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Dead Space 2 > Recensione
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Dead Space 2 - Recensione

Inviato il da Francesco Fossetti
Dead Space 2 arriva sul mercato reggendo il peso di aspettative non comuni. Strisciato in sordina negli incubi dei videogiocatori, il primo capitolo ebbe al tempo dell'uscita una ricezione travagliata, non certo glorificato dai dati di vendita e dalle unanimi lusinghe della critica. Ma di fatto, nel cuore di Dead Space, s'annidava il germe del Survival Horror di nuova generazione. Orfani di un Resident Evil sempre più goffo e sempre meno “viscerale”, gli amanti dell'orrore videoludico più intimo e nascosto trovarono il loro nuovo profeta in Isaac Clarke. I lugubri corridoi dell'Ishimura, gli aculei ossei dei Necromorfi, la sagoma terribile del Marchio, sono ancora dettagli ben vividi nella memoria di molti.
Oggi tocca dunque al secondo episodio il compito di portare la serie ai vertici della categoria. Riprendendo la collaudata struttura del predecessore, affinandola ed ampliandola, per pennellare un'avventura ancor più contorta e malata. Aprendosi non tanto all'azione nuda e cruda, quanto ad un più marcato dinamismo, che di fatto sostiene un incedere ancora scandito da balzi improvvisi ed insoliti tremori.
Il risultato, lo anticipiamo, è davvero fuori parametro: ansiogeno, corrotto, inquietante, Dead Space 2 è senza ombra di dubbio uno degli Horror Game più belli dell'ultimo decennio.
 
Incubi e Redenzione
Dead Space 2 - recensione - PS3 L'incedente dell'Ishimura è un ricordo lontano. E' passato qualche tempo da allora, ma su due piedi sarebbe difficile dire quanto. Unico scampato al disastro, Isaac ha dovuto convivere con le sue ossessioni, con le cicatrici del terrore. La realtà si è fatta sfuggente, oleosa, mentre un'inquietudine sottocutanea, un ammasso informe di concrezioni cerebrali, ha aperto la strada agli incubi: visioni, voci, frammenti di un'opaca realtà alternativa che si sono incrostati sulle retine del protagonista. Quando si sveglia nel cuore di The Sprawl, stazione orbitante costruita nell'atmosfera di Titano, Isaac non ricorda più niente degli eventi che l'hanno condotto lì. I giorni alla deriva nello spazio, il recupero, e poi il ricovero e la prigionia, e le sedute, sono frammenti di una brodaglia mnemonica scomposta e rafferma. Solo Nicole, il suo fantasma immaginario, lo accompagna con una fedeltà incrollabile: “Rendici di nuovo Uno”, grida. E' un'ossessione, è il senso di colpa, il residuo di una tragedia.

