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Samurai Shodown Anthology - Recensione


Inviato il da Lorenzo "Kobe" Fazio
La Virtual Console, dobbiamo riconoscerlo, è un'invenzione fantastica e terribile al tempo stesso. Da una parte, infatti, ha permesso a tantissimi videogiocatori di recuperare e rigiocare tanti titoli e capolavori del passato. Dall’altra è stata fautrice della crisi economica mondiale di molteplici appassionati e amanti del retrogame. Milioni di Wii Points sono stati sacrificati per il nostalgico piacere di tanti utenti, e non sono certo mancate le riscoperte e le rivalutazioni con il senno di poi.
Alla luce di quanto visto sulla Virtual Console e a fronte di un digital delivery sempre più in voga, le raccolte di antiche glorie in unico DVD paiono ormai anacronistiche. I vari Namco Museum e simili non avranno ancora vita lunga, nonostante queste compilation, se ben realizzate, possano comunque risultare piacevoli.
Evidentemente però SNK Playmore, nonostante la sua partecipazione attiva al progetto Virtual Console, deve essere ancora affezionata a queste antologie. Dopo quella dedicata a Metal Slug, infatti, giunge su Wii Samurai Shodow Anthology, che raccoglie al suo interno tutti i capitoli principali del picchiaduro 2D targato SNK.
Quando Soul Calibur non esisteva ancora
Samurai Shodown Anthology - recensione - WII Dal primo episodio uscito nel lontano 1993, fino all’ultimo pubblicato anche su Ps2 nel 2005, sono in totale sei i Samurai Shodown contenuti in Anthology. Una raccolta quindi completa, che non dimentica nessuno dei principali capitoli della saga che all’epoca del suo esordio seppe sorprendere il mondo videoludico. Se infatti pensate che Soul Calibur abbia innovato il genere dei picchiaduro a incontri fareste meglio a ricredervi. Pur rimanendo nell’ombra del ben più blasonato King Of Fighters, il titolo SNK, ben prima che lo facesse Namco, ha infatti stupito gli amanti dei beat'em up armando ogni lottatore di una particolare arma bianca: katane, bastoni, pugnali, fioretti, artigli, saranno solo una minima parte degli equipaggiamenti d’offesa di cui saranno dotati i membri del roster che, ve ne renderete conto immediatamente, non ospita certo solo samurai o aspiranti tali.
Pur ricalcando più o meno tutti i topoi del genere, il character design della saga si è sempre difeso piuttosto bene. Chiunque sarà in grado di trovare facilmente il proprio combattente preferito non solo per stile di combattimento, ma anche per caratterizzazione. Non mancano le agili fanciulle, né il classico paladino senza paura, così come il personaggio dall’aspetto orribile o quello tanto forzuto quanto lento. Interessante anche lo scenario dei vari Samurai Shodown: tutti ambientati sul finire del 1700. Le brevi linee di testo che compongono le trame dei vari capitoli non si risparmieranno mai di tirare in ballo demoni o signori del male che sconvolgono questa o quella regione del Giappone feudale.
Insomma analizzando Samurai Shodown da un punto di vista prettamente artistico, ieri quanto oggi ogni episodio resta un prodotto valido e sicuramente interessante, merito anche di evocative e sufficientemente vivaci arene nel quale si consumano gli scontri.
Uno scontro difficile
Tuttavia è solo quando ci si ritrova con le armi in mano che ci si rende conto di quanto Samurai Shodown sia una saga particolare e difficile da capire. Molte volte dire che il videogiocatore deve adattarsi al prodotto è solo un’inutile scusa per celare gravi problemi di design, ma non è questo il caso. La frustrazione generata da una rapida sessione con uno qualsiasi degli episodi è un’eventualità che incontrerete in ogni caso se è la prima volta che vi approcciate alla produzione SNK Playmore. Anni di Street Fighter o Tekken verranno infatti dimenticati in un secondo di fronte all’estremo tatticismo che necessita ogni round. Le armi bianche, infatti, non sono un mero strumento estetico, ma costituiscono la base e la principale fonte vitale di questo picchiaduro. Come facilmente esperibile la spada fa più male di un pugno e questo teorema Samurai Shodown lo incorpora splendidamente. Dei quattro tasti deputati agli attacchi, infatti, due sono dedicati a rapidi quanto deboli calci o pugni, mentre i rimanenti a potenti mosse con l’arma. Per quanto un sistema simile non sia affatto inusuale, più raro è vedersi prosciugare la barra della vita con soli quattro o cinque fendenti andati a segno. Il tutto si traduce nell’estrema necessità di ragionare ogni singola mossa. Il button smashing, nemmeno a dirlo, è inutile, così come lo è buttarsi nello scontro a testa bassa, senza un minimo di strategia, o ignorando completamente il parco mosse del lottatore selezionato.
Proprio per questa difficoltà di fondo Samurai Shodown è sicuramente sconsigliato sin da ora a chi non sia dotato di particolare abilità con i picchiaduro o con chi non abbia la pazienza di padroneggiare perfettamente ogni tecnica del personaggio scelto. Giocato poco e male, infatti, Anthology è incapace di regalare la benché minima soddisfazione. Solo con il tempo e l’apprendimento giornaliero imparerete ad apprezzare gli innumerevoli segreti del titolo.

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Samurai Shodown Anthology

Disponibile per: PS2 | WII | PSP
Genere: Picchiaduro 2D
Sviluppatore: SNK Playmore
Distributore: Leader
Pegi: 12+
M. Offline: Multiplayer offline fino a 2 Giocatori - SplitScreen
Sito Ufficiale: Link
Data di Pubblicazione: 20/03/09
Samurai Shodown Anthology
7.5
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ND.
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