(entrambe le citazioni sono prese da “The Zombie Survival Guide”, Max Brooks, Three Rivers Press, 2003, edito in Italia da Giulio Einaudi Editore)
Chiamateli zombi. Chimateli morti-viventi. Chiamateli un po’ come diamine preferite. L’unica cosa che rimane costante a prescindere dal modo in cui decidiate di battezzare quelle nefandezze deambulanti e putrescenti è la cura da prescrivere per guarirli in maniera definitiva: piombo, tonnellate di piombo rovente distribuite con la stessa “soave dolcezza” del Charles Bronson de “Il Giustiziere della Notte” in compagnia della sua fedele Smith&Wesson. Noi videogiocatori conosciamo bene queste aberrazioni della natura. Poniamo fine al loro vagabondare in cerca di carne umana fin dai tempi di Ghost’n’Goblins e sappiamo adeguatamente comportarci quando ne incontriamo uno. Se siamo di fretta, miriamo alla loro testa semi decomposta e BAM! la facciamo saltare in aria in un trionfo di materia grigia e ossa fracassate; altrimenti, se abbiamo tempo e voglia di prendercela comoda, li utilizziamo come “bersagli mobili”, spassandocela come dei bimbi al Kindergarten. Un colpo di fucile all’altezza del braccio destro, un altro sul ginocchio della gamba sinistraÂ... più rilassante di un bagno coi sali aromatici. Nonostante il rassicurante candore dello chassis, l’attuale console domestica di Big N ha già elargito una discreta dose di frattaglie zombesche: due Resident Evil (il porting del quarto episodio e l’on-rail Umbrella Chronicles) e la compilation The House of The Dead 2&3 Return. Ora, quello che solitamente viene indicato come “il mese degli innamorati” sta per trasformarsi, almeno per gli utenti Wii, nel “mese degli impallinati”, con ben due giochi, House of the Dead Overkill e Dead Rising: Chop Till You Drop, nei quali trasferire tutta la nostra frustrazione di hardcore gamer abbandonati. E, almeno per un po’, scordiamoci la possibilità di utilizzare in-game i nostri Mii, allentando la tensione e lo stress col poetico suono dei fucili a pompa e delle interiora degli zombi che esplodono intorno a noi come stelle filanti. It’s a gore-gore time!
Down in Louisiana.
“Union, Justice and Confidence” Motto dello Stato della Louisiana
La bandiera della Loiusiana mostra un pellicano con le ali aperte intento a nutrire i suoi pargoletti. Non per niente è noto negli U.S.A. come il “pelican state”. Ma è anche lo stato di New Orleans, della lingua creola, del voodoo della Louisiana (nato dall’incrocio delle credenze africane con la religione cattolica) e delle sue regine come Marie Laveau (così celebre che ancora oggi il suo nome viene invocato dai giocatori d’azzardo a mo’ di buon auspicio). Terreno che scotta. Ed è proprio in una piccola città di questo stato, Bayou City, che viene spedito l’agente speciale G. Il suo compito: investigare su una serie di persone scomparse e assicurare alla giustizia il signore del crimine della zona, noto come Papa Caesar. La situazione della città , infestata da non-morti, impone allo special agent di fare squadra col Detective Isaac Washington, desideroso di prendere a calci in culo il mob king, dopo che questi ha messo suo padre a dormire con i pesci. Il loro primo compito è di penetrare all’interno del Papa’s Palace of Pain, dove i due agenti scopriranno i risultati degli esperimenti genetici condotti dal fetido Caesar e dal Dotor Jasper, mutato in un orrenda creatura dopo essersi iniettato una sostanza geneticamente alterata. G e Washington faranno poi conoscena con la sexy-spogliarellista Varla Guns, sorella di Jasper e desiderosa anche lei di veder scorrere il sangue di Caesar. Armi, spogliarelliste con le tette al vento e zombie. Tanti zombie. E’ questo l’hardcore che cercavate?