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Pikmin 3 - Recensione

Inviato il da Francesco Fossetti
Correva l'anno 2002, e gli entusiasmi per la cubica console Nintendo, uscita in Europa da pochi mesi, mandavano in fibrillazione i fan della casa di Kyoto, a cui sarebbe toccata -lo diciamo col senno di poi- una console splendida e incompresa, simbolo perfetto di una vitalità creativa probabilmente mai eguagliata nella generazione successiva. Fu proprio quello l'anno di Super Mario Sunshine e Animal Crossing, di Resident Evil 0 e Metroid Prime; e fu quello l'anno in cui Pikmin raggiunse, con il consueto ritardo rispetto ai mercati d'oltre oceano, i lidi europei.
Per molti, l'incontro con le minuscole creature di Miyamoto fu un momento di sincera rivelazione: significò la conferma dell'amore incondizionato per un'azienda storica, che negli anni aveva saputo dipingere immaginari avvolgenti e bellissimi, e al contempo calpestare i confini del sistema di generi partorendo strani ibridi dai tratti perfetti. Di fatto, Pikmin è stata probabilmente l'ultima grande operazione di creazione di un brand compiuta da Nintendo; che aveva presentato il suo Wii con le migliori intenzioni, ma ha poi abbandonato Project Hammer e compagnia bella per tornare ad esplorare le sue saghe storiche. E storico era diventato nel frattempo anche il marchio Pikmin, nonostante fosse uscito soltanto un seguito due anni dopo l'originale: la formula era talmente brillante ed efficace che tutti avrebbero voluto un nuovo capitolo nell'era del Wiimote.
Ci è toccato invece aspettare più di dieci anni ed il nuovo hardware in HD per mettere le mani sull'incredibile Pikmin 3. Un titolo che per fortuna non ci fa rimpiangere la lunga attesa, ma anzi ci vizia e ci coccola dall'inizio alla fine: meravigliandoci con l'incanto minuto delle piccole cose, coi suoi ritmi particolari, e con un design sostanzialmente unico. Se aspettavate, insomma, il gioco che più di ogni altro giustifica l'hardware Nintendo e lo caratterizza, potete smettere di cercare: Pikmin 3 è arrivato.
 
Nuovi e vecchi protagonisti
Pikmin 3 - recensione - Wii U Alph, Brittany ed il capitano Charlie partono dal pianeta Koppai armati di speranza e buona volontà. Il loro popolo ha consumato tutte le risorse di cibo rimaste sul lontano corpo celeste, e c'è un disperato bisogno di trovare qualche altra scorta, negli oscuri meandri della galassia. Il trio approda ovviamente sullo stesso pianeta in cui Olimar bazzica già da un po': se è la Terra, si tratta un'epoca ormai lontana da quella degli uomini. Nel micromondo di Pikmin non c'è spazio per il chiassoso andirivieni delle persone, forse estinte da secoli. Le tracce dell'umanità persistono ancora: qualche scatola di latta, vasi e cocci sparsi in giro, barattoli e mattoni. Ma tutto resta in una quiete immobile, sovrastato dal rigoglio degli elementi naturali. Dal terreno, dal nuovo brodo primordiale di pozzanghere scaldate dal sole, sono nate specie sconosciute: strani insetti pelosi, molluschi capaci di interrarsi come un grillotalpa, meduse volanti e coccinelle bipedi. E ovviamente i Pikmin: creaturine che paiono animali e vegetali allo stesso tempo, e vivono invece in "cipolle" che sembrano meccaniche.
