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Nintendo Difference? - Speciale

Inviato il 29/09/2007 da Andrea Bedeschi
Nintendo Wii - speciale - WII “The newspapers shout a new style is growing,
but it don't know if it's coming or going,
there is fashion, there is fad
some is good, some is bad
and the joke is rather sad,
that its all just a little bit of history repeating”


Propellerheads feat Miss Shirley Bassey


Nel primo numero dell’ormai defunta “Videogiochi”, Toshiro Nagoshi, ex presidente di Amusement Vision, eprimeva una dichiarazione tanto semplice, quanto provocatoria.
Vera, tuttosommato.
Spieghiamoci meglio e addentriamoci nella questione.
L’immagine del Giappone è universalmente legata a tre argomenti: tecnologia, anime e videogiochi. Se le prime due voci dell’elenco possono essere descritte come modelli esogeni alla cultura nipponica, riadattati e magari migliorati per merito della celebre operosità del popolo del Sol levante, “il luogo di nascita del medium [i videogiochi, ndr] è il Giappone, che per questo è lodato in tutto il mondo. Non è un concetto troppo difficile da capire. I videogiochi provengono da Kyoto, ovvero da Nintendo. Naturalmente so anche io che i primi videogiochi sono stati sviluppati negli Usa: tutti lo sanno e non voglio di certo negare la realtà. Ma a quell’epoca anche i migliori giochi erano delle semplici luci che si accendevano e spegnevano, giochi con un’interazione binaria alquanto semplicistica. Analizzando con attenzione la storia, è evidente come sia stata Nintendo a trasformare l’embrione videoludico in una diversa forma d’intrattenimento casalingo”.
Diversa forma d’intrattenimento casalingo. Parole pesanti. Parole sacrosante. All’inizio degli anni ottanta, dopo il Big Crunch dell’industria, dopo le tonnellate di videogiochi sotterrati nel deserto del New Mexico, il settore dei videogiochi “da salotto” era morto. L’elettrocardiogramma era quasi del tutto piatto. Ad infondere nuova vita al settore fu una ditta di giocattoli che, prima in Giappone poi in America, defibrillò il mercato con la propria creazione. Potete chiamarla Nes o Famicom se preferite. Il risultato dell’equazione non cambia: il mass market dei videogiochi stava tracciandosi prepotentemente grazie all’inventiva e, perché no, all’avventatezza di un manipolo d’uomini i cui nomi stanno al mondo dell’home entertainemnt come quelli di Zeus & Co. stanno alla mitologia greca: Gunpei Yokoi, Hiroshi Yamauchi e suo genero Minoru Arakawa. E, naturalmente, Sua Maestà Shigeru Miyamoto.
Un perfetto mix di marketing, aggressività commerciale e capacità artistiche che avrebbero portato Nintendo a detenere, sul finire degli anni ottanta, il 60% del mercato videoludico statunitense, un’estrema conseguenza della “bolla economica” giapponese, di quegli anni in cui l’America guardava con crescente preoccupazione e sostanziale impotenza alla crescita finanziaria della nazione dei Samurai.
Col passare del tempo e per una serie molto lunga di fattori (scelte di marketing poco appropriate, utilizzo di media storage ormai superati), Nintendo si è vista soffiare la leadership di produttrice hardware da parte di Sony e Microsoft. Nintendo 64 e Gamecube non hanno avuto i risultati di vendita sperati eppure sono console “di nicchia” che hanno dato il loro prezioso contributo a quel più amplio affresco noto come storia dei videogiochi, grazie a titoli leggendari che sarebbe tautologico e superfluo citare. In mezzo a tutta questa ridda d’eventi, l’ulteriore spinta ricevuta dal mercato grazie all’ascesa di Playstation 1 e 2, ha reso nei primi anni del 2000 l’industria dei videogiochi sempre più importante, tanto che il suo fatturato è divenuto pari, quando non addirittura superiore, a quello della factory Hollywoodiana. Era una grande festa e tutti i partecipanti esprimevano il loro gaudio. Tuttavia, dopo la sbronza, dopo la grande euforia, le cifre hanno cominciato a flettere un po’ verso il basso, i franchise sono divenuti sempre più ripetitivi e uguali a se stessi e colossi come Sony e Microsoft si sono lasciati cogliere impreparati rispondendo alla crisi proponendo delle risposte forse inadeguate.
