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Alice: Madness Returns - Recensione

Inviato il da Andrea Vanon
Nel mondo dei videogiochi ci sono personalità alle quali non si può non concedere smisurata ed incondizionata fiducia, vuoi per l'illustre passato, vuoi per un'innaturale capacità d'irretire -di primo acchito- con qualsiasi progetto. E' ad esempio il caso di American McGee, game designer noto per quel capolavoro datato 2000 che conosciamo come American McGee's Alice: libera re-interpretazione del romanzo di Lewis Carrol.
Ecco dunque spiegato il motivo per il quale tale personaggio, dopo aver fondato un suo personalissimo team di sviluppo (Spicy Horse - con sede ad Hong Kong) ed aver millantato l'idea di un reboot in chiave Next Gen del suo Alice, ha suscitato non solo l'interesse di Electronic Arts -che ne ha finanziato il decorso- ma anche della platea videoludica giornalmente presente nelle community online. Dopo averne saggiato le caratteristiche salienti qualche mese or sono, noi di Everyeye siamo finalmente pronti -review code alla mano- per offrire una completa disanima della produzione che il 17 Giugno alloggerà sugli scaffali dei negozi di videogiochi europei. Alice: Madness Returns sarà disponibile per PC, Xbox 360 e Playstation 3.
 
