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Dragon Age: Origins > Recensione
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Dragon Age: Origins - Recensione

Inviato il da Francescostefano ''IoriYagami'' De Ponti
Sarà per semplice praticità, sarà perchè oramai sono entrate nel comune utilizzo della nostra lingua (segni del tempo e delle mode, ci verrebbe da pensare), ma le sigle sono diventate il carattere distintivo per poter etichettare in pochissime lettere un prodotto appena uscito sul nostro fiorente mercato videoludico. Fra i primi acronimi comparsi nel dizionario dell'intrattenimento elettronico non possiamo non citare l'Rpg, abbreviazione di Role Playing Game, un genere che nel corso del tempo ha subito una trasformazione decisamente radicale. Nati dalla voglia di mettere a schermo le vicende tratte dal capostipite del gioco di ruolo cartaceo (ossia Dungeons'n'Dragons) i primi esempi del genere erano dei prodotti di nicchia, quasi elitari per la loro complessità e staticità, tanto da essere bollati come “giochi per secchioni”. Effettivamente il doversi districare fra "millemila" menù in inglese, la staticità dell'azione, la qualità tecnica non eccelsa (l'hud a schermo di molti titoli era estremamente invasivo) dei vari Eye Of The Beholder era un po' l'altra faccia della medaglia del colorato ed adrenalinico mondo di Mario e Sonic. Il procedere storico, in cui è rigoroso annoverare la nascita della branca dei Jrpg (in cui Final Fantasy è l'esempio più lampante da citare) e un sempre maggiore interessamento da parte della comunità di giocatori (oramai esponenzialmente cresciuta) suggerì agli sviluppatori di Orpg (il nuovo acronimo per indicare i titoli di stampo Occidentale) di dover intraprendere una nuova strada per poter espandere gli introiti dei loro prodotti. Il punto di svolta avvenne nel 1998 quando Bioware lanciò sul mercato Personal Computer Baldur's Gate, il titolo che, grazie alle sue innovazioni in ambito sia tecnico che di gameplay, rivoluzionò letteralmente il genere e lo elevò a fenomeno di massa. Il successo del gioco (e dei relativi seguiti) portarono i talentuosi ragazzi canadesi ad essere dei veri e propri punti di riferimento per il settore, come testimoniano fra le altre cose gli incredibili dati di vendita dei loro prodotti: oltre al già citato Baldur's Gate, Neverwinter Nights, Star Wars: Knights of The Old Republic e il più recente Mass Effect sono tutti titoli iscritti di diritto nell'album della storia videoludica. Non stupisce dunque l'attesa spasmodica per l'ultimo nato in casa Bioware: stiamo parlando di Dragon Age: Origins. Eccoci dunque finalmente giunti al capolinea, pronti ad analizzare in ogni singolo aspetto il titolo che da molti (ivi compresi alcuni programmatori della stessa Bioware) è stato additato come l'erede spirituale del già citato “smash hit” Baldur's Gate.
 