Ancora una volta, la giusta medicina è stata somministrata dal vecchio gigante di un tempo che, mentre osservava sornione la situazione, ha saputo approfittare dell’immobilità delle concorrenti consigliando, di nuovo, “una diversa forma d’intrattenimento”.
Dopo dieci lunghi anni di cattività avignonese, Nintendo è tornata a rivendicare il suo scettro.
E questo scettro ha una forma vagamente simile a quella di un telecomando bianco.
Nintendo (in)difference.
Nintendo Wii - speciale - WII Sono trascorsi dodici mesi dal lancio di Wii e i record di vendita, i riconoscimenti ufficiali e ufficiosi conseguiti non si
contano più. Wii ha superato ogni più rosea aspettativa di vendita, battendo le rivali Hi Tech di Sony e Microsoft e mutando radicalmente la fruzione dei videogiochi, le strategie di marketing e il concetto stesso di concorrenza fra attori del proscenio videoludico.
Cominciamo da quest’ultimo aspetto. Tradizione vuole che ogni nuova generazione di console debba essere più potente di quella che l’ha preceduta. Nintendo, prima con Ds e poi con Wii, ha infranto questa regola puntando, più che sulle potenzialità tecniche, sulle possibilità ludiche dei sistemi di controllo introdotti per rendere il medium più accessibile. Grattare uno schermo con un pennino o agitare un telecomando a mo’di racchetta sono azioni semplici, accessibili a tutti. La chiave di questa rinascita è, con tutta probabilità, Satoru Iwata il nuovo presidente e Ceo di
Nintendo, un uomo di certo più attento alle ragioni del mercato di quanto non fosse, almeno in apparenza, l’Hiroshi Yamauchi degli ultimi anni. Puntando in maniera rischiosa la vita dei suoi due sistemi sul casual gaming, Iwata ha inevitabilmente impresso il suo tocco, meglio, il suo “Touch!” alla totalità del mercato. In un’intervista rilasciata al magazine Newsweek, Iwata-san è stato chiaro:” If you look at the common practices and the common way that games have gone in the industry in the past, it's "Okay, we focus on the high teen market, that core market, and then we let them disseminate game knowledge or game popularity. The better-looking the game is, the higher quality the graphics, the more we're going to sell." That sort of pattern is something that Wii was not following, and again, because we took that different approach, it caught a lot of people by surprise.” [“se guardiamo alle pratiche comuni con le quali i giochi erano introdotti nel mercato nel passato vediamo che era tutto un “Ok, concentriamoci sul
mercato degli adolescenti più grandi, su quello specifico mercato, e lasciamo che siano loro a diffondere la conoscenza o la popolarità del gioco. Più il gioco appare migliore nell’aspetto, più bella è la sua grafica, tanto più riusciremo a vendere.”. Questo tipo di meccanismo è qualcosa che Wii non sta seguendo poiché abbiamo di nuovo intrapreso questo diverso approccio che ha catturato di sorpesa molta gente” trad. dell’autore].
Dopo 40 milioni di Ds venduti e dopo quasi un anno di record assoluti per Wii, il casual gaming, una nicchia che
in realtà esiste da sempre nel mondo dei videogiochi, è diventato la chiave di volta del mercato, generando non poche polemiche e controversie. Nintendo, nella migliore delle tradizioni nipponiche, ha preso tecnologie già esistenti come quella del touch screen e dei sensori di movimento e le ha messe a disposizione di tutti utilizzando attente, oculate campagne marketing studiate per attirare verso i videogiochi chi di videogiochi era quasi o totalmente a digiuno.
Wii è la console più discussa del momento perché spaventa un po’ tutti: gli addetti ai lavori, gli hardcore gamer che si sentono defraudati di un possedimento, quello dei reami videoludici, che vedevano come un esclusivo appannaggio, la stampa del settore che non sa più che pesci pigliare e in che direzione sbilanciarsi. Al momento l’unica certezza è che Master Chief e la stessa Samus Aran sono stati battuti su tutta la linea da un esercito di Mii intenti a giocare a golf o a tennis.
La partita non è ancora finita, ma il match point è pericolosamente vicino.

Nintendo Wii

Nintendo Wii - WII