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Max Payne 3 - Recensione

Inviato il da Andrea Vanon
Max Payne 3 è una delle produzioni recentemente più attese e chiacchierate all'interno di tutte le community videoludiche del mondo. Fattori scatenanti di questa massiccia attenzione mediatica, il cambiamento d’aspetto del protagonista, ora rasato (almeno per una parte dell’avventura) e leggermente sovrappeso, ed il nuovo setting: un’assolata São Paulo do Brasil. Gli opprimenti inverni del Jersey sono oramai lontani, così come il Max Payne in giacca di pelle nera che siamo tutti in grado d’identificare. La perdita dell’atmosfera Noir ha giocato in questi mesi un ruolo fondamentale nell’alimentare discussioni e critiche, che stanno facendo passare il day one di Max Payne 3 -previsto per il 18 Maggio- leggermente più in sordina di quanto non dovrebbe. Ad fomentare qualche altro dubbio, troviamo un comparto multiplayer nuovo di zecca; aggiunta a molti parsa superflua, anche a fronte delle buone (se non ottime) opinioni a seguito di svariate prove della stampa tutta.
Ognuna di queste considerazioni, siamo sicuri, svanirà in una bolla di sapone proprio questo venerdì, quando l’approdo agli scaffali dimostrerà l’immensa qualità di un titolo che abbiamo recentemente avuto modo di apprezzare nella sua versione completa. Preparatevi dunque: Max Payne è tornato!
 
L’Antieroe è Max Payne
L’intera vicenda, in Max Payne 3, è narrata dal protagonista come un lungo flashback; una riflessione sugli avvenimenti che lo hanno portato al punto di giunzione in cui l’avventura inizia e finisce. L’ennesimo istante in cui Max, oramai incapace di distinguere il bene dal male, si ritrova pronto a conficcare un proiettile nel cranio dell'ultima vittima. Tutto inizia nel Jersey, quando irritato dalle violenze del figlio spavaldo del boss locale Max gli pianta una pallottola nel petto. La situazione si riscalda ed il nostro riesce a salvare momentaneamente la pelle solo grazie all’aiuto di Raul Passos, vecchio compagno d’accademia che si presenta al bar dove l’ex poliziotto è solito sbronzarsi. Dopo aver rischiato la vita innumerevoli volte in una sola serata -ed essersi inimicato l’intera feccia del Jersey- il buon vecchio Payne decide di cambiare aria ed accettare l’offerta dell’amico sudamericano:
"La spettacolarizzazione dell’era moderna da una mano a rinnovare le classicissime meccaniche di Max Payne 3, inserendo sporadici Quick Time Event ed implementando una kill cam del tutto sensazionale. "
un contratto come bodyguard in Brasile. Per quanto la salute psicofisica di Max sia sempre sull’orlo del baratro le cose sembrano filare lisce. Al servizio di Rodrigo Branco -industriale miliardario di São Paulo- l’eroe percepisce una buona paga e vive tra le continue (nauseanti) feste alle quali è costretto a scortare questo o quel membro della famiglia; in particolare Marcello, l’eccentrico fratello della bellissima (ed altrettanto “mondana”) moglie del capo, Fabiana. La solita routine fino a quando un commando, appartenente alla pericolosa gang locale dei Comando Sombra, non irrompe in una delle tante serate, tentando di rapire proprio Fabiana. L’eroe riesce a salvarla, almeno in un primo tempo; poiché la sera successiva, quando si troverà a scortarla in una discoteca, la giovane e la sorella (Giovana) verranno definitivamente rapite.
Prenderà da qui il via un’escalation di eventi devastanti, che porteranno Max ad una disperata corsa contro il tempo; una sfida a viso aperto con la Morte, dalla quale l’antieroe per eccellenza uscirà in parte ridimensionato, se vogliamo redento. E sarà il videoplayer il primo testimone di questo difficile processo: un cammino nel quale accompagneremo un Max Payne in condizioni pietose (il mix di alcolici ed antidolorifici è oramai pane quotidiano) fino alla riconquista della lucidità, nel corso di una scalata che colpirà spesso il giocatore come un potente pugno allo stomaco. In pieno stile Rockstar, infatti, l’intreccio non risparmia subdoli doppi giochi, complesse macchinazioni ed una dose massiccia di nera disperazione, che porterà spesso ad immedesimarsi con l’eroe - ed a compatirlo. Come vuole la tradizione, ad un intreccio non propriamente da Oscar, s’accompagnerà invece una caratterizzazione di protagonista e comprimari perfetta, a toccare l’Olimpo della produzione videoludica odierna. A svettare su tutti, naturalmente, Max Payne, un protagonista in parte rimodellato secondo i canoni della grande R*: sull’eroe incidono i solchi del tempo, rappresentati sia dalle profonde rughe che oramai gli corrono sul viso, sia dalle cicatrici di un’animo perduto, profondamente disilluso. Tutte caratteristiche che, a ben vedere, accomunano quasi tutti i protagonisti delle avventure della softco statunitense.

