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Goldeneye: Reloaded - Recensione

Inviato il da Lorenzo "Kobe" Fazio
Ben prima che Halo: Combat Evolved sdoganasse ufficialmente e definitivamente gli FPS su console, ci aveva già pensato un altro videogioco a dimostrare come il genere potesse funzionare più che bene anche senza mouse e tastiera, lontano dai lidi PC. Il mai troppo lodato GoldenEye dell’allora infallibile Rare, squarciò letteralmente qualsiasi pregiudizio, diventando a ragion veduta uno dei capolavori dell’epoca, tutt’ora citato con estremo clamore quando i discorsi tra videogiocatori si fanno nostalgici e pescano nel glorioso passato delle loro vecchie console.
Praticamente un anno fa esatto, Activision ebbe la brillante idea di rispolverare quell’antico manufatto videoludico, pubblicando sempre su piattaforma Nintendo un nuovo 007 che pretendeva di essere un remake della produzione Rare. Diversamente però da quanto accaduto ai vari Resident Evil, non si trattava dello stesso gioco aggiornato graficamente e potenziato da qualche contenuto extra. Si trattava di un titolo ex-novo che recuperava, molto vagamente, qualche ambientazione e ne riproponeva il feeling, anch’esso però infarcito del doppio del piombo e delle esplosioni.
Ciò che ci troviamo oggi a recensire è il remake per Xbox 360 e PS3, di quel GoldenEye 007 uscito un anno fa su Wii. Si tratta insomma del remake del rifacimento dell’originale per dirla in altri, e forse più complicati, termini.
Recuperate la licenza di uccidere e ritirate fuori lo smoking dall’armadio: è tempo di sventare l’ennesima minaccia terroristica e di flirtare con qualche ignara e splendida Bond-girl.
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Goldeneye: Reloaded - recensione - XBOX 360 Rispetto all’edizione per Wii, GoldenEye 007: Reloaded aggiunge ben poco. Una sotto-modalità multiplayer, un pacchetto missioni che strizzano l’occhio a quelle che accompagnano la campagna in single player dei vari Modern Warfare e, ovviamente, un restiling grafico per adattare il titolo agli standard delle console HD. Chi ha già avuto il piacere sulla bianca console Nintendo quindi, avrà ben pochi incentivi per riacquistarlo e rigiocarselo tutto d’un fiato.
Al contrario i neofiti che, seppur non trovandosi di fronte a un capolavoro, potrebbero dargli più che una semplice chance, soprattutto se fan dell’agente segreto britannico.
Che ci troviamo nel 2011 e non nel lontano 1997, non ce lo ricorda solo la presenza del modello poligonale di Daniel Craig, al posto dell’indimenticabile Pierce Brosnan nei panni di 007. La campagna in single player infatti, è totalmente diversa da come se la possono ricordare tutti coloro che hanno giocato al GoldenEye del Nintendo 64.
La trama, pur rifacendosi sempre alla pellicola di cui porta il nome, entra molto più nello specifico rispetto all’anziano collega e si prende persino la libertà di inventarsi qualche dettaglio e location. Non cambia, naturalmente, il plot preso nella sua interezza: a partire dall’assalto alla base russa di Arkhangelsk in compagnia di 006, verrete in seguito incaricati di distruggere il GoldenEye, un satellite capace di paralizzare qualsiasi sistema informatico in tutto il mondo. Permane quindi una costante sensazione di dejà-vu, come quando ad esempio dovrete calarvi nei bagni del sopracitato complesso, ma è impossibile anche solo cercare due ambientazioni identiche.
La distanza dal genitore poi, aumenta ulteriormente quando si analizza il gameplay, per quanto anche in questo senso, si riscontri uno strano e piacevolissimo alone retrò.
Stealth o stile Rambo?
I vantaggi del Move
Se su Xbox 360 il sistema di controllo è assolutamente classico, su PS3 sarà facoltativamente possibile sostituire il Dualshock 3 con Move e Navigation Controller. Poco a sorpresa, similmente a quanto accaduto su Wii, il motion controller si comporta più che degnamente, impreziosendo ulteriormente l’esperienza. Chi ha la possibilità insomma, deve giocare GoldenEye 007: Reloaded su PS3 affidandosi al Move.
La maggior forza di GoldenEye 007: Reloaded consiste proprio in questo: il suo essere moderno, ma al tempo stesso proteso verso un’epoca in cui i giochi si facevano in modo diverso, per un pubblico diverso. Ma laddove si potrebbe parlare di anacronistica nostalgia, ciò che si ottiene è semplicemente e genuinamente un divertimento atipico, tanto vicino a quello che se ne trae da un Modern Warfare a caso, quanto distante.
In questo senso il debito di Eurocom a Rare è facilmente individuabile. Esattamente come accadeva svariati anni fa, due saranno gli approcci con cui potrete affrontare qualsiasi livello: uno più stealth, l’altro più sfrontato e a pistole spianate. A sorprende più di tutto è l’abilità con cui gli sviluppatori suggeriscono al videogiocatore l’alternarsi dei due diversi modi di ingaggiare i nemici, grazie a un level design originale al punto giusto e all’intrusione, mai eccessiva, di eventi scriptati.
