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In diretta con il quarto capitolo della storica simulazione!
Call of Juarez: The Cartel > Recensione
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Call of Juarez: The Cartel - Recensione

Inviato il da Andrea Vanon
Gli shooter in prima persona, in questa generazione, sono quasi una costante: non passa mese senza che il mercato produca almeno un nuovo FPS. Le meccaniche, le feature e gli espedienti sono oramai quasi tutti già visti perciò, tra i vari team di sviluppo, si tende più che altro a sperimentare mescole differenti di caratteristiche anche largamente abusate. Lo ha fatto con successo, in questi ultimi anni, Techland, responsabile di una tra le (mini)-saghe più controverse a cavallo tra questa e la scorsa generazione. Stiamo parlando di Call of Juarez, sparatutto ambientato -almeno sino ad ora- nelle selvagge lande del West. Nelle sue due apparizioni il titolo, grazie ad una struttura molto accessibile e scorrevole, ha saputo accaparrarsi una discreta cerchia di fan che, nonostante le qualità non sempre impeccabili dell’opera, sono rimasti fedelissimi al brand. Ma i tempi cambiano e anche per Juarez è tempo di trasformazioni: dalle bande di rapinatori di diligenze si passa dunque ai narcotrafficanti, in una transizione verso la modernità che dovrebbe riguardare anche il gameplay. Riuscirà The Cartel (questo il nome di battesimo dell’ultimo Call of Juarez) a portare efficacemente le sue meccaniche “da Far West” in un contesto moderno? A questa ed altre domande cercheremo ora di rispondere, grazie all’esame della versione completa giunta recentemente in redazione.
Call of Juarez: The Cartel è disponibile per Xbox 360 e Playstation 3 dal 21 Luglio; la versione PC si farà attendere sino al 15 Settembre.
 