Segui il Bianconiglio, non dar retta allo Stregatto!
Undici anni passati nel manicomio di Rutledge non sono bastati alla giovane Alice per dimenticare quanto successo ai suoi genitori, bruciati nel rogo che ha inspiegabilmente consumato la loro ambientazione londinese. La giovane, sull'orlo di uno stato depressivo irreversibile, è dunque in cura presso l'istituto "Houndsnitch per giovani ostinati", dove il dottor Angus Bumby aiuta i suoi pazienti a dimenticare le brutte esperienze. Ma Alice è diversa: il senso di colpa causato dal sentirsi responsabile della dipartita dei genitori la trascina continuamente in uno stato catatonico nel quale realtà ed immaginazione non si distinguono. La lurida moralità di chi l'ha circondata sin dall'infanzia sembra quasi materializzarlesi di fronte: le viscide parole di conforto della tata (divenuta ora una prostituta), il gretto materialismo dell'avvocato Radcliffe e le sottili ed ossute dita della vecchia infermiera Witless appaiono come demoni agli occhi della bambina; esseri maligni che tentano di ghermirne ogni barlume di speranza, legato ora ad un ricordo ora ad un vecchio pupazzo di stoffa rammendato. In un impeto di lucida follia l'eroina, spalle al muro, si rifugia nell'unico luogo capace di darle conforto, quel Paese delle Meraviglie (la sua mente) dove tutto dovrebbe essere perfetto. E sebbene qui il suo Io sia effettivamente il migliore possibile (giovane, bella e ben vestita - agli antipodi del suo stato "reale"), è il "contorno" a mostrarci immediatamente i segni della disgregazione della sua personalità. Il Paese delle Meraviglie cade a pezzi, logorato dall'interno da misteriose forze maligne desiderose di distruggere ogni cosa. Lo Stregatto ci avverte: tutto è cambiato! Alice è in pericolo e dovrà guardarsi le spalle non solo dai vecchi nemici ma anche dagli amici.
Attraverso i sei lunghi capitoli che comporranno l'avventura (per un potenziale di venti ore di giocato) incontreremo molti dei personaggi che abbiamo imparato a conoscere negli anni. Al già citato Stregatto s'uniranno presto il Cappellaio Matto (nella sua più tetra forma robotica) e il Brucaliffo, che aiuterà la bella eroina a mettere a fuoco gli innumerevoli frammenti di ricordi che potremo raccogliere durante i nostri viaggi. Grazie a queste brevi "testimonianze" Alice sarà finalmente in grado di risalire alla verità riguardo alla morte dei suoi genitori e della sorellina Elizabeth. Sarà veramente stata lei o è semplicemente stata parte di un subdolo piano ordito dal più insospettabile dei figuri? La risposta non prevederà indagini ma un alto tasso d'attenzione da parte del giocatore, che si dovrà destreggiare attraverso le curiose cut-scene (realizzate come i teatrini di sagome di cartone) e le contorte linee dialogiche. Tra le caratteristiche salienti di Alice: Madness Returns, infatti, troviamo proprio l'arzigogolata caratterizzazione dei personaggi, impossibili da inquadrare sin quasi all'ultimo istante di gioco. Malati ed ineffabili filosofi dell'auto-conservazione che ci accompagneranno per mano fin nei meandri di una delle avventure più inaspettatamente psicotiche del 2011.
Adventure in Wonderland
Alice: Madness Returns - recensione - XBOX 360 Dal punto di vista del gameplay Alice: Madness Returs è un platform con parecchi innesti action, a spezzare qua e là l'intensa azione d'esplorazione dei quadri. La dolce Alice avrà a sua disposizione un discreto arsenale, preso di peso dall'incarnazione ludica d'inizio millennio. Ad affiancare l'immancabile Spada Vorpale (volgarissimo coltellaccio da cucina) vi sarà il Cavalluccio, arma contundente da utilizzare contro nemici particolarmente corazzati. La componente melee verrà adeguatamente controbilanciata dai due più improbabili accessori: un Macinapepe da utilizzare come gatling-gun ed una teiera che fungerà da vero e proprio cannone. A margine la giovane avrà a disposizione le bombe ad orologeria del Cappellaio Matto, da disporre -a discrezione- come trappole a comando direttamente sul campo. Chiude il quadro Isteria, un attacco fruibile ai minimi livelli d'energia per rendere la gradevole protagonista una vera e propria macchina assassina. Non mancherà, naturalmente, la componente difensiva, con Alice in grado di respingere i colpi avversari grazie ad un grazioso ombrellino di pizzo o di schivare i fendenti tramutandosi in un nugolo di farfalle. A fare da collante un sistema di lock-on a doppio taglio: capace da una parte di rendere molto più agevoli schivate e contrattacchi ma colpevole dall'altra di condizionare anche il puntamento della telecamera, ampliando così il numero di punti ciechi. Messo sotto pressione, inoltre, tale sistema ha dimostrato una grave carenza di reattività, che non permette di cambiare efficacemente bersagli nel corso delle battaglie con in campo un corposo numero d'avversari. Varietà e divertimento saranno comunque garantiti dall'ottima varietà d'avversari che incontreremo nel lungo viaggio nel Paese delle Meraviglie. Dai soldati armati di coltelli e forchette alle Vespe Samurai ogni nemico mostrerà un pattern d'attacco e punti di debolezza differenti, obbligando il videoplayer a cambiare in continuazione l'approccio al combattimento.
Molto più importante della fase combattiva, come si era detto in apertura, l'esplorazione, veicolata da scelte di game design (e level design) tanto inedite quanto più o meno note in ambito platrform. Grazie alla facoltà dl planare ed alla possibilità (strettamente collegata alle abilità del giocatore) di effettuare molteplici doppi-salti in fila, Alice sarà in grado di destreggiarsi sulle piattaforme statiche, basculanti, rotanti, fluttuanti e chi più ne ha più ne metta in maniera piuttosto agile, anche trovandosi a fare i conti con i proverbiali getti di vapore (per prolungare la fase di volo) o con particolari spot in grado di conferire spinta elastica verso l'alto. Al canonico, come anticipato, si unirà il nuovo, incarnato -ad esempio- nella possibilità di rimpicciolire la nostra beniamina per superare microscopici pertugi e scovare, grazie alla gradazione alcolica della pozione, piattaforme altrimenti invisibili. Ognuna di queste soluzioni, inserite gradualmente sin dal primo capitolo, verrà declinata di quadro in quadro secondo l'architettura del livello stesso. Gli sforzi compiuti dai designer non sembrano però sempre sufficienti a rendere fresco ed interessante ogni istante delle oltre quindici ore di gioco proposte. Spesso, nonostante tra un capitolo e l'altro le invenzioni geniali si sprechino (ammirevole quella che prevede uno stage bidimensionale all'interno di un affresco giapponese), il continuo saltare, rimbalzare, rimpicciolire e combattere porterà ad un'inevitabile ripetitività che -non lo nascondiamo- ha rischiato più volte di porre fine al nostro divertito peregrinare. A complicare le cose ci pensa la non brillante idea di conferire al videoplayer l'intera dotazione bellica ben prima della fine del secondo atto, il che consente, in buona sostanza, di averla completamente potenziata (ogni arma è passibile di quattro upgrade) entro la fine del terzo, dunque a metà avventura. Fortunatamente, oltre alle magnifiche trovate di cui sopra (alle quali non possiamo non aggiungere il ponte-pergamena, da far scorrere a mo di primitivo tapirulan evitando l'ideogramma "Fuoco" che scotterà Alice), Madness Returns si fregerà di una sezione "extra" non solo corposa ma anche estremamente utile. Osservando attentamente ogni quadro troveremo svariati piccoli enigmi ambientali da risolvere (come riempire di pepe i grugni nascosti) che condurranno l'eroina a preziosi ricordi: frammenti del "caso Liddle" osservato dal punto di vista dei vari protagonisti, nonché la cronaca dei giorni immediatamente precedenti all'accaduto. Il compendio di tali espedienti, seppur non permetta di fugare totalmente l'inevitabile ripetitività di taluni frangenti, garantisce sontuose rinfrescate ad intervalli più o meno regolari, in maniera tale da mantenere piuttosto vivo l'interesse sino alla fine.
E' infine bene annotare, a margine di una non facile analisi, i numerosi momenti "trial & error" che, volente o nolente, saremo costretti ad affrontare; la produzione Spicy Horse, vuoi per una gestione non sempre felicissima delle telecamera vuoi per qualità intrinseche, ha infatti il pregio/difetto (a seconda dei punti di vista e dei momenti) di alzare considerevolmente il livello medio di difficoltà al quale titoli del genere ci hanno abituato.

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Alice: Madness Returns

Disponibile per: PS3 | XBOX 360 | PC
Genere: Action/Platform
Sviluppatore: Spicy Horse
Distributore: Electronic Arts
Pegi: 18+
Lingua: Tutto in Italiano
Data di Pubblicazione: 17/06/2011
Alice: Madness Returns
7
8
8
7.5
62 voti
7.6
ND.
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