Rugby Challenge 2006 > Recensione
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Rugby Challenge 2006 - Recensione

Inviato il da Redazione
Premessa

Da giocatore e appassionato, sono un poco titubante nella stesura di questa recensione, perchè riguarda il videogame di uno sport elitario, che, per chi riesce a viverlo, diventa una vera e propria manifestazione di fede. Purtroppo siamo in pochi ad apprezzare quanto di buono questa disciplina sappia offrire ai propri praticanti, ma forse è anche un bene, per mantenerne vivi i valori, lontano dagli isterismi di sport ben più pubblicizzati.
Il rugby è uno sport complesso, per tanto non mi soffermerò su regole e principi, dato per assodato che i lettori interessati abbiano già una certa familiarità, preferendo invece addentrarmi nelle mecchaniche di gioco. Per i giocatori alle prime armi, qualora foste interessati all’acquisto, il manuale presenta una guida esauriente a questo sport.
Brevi cenni
Tanto devastante sul campo da gioco, quanto nella scena videoludica, Johan Lomu (Rugby) portò nelle case degli appassionati uno dei migliori videogiochi sportivi di sempre. E' dai tempi della prima Playstation che i seguaci della palla ovale attendono un suo gradito ritorno; riusciranno i ragazzi di Swordfish Studio, suoi creatori, a rispettare le promesse per “il gioco più divertente ed emozionante dell'anno”? Non resta che verificare se Rugby Challenge 2006 sia effettivamente “il nuovo punto di riferimento in materia di simulazione di Rugby”, come paventato in copertina.
Meglio l’ovale o un gamepad tra le mani?
Il rugby, e così il prodotto videoludico qui in esame, si divide in due distinte fasi: statiche, nelle quali ci si contende il possesso di palla, e dinamiche, con lo scopo di avanzare, con o senza l’ovale, nel campo da gioco. Nelle fasi dinamiche, una volta ottenuto un pallone giocabile, potremmo trasmetterlo (all’indientro) ad un compagno, a sinistra o a destra grazie ai grilletti, mentre con un repentino doppio click effettueremo un “salto dell’uomo”. Con lo stick sinistro direzioneremo il giocatore, le sue finte e i suoi calci, a seconda della tempistica nella pressione del tasto A otterremo anche “up-and-under” o “grubber”, mentre Y ci permetterà di scattare e con B potremo tentare di allontanare col braccio un difensore avversario. Tutto molto semplice sulla carta, mentre in pratica, con l’ergonomia del gamepad S, usciremo da ogni partita con le mani a pezzi: possibile che per realizzare un "frontino", un passaggio oppure un calcio dobbiamo obbligatoriamente lasciare lo scatto? Per annullare nella propria area di meta bisogna ad esempio ricorrere al tasto bianco, non certo facile da raggiungere. E non c'entra la poca pratica nei videogiochi sportivi: dopo ogni singolo match è necessario fermarsi a riposare le mani.
Uno sport ignorante...
Le possibilità offerte al singolo giocatore sono le più varie, però spesso vengono eseguite in ritardo oppure proprio non vengono compiute. Nel vincere i raggruppamenti a volte sembra sia la sorte a decide, altre ancora chi ha il possesso continua a mantenerlo.
Purtroppo alla varietà di scelte offerte al singolo giocatore non corrispondono altrettante possibilità per la squadra a livello tattico: tutta l’attenzione è rivolta all'azione del singolo player, senza un assetto definito per il quindici che scende in campo. Mentre il singolo giocatore può compiere qualunque azione, ai restanti 14 non resta che sostenerne il gioco; il tutto si riduce ad essere nelle fasi dinamiche una sorta di avanzamento casuale, passando la palla a destra e a manca al primo compagno che si vede su schermo. Abbastanza imbarazzante per uno che sport tattico quasi quanto una partita di scacchi.
Nelle fasi statiche la situazione non è certo migliore: le soluzioni a nostra disposizione sono poche e senza possibili variazioni: in “touch” i saltatori avranno un unico salto ciascuno, senza poter anticipare o ritardare la presa; da “moul” non si potranno fare “pick and drive” oppure “rolling moul”, solo qualche “carretto”; da mischia non ci sono giocate con le “terze linee”. I “trequarti” hanno una posizione prestabilita, scordatevi le giocate con l’ala dalla parte piccola che si inserisce per il sovrannumero. Poi non capiamo perchè ad ogni placcaggio debba obbligatoriamente formarsi un raggruppamento, se il portatore di palla finisce a terra con una "francesina", perchè non gli è permesso rialzarsi e ripartire? Va bene che il gioco è pensato per un rugby internazionale, fatto da superatleti, ma è impossibile che ad ogni placcaggio ci siano sempre otto avanti pronti a pulire, anche quando il raggruppamento avviene dalla parta opposta a dove è stata innescata l’azione.

Rugby Challenge 2006

Disponibile per: PC | PS2 | XBOX
Rugby Challenge 2006 - XBOX
Tipo: ND.
Rugby Challenge 2006
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ND.
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