Alcuni dei momenti più belli di Pikmin 3 sono proprio quelli in cui si (ri)scopre l'ecosistema perfetto tratteggiato da Nintendo, e quella spietata catena alimentare che proprio alla base colloca i piccoli esserini che danno il titolo alla produzione. Libellule eteree che succhiano il nettare di fiori sbiaditi, tapiri in miniatura che sputano fuoco, rane viscide e corolle che si aprono quando vengono illuminate da vecchie lampadine: quella di Pikmin sembra proprio la versione caricaturale e ritorta del nostro pianeta, o meglio di una sua parte infinitesimale e invisibile, nascosta nel sottobosco, o fra i cespugli del giardino, o nelle profondità limacciose dei laghetti ornamentali. La direzione artistica ricercata e preziosa accenna costantemente ad un immaginario che conosciamo, ma poi ne scombussola i tratti, li deforma, divertendosi a farci sentire "straniatamente a casa". Ancora oggi, a più di dieci anni di distanza dalla sua creazione, il mega-minimondo di Pikmin è un'incantevole esplosione di colori, uno scontro di forme originalissimo e delizioso, ed una delle ambientazioni più piacevoli da esplorare.
Ma è anche un mondo insidioso: di fatto l'astronave dei tre protagonisti non riesce neppure a raggiungere indenne il suolo, schiantandosi rovinosamente. Per fortuna la nave sembra più resistente della Dolphin, ed il prode Alph riesce a rimetterla in funzione: senza la chiave di cifratura è impossibile tornare a casa, ma almeno si può abbandonare l'atmosfera durante la notte, quando le creature si fanno più aggressive. Fatto sta che al giovane ingegnere di Koppai non resta che recuperare i propri compagni (non ci vorrà molto), e magari anche un po' di cibo, visto che le scorte scarseggiano. Per fortuna i frutti che nascono sul pianeta sono commestibili, e possono servire sia per il sostentamento immediato dell'equipaggio che per salvare il pianeta.
La missione del trio, dunque, sarà quella di raccogliere più frutta possibile, inseguendo nel frattempo le tracce del capitano Olimar, che sembra aver raccolto la chiave per tornare a casa.
Fatte le dovute premesse, comunque, Pikmin 3 lascia in disparte la componente narrativa, esile e superflua fino alla fine, concentrandosi integralmente sul gameplay. Che, come sempre, è difficile da definire: Pikmin è come un gestionale in miniatura, uno strategico in tempo reale in cui truppe, armi e risorse sono gli stessi esserini che scattano quando sentono il suono del fischietto. Lanciandoli contro oggetti e nemici i Pikmin interagiscono con loro, e le cinque razze presenti in questo terzo capitolo hanno tutte proprietà differenti, che richiedono di usare con attenzione le nostre microscopiche truppe.

La progressione, in Pikmin 3, segue dei ritmi tutti particolari, che differenziano fortemente il titolo Nintendo da tutto quello che anche vagamente si sforza di assomigliargli. Sostanzialmente l'avventura si divide in singole giornate: il trio scende sul pianeta alla mattina, ed ha tempo fino a sera per esplorare l'ambientazione, alla ricerca di succosi bocconcini o degli oggetti che emettono uno strano segnale (e rappresentano gli obiettivi principali dello stage). Mentre il sole procede nel suo cammino ci si deve preoccupare di rimpinguare le nostre scorte di Pikmin, facendo in modo che quelli già in nostro possesso portino all'astronave i cadaveri dei nemici o le corolle dei fiori, e nel mentre si lavora per costruire un percorso che ci faccia raggiungere la meta. I Pikmin possono scavare per abbattere i muri di terriccio che ci sbarrano la strada, oppure raccogliere i frammenti di coccio per costruire un ponte che ci permette di superare un fiumiciattolo. E' impossibile concludere lo stage in una singola giornata, perchè le cose da fare sono tante ed il tempo passa piuttosto rapidamente. L'importante è cercare di portare a casa almeno un frutto, dal momento che ogni sera l'equipaggio deve necessariamente mangiare una razione.
Rispetto al primo Pikmin, quindi, sparisce l'ossessione dei 30 giorni disponibili per portare a compimento l'avventura, ma questo nuovo sistema si rivela indovinato e intelligente. Il gioco è abbastanza indulgente, e permette di portarsi a casa succosi cocomeri e avocadi che permettono di sopravvivere per diversi giorni; eppure, ogni volta che si scende sul pianeta si sente come l'urgenza di impegnarsi per ridurre al minimo i tempi morti e massimizzare il "guadagno" in termini di ritrovamenti "fruttiferi".