Capita insomma che lo sgombro di forze nemiche di un atrio sia possibile entrando dall’ingresso principale, cosa che scatenerà una furiosa sparatoria, oppure sgattaiolando attraverso un condotto d’aerazione per sorprenderli alle spalle ed eliminarli uno ad uno, grazie alla pistola silenziata e mortali mosse corpo a corpo. Se avrete quasi sempre possibilità di scelta, in certi frangenti dovrete giocoforza sottostare al copione imposto da Eurocom: inutile nascondersi quando un’intera base è già stata allertata della vostra presenza, inutile cercare di avere la meglio con la forza su quel numeroso manipolo di guardie ultra-equipaggiate e dotate di una mira fuori dall’ordinario.
Salvo questi rarissimi momenti di costrizione, il gameplay si fa apprezzare per la sua estrema malleabilità, anche se con l’aumentare del livello di difficoltà, l’approccio stealth venga maggiormente premiato.
A impreziosire ulteriormente l’esperienza ci pensano poi un paio di feature estremamente azzeccate. Innanzitutto l’arsenale a disposizione. Tra pistole, fucili e mitragliatori ci sarà solo l’imbarazzo della scelta. Come se non bastasse, della stessa arma esistono diverse varianti ora provviste o sprovviste di fuoco secondario, silenziatori e mirini sempre più precisi. Spesso maledirete il fato per non avervi dotato della bocca di fuoco giusta, al momento giusto o, al contrario, ringrazierete gli dei per essere equipaggiati dello strumento di morte più adatto alla situazione che vi trovate a fronteggiare.
In ambito gadget bondiani, merita una nota a margine lo smartphone che fa tanto 2011 e poco 1997. Tramite questo strumento non solo potrete scattare foto, utili per completare gli obbiettivi secondari, ma avrete anche modo di bypassare i vari sistemi di sicurezza dei nemici. Se spesso tutto ciò si limita a rispettare un copione già scritto, capiterà raramente che potrete facoltativamente sfruttare questo gadget a vostro vantaggio. Manomettendo una mitragliatrice piazzata, ad esempio, potrete fare piazza pulita dei nemici senza sporcarvi lo smoking.
Infine, l’ultima feature che merita di essere citata, riguarda la distruttibilità di alcuni elementi dello scenario. Va da sé che questa caratteristica sia ormai uno standard del genere, ma desta almeno inizialmente un po’ di sorpresa vedere la propria copertura, reputata inespugnabile, andare in frantumi con qualche ben mirato colpo di fucile. Ciò rende incredibilmente più dinamico ogni scontro a fuoco, costringendovi a muovervi di continuo e ad affinare riflessi e capacita decisionali.
Non mancano, purtroppo, aspetti meno convincenti, che ridimensionano un quadro altrimenti esaltante fino a qui.
Per prima cosa l’I.A. dei nemici non convince fino in fondo. Non sono rari i casi in cui vi affronteranno a viso aperto, noncuranti di coperture o della possibilità di spostarsi di un millimetro rispetto alla posizione presieduta. Inoltre, sebbene siano in grado di stanarvi tramite accerchiamenti e fiancheggiamenti, raramente sfrutteranno intelligentemente la loro superiorità numerica. Ciò che però risalta maggiormente è la relativa incapacità di accorgersi di voi, quando adotterete un approccio stealth. Non solo spesso resteranno indifferenti all’eliminazione di un compagno a pochi metri o della distruzione delle telecamere di sorveglianza, ma la sparizione nel nulla dei cadaveri nemici, è una cosa che potevamo accettare nel 1997, ma non oggi.
Come se non bastasse, per quanto Eurocom si sia preoccupata di riempire di tritolo l’intera avventura, il pathos e l’adrenalina che vogliono trasmettere le fasi più concitate, non riusciranno minimamente a reggere il passo con il complesso scenografico visto nei recenti Modern Warfare 3 e Battlefield 3.
Si tratta di limiti e difetti che fanno sentire il loro peso, ma che non impediscono comunque al videogiocatore di divertirsi e appassionarsi. E’ vero che i nemici sembrano essere messi lì proprio per farsi riempire di piombo, ed è vero che risultino eccessivamente stupidi a non accorgersi della sparizione dei propri compagni, ma quest’aria, vagamente arcade, che soffia sulla produzione la distingue dai due blockbuster appena citati e regala al gioco un vago sapore retrò che la avvicina davvero a quel GoldenEye di tanti anni fa.

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Goldeneye: Reloaded

Disponibile per: XBOX 360 | PS3
Genere: FPS - Sparatutto in Prima Persona
Sviluppatore: Eurocom
Distributore: Activision-Blizzard
Pegi: 16+
Lingua: Tutto in Italiano
M. Online: Multiplayer online fino a 16 Giocatori
M. Offline: Multiplayer offline fino a 4 Giocatori - SplitScreen
Sito Ufficiale: Link
Data di Pubblicazione: 04/11/2011
Goldeneye: Reloaded
6.5
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21 voti
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ND.
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