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Double Dragon II: Wander of the Dragons > Recensione
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Double Dragon II: Wander of the Dragons - Recensione

Inviato il da Lorenzo "Kobe" Fazio
Certi giochi, evidentemente, vengono pubblicati con un unico intento: dimostrare empiricamente agli aspiranti sviluppatori come non dovranno fare il loro lavoro. Non si spiegherebbe altrimenti l’esordio su Xbox Live di questo vero e proprio incubo ad occhi aperti che risponde al nome di Double Dragon II: Wander of the Dragons. Del resto dopo il piacevole Double Dragon Neon, prodotto tutt’altro che eccelso ma comunque in grado di rendere onore al lontano e ideale progenitore, ci eravamo illusi che la formula potesse addirittura perfezionarsi.
E invece no: Gravity Corporation, con la complicità del proprio publisher, impacchetta un prodotto orrendo, indifendibile, indigeribile in ogni suo ambito. Un capolavoro della deformità videoludica che tra qualche anno farà la gioia degli amanti del trash puro, maoggi intristisce i fan della saga e tutti coloro che non aspettavano altro che mettere le mani su un picchiaduro a scorrimento meritevole e ben confezionato.
Profanatori di vecchi classici
Double Dragon II: Wander of the Dragons - recensione - XBOX 360 Double Dragon II: Wander of the Dragons è un picchiaduro a scorrimento che riprende a grandi linee gli stessi personaggi e ambientazione che furono del grande classico pubblicato nel lontano 1987.
Billy e Jimmy Lee vivono la loro difficile vita in una New York distopica e dominata dal crimine, quando la situazione peggiora tragicamente con il rapimento di Marian (che in questo episodio è la sorella dei due protagonisti) per mano del prepotente Willy, leader di una delle bande più pericolose e violente della città. Come in passato, non aspettatevi un plot ben sviluppato: il tutto si riduce a uno scialbo e brevissimo video iniziale e ad un altrettanto sbrigativo e insipido filmato a fine avventura.
Analizzato l’aspetto più riuscito del prodotto (il che la dice lunga su ciò che vi aspetta continuando a leggere la recensione), passiamo al gameplay.
Il compito dei fratelli Lee è rimasto pressoché identico anche in questo improponibile e improbabile sequel: attraversare una serie di ambientazioni abbattendo ogni singolo sgherro che gli si para davanti, boss compresi, affidandosi al Sou-Setsu-Ryu, fittizia arte marziale utilizzata dal duo.

Le mosse disponibili sono relativamente poche, ma sulla carta sufficienti per venire a capo di ogni situazione. Gli attacchi base sono due (pugni e calci) e possono essere potenziati grazie alla pressione di uno dei due trigger. Con un pulsante si salta, con un altro si attiva la parata e schivata, la Y serve per raccogliere oggetti da terra come mazze di legno, un dorsale serve infine per colpire i nemici che sopraggiungono alle vostre spalle. Un control scheme piuttosto semplice insomma, peccato che all’atto pratico ci si scontri con il primo dei grandi problemi che affliggono Double Dragon II: Wander of the Dragons: l’assoluta imprecisione del sistema di controllo. Nella migliore delle ipotesi l’avatar si muoverà con colpevole ritardo rispetto al comando impartito, nella peggiore lo ignorerà totalmente costringendovi a una furiosa pressione dei pulsanti, tramutando buona parte dell’esperienza in un perenne button mashing becero e avvilente.
Questo basterebbe già al novanta percento dei videogiocatori per reputare questo picchiaduro a scorrimento un prodotto tremendo, ma i ragazzi di Gravity Corporation sono riusciti persino a fare di meglio (cioè di peggio). Ricordate la ferrea meccanica del gioco originale che voleva che si potessero colpire solo i personaggi posti sullo stesso piano? Grazie a questa semplice regola, il videogiocatore da una parte era costretto ad affrontare i nemici con tempismo perfetto, calcolando costantemente la distanza dall’avversario, dall’altra aveva la garanzia di non poter essere colpito da più di due lati. Gli sviluppatori, evidentemente presi dalla foga di regalare intelligenti innovazioni alla saga, hanno ben deciso di accantonare questo dettame, rendendo l’attacco possibile a trecentosessanta gradi. Se a una prima analisi questa feature può sembrarvi un onesto e dovuto passo verso la modernità, cambierete totalmente idea quando vi ritroverete un avatar totalmente impacciato, lento e incapace di destreggiarsi nelle situazioni di accerchiamento. Gli avversari, infatti, per quanto mossi da una I.A. ridicola, non perderanno occasione per attaccarvi da tutte le parti, con il risultato di rendere vana sia la difesa, che funzionerà solo in una direzione, sia l’attacco alle spalle. La situazione peggiora ulteriormente quando ci si accorge che una volta atterrati potrete essere costantemente colpiti, con tanto di effetto “palla da basket”, senza avere la minima possibilità di evitare le offensive o rispondere a tono. Soprattutto con i boss di fine livello, il tutto diventa tremendamente frustrante, visto che sarete costretti a guardare la vostra morte senza avere alcuna possibilità di interagire in qualsiasi modo.

