Il Samurai, il Ninja, il Buzurro > Speciale
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Il Samurai, il Ninja, il Buzurro - Speciale

Inviato il 06/09/2004 da Redazione
È opinione diffusa che
i videogiochi, al pari di tante altre manifestazioni dell'umano ingegno, siano
soggetti agli effetti dello scorrere del tempo: l’ obsolescenza, l’evoluzione,
il perfezionamento. È opinione diffusa tra i (pochi) veri esperti, che le arti
marziali siano pura codificazione formale e didattica di un modo di pensare,
agire ed essere dell’uomo. Questi, grazie alla pratica e al proprio contributo
culturale, può giungere a destrutturare la codifica stessa, riplasmandola senza
stravolgerne l'essenza. Personalmente mi sono più volte domandato, tra il serio
ed il faceto: “ma perché un Iriminage sì...e una sedia di pregiato cedro
libanese in testa no?” Un dilemma forse più utile ad accompagnare l'ennesima
pinta di birra consumata nei peggiori bar di Caracas, che non ad avviare una
riflessione su come lo stesso interrogativo abbia coinvolto un certo tipo di
produzione videoludica. Dall’uscita di sua maestà Ninja Gaiden si fa un gran
parlare di come quest'ultimo abbia stabilito nuovi parametri per intendere il
genere action. Tutto come da copione: il tempo scorre, il campione si evolve e i
rivali devono rassegnarsi all’obsolescenza. Se da un lato è palpabile il
distacco evolutivo imposto da Team Ninja ai diretti concorrenti, è pur vero che
i superati Onimusha e Devil May Cry possono ancora inserirsi, insieme allo
stesso Ninja Gaiden, all'interno di un’analisi che esuli dal valore prettamente
ricreativo dei tre titoli, per sviscerarne quello più squisitamente
marzialfilosofico. Solo così scopriremo perché il mio Iriminage, nonostante il
colpo inferto al mio fegato dall’ultima birra, si sposi perfettamente con quella
sedia che un energumeno sta sollevando sopra la mia testa: tecnica contro
improvvisazione, forma contro creatività, fusi in un complesso dotato di piena
coerenza interna entro il quale detengono pari dignità. Peccato soltanto che nei
peggiori bar di Caracas non sappiano neanche cosa sia, il pregiato Cedro del
Libano...
ATTENZIONE: Di questo gioco abbiamo pubblicato la RECENSIONE
La storia, la filosofia, i profili
"Nella regione di Kamigata, le donne sono solite intrecciare
cestini di vimini, da portare con sé durante le lunghe passeggiate primaverili,
quando il ciliegio è in fiore. Al ritorno dal passeggio, le donne gettano i
cestini a terra, e li schiacciano sotto il piede. In tutte le cose, è importante
la Fine" (Hagakure, codice Samurai) "L'abilità nel ninjutsu in cui noi ci
applichiamo sarebbe meglio conosciuta come l'arte del vincere. Noi assisteremo
il sincero con la nostra abilità a vincere con lo spirito. I loro sogni
diventano la forza della nostra visione, la quale diviene vibrante intenzione
che prende forma nella mente, e si intesse nella fabbrica della realtà”
(Insegnamento ninja). "Let's rock baby" (...) Il Samurai deriva la sua
concezione di vita dal Bushido, la Via del Guerriero, che presuppone una
dedizione totale al servizio del proprio Signore. Tale dedizione prevede la
necessità della "infallibilità" delle proprie azioni, per ottenere la quale
bisogna intraprendere un cammino di perfezionamento interiore che culmina nella
totale padronanza della Morte. Per questo il samurai si abitua a vivere a
contatto con la Morte, andandole incontro con la stessa indifferenza con cui si
cammina per strada: perché il timore è l’unica condizione che può portare il
Samurai sulla via della titubanza, del dubbio e quindi del fallimento. Lo scopo
non è pensare e ragionare, ma agire in un istante per l'onore del proprio
Signore, senza il quale la vita stessa del Samurai è priva di significato.
Onorare il Signore significa anche condurre una vita onorata. Un atteggiamento
diverso porterebbe al rimorso e alla vergogna; ed il Samurai, per compiere il
suo Dovere, deve prima di tutto essere convinto di sé stesso e dell’onestà dei
propri intendimenti. In assenza di una simile sicurezza, ogni azione perde in
forza e risultato, il terrore della Morte tornerebbe ad affacciarsi alla sua
mente, rendendolo inadeguato al suo ruolo. È esattamente questo il valore del
suicidio rituale (seppuku): un rifiuto, una ostentazione di immunità dal timore
