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Halo 3 - Recensione

Inviato il 26/09/2007 da Redazione
Halo 3 - recensione - XBOX 360 Scorporare l’analisi critica di un’opera tanto agognata come Halo 3 non rientrava certamente nelle previsioni editoriali di Everyeye. Eppure, così sarà. Perché nemmeno la pianificazione più certosina poteva ipotizzare una simile opulenza videoludica, che alla prova dei fatti si rivela incontenibile nell’involucro d’un unico articolo.

Il capitolo conclusivo della trilogia principiata sul primo Xbox (2001) non stravolge il mercato del divertimento interattivo con filosofie di gioco impensabili, né tenta di imporsi ostentando una sterile superiorità tecnica. Al contrario, gioca la carta del bilanciamento di ogni singola componente del gameplay che, collimando l’un con l’altra, materializzano un mosaico ludico quasi privo di incertezze o sbavature. Confidando nella bontà estrema delle meccaniche dei precedenti capitoli, Bungie ne ha estratto il nettare che le rendeva così magicamente equilibrate, iniettandolo in un contesto decisamente più grande, più organico, più immersivo. Così, dalle schermaglie di Halo e Halo 2, veniamo di colpo catapultati in una guerra immane dagli esiti incerti i cui nuovi teatri sono campi di battaglia enormi, per proporzioni e ardite scelte di design, capaci di accogliere al loro interno una moltitudine sterminata di soldati (alieni e umani), velivoli e mezzi corazzati, in un tripudio stilistico degno d’un vero e proprio colossal. Perché alla fine del processo di doviziosa rifinitura operato dagli sviluppatori, quello che rimane è un prodotto coraggioso, che non tenta di reinventare sé stesso snaturandosi, bensì concludendo compiutamente un discorso espressivo iniziato sei anni fa.
Finish the fight.
Il plot narrativo non lascia spazio a dubbi di sorta sulle intenzioni dei designer di voler chiudere, in modo perentorio, le tante porte spalancate dagli intrecci dei primi due episodi. La guerra civile che dilania la società dei Covenant; il ruolo del Profeta della verità e dell’Arca; il destino di Cortana; la duplice minaccia dei Brute e dei Flood; l’accordo stipulato dagli umani con gli Elite ribelli; il futuro della Terra. Ogni dettaglio della sceneggiatura dei precedenti episodi viene affrontato e portato alla degna conclusione. Del resto, come gli stessi sviluppatori hanno avuto modo di dichiarare, le loro intenzioni prevedevano che la conclusione della trama avvenisse addirittura nel secondo episodio. Sono stati degli errori di gestione del progetto che hanno prolungato la guerra di Master Chief. Ed è probabilmente la stessa proporzione della sceneggiatura che oggi intacca il valore del comparto narrativo: se è vero che non si trovano tagli né forzature nella precisa allocazione di tutti gli elementi, spesso si ha l'idea che l'intreccio risulti eccessivamente complesso e, a tratti, fumoso. Le proporzioni fra i vari “particolari” della trama non sono sempre rispettate: su alcuni dettagli marginali la narrazione si sofferma più volte, quasi a volerli diluire per allungare l'esperienza di gioco, su altri glissa senza troppi problemi. Ma è soprattutto la qualità delle cut-scene che non convince: su di esse gravano scelte di regia tutt'altro che pregevoli, e le sequenze in real time appaiono prive di quel pathos che invece caricava le scene dei precedenti capitoli. Persino il personaggio di Chief è meno caratterizzato, privato della distaccata ironia dei vecchi capitoli e della sua spalla fedele (Cortana). Poco male: fortunatamente a fare da contraltare a queste carenze troviamo una serie di situazioni In-game davvero coinvolgenti, epiche, entusiasmanti. L'avventura di Chief trascina il giocatore direttamente verso un finale memorabile e sentito (sebbene classicissimo). Di Halo 3 resterà per sempre l'idea di una grandiosità epica, che immerge l'utente in un conflitto di proporzioni vastissime: questa è la marca distintiva del prodotto Bungie, la sua vera originalità.
Una grandiosità che come annunciato poc’anzi è mediata anche e soprattutto dall’abbondanza delle forze che si dispiegano sullo schermo. Allo spropositato numero di nemici e di veicoli terrestri fa eco la presenza nel cielo dei più disparati mezzi volanti, dai Banshee agli Hornet (velivoli a decollo verticale, dotati di mitragliatrice e missili a ricerca termica) fino ad arrivare agli storici Pelican (quest’ultimi non utilizzabili). Una tale quantità non è certamente fine a se stessa, e rientra a pieno titolo nella rivisitazione del gameplay condotta da Bungie, al fine di renderlo più variegato e coinvolgente. Le soluzioni tattiche concesse dai mezzi non sono più marginali come nelle precedenti incarnazioni e diventano, se non preponderanti, comunque fondamentali nell’economia di gioco.
