Mad World > Recensione
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Mad World - Recensione

Inviato il 27/03/2009 da Saimon Paganini
Avanti, scuotiamo la testa all’unisono. Deprimiamoci insieme. Mostriamo al mondo quanto la disapprovazione di un hardcore gamer (figura viepiù rara) possa scardinare le coscienze. Sì, ma di chi? Non certo di quei publisher che snobbano i piani programmatici dei team più visionari che non prevedono la ripetizione del termine “casual” un rassicurante numero di volte.
Platinum Games, cocco di mamma Sega e genio incompreso. E’ desolante constatare la ghettizzazione degli artisti in un mercato che può permettersi di gozzovigliare tra fatturati miliardari (in dollari). Soprattutto quando la ricerca estetica passeggia di pari passo allo sviluppo strutturale delle opere. Il curriculum degli ex Clover Studio comprende alcune delle gemme più preziose e anticonvenzionali della scorsa generazione di console. Il tocco di Inaba & Co. posiziona i propri titoli semplicemente fuori dalla linea temporale su cui viaggia la stragrande maggioranza dei prodotti. Difficile infatti ipotizzare la futura incanalatura di Viewtiful Joe o di Okami nei meandri indefiniti del retrogame.
Opere ludiche così, non figlie di un’epoca precisa o legate ad una particolare piattaforma, bensì capaci e vogliose di comunicare, di trasmettere qualcosa a chiunque abbia voglia, cuore e capacità critica di ascoltarle. Non è forse questa una forma d’arte?
Mad World, più che un titolo, è un emblema. Forse la summa dei pruriti visivi del team di sviluppo: l’apogeo di una produzione artistica che in Sega -in versione mecenate dall’occhio lungo- ha trovato pace e armoniosa comunione di intenti. Ma è anche un grido d’accusa scagliato all’indirizzo di un mercato parcheggiato nella discarica della superficialità e del qualunquismo, che con cronica sistematicità pare ignorare gli afflati artistici dei ragazzacci ex Capcom.
E’ ora di tinteggiarlo questo mondo pazzerello. Sulla tavolozza, un solo colore: rosso. Sangue.
E come pennello? Ovvio, una bella motosega. Shinji Mikami docet.
Artisti del videogioco, si dia inizio alla danza della mattanza.
A Varrigan City c’è puzza di caos. Strade interrotte. Comunicazioni saltate. La fiera del bla bla bla, insomma. Prassi per le trame dei picchiaduro. O quasi. L’unica cosa che conta è non lasciarvi la pelle. Sopravvivere all’interno del Death Watch, reality dove l’inflizione artistica del dolore viene remunerata a peso d’oro. Sebbene sulle prime paia inflazionato, anche il microsviluppo narrativo di Mad World regala sorprese e soddisfazioni, in relazione soprattutto alla figura del protagonista, Jack. Come per il discusso Manhunt di casa Rockstar, l’intreccio si dipana più con la violenza delle immagini che con le parole compresse nella sceneggiatura. Fra i due titoli, tuttavia, la differenza è sostanziale. Se è vero che Mad World brinda ai propri parossismi, crogiolandosi in un tasso di gore volutamente eccessivo, parimenti non scade mai nell’osceno. Le depravazioni disturbanti di Manhunt (quantunque col loro (in)sano perché ludico), sono lontane anni luce.
Mad World ricorre al sangue come collante di una struttura di gioco coscientemente retrò, che strizza l’occhio più e più volte ai seminali Double Dragon e Final Fight.
Violenza divertente. Corrosiva. Da comic.
A onor del vero avremmo preferito un pizzico in più della verve stralunata, strampalata e amorevolmente kitsch del caro Viewtiful Joe, o magari del citazionismo raffinato e nel contempo coatto di No More Heroes. Anche così, comunque, il risultato rimane tutto da vedere, studiare ed ammirare. Le insane immagini di Mad World parlano. Il punto è comprendere quello che dicono.
Chi glielo spiega alle associazioni di genitori?

Mad World

Disponibile per: WII
Genere: Picchiaduro 3D
Sviluppatore: Platinum Games - Sega
Distributore: Halifax
Pegi: 18+
Lingua: Inglese con Sottotitoli in Italiano
Data di Pubblicazione:
WII: 20/03/09   
Mad World
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ND.
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MuAn79
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7.5