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Beat the Beat: Rhythm Paradise > Recensione
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Beat the Beat: Rhythm Paradise - Recensione

Inviato il da Roberto "Johnny Cicala" Ingrosso
Se è vero che col passare degli anni Nintendo ha fatto sempre più fatica a sfornare nuovi personaggi e nuove IP da affiancare alle serie per cui è famosa, è altrettanto vero che Rhythm Tengoku è passato dall'essere uno strano esperimento sviluppato su di una console morente a rappresentare un cavallo di battaglia da nominare assolutamente quando si parla di giochi musicali su piattaforma Nintendo.
Il primo episodio risale al 2006 e fu pubblicato su GameBoy Advance, rappresentando il vero e proprio canto del cigno per una console che nel giro di qualche mese sarebbe stata dimenticata in favore del nuovo e fiammante Nintendo DS. Rhythm Tengoku non ebbe la fortuna di essere pubblicato al di fuori del giappone, a causa della sua natura oltremodo nipponica oltre che per il già citato imminente cambio di staffetta tra le due console portatili, ma ciò non avvenne per il suo successore.
Rhythm Tengoku Gold fu pubblicato due anni più tardi e venne portato sia in America che in Europa (rispettivamente col nome Rhythm Heaven e Rhythm Paradise), ricevendo peraltro una localizzazione di cui pochi giochi hanno beneficiato: oltre che essere tradotto nei vari idiomi europei, ad essere adattate sono state anche le diverse canzoni del gioco, re-incise nelle varie lingue (tra cui l'italiano).
Stessa sorte è toccata a Minna no Rhythm Tengoku, ultimo titolo della saga in ordine di tempo e pubblicato adesso in europa con il nome di Beat the Beat: Rhythm Paradise.
 
Back to the roots
Per chi non avesse mai giocato un titolo della serie, Rhythm Paradise è sostanzialmente una raccolta di minigame della durata di un paio di minuti, ognuno contraddistinto da personaggi e situazioni diversi, oltre che da una soundtrack distintiva. Ogni quattro stage il giocatore è chiamato a completare un remix, ovvero un livello particolare in cui i quattro precedenti si mischiano per comporre un'unica traccia sonora.
Il filo conduttore tra i vari livelli è il ritmo: qualunque sia la situazione assurda proposta dallo stage, il giocatore dovrà sempre effettuare una semplicissima azione, ma con un perfetto ritmo. Nel primo episodio della serie il gameplay ruotava intorno all'unico input della console, ovvero i tasti, e spesso non si andava oltre la pressione del tasto A. Rhythm Tengoku Gold fece invece uso esclusivamente del touch screen del Nintendo DS, proponendo un gameplay basato su pressione, rilascio e “pennata” (come quella del plettro sulle corde di una chitarra). Tale scelta non fu apprezzata da tutti, perché se da un lato dava una svecchiata al gameplay e includeva un'interazione più fisica, dall'altro sacrificava una componente essenziale del gioco, ovvero la precisione necessaria per ottenere il tempismo perfetto richiesto dai vari stage.

Memori del passato, gli sviluppatori di Rhythm Paradise hanno deciso di non utilizzare i sensori di movimento del Wiimote, tornando ad utilizzare la canonica pressione dei tasti. Tutti i minigiochi richiedono dunque la pressione del solo tasto A, o al limite la pressione simultanea di A e B. Tenendo conto delle precedenti considerazioni ci sentiamo di promuovere questa scelta: in tal modo infatti il gioco non corre mai il rischio di trasformarsi in una delle tanto odiate compilation di minigame in cui il dimenarsi la fa da padrone, ma rappresenta invece un sfida dura e pura al senso del ritmo ed alla precisione del giocatore.
Assurdo, come al solito
Best stage evah
Una menzione d'onore va allo stage che vede una idol di nostra vecchia conoscenza intervistare in diretta TV un sudatissimo wrestler. Il giocatore impersonerà l'atleta, premendo A per rispondere alle domande dell'intervistatrice con un secco “AI”, premendo due volte A in rapida successione per flettere il possente bicipite o infine premendo A e B per effettuare una plasticissima posa a favore dei fotografi.
L'assurdità della situazione unita al carisma del wrestler ed all'orecchiabilissima colonna sonora ci regalano uno stage fra i migliori dell'intera serie, ancora più bello poi perché è possibile giocarlo in due!
Tratto distintivo della serie e quindi di Rhythm Paradise è la varietà di situazioni offerte al giocatore. Il primo stage, introdotto da un lungo tutorial assolutamente autoesplicativo, da il via alla fiera delle assurdità, con un golfista intento a colpire le palline lanciategli prima da una scimmietta e poi da un grosso mandrillo, il tutto accompagnato da un motivetto subito orecchiabile che ci aiuta ad azzeccare al meglio il ritmo dei colpi. Si prosegue poi con situazioni di tutti i tipi, tra accesissime partite di volano a bordo di aerei fra un cane ed un gatto, un innamorato che protegge la sua amata calciando via tutti i palloni che arrivano dai campetti vicini, una microscopica scimmietta intenta a battere il cinque a tutte le altre scimmiette che vivono all'interno di un orologio, ed altro ancora.
Com'era naturale aspettarsi non manca il ritorno di alcuni dei personaggi a cui ci siamo affezionati nei precedenti episodi: fra gli innumerevoli cammeo sparsi fra i vari stage, spiccano i nuovi livelli dedicati al samurai armato di spada, sempre impegnato contro orde di demoni dell'ombra, quello in cui il ragazzo che mangiava cibo cinese al ritmo di ska ha trovato un lavoro ed è impegnato a separare i dolciumi dai ragni che gli vengono lanciati e l'ormai tradizionale stage del karateka, ancora più letale grazie al suo uppercut e accompagnato da un brano cantato assolutamente accattivante.