Narcotraffico
The Cartel apre subito in quarta, inquadrando quello che sarà l’obiettivo del giocatore e l’andamento generale della non centralissima trama. Un facoltoso clan di trafficanti di droga messicani ha da poco compiuto una vera e propria strage, piazzando un ordigno esplosivo al quartier generale della DEA di Los Angeles. Lo strapotere dei signori della droga, infiltratisi in ogni giro malavitoso della Città degli Angeli, mette in discussione l’operato di FBI, CIA ed LAPD, immediatamente estromesse dalle indagini dai vertici della NSA (National Security Agency). Per combattere la pericolosissima minaccia viene dunque allestita una speciale task force che vede scendere in campo i migliori (peggiori) elementi delle tre agenzie governative. Per la DEA Eddie Guerra, un poliziotto messicano infiltrato con il vizio del gioco d’azzardo e con l’animo offuscato dalla corruzione. Per l’FBI la sensuale Kimberly Evans, il cui fratello è parte di una delle più pericolose bande della città. Per l’LAPD, infine, direttamente dalla sezione omicidi, il detective Benjamin McCall, un duro dai modi non troppo spiccioli e dal grilletto facile, collegato esso stesso ai boss criminali in questione avendo servito in Vietnam assieme, nientemeno che al più potente di essi. I tre, sfruttando i loro contatti, la loro esperienza ed i loro modi non certo ortodossi, tenteranno di smantellare l’intera organizzazione criminale, durante una progressione lineare che sin dal principio mostrerà ben poche sorprese.
Dal punto di vista dello storytelling Call of Juarez non sembra eccellere e nemmeno preoccuparsene troppo. La produzione, infatti, non tiene nemmeno conto della caratterizzazione dei personaggi, che pare costruita per sommi capi. I tre si comporteranno secondo cliché ben definiti, andando a caratterizzare microscopiche sotto trame che consisteranno semplicemente nel recupero (furto) di oggetti speciali per completare particolari obiettivi.
Only one way
Call of Juarez: The Cartel - recensione - XBOX 360 Per quanto concerne il gameplay The Cartel presenta una struttura molto lineare che non prevede bivi e permette, nei quadri di gioco, un’esplorazione piuttosto limitata, atta soprattutto alla ricerca di alcuni oggetti particolari che ci aiuteranno a completare compiti secondari. Alla struttura shooter che già avevamo imparato a conoscere negli episodi precedenti (radicata anche qui in maniera del tutto identica) si aggiungono ben pochi elementi, il più importante dei quali risulta senz’altro la Concentrazione, ovvero la capacità di rallentare il tempo per cogliere i nemici del tutto impreparati. Ogni uccisione effettuata sul campo di battaglia, a seconda della precisione, incrementerà una speciale barra posta nella parte alta dello schermo; una volta riempita avremo la facoltà, con la semplice pressione di un tasto, di attivare la modalità rallentata, durante la quale saremo in grado di prendere la mira in maniera molto più agevole. Il sistema ci costringe dunque ad un approccio aggressivo (uccidere molti nemici alla svelta per ottenere la facoltà di sfruttare il bullet time) che, almeno in parte, riesce a fugare l’estenuante linearità di fondo. I problemi, però, non sono legati soltanto al level design ed alla strutturazione delle missioni (esageratamente legate al trito e ritrito sistema dei checkpoint): l’hit box, ad esempio, non convince appieno, presentando, soprattutto con le armi automatiche, un grado d’imprecisione che non può certo imputarsi solamente al rinculo dell’arma da fuoco. Anche perché, proprio da questo punto di vista, dobbiamo sottolineare un feeling esageratamente “leggero” delle armi da fuoco in generale, che non conferisce -attraverso il gamepad- le stesse sensazione che è capace di veicolare un Battlefield o un Call of Duty. L’impatto dei proiettili non è dei più convincenti, l’hit box -come si diceva- è spesso impreciso e l’interattività ambientale molto (troppo) limitata; tutti aspetti che, uniti, contribuiscono ad influenzare negativamente il livello di coinvolgimento ed il divertimento del giocatore. Ad evitare a The Cartel di sprofondare negli abissi dell’insufficienza ci pensa, fortunatamente, qualche espediente in parte nuovo in parte ripreso dai precedenti capitoli. Partendo da questi ultimi troviamo le proverbiali fasi nelle quali saremo chiamati a metterci in posizione per sfondare una porta e ripulire la stanza immediatamente aldilà; il rallentamento del tempo verrà -in questi casi- in nostro aiuto automaticamente, permettendoci di agire in maniera precisa e spettacolare. Le novità (per la saga almeno) vengono approcciando livelli sempre più avanzati, dove s’inseriranno lunghe sessioni di guida ed on rail mentre uno dei nostri partner sarà impegnato alla guida: nulla di particolarmente ben orchestrato ma senza dubbio un funzionale rompi-ritmo che di certo non guasterà.
Di buon livello, a dispetto della media in questa generazione, l’intelligenza artificiale nemica, le cui routine, già a bassi livelli di difficoltà, non si limiteranno semplicemente ad esporre dei bersagli per il puro piacere del videogiocatore. La programmazione, infatti, appare stranamente ricca di variabili (ancorché inferiore, ad esempio, al recente F.3.A.R. o ad Halo), con avversari progettati per sfruttare in maniera abbastanza adeguata le coperture e -pur con meno successo- la superiorità numerica.
Interessante, infine, la modalità cooperativa per tre giocatori, grazie alla quale rigiocare la campagna principale con il supporto -in rete o in locale- di due amici. Si affiancheranno, naturalmente, anche le canoniche modalità multiplayer.
Grafica e tecnica
Il comparto tecnico di Call of Juarez: The Cartel è uno dei suoi più grossi punti deboli. I modelli poligonali appaiono poco rifiniti ed estremamente poveri di dettagli. Le animazioni si mostrano lacunose: legnose, ripetitive e con alcuni grossolani difetti di compenetrazione poligonale e d’interazione con il mondo di gioco. Posando lo sguardo proprio su quest’ultimo si può notare una certa povertà di dettaglio, sia nella modellazione che nella texturizzazione, spesso debole anche a fronte di un pesante pop-in degli elementi. Niente di buono nemmeno per quel che concerne l’effettistica, che si mostra inadatta alla spettacolarizzazione della scena, con una timida realizzazione di fuoco ed esplosioni ed un esagerato effetto sfocatura nel momento della mira. Si aggiungono, non bastasse, qualche calo di frame rate ed un fastidioso effetto tearing.
Buone, per quel che riguarda il comparto sonoro, le campionature ambientali; solo sufficiente il doppiaggio in italiano.
Call of Juarez: The Cartel non si dimostra in grado di uscire dal guscio di mediocrità che già si era creato in fase di preview. Pesanti lacune in fase realizzativa, anche a fronte di un gameplay scorrevole, non riescono ad elevare l’esperienza al di sopra della sufficienza, garantita peraltro soltanto da alcuni elementi particolarmente ben implementati. L’acquisto è consigliato insomma solo ai grandi fan della saga o a chi cercasse una delle poche produzioni in grado di offrire una succulenta coop per tre giocatori, conscio, in ogni caso, dei limiti qui descritti.
VOTOGLOBALE6
Andrea Vanon è appassionato di videogiochi sin dal 1995, quando passava le giornate tra SNES e Game Gear. Da sei anni tra le "penne" e le "voci" di Everyeye.it fagocita qualsiasi produzione con curiosità, mantenendo un’incrollabile fedeltà verso gli sportivi "made in U.S.A.". Lo potete seguire su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

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Call of Juarez: The Cartel

Disponibile per: PC | PS3 | XBOX 360
Genere: FPS - Sparatutto in Prima Persona
Sviluppatore: Techland
Distributore: Ubisoft
Pegi: 18+
Lingua: Tutto in Italiano
Data di Pubblicazione:
PS3: 21/07/2011   
XBOX 360: 21/07/2011   
PC: 16/09/2011   
Call of Juarez: The Cartel
5.5
6
6.5
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37 voti
5.3
ND.
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