"Pikmin 3 è il gioco che tutti i possessori di Wii U stavano aspettando. E' un titolo unico, colmo di quella vivace genialità tipica dei grandi capolavori Nintendo, qui declinata in un gameplay dalla fortissima personalità"
Alla fine dell'avventura le scorte saranno sufficienti per tornare nelle location e cercare di completare il gioco raccogliendo tutto quanto, ma il ritmo non è mai troppo calmo, ad anzi bisogna imparare a gestire al meglio il trio, che può pure dividersi per massimizzare i risultati. Torna utilissimo, in questo caso, il pulsante "dirigiti qui", che permette, grazie alla mappa visualizzata sul Gamepad, di inviare uno dei tre protagonisti in un punto preciso della mappa mentre ne controlliamo un altro: senza usare questa opzione si corre il rischio di sprecare intere giornate, ed un po' di multitasking diventa quindi indispensabile. Studiare attentamente le planimetrie del livello, capire quale sia la sequenza di azioni da compiere e quali siano i Pikmin che ci servono è fondamentale per tornare a casa soddisfatti.
Che poi è proprio l'eccezionale senso di progressione che il design dei livelli riesce a trasmettere, a galvanizzare il giocatore. La prima giornata passata in uno stage scivola via mentre si ripuliscono le aree pericolose dai nemici o si aprono le strade boccate. Poco a poco ci si spinge fino ad esplorare nuove zone del livello, che poi magari si riallacciano alla prima: dopo aver camminato per giorni si raggiunge un mucchio di macerie che ci permette di costruire una scorciatoia, o una scatola da spostare per tornare in fretta alla nave senza compiere il tragitto a ritroso. Poco a poco ci troviamo a costruire fisicamente gli stage, quasi come se li "restaurassimo" mentre liberiamo la strada per raggiungere il boss di turno.
Particolare nei tempi e capace di trasmettere una soddisfazione che sembra stare a metà fra quella dei puzzle e degli strategici, Pikmin 3 risulta elettrizzante anche nel corso degli scontri con i giganteschi titani di fine livello. Per sconfiggere questi enormi bestioni bisogna studiarne routine e punti deboli, così da attaccare al momento giusto e con il giusto tipo di Pikmin. Come si diceva prima, tutte le razze hanno le loro particolarità: i Pikmin blu respirano sott'acqua, quelli rossi sono resistenti al fuoco e ben dotati in combattimento, quelli gialli si fanno beffe degli attacchi elettrici e possono essere lanciati ad altezze vertiginose, e quelli rosa riescono a volare per trasportare oggetti a mezz'aria (ma attenti alle ragnatele). Nel corso dei livelli le abilità dei Pikmin vanno sfruttate con attenzione: a volte combinate ed altre invece utilizzate singolarmente, preparando una delegazione di colori specifici. Ma è proprio nel corso degli scontri con i boss che la scelta dei tempi e dei colori diventa fondamentale, pena una disfatta quasi totale, con decine di Pikmin che periscono sotto i colpi dell'avversario. In questi casi torna utile anche la possibilità di schivare a destra e sinistra, spostando tutto il contingente al seguito grazie ad un ordine impartito col "fischietto rotolante"; così come le scorte di gel con cui è possibile bagnare la propria compagine per renderla momentaneamente più forte e più attiva.

Nel corso dell'avventura, che dura circa quindici ore e si prolunga fino a venti se si vuole raccogliere ogni frutto, le due anime di Pikmin 3 (quella gestionale e quella "battagliera") si alternano in maniera praticamente perfetta, mentre il recupero graduale delle nuove specie permette di tornare indietro per riesplorare i livelli e scoprire nuove strade prima precluse. L'esperienza di gioco resta sempre vibrante, curiosa, e non annoia quasi mai, anche se verso la fine si sarà acquisita una manualità che renderà certe operazioni un po' meccaniche. L'unico vero rimpianto resta un numero di stage abbastanza ridotto, che pure sul fronte della caratterizzazione grafica propone poche variazioni. Comunque la densità della modalità storia basta e avanza per lasciare pienamente sazio il giocatore.