In generale il numero e la varietà dei minigame ci ha soddisfatto (il gioco consta di dieci macro-livelli per un totale di 50 stage, come il precedente Rhythm Tengoku gold), anche se ormai si comincia ad avvertire una certa difficoltà nel proporre qualcosa di davvero surreale e nuovo come agli inizi della serie. L'impressione è quella di trovarsi di fronte ad un more of the same ottimamente realizzato, ma senza la verve di una volta.
L'unica novità sostanziale rispetto ai precedenti episodi è rappresentata dalla modalità multigiocatore (da cui il prefisso Minna no, "everybody's" in inglese). Due giocatori possono infatti sfidarsi in dieci minigame che ricalcano alcuni di quelli affrontati in singolo, cercando sì di superare insieme lo stage, ma anche di ottenere un punteggio migliore dell'altro. L'aggiunta è senza dubbio apprezzabile, anche se un pizzico di specularità in meno sarebbe stata gradita: spesso i giocatori devono fare le stesse azioni nello stesso istante, quando invece è più divertente e appagante dover stare attenti ad aspettare il proprio turno per effettuare la pressione dei tasti a tempo.
Al single ed al multiplayer vanno poi aggiunti i minigiochi extra, sbloccabili raccogliendo le medaglie che vengono elargite quando si supera brillantemente uno stage. Tali minigiochi sono di tre tipi: i primi sono dei semplici scacciapensieri, delle situazioni in cui dare sfogo alla propria creatività musicale grazie a piccole e semplici interazioni; abbiamo poi dei minigame veri e propri in cui cercare di raggiungere un punteggio più alto possibile, ed infine c'è una sezione particolare dedicata ad alcuni degli stage del primo Rhythm Tengoku, riproposti con una veste grafica degna del Wii e dell'estrema pulizia visiva che pervade tutto il titolo (a tal proposito va notato che lo stile grafico adottato, composto da colori accesi e linee pulite, non fa sfigurare Rhythm Paradise neanche se giocato su di una TV in alta definizione). Considerando che nel gioco sono stati inclusi dei minigame anche per la sezione multiplayer, possiamo ritenerci soddisfatti dell'offerta ludica che si aggiunge agli stage principali, e dunque della longevità complessiva del tutto; gli appassionati ed i perfezionisti impiegheranno come al solito un'infinità di ore per ottenere il tanto sospirato perfect in tutti i livelli, mentre gli altri passeranno diverse ore anche solo a scoprire tutti gli stage messi a disposizione dal gioco.
Beat the Beat: Rhythm Paradise non delude, riproponendo una volta di più una formule vincente fatta di musica, ritmo e situazioni assurde. Il ritorno all'utilizzo dei tasti non toglie nulla al divertimento, ed anzi scongiura il rischio imprecisione che avrebbe comportato il motion control, ma a farci storcere il naso è quell'ombra di stanchezza che si accusa nella varietà e riuscita dei minigame. Parliamo pur sempre di un livello medio di godibilità altissimo, ma bisogna pur sempre fare i conti con gli altri capitoli della saga, in cui trovare uno stage anche solo sottotono era difficile se non impossibile.
Tirando le somme siamo comunque di fronte ad un ottimo titolo, assolutamente imperdibile per gli appassionati dei rhythm game, e che i fanatici della cultura giapponese dovrebbero correre ad acquistare.
VOTOGLOBALE8.2

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Beat the Beat: Rhythm Paradise

Disponibile per: Wii
Genere: Musicale
Sviluppatore: Nintendo
Data di Pubblicazione: 06/07/2012
Beat the Beat: Rhythm Paradise
8
9
7.5
8.5
19 voti
7.3
ND.
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