The Fight is Over
Halo 3 - recensione - XBOX 360 La parola chiave alla base del gameplay di Halo 3 è equilibrio. Perché in linea di massima non esiste un approccio tattico predefinito o vincente, bensì ne coesistono diversi con le medesime percentuali di riuscita. Disintegrare un temibile Wraith, per esempio, è una questione che richiede istinto e sconsideratezza, ma nel contempo anche una discreta dose di riflessione tattica: è possibile minarlo, sabotarne il punto debole celato tra gli scarichi posteriori, polverizzarlo con una cannonata ben assestata dello Scorpion o anche accerchiarlo con il fido Warthog mitragliandolo senza pietà.
E' del resto questo aspetto -un approccio sfaccettato e poliedrico- la vera sostanza di Halo 3: tale nuova frontiera è raggiunta soprattutto grazie ad una rivisitata struttura degli schemi (più aperti rispetto al secondo episodio) e all'impiego degli alleati. Infatti le aggiunte ai contenuti (nuove armi e nuovi veicoli) giocano, come vedremo, un ruolo leggermente marginale. Tra le nuove entrate sono sicuramente da segnalare il devastante Brute Chopper, armato con mitragliatrici invero letali ed in grado, attivando la roboante propulsione anteriore, di ribaltare letteralmente e con estremo piacere i veicoli più leggeri (Ghost su tutti), nonché il velocissimo Mongoose, quad che fa della rapidità di spostamento su qualsiasi terreno il proprio vessillo (è sprovvisto di armi). Anche le sezioni appiedate beneficiano di un arsenale altamente soddisfacente (sia lodato il martello gravitazionale), e di una rivisitazione concettuale mirata a rendere più bilanciate alcune bocche da fuoco (Sniper e Battle Rifle su tutti, che vedono ridotto il loro “Fire Rate”), nonché a scoraggiare l'utilizzo di due armi contemporaneamente. Si devono citare inoltre alcune novità apparentemente più corpose. In primo luogo la possibilità di sradicare le torrette dai loro basamenti, il cui utilizzo in una spiazzante visuale in terza persona fa sobbalzare chi desidera uno spin off della saga lontano dalla scuola FPS. A fare da contraltare alla loro imbarazzante capacità distruttiva si ergono il peso e la scomodità di trasporto, che impediscono dei movimenti celeri e repentini. In seconda istanza è da sottolineare anche l’allargamento dell’equipaggiamento (tasto X) in dote a Master Chief, che ingenera una sostanziosa diversificazione delle azioni offensive. Dai diversi tipi di granate (Spike e Incendiaria), allo scudo a bolla (funzionale solo se il nemico si astiene dal penetrarvi all’interno), dalle mine ad innesco ai razzi luminosi che acciecano gli avversari. Nella realtà dei fatti queste aggiunte risultano funzionali soprattutto nel multiplayer, laddove l'esperienza in singolo vede ridotto il loro utilizzo a situazioni particolarmente intricate o, in casi particolari, contestualmente alla morfologia delle ambientazioni. Insomma, l'idea che si fa strada dopo ripetute sessioni di gioco è quella che Halo 3 sia un prodotto ottimo, ma forse troppo “uguale a se stesso”. Le innovazioni strutturali dal punto di vista del gameplay sono davvero limitate. Fortunatamente da una ripresa così mirata dell'eredità della serie, Halo 3 mutua anche un sistema motorio precisissimo (il migliore da questo punto di vista), perfettamente calibrato e con la giusta sensibilità, che permette notevoli virtuosismi ai giocatori esperti. Inoltre, si deve riconoscere che è proprio in questo terzo episodio che le meccaniche ludiche trovano la loro migliore collocazione. I livelli, infatti, oltre a miscelare con sapienza spazi aperti e chiusi, si rivelano frutti d’uno studio progettuale oculato, che ne tende a distribuire su più piani l’articolazione. Oltretutto, anche nelle aree più claustrofobiche la percorrenza di vie alternative è caldeggiata dalla loro stessa invitante presenza, che alimenta così lo spessore tattico dell’avventura. Peccato per il level design di alcuni degli schemi conclusivi, visivamente monotoni e abbastanza lineari. Una piccola “ammaccatura” in una struttura altrimenti perfetta, che fa di varietà e vastità i suoi punti di forza.

