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Persona 4: Golden - Recensione

Inviato il da Alessandro "Neon" Mazzega
Storicamente il brand che ha reso celebre Atlus in tutto il mondo, permettendo l’apertura della mai troppo celebrata divisione statunitense, risponde al nome di Megami Tensei. Con l’aumento del successo del franchise anche in occidente -soprattutto nell’epoca Playstation 2- è stata però la sottoserie Persona che ha identificato il valore della software house.
Proprio Persona 3, infatti, è il gioco che ha attirato sull’azienda i riflettori di tutta la stampa mondiale, in quanto in precedenza solo le pubblicazioni dedicate ai giochi di stampo nipponico e ai JRPG avevano dato l’attenzione e lo spazio necessario a titoli come Nocturne e i due capitoli di Digital Devil Saga.
Il successo di Persona 3, inoltre, ha garantito gli introiti necessari a trasformare la serie Persona da assolutamente aperiodica a quasi regolare, con un solo anno e mezzo di distanza tra il terzo episodio e Persona 4, ora riproposto in una attesissima versione per Playstation Vita. Il grande fermento attorno all'arrivo di Persona 4: Golden è legato soprattutto alla cronica mancanza di titoli di richiamo per la più recente console portatile Sony, nonchè al rinnovato interesse per il genere scatenato dall’uscita di Ni No Kuni, vero mattatore di questo inizio anno.
 
Salto generazionale
Persona 4 ha avuto una gestazione tutto sommato rapida, che è andata complicandosi nel periodo successivo al lancio: l’edizione per Playstation 2, infatti, è stata pubblicata in Giappone nel 2008, con le versioni occidentali a seguire, alcuni mesi più tardi.
I fan hanno atteso a lungo una riedizione che sembrava nell’aria sin dall’anno successivo alla pubblicazione, come praticamente accadde anche con il capitolo precedente, che venne riproposto in una versione riveduta, corretta e ampliata, intitolata Persona 3 FES.
La pubblicazione di Persona 3 Portable per PSP aveva quindi spiazzato i fan, convincendoli che anche il quarto capitolo avrebbe quindi visto una "enhanced edition" portatile, probabilmente proprio su PSP. I tempi si sono in seguito dilatati, al punto che Golden è stato infine dirottato su Playstation Vita, traendo vantaggio dalla maggiore potenza della console per proporre quindi un’incarnazione sicuramente migliore e più completa rispetto all’originale per Playstation 2.
Verso la campagna
Persona 3 proponeva un’ambientazione urbana molto marcata, con le tipiche atmosfere notturne da metropoli nipponica, nella quale inquietanti bare comparivano nelle strade durante la Dark Hour, ora successiva alla mezzanotte in grado di dilatare il tempo che intercorre tra la fine di un giorno e l’inizio del successivo.
Il seguito, invece, trasla l’intera vicenda fuori dalla città, in una regione rurale chiamata Inaba: poche decine di centinaia di cittadini abitano in un piccolo villaggio, dove quasi tutti si conoscono.
Il protagonista, abituato alla vita di città, si trova proiettato in un ambiente atipico, dove dovrà vivere per svariati mesi, presso la dimora della famiglia Dojima, composta da suo zio e dalla sua cuginetta Nanako.
Si tratta di un’espediente astuto per celare il passato del personaggio principale, calando il giocatore un poco alla volta in un’ambientazione abbastanza comune per quanto riguarda l’immaginario dei manga e degli anime ma che, in ambito videoludico, è stata sfruttata pochissime volte.