Se così non dovesse essere, ci pensano le "missioni", piccoli scenari aggiuntivi da completare in una manciata di minuti. Alcune sono incentrare sul recupero dei frutti, altre sull'abbattimento metodico dei nemici che popolano lo stage, ma entrambe le tipologie richiedono capacità di adattamento, spirito d'osservazione e soprattutto prontezza: ottenere la medaglia d'oro in tutti gli scenari significa studiarli con estrema attenzione ed evitare di sprecare secondi preziosi. Magari l'aiuto di un secondo giocatore può risultare provvidenziale.
Se invece siete in vena di competizione, potete optare per una partita alla modalità Bingo, divertente rivisitazione della formula di base che sfocia in partite tesissime, in cui non bisogna risparmiarsi strategie cattive e aggressive. I power-up con cui è possibile massacrare l'avversario e le scaramucce fra i Pikmin che si contendono un frutto sono tocchi di classe che rendono anche questa modalità sinceramente entusiasmante. Non si tratta certo della portata principale, ma di un dessert che non stona nel ricco banchetto (vegetariano?) di Pikmin 3.
Per giocare in due, fra l'altro, si può usare oltre che allo split screen anche lo schermo del Gamepad: Pikmin 3 supporta l'Off-Tv Play, ed è inutile dire che il mondo di gioco, sulla ridotta diagonale del touchscreen, appare semplicemente bellissimo. La versione miniaturizzata riflette lo stesso incanto che si apre di fronte ai nostri occhi anche sugli schermi dalla diagonale più generosa. Il lavoro svolto a livello tecnico è solido, e non è un caso se Miyamoto ha recentemente affermato che una saga come Pikmin potrebbe trarre beneficio dalle esagerate risoluzioni 4K: proprio la quantità strabordante di dettagli che compone ogni inquadratura rende vivi e vibranti gli stage. E' ovviamente lo stile, di cui si è ampiamente discusso, il punto forte della produzione, che riesce ad essere divertente e leggera ma mai superficiale e buonista. Nonostante sia un universo minuto, impalpabile, delicato, quello di Pikmin 3 è un mondo alle volte spietato, che non perdona gli errori.
Eccezionale il commento musicale, sempre intonato e appropriato, nei momenti di tranquillità come durante gli scontri.
Pikmin 3 è il gioco che tutti i possessori di Wii U stavano aspettando. E' un titolo unico, colmo di quella vivace genialità tipica dei grandi capolavori Nintendo, qui declinata in un gameplay dalla fortissima personalità. Pikmin 3 è un gioco pieno di vita, che rappresenta un'eccezionale operazione sui tempi e sui ritmi del genere strategico. Esplorando categorie diversissime, sempre aperto alle contaminazioni, il terzo episodio di una saga che si pensava perduta rivendica la sua eccezionalità, e si presenta ancora freschissimo e originale.
L'avventura scivola via lungo una quindicina di ore densissime, in cui si scoprono stage da esplorare con vorace curiosità, costruiti con attenzione e pronti ad esibire un design prezioso. A livello contenutistico il gioco non si fa mancare praticamente niente, ma è soprattutto lo stile che torna di prepotenza a stuzzicare l'utente. Il minuscolo mondo di Pikmin vibra, scalpita, animato dai fremiti di strane creature. Come 10 anni fa, questo mondo e le regole del suo ecosistema dipingono un'iconografia indelebile.
Insomma, Pikmin 3 è il titolo che ogni possessore di Wii U deve avere. Che sia anche il motivo per acquistare la console?
VOTOGLOBALE9
Francesco Fossetti scrive di videogiochi -fra una cosa e l'altra- da più di dieci anni, e non ha ancora perso la voglia di esplorare il mercato con vorace curiosità. Ammira lo sviluppo indie e lo sperimentalismo, divora volentieri tutto il resto. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

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Pikmin 3

Disponibile per: Wii U
Genere: Strategico
Sviluppatore: Nintendo
Distributore: Nintendo
Publisher: Nintendo
Pegi: 7+
Lingua: Inglese con Sottotitoli in Italiano
Data di Pubblicazione: 26/07/2013
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Pikmin 3: Elenco Topic Ufficiali
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