La sfida proposta dai dieci capitoli di Halo 3, già a livello normale, è impegnativa e ricca di risvolti che ne invogliano la rigiocabilità. Ma è solo ascendendo al terzo (su quattro) livello di difficoltà -eroico- che il dispiegamento dell’IA nemica esplode in tutta la sua brutalità. I Covenant non solo confessano un indice di aggressività davvero pungente, ma soprattutto agiscono in base a routine volte sia a preservarne la vita che a coglierci costantemente di sorpresa. I diversi tipi di Brute, per esempio, non sfruttano puramente la potenza delle proprie corazze o delle nuovi armi in dotazione (si pensi al loro lanciagranate, infarcito anche di una lama micidiale nel corpo a corpo), ma si coprono, tentano di ripiegare se in difficoltà e solo nei casi più disperati optano per l’approccio più ravvicinato.
In realtà ogni presidio è comandato da uno o più capi che impartiscono ordini stando nelle retrovie: alla loro morte solo i Grunt più codardi si disperdono, gli altri invece sembrano ricompattarsi come possono, cercando di indirizzarci verso nuove imboscate.
Il senso di tensione costante che ne deriva è palpabile. In uno scenario ambientato sullo sfondo in una futuribile diga, per esempio, diamo libero sfogo alla vocazione da “sniper” sfruttando il vantaggio di una posizione sopraelevata. La squadra (capeggiata dall’Arbiter, che ci spalleggerà per l’intero corso dell’avventura), avanza mentre noi garantiamo la copertura necessaria. Uno dei Brute al comando giace a terra: ok, è il momento, andiamo. Voi sopra, sul ponte che oltrepassa la diga, noi sotto, tra i tunnel. Giungiamo alle soglie d’un magazzino apparentemente isolato, mentre uno sparuto gruppo di Grunt si propone come il gioviale comitato di accoglienza, sparandoci da tergo senza tregua. Calma, calma, non spingete: ora entriamo. Dinanzi, notiamo con la coda dell’occhio un movimento fin troppo sospetto. Fin troppo veloce. Fin troppo violento. E’ il martello gravitazionale di un Brute. Ops. Checkpoint.
Per quanto eccelsa, l’IA dei propri compagni non potrà mai sopperire alla fantasia di un altro essere umano. Così come è stato con Gears of War, in definitiva, la modalità Campagna pulsa di nuova vita solo se affrontata in cooperativa (fino a quattro giocatori, online e offline: un giocatore nei panni del Capo, uno dell’Arbiter, mentre gli altri due prenderanno le fattezze degli Elite).

Halo 3

Disponibile per: XBOX 360
Genere: FPS Sparatutto in prima persona
Sviluppatore: Bungie
Distributore: Microsoft
Pegi: 16+
Pegi Descrittore: Violenza
Lingua: Tutto in Italiano
M. Online: Multiplayer online fino a 16 Giocatori
M. Cooperativa: Multiplayer Cooperativa Offline e Online
Sito Ufficiale: Link
Data di Pubblicazione:
XBOX 360: 26/09/2007   
Halo 3
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