Sono queste le premesse narrative di Dead Space 2, dirette ed efficaci come un pugno nello stomaco. La sequenza introduttiva che, attraverso comunicazioni olografiche ed una fuga al cardiopalma, le presenta al giocatore, è di quelle che non si dimenticano facilmente. I primi momenti di gioco sono scanditi da un ritmo ossessivo, mentre un Isaac impotente e spaesato fa davvero fatica a riprendere contatto con la realtà. Proiettato in questo nuovo incubo -fatto ancora di viscere, di sangue, di materiale genetico fibroso e ricombinato- il protagonista incontra i nuovi comprimari, comincia il suo viaggio negli inquietanti spazi di The Sprawl. La trama che fa da sfondo alla vicenda si sviluppa con insolita vitalità. L'incedere narrativo è ricco di colpi di scena, inattesi, mentre tutti i personaggi di Dead Space 2 sono a dir poco ossessionati dal Marchio. Motore di ogni cosa, simbolo di un potere alieno fuori parametro, la sua sagoma irretisce le menti di Isaac e degli altri. I fanatici di Unitology lo venerano come fosse un portale di contatto con la divinità interplanetaria, mentre il governo (lo sa bene chi ha giocato il primo episodio) è attratto dal suo potere, stuzzicato da una curiosità non solo scientifica. Per Isaac il Marchio è qualcosa di più: una cicatrice stampata nel cervello. Da eradicare, da rimuovere: come un virus letale che pulsa nella mente. Dead Space 2, nel suo incedere ricco di stravolgimenti e cambi di fronte, racconta il “pellegrinaggio rituale” del protagonista, impegnato ad affrontare paure ed ossessioni. Il plot si integra perfettamente con il fluire dell'avventura, che resta quasi tutta da giocare, senza tempi morti. Bastano sequenze rapide, Quick Time Event semplici, e gli incontri occasionali con gli altri sopravvissuti, per costruire un impianto narrativo efficace e piacevole. Nelle dodici lunghe ore che lo accompagnano fino all'epilogo, il giocatore riesce ad immedesimarsi ed affezionarsi al suo alter-ego, con cui condivide il desiderio di sopravvivere. Mentre le sue visioni arrivano di tanto in tanto a gettare un'ombra poco rassicurante su tutta la vicenda, su una realtà che sembra troppo cruda e troppo poco leggibile. A parte un lieve calo nella parte centrale dell'avventura, Dead Space 2 coinvolge dunque anche dal punto di vista emotivo e del racconto. Il protagonista, ritoccato nei tratti, abbandona il mutismo del primo capitolo ma non invade gli spazi riservati all'orrore: resta fragile, insicuro, oppresso. E sebbene alla produzione manchi su questo fronte la compiutezza artistica di altri grandi capolavori (l'espressività eccellente dei volti, la pienezza delle Cut Scene), le scelte registiche e l'impostazione globale paiono perfette per un prodotto che deve tenere l'utente coi nervi sempre tesi, incollato al Pad e mai rilassato. Al di là di qualche piccolo “vuoto” non colmato (ma le certezze sono sempre meno rassicuranti del “non detto”), la trama rappresenta dunque una delle eccellenze di Dead Space 2, che non si accontenta di seguire il canovaccio un po' prevedibile del predecessore, ma vivacizza tutto l'incedere e lo mescola opportunamente con gli elementi destabilizzanti di un incubo psicologico. Le sequenze finali, nonostante la loro propensione ad abbracciare i ritmi più serrati di titolo marcatamente Action, sono fra le più riuscite e deviate di sempre, e davvero resteranno impresse a fuoco nell'immaginario dei videogiocatori, come nuovo parametro di perfezione del racconto.
Ricombinazioni
Dead Space 2 - recensione - PS3 Dal punto di vista ludico, Dead Space 2 non rinnega la tradizione del suo predecessore. L'impostazione da Third Person Shooter torna di prepotenza, e le dinamiche di gioco ricalcano quelle del primo capitolo. Con qualche opportuna modifica, tuttavia, che le rende finalmente perfette. In molti, soprattutto per le dichiarazioni del team di sviluppo, temevano che il titolo avesse preso una deriva da Action Game, tradendo dunque le aspettative dei Fan. Fortunatamente così non è stato. Dead Space 2 è effettivamente più dinamico e ritmato nelle sparatorie, rispetto al primo lavoro dei Visceral Games. La reattività del Control System è aumentata: i movimenti di Isaac sono più rapidi, ed i cambi di arma avvengono con meno impaccio. Mirare e far fuoco, sfruttare le funzioni secondarie delle armi, è più naturale, ed in generale il protagonista sembra meno impacciato che in precedenza. Si moltiplicano anche gli approcci, fra arti da raccogliere con il modulo telecinetico, coi quali impalare poi i Necromorfi più aggressivi. Eppure, nonostante tutto, Dead Space 2 non compie lo stesso scempio dell’ultimo Resident Evil, e non tradisce la filosofia alla base del genere. Sarà che i passi del protagonista sono ancora incerti, che la corsa non basta per allontanarsi senza pensieri dalle minacce. Oppure l’evidenza che stavolta il team di sviluppo abbia giocato sul numero e sull’intelligenza dei nemici, o sulle loro spaventose dimensioni. Fatto sta che il giocatore non si sente mai al sicuro, ed una costante inquietudine procede al suo fianco. Corridoi stretti, scorci poco rassicuranti, rumori oppressivi ed insidiosi. L’atmosfera di Dead Space, la sua anima nera e corrotta, sono rimaste fortunatamente intatte. Anzi, l'incubo di Visceral Games è ancora più buio e tetro. Anzitutto perchè, già a livelli di difficoltà moderati, il munizionamento non è certo abbondante, e spesso il giocatore si trova a dover sfruttare emergenze da cardiopalma. Recuperare gli aculei ossei dei Necromorfi, lance metalliche improvvisate, acuminati frammenti di vetro, diventa un'urgenza ossessionante. I più abili a sfruttare l'ambiente saranno quelli che sopravviveranno con più facilità: un colpo sferrato con precisione chirurgica basta per menomare un avversario e trasformare il suo arto in un'arma mortale. Decapitare uno degli “striscianti”, piccole aberrazioni rigonfie di pus velenoso, significa avere l'opportunità di raccogliere il suo corpo, per usarlo poi come bomba contro gli altri avversari. Accorgimenti del genere non travisano la filosofia del prodotto, ma rendono gli scontri più vivi, creativi. Dal punto di vista ludico, queste novità sono una manna dal cielo, per un titolo che non ha voluto adagiarsi sugli allori, ed ha saputo reinventarsi restando nel solco tracciato dal suo predecessore. L'introduzione di nuove armi si muove nella stessa direzione, così come la comparsa di altri Necromorfi, più aggressivi, temibili. Assolutamente destabilizzanti, ad esempio, i rari incontri con i “Cacciatori”. Dalle fattezze di Raptor famelici, gli Hunter si divertono ad insidiarvi e stuzzicarvi, preda dei loro rastrellamenti collettivi. I Cacciatori si nascondono dietro i colonnati, dietro ai container, e sbucano solo per un attimo prima di caricarvi a testa bassa. Un colpo, e poi tornano di nuovo nell'ombra. Si muovono, emettono strane grida che sembrano segnali. Sono un vero e proprio incubo, l'ossessione dei videoplayer più nervosi.

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Dead Space 2

Disponibile per: PS3 | XBOX 360 | PC
Genere: Survival Horror
Sviluppatore: Visceral Games
Distributore: Electronic Arts
Data di Pubblicazione: 28/01/2011
Dead Space 2
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