta di Dio del Cosmo alla Katamari ossessionato dalla perfetta forma fisica. Tiene segregata la figlia del re vicino, una principessa mesta e pensierosa ornata di un vestito color crema e capelli biondeggianti. Rapito dalla bellezza e fragilità della fanciulla, la scheletrica creatura cede al pietismo e ne apre la cella. Ma questo è solo l'inizio: l'ardua missione consiste nel varcare tutti i portoni della fortezza sino al ponte levatoio all'ingresso e la principessa è salva.
C'è moltissima ironia nel setting di gioco. La principessa è altezzosa e snob: ogni volta che vede un nemico avvicinarsi si ritrae per non sgualcire il dorato vestito più per effettivo timore. Anche lo scheletrico protagonista è uno strambo personaggio: quando l'azione è ferma perchè il giocatore sta rimuginando sul da farsi per risolvere l'enigma, egli balla una melodia tutta sua ancheggiando come il pestifero Shinchan. Tocco di classe il parrucchino alla Hitler che vola via non appena è colpito da un avversario, un po' come Sir Arthur che perdeva l'armatura e rimaneva in boxer...
Non fate aspettare le principesse
Dokuro - recensione - PS Vita Uno dei videogiochi disponibili al day one di Playstation Vita era sviluppato da Santa Monica Studio e intitolato Escape Plan. Due sgangherati mostriciattoli dovevano evadere da un laboratorio dalle tinte bianche e nere, affrontando una serie di puzzle ambientali via touch screen. L'esperimento fallì in buona parte a causa della longevità davvero misera e a causa di una sfida mai veramente stimolante.
Nemmeno a farlo apposta Dokuro riprende tutti gli elementi caratterizzanti Escape Plan: lo stile grafico monocromatico, la camminata dinoccolata dei due "eroi", il gameplay puzzle-platform e l'interazione via touch screen. Con un lavoro più certosino di quello svolto a Santa Monica, gli sviluppatori giapponesi di Game Arts hanno infine prodotto un videogioco carismatico e sempre prodigo di situazioni originali.
La storia del demone innamorato della principessa prosegue nelle dinamiche che sorreggono il gameplay: sua altezza misura attentamente i passi, indietreggia alla vista di un orrido mostro, figurarsi se salta anche uno scalino di 20 cm. La sua intelligenza (artificiale s'intende), però, non la espone mai direttamente ali ostacoli letali che costellano il percorso di uscita dal castello; la sua non è la marcia della morte in stile Lemmings, bensì una coscienziosa passeggiata sino al checkpoint successivo rappresentato da un fiore solitario.
Il giocatore non controlla la principessa direttamente, ma è l'unico responsabile della sua incolumità. Per sbloccare il successivo checkpoint è necessario che tanto la fanciulla quanto il suo simpatico carceriere si trovino entrambi oltre l'ostacolo: la maggior parte degli enigmi è giocata proprio su tale tacita collaborazione. Molte volte sbatterete la testa non appena vi accorgerete di aver lasciato la principessa indietro senza possibilità che vi raggiunga autonomamente...a quel punto ricominciare daccapo l'area è l'unica soluzione...