Ad adattarsi ad un contesto che riprende alcune caratteristiche viste in GTA IV e Red Dead Redemption sono anche -e forse soprattutto- i comprimari, altrettanto ben caratterizzati e sfaccettati. In Max Payne 3, tuttavia, sarà più il senso del marciume, dello sfruttamento del più debole e della violenza assoluta e gratuita a farla da padrone, con un’incipit convincente sin dalle prime battute e coadiuvato da una regia sempre interessante e capace di cogliere ogni sfumatura. Mutuata dagli stacchi e dai tagli del serial “24”, l’impronta registica di quest’ultima fatica Rockstar entra sottopelle al giocatore, donandogli le stesse sensazioni d’instabilità e “fastidio” di un protagonista quasi mai completamente lucido ed in preda ai continui rimorsi. A non convincere fino in fondo, in un comparto che globalmente supera di gran lunga gli standard medio-alti della produzione odierna, il finale - che non manda definitivamente KO il videoplayer ma gli tende una mano, a rialzarlo ed indirizzarlo silenziosamente verso le probabili nuove avventure di Max Payne. Un microscopico inciampo soprattutto per i più strenui fan di Rockstar, incapace comunque d’inficiare la qualità sopraffina dell’intreccio.
"Another day at the Office"
Inserito il DVD nel tray della console, ogni critica mossa in questi mesi dai fan troppo preoccupati sarà letteralmente spazzata via. Max Payne è tornato, e sin dalla prima incursione in Bullet Time, ogni elemento starà lì a dimostrarlo a tutti. Qualche piccola novità era indispensabile per contestualizzare il prodotto in questa generazione, ma i fan si sentiranno appagati da un feeling vecchia scuola che traspare da ogni pixel di questa terza incarnazione.
Si comincia con un sistema di controllo molto classico: agli stick analogici sono affidati telecamera e movimenti, ai grilletti agganciamento della mira e fuoco. I front button servono per ricaricare, entrare in copertura ed interagire con gli elementi dello scenario. Infine, alla pressione degli stick e del dorsale destro, sono affidate le dinamiche di Shooting Dodge, ovvero di rallentamento del tempo per schivare i proiettili ed effettuare spettacolari uccisioni. Le meccaniche, solide e snelle, funzionano bene come una volta, e la presenza delle coperture non deve assolutamente ingannare. Max Payne 3 non si trasformerà mai in un surrogato di di Gears of War, vuoi per la facoltà di ripararsi solamente dietro certe strutture (e per la fragilità delle stesse), vuoi soprattutto per un’intelligenza artificiale completamente diversa rispetto agli shooter a cui oggi siamo abituati. Le routine comportamentali nemiche, sin dal livello Facile, saranno in grado di mettervi in difficoltà di una moltitudine di situazioni. E se non saranno i Comando Sombra, con le loro scadenti rivoltelle acquistate al mercato nero, ci penserà l’UFE (l’unità speciale della polizia brasiliana) o il Crachà Preto (unità mercenaria) ad impensirire grazie alla sostanziosa dotazione bellica. Ma a sorprendere non è solo l’uso oculato di un armamentario spesso superiore, quanto più il comportamento “di squadra” del nemico, in grado di aggirare costantemente l’eccessivo sfruttamento delle coperture e di sfruttare l’ambiente e la costante superiorità numerica a proprio vantaggio.
Per superare tutte le difficoltà (rese quasi infernali in modalità Old School ed Hardcore - dove l’adrenalina si consumerà più in fretta e gli antidolorifici cureranno di meno) dovremo sfruttare ogni feature messa a disposizione dal team di sviluppo, con particolare attenzione al Bullet Time. Sarà fondamentale muoversi in fretta,
" In pieno stile Rockstar l’intreccio non risparmia subdoli doppi giochi, complesse macchinazioni ed una dose massiccia di nera disperazione"
schivare le pallottole ed affrontare la Morte guardandola sempre negli occhi: proprio per questo il sistema di ricarica dell’adrenalina è stato leggermente modificato. Per ricaricarla non basterà colpire il nemico (ancor meglio se alla testa) ma servirà anche, e soprattutto, farsi sfiorare (se non colpire) dalle centinaia di pallottole vaganti. Grazie all'adrenalina, potremo sfruttare le dinamiche di Dodge, che varieranno dal più semplice rallentamento del tempo (con possibilità di schivata in capriola) al vero e proprio marchio di fabbrica - il salto in Bullet Time. La spettacolarizzazione dell’era moderna, da questo punto di vista, da una mano a rinnovare anche le classicissime meccaniche di Max Payne 3, inserendo sporadici Quick Time Event, permettendo al giocatore di lanciarsi attraverso vetrate e quant’altro ed implementando una kill cam del tutto sensazionale. Nell’uccidere l’ultimo avversario d’ogni “gruppetto” potremo attivare un ulteriore fase “al Ralenti”, durante la quale infierire sul malcapitato oramai cadavere sino a svuotare il caricatore. Un sadismo che tornerà anche nel close combat, con attacchi melee che ci vedranno disarmare il nemico per poi finirlo con una scarica alla testa sfruttando la sua stessa arma. Infine, poco prima di morire, un antidolorifico in inventario ci permetterà di eseguire uno sforzo finale, per uccidere (sempre al rallentatore) uno o più avversari ed aumentare le proprietà curative della medicina. Un prosieguo per stomaci forti, insomma, che ha comunque il pregio di non infastidire mai il giocatore, poiché -per quanto violento- perfettamente integrato al contesto (la favela) ed all’animo completamente allo sbando del protagonista.