I've got soul, but I'm not a soldier
Immergersi in un mondo fantasy medievaleggiante, facendo immedesimare il giocatore nel ruolo da esso scelto e invogliandolo ad addentrarsi in una storia che potrebbe scadere in elementi ridondanti è uno dei temi caldi e difficili da affrontare, quando si vuol mettere in piedi un gioco di ruolo degno di questo appellativo. Bioware decide di intraprendere per il suo Dragon Age una strada sotto molti aspetti simile a quella già ammirata in Mass Effect e diametralmente opposta ai canoni impartiti da Beteshda con i suoi prodotti. In Dragon Age, nel cui titolo campeggia la parola Origins, ci viene data la possibilità di calarci nei panni di sei distinti personaggi, ciascuno con la sua storia ben delineata, e di arricchire l'esperienza con alcune sfumature che, pur non sovvertendo in maniera evidente il plot narrativo, riescono a dare quel tocco in più per aumentare i valori di attrattività ed immersione. Nello specifico, dopo aver assistito ad un breve filmato in cui viene esposto l'antefatto della prossima guerra che sta per abbattersi sul nostro universo parallelo, dovremo plasmare il nostro alter ego virtuale, scegliendo fra sesso, razza (umani, elfi, nani), classe di combattimento (guerriero, ladro, mago) ed, infine, la nostra origine. E proprio grazie a questo mix, all'apparenza talmente semplice da attuare, che Dragon Age vien fuori con una personalità ed un carisma che pochi altri titoli hanno denotato ultimamente: nonostante il mondo fantasy in cui ci avventureremo sia, per stile e concetto, piuttosto stereotipato e derivativo, dopo qualche ora di gioco verrà fuori l'enorme lavoro messo a punto per conferire a ciascuna razza/fazione/abitante di una certa zona la propria personalità, la quale andrà sovente in disaccordo sia con quella del nostro personaggio giocante che con quella dei membri del party in viaggio con noi. Dialoghi in cui l'accecante fede religiosa va a cozzare con la scienza e il misticismo di un mago, o situazioni in cui l'arrivismo di un guerriero prezzolato non conceda sconti ad un povero contadino in cerca d'aiuto sono solo due esempi delle tante scene alle quali assisteremo durante l'avventura. Oltre ciò buona parte delle discussioni che avremo con i nostri interlocutori rifletteranno le loro idee in merito alle scelte fatte in precedenza: cavalieri donne o maghi elfi susciteranno la curiosità e lo stupore degli abitanti del luogo, i quali non mancheranno occasione per rimarcare le loro perplessità su certe nostre scelte ed idee. E qui entra in gioco il secondo fattore distintivo di Dragon Age, ossia la personalità ed il carattere del nostro avatar, fattori enfatizzati anche dal sistema di risposte mutuato da Mass Effect: si può scegliere, nel corso di un dialogo, di mantenere il profilo basso della persuasione oppure aggredire verbalmente (e, in certi casi fisicamente) chi ci si para di fronte, sortendo così differenti reazioni, a tutto vantaggio della varietà di situazioni. Screzi che avverranno puntualmente anche all'interno del party di avventurieri al nostro fianco, costringendoci così sia a mediare alcune spigolose situazioni, sia a eventualmente scacciare (o addirittura uccidere, in base al nostro approccio di gioco) qualche avventuriero; questione diametralmente opposta invece nel caso di ottimi rapporti interpersonali, grazie a cui imbastiremo anche relazioni amorose con tanto di rapporti sessuali. Aggiungiamo a questa descrizione la peculiare diversificazione delle tre razze, con particolare riferimento sia agli elfi, i quali nell'ottica del mondo di Dragon Age sono ridotti a esseri viventi dediti al banditismo ed usati dagli umani come schiavi o servitori, che ai nani, popolo scontroso, diviso in caste ed assetato di potere.
Il quadro finale che ne viene fuori è dunque un dipinto dai molteplici toni e dalle quasi infinite sfaccettature, in grado di alternare situazioni facete a momenti drammatici, battaglie intense e cruente a momenti di calma di fronte al falò dell'accampamento. Un mondo in cui la distinzione fra bene e male è flebile quanto la fiammella di speranza che alberga nei cuori dei suoi abitanti, ed in cui lo scendere a compromessi è molto più importante del restare fedeli a certi utopistici ideali.

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Dragon Age: Origins

Disponibile per: XBOX 360 | PC | PS3
Genere: Gioco di Ruolo
Sviluppatore: BioWare
Distributore: Electronic Arts
Pegi: 16+
Lingua: Inglese con Sottotitoli in Italiano
Data di Pubblicazione: 06/11/09
Dragon Age: Origins
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wedoitbetter
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Dragon Age: Origins un solido esponente del genere gdr ad ambientazione fantasy. Il gioco ci vedr prendere i panni di un eroe ( possibile sceglier...[Continua a Leggere]
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Krokgard
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