della Morte. Anche nel vergognoso momento della sconfitta, il Samurai non
rinuncia alla propria purezza. I Ninja devono le loro origini alla filosofia dei
monaci erranti, fuggiti dai monasteri cinesi dopo il crollo della dinastia
T'ang nel 900 DC. Tralasciando la genesi storica, potremmo riassumere la
filosofia di vita del Ninja con una frase di Yasuyoshi Fujibayashi, autore del
Basenshukai (10.000 fiumi si riuniscono nel mare), vera enciclopedia del
ninjutsu, il quale afferma: "Per arrivare alla vera essenza dell'arte del Ninja
bisogna cominciare ad eliminare l'inessenziale per raggiungere una condizione
base di purezza spirituale, e arrivare a muoversi liberamente senza esserne
intaccati, tra i regni polari della luce e dell'oscurità, come è richiesto
dallo schema della totalità". Il Ninjutsu non risiede quindi nel semplice
perfezionamento di metodi violenti e distruttivi, ma impone di coltivare
l'armonia personale con l'ambiente circostante, in unione ad una sensibilità
intuitiva che permetta all’uomo di leggere e capire, concordando con lo schema
della totalità permeante l'Universo. In realtà, nonostante le travisazioni
storico/popolari, nessuno come il Ninja era attaccato e fedele agli ideali della
propria famiglia e comunità. Qualora un sovrano misericordioso si trasformasse
in un tiranno, non perderebbe mai i servigi dei suoi Samurai. Questi
continuerebbero a servirlo fedelmente, con dolore. Il Ninja non farebbe
altrettanto, perché, al contrario del Samurai, non concepisce il bene del
proprio Signore come mortificazione del proprio io, ma opera per compiere un
Bene assoluto. Per questo il Ninja non aveva regole d'onore da seguire o
rispettare, egli doveva solo fare in modo che il Destino si compisse o venisse
indirizzato verso la realizzazione del Bene, usando tutti i mezzi a
disposizione. Altro che "Compirò il mio dovere". Nonostante la profonda base
filosofico/culturale, la tradizione Ninja non venne mai accettata dal mondo
giapponese, fondato sul concetto di "do", quelle pratiche di tipo Zen
considerate un mezzo per raggiungere l'illuminazione. Tuttavia suddette
pratiche, soprattutto con l'avvento di periodi di pace, assunsero connotazioni
di formalità e ritualizzazione (sado o rito del tè, kado o recitazione poetica,
oltre ai vari judo, kendo...) che contrastavano culturalmente con il pragmatismo
dell'espressione "fisica" del Ninja, manifestazione diretta della sua visione
mistica del mondo. Al contrario, l'aspetto formale, composto e "rituale" delle
arti Samurai rifletteva non l’aspirazione alla comprensione del mondo, quanto la
volontà di stabilire un ordine proprio, per poi seguirlo abbracciandolo anima e
corpo. Precisiamo infine che il Ninja applicava le tecniche e le manifestazioni
"fisiche" solo dopo aver raggiunto un certo grado di "illuminazione" tramite lo
studio e la meditazione, mentre il Samurai era proprio attraverso la pratica
fisica, formale e rituale, che ambiva a raggiungere l'illuminazione. E
giungiamo così al nostro demoniaco Dante, rappresentante principe di tutto ciò
che si colloca al di fuori della Via, dell'insegnamento, della pratica formale
e perfezionata, e che basa tutto il suo bagaglio di evoluzioni danzanti
sull'istinto e sulla creatività del momento. Questo, se ci pensiamo, non è
affatto poco: svariati stili dall’inflessibile codifica non ambiscono a
nient’altro che a una padronanza tale della tecnica, ma soprattutto a una
consapevolezza tale di sé, da giungere all’obliterazione del nozionismo che ha
contraddistinto il loro cammino di apprendimento, per consegnare il praticante
alla sola esperienza maturata, che attraverso l'imprescindibile rielaborazione
personale è diventata parte integrante del proprio sé. Tuttavia, noi non siamo
certi che Dante abbia mai studiato qualcosa; egli somiglia piuttosto al saggio
che più va lontano e meno impara, e dunque realizza che solo stando fermi, si
guadagni davvero la meta. O forse niente di tutto questo: solo il gusto del
gesto spettacolare, dell'azione sbruffona, della mossa utile ad innescare una
battuta sagace e irriverente. Let's rock, e il resto sono solo parole...

Ninja Gaiden

Disponibile per: XBOX
Tipo: ND.
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