Il demone-protagonista possiede un passo più svelto della principessa, la non comune abilità di salto doppio, un osso utile per respingere i nemici e la facoltà di interagire con casse e barili grazie a muscoletti celato chissà dove sotto il corpo scheletrico. Tali abilità sono sufficienti per affrontare la stragrande maggioranza degli ostacoli, ma talvolta il demone sarà costretto a bersi uno strano intruglio e trasformarsi in un principe -azzurro naturalmente- con sommo stupore della principessa. Il pari lignaggio perde gran parte delle abilità di salto, ma guadagna una spada per sconfiggere definitivamente i nemici e può prendere in braccio la fanciulla per imprimere un'accelerazione alla sua andatura. Quando dei massi piombano violentemente dal soffitto, non c'è sempre il tempo per assicurarsi non sgualcire il vestitino...
La qualità degli enigmi è rimarchevole: ci sono sessioni in cui a farla da padrone è il pensiero laterale del giocatore, altre in cui si richiede una maggiore prontezza dei riflessi. Il combattimento è un aspetto molto sacrificato nell'economia di gioco, ma ciò non significa che le aree in cui bisogna menare le mani siano noiose.
La bravura dei game designer risiede sopratutto nell'essere riusciti ad inventarsi enigmi sempre nuovi combinando gli oggetti a disposizione e le abilità del protagonista. Nel corso del gioco non ci siamo mai imbattuti in una sola ripetizione di situazioni già viste e questo è senz'altro uno dei maggiori pregi di Dokuro. La costante freschezza dei puzzle è sostenuta dalla breve durata delle singole aree il cui tempo di risoluzione è in media 1 minuto e mezzo.
L'unico difetto pare essere l'impossibilità di affrontare le aree singolarmente, ma sempre in sequenza di dieci. Dal momento che la difficoltà di gioco è alquanto sostenuta e la risoluzione di alcuni enigmi è tutt'altro che elementare, molte volte rimanere bloccati genera frustrazione e impedisce l'uscita dal livello per dedicarsi ad altri puzzle. Da questo punto di vista gli sviluppatori potevano essere un minimo più clementi!
C'è una lavagna...ma non siamo a scuola
Lo stile grafico bidimensionale di Dokuro è un'autentica gioia per gli occhi. Lo schermo di Playstation Vita mette in risalto il filtro poroso atto a simulare la superficie di una lavagna. Non a caso il giocatore ha inizalmente a disposizione due gessetti, uno bianco per disegnare corde e uno rosso per collegare le micce di barili esplosivi con torce infuocate.
Anche lo stile di personaggi e nemici richiama gli spessi contorni dei disegni a mano libera, anche se gli artisti di Game Arts hanno preferito tratteggiare con maggior cura almeno la principessa e il demone/carceriere.
Discorso completamente differente per ciò che concerne le ambientazioni e gli sfondi: in questo caso prevale l'incertezza e la sfocatura tanto delle indefinite forme in primo piano in basso quanto l'accozzaglia di oggetti imprecisati in lontananza. L'obiettivo è quello di dare il giusto risalto all'azione sviluppatasi sul piano di gioco e al tempo stesso donare la legittima sensazione di profondità che esigono i platform 2d.
Dokuro riesce a convincere anche sul piano squisitamente sonoro. Le musiche a corredo di ogni livello (focalizzato su una singola ala del castello, come le cucine, le torri di difesa, le prigioni) non stupiscono per qualità compositiva, ma aiutano senza dubbio a ravvivare l'atmosfera e donare al gioco un tocco aggiuntivo di follia già catturato dalle animazioni di ambienti e personaggi.

La longevità si attesta su ottimi livelli. Esplorare tutte le aree del castello non è affatto una passeggiata di salute: la quantità di livelli è elevata, mentre il tasso di sfida impegnerà anche i giocatori più abili. E tuttavia Dokuro non è per niente frustrante, o almeno lo solo per limitati tratti e in misura minore di molti congeneri sopratutto del Sol Levante. Ci siamo stupiti di quanto siano bilanciate tra loro le diverse situazioni di gioco e di quanto il level design riesca sempre a spronare il giocatore piuttosto che incolparlo per l'ennesimo tentativo andato a vuoto. Per precisa scelta di design il titolo limita al massimo le spiegazioni testuali sulla natura degli enigmi, al massimo fa calare dall'alto una lavagnetta con un paio di consigli visivi: sarà il giocatore in prima persona a sperimentare gli effetti di un elemento inedito, anzichè il gioco a spiegargli per filo e per segno come sfruttare gli oggetti dello scenario.
Dokuro è uno dei migliori videogame disponibili su Playstation Vita. Questo puzzle-platform perlopiù monocromatico (come se fosse stato schizzato su una lavagna) si avvicina all'idea di Escape Plan, ma la supera sotto ogni punto di vista. La trama di fondo vede ancora una volta una principessa indifesa tenuta prigioniera e un demone scheletrico di lei innamorato e seriamente intenzionata a salvarla.
Il gameplay propone una bilanciatissima collezione di enigmi alternati a fasi maggiormente action. Nonostante l'elevata difficoltà il gioco non è frustrante, né punitivo nei confronti del giocatore; riesce sempre a sorprendere con situazioni sempre fresche e mai ripetute.
La ciliegina sulla torta di questo piccolo capolavoro portatile è rappresentata dal comparto artistico, mai banale pur nella sua essenzialità monocromatica. In particolare le animazioni della principessa e del demone colgono ottimamente lo spirito dei personaggi e la loro involontaria comicità.
VOTOGLOBALE9
Nicolò Pellegatta va matto per il chinotto, i fumetti europei (anche quelli francesi), non sopporta le code. Ha un debole per i videogiochi giapponesi, ma Kojima proprio non gli sta simpatico. Apprezza i giochi di breve durata, ma poi finisce sempre per iniziarne uno da 40 ore! Dissuadetelo su Facebook, Twitter o su Google Plus.

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Dokuro

Disponibile per: PS Vita
Genere: Avventura
Sviluppatore: PonKotz Troops
Costo iPhone: http://a18€
Dokuro
8.5
9.5
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8
10 voti
8,5
ND.
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