A poco servono le mosse speciali (attivabili distruggendo le statue presenti nei livelli) o le armi, come mazze o coltelli, che raccoglierete di tanto in tanto: Double Dragon II: Wander of the Dragons resta noioso nei suoi momenti più riusciti, frustrante per la maggior parte del tempo.
Anche il comparto grafico-sonoro rende giustizia all’indecenza generale di cui questo gioco è evidente manifesto. Il frame-rate singhiozza costantemente, le texture sfigurerebbero anche sulla vecchia Xbox, le animazioni lasciano a desiderare, la palette di colori dipinge scenari scontati e privi di carattere. Si salvano giusto un paio di canzoni, ma anche il sonoro è assolutamente anonimo se non fastidioso.
Inutile parlare di longevità. Solo i veri masochisti o chi ha perso qualche scommessa con gli amici sarà spinto a completare i 15 livelli che compongono l’avventura. Non manca il co-op, solo in locale, ma se la quasi totalità dei videogiochi guadagna in divertimento quando fruito con un amico, in questo caso il martirio diventa appena più sopportabile. Per dovere di cronaca vi segnaliamo anche la modalità Survival, che vi imporrà di resistere a più ondate nemiche possibile, ma è inutile dire che solo i più temerari esploreranno anche questa voce del menù.
Double Dragon II: Wander of the Dragons è un gioco che non dovrebbe esistere. Anche se fosse distribuito gratis ci guarderemmo bene dal consigliarvi di investire qualche minuto in compagnia di un prodotto così indifendibile da qualsiasi punto di vista.
Inutile cercare scuse: dal combat system al comparto grafico nulla può essere salvato.
Fate dunque un favore all’industria videoludica: non acquistate neanche per scommessa questo improbabile sequel di Double Dragon.
VOTOGLOBALE3
Lorenzo "Kobe" Fazio ama il basket, o per meglio dire i Los Angeles Lakers, l’Hip Hop e il teatro. Dopo aver rincorso la carriera del finto regista, dal 2007 si spaccia anche per finto esperto di videogiochi scrivendo su Everyeye.it. Lo appassionano le belle storie e gli stili visivi ricercati. Cercatelo su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

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Double Dragon II: Wander of the Dragons

Disponibile per: XBOX 360
Genere: Picchiaduro a scorrimento
Sviluppatore: Gravity Corporation
Distributore: Distribuzione digitale
Publisher: Cyberfront Korea Corporation
Costo Digidelivery: 9,99 €
Pegi: 12+
Lingua: Inglese con Sottotitoli in Italiano
M. Cooperativa: Multiplayer Cooperativa Offline
Data di Pubblicazione: 05/04/2013
Double Dragon II: Wander of the Dragons
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9 voti
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ND.
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