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Limbo > Recensione
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Limbo - Recensione

Inviato il da Andrea Schwendimann
Un istante. Un respiro. Un battito. Passa molto poco dalla fine della nostra vita al risveglio dopo la morte. O almeno così sembrerebbe. Non sappiamo dove finiremo, ma sappiamo che la nostra sorellina non è più qui, è altrove, è dove i bambini non battezzati vanno dopo la morte: nel Limbo. E' qui infatti che finiamo, nel luogo di transizione tra il fiume Stige e le rive dell'Inferno, nell'innocente e ingenuo intento di salvarla da qualcosa più grande di noi. Si è suicidata solo poco tempo fa: dobbiamo trovarla e portarla via da questo luogo disperato.
 
Così si mise e così mi fé intrare nel primo cerchio che l’abisso cigne
Dalle premesse piuttosto macabre, Limbo è il primo vagito di una giovanissima software house che dopo ben sei anni di travagliato sviluppo è riuscita a sbarcare sulle console di casa Redmond. Deadplay games ha già vinto numerosi premi per il miglior titolo indie ad alcune fiere dell'anno passato proprio grazie a Limbo, un platform-puzzle game dall'ambientazione davvero inquietante. Già memori dell'esperienza fatta con lo splendido Braid l'anno passato e ribadita dal meno conosciuto ma altrettanto valido Henry Hatsworth per Nintendo DS, Limbo propone una formula minimalista di videogioco -dove nessun fronzolo o interfaccia separa il giocatore dal gameplay- mentre si risolvono enigmi dei più svariati, inseriti con astuzia nell'ambiente ludico. Controllando su due dimensioni il nostro innominato protagonista fanciullo, stilizzato nella sola ombra di sé stesso, affronteremo strani mostri e situazioni tanto inquietanti quanto surreali. I comandi sono semplicissimi e niente vi si aggiunge durante l'intero corso del titolo: croce o analogico per muoversi, A per saltare e X per interagire. Tanto è bastato a Deadplay Games per rinfrescarci la memoria su quanto contino le buone idee nello sviluppo di un videogame. Se in un primo momento Limbo pare un'avventura senza tempo, da gustarsi in ogni dettaglio e dotata di una narrazione solo accennata ma di grande impatto, ben presto ci accorgiamo invece che la sua struttura muta, orientandosi verso un'impronta più affine al puzzle game, ma strutturata come un itinerario lineare, ben preciso, che non lascia troppo spazio a molte divagazioni. Mentre procederemo nelle desolate e monocromatiche lande dell'oltretomba, incapperemo in diversi elementi che, se usati nel giusto ordine e al giusto momento, ci permetteranno di andare avanti nello schema. Le ambientazioni, pur cercando di variare dalla foresta iniziale, muovendosi verso un ambiente più urbano e decadente, fondamentalmente rimangono molto simili tra loro per tutta la durata del gioco. Comunque le casse, i tronchi, le corde, i fossi da superare e le creature da sconfiggere diventano ascensori, piastre ad inversione di gravità, enormi ingranaggi e strani marchingegni che fanno ruotare lo schermo. Un tipico puzzle di Limbo vedrà tutti gli elementi di un livello, magari unici e dunque che non risaltano subito all'occhio, convergere insieme verso la soluzione, sempre basata nella sostanza sul tempismo e sull'ordine corretto d'interazione di ciascun oggetto. Molte situazioni richiederanno anche l'uso del buon vecchio "pensiero laterale", e dunque dovremo interagire con gli stessi elementi usati in precedenza ma sempre in maniera diversa, e quasi mai direttamente nell'ordine in cui appaiono o nel luogo o per lo scopo a cui sembrano adibiti. Una fisica di gioco ben implementata, anche se semplice, svolge un ruolo cruciale nell'interazione e molte situazioni richiederanno un buon uso dei diversi elementi in congiunzione con essa. Procedendo per i diversi livelli, non separati da niente se non da un salvataggio automatico, si perde purtroppo il senso mistico di esplorazione dell'ignoto della spaesante e morbosamente fascinosa prima parte del titolo, mentre viene invece lasciato molto più spazio a situazioni estreme in cui con pochissimi elementi dovremo risolvere enigmi a prima vista impossibili. Questo, sia ben chiaro, non