Bioshock 2 > Recensione
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Bioshock 2 - Recensione

Inviato il 09/02/2010 da Francesco Fossetti
Erano altri tempi. All'epoca, questa nostra generazione videoludica un po' degenere aveva ancora i tratti delicati degli adolescenti, e cercava un modo d'esprimersi che fosse propriamente suo, sperimentando nuovi modi con cui stupire i suoi affezionati videoplayer. Mancavano, allora (ma già si presentivano), gli investimenti economici fuori misura, e mancava quella concezione che legittimava il videogioco come forma d'arte multimediale, come “medium” puramente espressivo. Era arrivato, da pochi mesi, The Darkness, curioso anticipatore mai troppo lodato, a far vedere a tutti che era possibile costruire un'esperienza interattiva in cui sceneggiatura, musica e colpo d'occhio concorressero a formare un impasto omogeneo e fascinoso. Ma, quando giunse Bioshock, niente fu più lo stesso.
Bioshock non era un videogioco come gli altri, e anzi sacrificava molte delle caratteristiche tipiche del suo genere (quello dei First Person Shooter) per lasciare ampio spazio agli scorci di un'ambientazione placidamente perfetta. Rapture, l'utopia distorta di Andrew Ryan, era protagonista della scena più dei personaggi principali, e si scolpì nei cuori di molti con quella sua artisticità lugubre e malata, fatta di decadenti architetture barocche e note musicali degli anni cinquanta. La ricostruzione di Rapture e delle regole interne che animavano i suoi abitanti era un lavoro mastodontico, impensabile prima d'allora per un prodotto videoludico. Di fronte a tanta meraviglia, al titolo si perdonarono molti difetti di gioventù, e qualche caduta di stile.

Oggi, però, le cose sono cambiate. Il profilo delle produzioni ad alto budget è diventato sempre più complesso, articolato. Sceneggiatura e perfezione stilistica sono elementi fondamentali, indispensabili, e sul mercato sono arrivati universi affascinanti ed indelebili come quelli di Mass Effect e Fallout, storie come quelle di Assassin's Creed.
Consapevoli di tutto questo, i ragazzi di 2K Marin, responsabili del seguito di Bioshock, avrebbero forse dovuto “andare oltre”, osare qualcosa in più, invece che riproporre una struttura, visiva e ludica, praticamente inalterata rispetto a quella del suo predecessore. Perchè il rischio, di fronte alla seconda immersione nelle lugubri acque di Rapture, è quello di provare un moderato senso di disappetenza.
Trama e Ambientazione
Bioshock 2 - recensione - XBOX 360 La trama di Bioshock 2, inaspettatamente, prende luogo molti anni dopo gli eventi del primo capitolo. Del vecchio protagonista non si sa niente: andato, fuggito in superficie. I personaggi chiave del vecchio capitolo sono solo fantasmi, la cui voce appare negli audio-diari, in una serie intricata di rimandi al vecchio episodio totalmente superflua ai fini della narrazione principale. Questa volta, dunque, l'utente vestirà i panni di un un Big Daddy, di uno dei più antichi, risvegliato da un coma letargico e costretto a cercare la sua personalissima sorellina. Fin da subito, in Bioshock 2, gli intenti del protagonista sono chiari e manifesti: ogni Big Daddy, per sopravvivere, deve mantenere il contatto con la sua piccola protetta, in una simbiosi indotta e morbosa, per quello che è un amore tutto costruito in laboratorio. Il viaggio del personaggio principale sarà dunque intrapreso in nome della propria sopravvivenza, o della salvezza della propria “eredità genetica”. Idealmente, gli audiodiari ed i protagonisti di Bioshock 2 dovrebbero indagare più a fondo sui rapporti che sussistono fra queste figure-chiave dell'immaginario della città sommersa, ragionando sui valori fondamentali di amore paterno. Il risultato, bisogna ammetterlo, è una sceneggiatura con qualche momento intrigante, che riesce in più di un'occasione ad incuriosire il videogiocatore, disturbandolo al punto giusto quando -al di là dell'affettività sincera che poco a poco si sviluppa per le sorelline- si scorge il disegno perverso di esperimenti deviati, la luce asettica di laboratori e sperimentazioni inumane. Tuttavia, a onor del vero, la qualità della narrazione appare abbastanza sottotono rispetto a quella del primo episodio. Mancano colpi di scena davvero incisivi, mancano i protagonisti capaci di “bucare lo schermo” (come fu l'artista pazzo Sanders Cohen, o lo stesso Atlas). Ci sono, verso la fine dell'avventura, un paio di momenti davvero esaltanti, ben diretti, ma che lasciano al fine poco appagati. Quando attraverso occhi viziati dal condizionamento psicologico e dall'Adam si intravede, ad esempio, una Rapture ancora ridente, splendida, nel pieno della sua vitale attività, ci si chiede come mai i creativi non abbiano deciso di farci vivere la storia della sua caduta, optando invece per una trama ben fatta, ma non del tutto originale, non certo coraggiosa (come invece fu quella del primo capitolo, con i risvolti “metaludici” della parte finale).
L'avventura resta comunque affascinante, ben riuscita, ma non epocale, indelebile. Ed il motivo potrebbe essere legato anche al fatto che quella Rapture, la Rapture in rovina, rischia di essere un luogo abbastanza familiare. I suoi angoli oscuri, i resti spezzati della sua opulenza, e gli ammassi di oggetti lasciati a marcire; o il senno perduto degli abitanti e la loro assurda scelleratezza genetica, sono tutti dettagli ben noti a chi ha già attraversato la città di Ryan. Viene a mancare allora il senso di meraviglia, la curiosità di scoprire i retroscena della disfatta di una società ideale. Di tanto in tanto, anche in questo campo, c'è un guizzo di creatività: le distese allagate di Dionysus Park, invase dai coralli e dalle mucillagini, sono difficili da dimenticare, e gli scorci di un centro di detenzione che si staglia sull'abisso di una fossa oceanica riescono ancora a lasciare a bocca aperta. Ma, senza mezzi termini, oggi Rapture non stupisce più come un tempo. E forse proprio perchè a giocare sull'immaginario della “disfatta” sono arrivati anche altri prodotti (il già citato Fallout, ad esempio).
Al di là di questo, alcuni caratteri dell'ambientazione meritano senza dubbio una considerazione eccelsa, ed il risultato globale si posiziona al di sopra di quello di tante produzioni blasonate. Soprattutto se non avete mai navigato all'interno delle Batisfere, quello di Bioshock 2 è un viaggio da intraprendere a tutti i costi. Viceversa, sappiate che i luoghi di questa “seconda Rapture” non vi lasceranno ammaliati come accadde al tempo.

Bioshock 2

Disponibile per: PS3 | XBOX 360 | PC
Genere: FPS Sparatutto in prima persona
Sviluppatore: 2k Marin
Distributore: Take2 Interactive
Pegi: 18+
Lingua: Tutto in Italiano
Sito Ufficiale: Link
Data di Pubblicazione:
PS3: 09/02/2010   
XBOX 360: 09/02/2010   
PC: 09/02/2010   
Bioshock 2
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