Livello dopo livello di accorgeremo del preciso scorrere delle dinamiche, fluide, funzionali ed accessibili; per quanto macchiate (ma solo in minima parte) da un sistema di puntamento forse troppo lento negli spostamenti. Anche regolando al massimo (10 su 10) la velocità di scorrimento sugli assi X ed Y, infatti, non riusciremo a recuperare quel feeling “da mouse” che ci aveva accompagnato soprattutto nel primo capitolo, permettendoci evoluzioni a dir poco incredibili. Nonostante tutto la struttura riesce ad ammaliare e catturare costantemente il giocatore, soprattutto grazie alla varietà garantita dall’evolversi degli avversari e dal vasto arsenale a disposizione di Max: una serie di bocche da fuoco che andranno dalla pistola d’ordinanza al lanciagranate, passando per mitragliatori vari e fucili a pompa assortiti (con la classica possibilità di equipaggiare due armi contemporaneamente). Complicità meno incisiva quella del level design, che si presenta un po' più lineare (almeno nell’avanzamento) rispetto agli shooter a cui oggi siamo abituati. Tuttavia, l’ottima realizzazione di ogni quadro in se e la grande quantità di elementi interattivi, concorrerà ad aiutare il videoplayer nella selezione dell’approccio più appropriato ad ogni combattimento. Buono anche l’apporto delle sessioni on-rail scriptate, necessarie per elevare ai massimi livelli il tasso di spettacolarità e spezzare il ritmo di un’azione pesantemente run&gun.
Se le dodici ore di media per il completamento della campagna single player (composta da tre atti e quattordici capitoli) non dovessero bastare, ecco che Max Payne 3 estrae dalla manica ben tre jolly. I primi due sono modalità in singolo aggiuntive - una presente da subito (Sfida) e l’altra soltanto dopo aver terminato il primo playtrough (Ultimo Respiro). Nella prima dovremo far fondo a tutte le nostre risorse per mettere in atto quante più uccisioni spettacolari in fila potremo; ogni kill in slo-mo, alla testa, facendo esplodere una granata ancora in aria e via discorrendo ci farà guadagnare bonus e moltiplicatori. Ogni volta che verremo colpiti o saremo costretti a curarci, invece, ne perderemo. L’obiettivo èsarà semplicemente lo score, da confrontare poi tramite leaderboard tra amici, membri del proprio clan e “resto del mondo”. Un po' diversa Ultimo Respiro (New York One Minute nella versione originale). In questo caso avremo -letteralmente- un minuto per portare a termine l’avventura. Ogni kill bloccherà il tempo, facendoci guadagnare attimi preziosi a seconda della spettacolarità. Anche in questo caso, oltre agli obiettivi legati al Tag, l’unico vero scopo sarà l’ottenimento di un più alto posizionamento in classifica.

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Max Payne 3

Disponibile per: XBOX 360 | PS3 | PC
Genere: Sparatutto in Terza Persona
Sviluppatore: Rockstar Vancouver
Distributore: Cidiverte
Sito Ufficiale: Link
Data di Pubblicazione:
XBOX 360: 18/05/2012   
PS3: 18/05/2012   
PC: 01/06/2012   
Max Payne 3
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