Le prime ore di gioco, quindi, fungeranno sia da tutorial che da introduzione non solo per il giocatore, ma anche per il personaggio che controlla, in quanto tutto sarà nuovo: una scuola nella quale iniziare a seguire le lezioni con compagni sconosciuti, una cittadina da scoprire, benché non ricca di luoghi di ritrovo particolarmente adatti ai ragazzi, e modi di fare differenti rispetto alla grande città: pettegolezzi e voci di corridoio, ad esempio, si diffonderanno rapidamente tra le stradine della località, dando l’idea di una comunità molto ristretta e unita, ma anche curiosa e sospettosa verso chi arriva dall’esterno.
In quest’ottica l’ambientazione assorbe l’attenzione del giocatore dal primo minuto: inizialmente si avrà a che fare con una struttura e una narrazione molto simili agli stilemi degli anime, e lo spazio al gioco vero e proprio arriverà solo in un secondo momento, quando ci si ritroverà ormai rapiti dalla vicenda e incuriositi da un’oscura serie di omicidi.
Assassini seriali
L’impatto con la vita di campagna trasmetterà uno stato di calma e tranquillità destinato improvvisamente ad incrinarsi. Durante la prima settimana di permanenza del protagonista in casa Dojima, infatti, si inizierà a frequentare la scuola, a conoscere i nuovi compagni e a farsi qualche nuovo amico, imparando quindi a prendere confidenza con i ritmi che le scuole superiori nipponiche impongono ai propri studenti, tra lezioni, esami e doposcuola nei club.
Parallelamente, però, inizieranno ad accadere una serie di eventi inspiegabili che scuoteranno la monotonia della vita di provincia: una serie di omicidi mobiliterà la polizia locale, nella quale lavora proprio Ryotaro Dojima, impegnata non solo a trovare il colpevole ma anche a calmare la popolazione, tutt’altro che abituata a fatti di sangue, soprattutto se assolutamente inconsueti: i cadaveri, infatti, verranno ritrovati appesi a differenti antenne televisive sparse per il territorio, fattore che andrà di pari passo con una diceria popolare tanto folle quanto inquietante. Gira voce, infatti, che nelle giornate di pioggia, allo scoccare della mezzanotte, sia possibile vedere delle strane immagini all’interno di un qualsiasi schermo televisivo. Ecco quindi che la televisione, media tradizionalmente molto legato alla vita rurale, diventa il vero protagonista della storia, in quanto nasconderà un vero e proprio mondo al suo interno.
Oltre il tubo catodico
Nel frattempo, infatti, il protagonista avrà fatto amicizia con Yosuke, coetaneo figlio della famiglia che ha in gestione Junes, punto vendita locale di una catena di supermercati, unico vero punto di ritrovo dei ragazzi che abitano nella zona di Inaba. Nel gruppo si aggiungeranno anche due ragazze, l’esuberante ed espansiva Chie e la sua amica dall’animo opposto, introverso e poco socievole, chiamata Yukiko.
I quattro formeranno un gruppo inseparabile, che tenterà di svelare il mistero sui fatti che stanno accadendo sia al di qua che al di là dello schermo televisivo, esplorando un mondo distorto simile al nostro ma deformato dalle Shadow, ombre che si ritengono responsabili di ciò che sta accadendo nella cittadina.
Qual è il legame tra gli omicidi e la televisione? Cos’è il realtà il mondo al quale si può accedere dal gigantesco schermo al plasma presente nel reparto elettronica di Junes? Perché la serie di eventi hanno iniziato ad accadere proprio con l’arrivo in città del protagonista?

L’esplorazione del mondo parallelo, fortunatamente, verrà resa più semplice proprio dai Persona, caposaldo della serie: entità sovrannaturali insite in ogni individuo, che si possono risvegliare progressivamente e migliorare grazie alla socialità insita di ogni individuo, per utilizzarle poi in battaglia a proprio vantaggio.
L’amicizia con gli altri, quindi, è un aspetto fondamentale di Persona 4 Golden: imparando a conoscere in modo sempre più approfondito i propri amici si stringeranno dei legami simboleggiati dai Social Link, che a loro volta permetteranno di migliorare i Persona di ognuno, sbloccando nuove abilità e facendo diventare il party sempre più forte e coeso.

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Persona 4: Golden

Disponibile per: PS Vita
Genere: J-RPG
Sviluppatore: Atlus
Data di Pubblicazione: 21/02/2013
Persona 4: Golden
9.5
9
9.5
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18 voti
9
ND.
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