è né un pregio né un difetto di Limbo, ma riflette semplicemente la volontà degli sviluppatori di concentrarsi sul gameplay e non sull'impatto emotivo che la semplice trama suscita nel cuore del giocatore. La nostra opinione è che avremmo desiderato un'introspezione maggiore del personaggio e del mondo che attraversa, data la brusca fine del gioco e la totale mancanza di un qualsiasi indizio che potrebbe far riflettere sulle implicazioni del delicato concetto alla base del viaggio di Limbo. Peccato che al giocatore, una volta terminati gli schemi, non rimanga nient'altro che un grosso punto interrogativo irrisolto.
Arte in movimento
Limbo - recensione - XBOX 360 Lo stile grafico adottato è unico e molto particolare. La sostanziale bicromia che si sposta bruscamente dal nero al bianco da luogo ad un'atmosfera molto cupa, atipica per un titolo appartenente a questo genere. Gli ambienti sono definiti in ogni dettaglio e ben caratterizzati sin nel minimo particolare. Un primo piano molto scuro, dove si comanda il bambino, è accompagnato in parallasse da altri sfondi sfocati ma ben dettagliati anch'essi, dando luogo a scenari veramente di grande impatto. Gli effetti sono ben fatti per un titolo di questo tipo e giocano anch'essi ovviamente sul chiaro-scuro, con fasci di luce e illuminazioni molto ben congegnate e di grande atmosfera, o dettagli al limite del pixel (come le nuvole di fumo e gli spruzzi d'acqua). Il comparto sonoro è anch'esso minimalista, ma non per questo meno efficace del resto: le musiche sembrano provenire da artisti come Murcof o i Supersilent, con poche e lente note alternate da effetti sonori sporadici, che scandiscono il silenzio in una sinfonia ancestrale. Un grandissimo pregio di Limbo è anche quello di basare alcuni puzzle proprio su questi elementi di gioco -effetti sonori e sfondi- che ci aiuteranno a capire come passare un certo schema o quale elemento dovremo usare per primo. In definitiva Limbo è artisticamente eccelso, e ogni cosa risulta al proprio posto. Uno splendido viaggio onirico verso l'ignoto, che inizierà il 21 Luglio in esclusiva su XBLA (mentre non sono previste versioni per PSN e PC).
Il gameplay e il particolare feeling dolceamaro di Limbo garantiscono un'esperienza di gioco unica, mentre le situazioni proposte diventano sempre più difficili e ben ideate. La sinergia di tutti gli elementi di gioco, come la fisica e il sonoro che si amalgamano al gameplay, suscita un grande senso di soddisfazione e immersione, come da qualche tempo non ci accadeva per un titolo XBLA. I difetti di Limbo si possono riassumere solo nell'assenza di un qualsiasi tipo di trama (o di piccoli indizi che la suggeriscono) ed in una longevità piuttosto ridotta, complice una difficoltà nettamente inferiore rispetto al titolo di riferimento dei puzzle-platform -Braid- e nonostante gli obiettivi sbloccabili costituiscano una sfida del tutto a parte rispetto al principale scorrere del titolo. Limbo è comunque consigliato a tutti, senza restrizioni, data la sua originalità e la perfetta commistione di ogni aspetto del gioco. Un titolo che risulta davvero poetico ed emozionante, fino alla malinconica sequenza finale. Insomma, un conturbante e promettete esordio per Deadplay Games che si fa nuova pioniera di una qualità ludica e artistica di altissimo livello.
VOTOGLOBALE9
Andrea Schwendimann nasce smontando un 486DX e divorando qualsiasi videogame da allora in avanti. Non ha resistito a nessuna piattaforma, appassionandosi a qualsiasi genere, pur prediligendo gli FPS, gli action-adventure, gli RPG e l'hardware da gaming in ogni declinazione. Lo trovate su Facebook, su Steam e su Google Plus.

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Limbo

Disponibile per: XBOX 360 | PS3 | PC | PSVita | iPhone | iPad
Genere: Platform
Sviluppatore: Playdead
Costo iPhone: http://a17€
Lingua: Inglese con Sottotitoli in Italiano
Sito Ufficiale: Link
Data di Pubblicazione:
XBOX 360: 21/07/2010   
PS3: 20/07/2011   
PC: 02/08/2011   
PSVita: 05/06/2013   
iPhone: 03/07/2013   
Limbo
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7.9
ND.
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