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Medal of Honor: Warfighter > Recensione
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Medal of Honor: Warfighter - Recensione

Inviato il da Andrea Vanon
Due anni sono passati da quando Danger Close, team californiano nato nel 2000 dai "resti" di EA Los Angeles, ha ripreso in mano la storica saga Medal of Honor. La collaborazione con DICE, responsabile all'epoca del multiplayer, aveva generato però solo un titolo di circostanza, con buone (se non ottime) idee di fondo, realizzate ed implementate non sempre in maniera convincente. Consci della qualità altalenante del prodotto, pur alla luce di un ottimo quantitativo di copie vendute (circa cinque milioni in tutto il Mondo), gli sviluppatori ci hanno voluto riprovare, promettendo di raggiungere -con Warfighter- vette che il predecessore non era stato in grado di toccare. Grazie all'esperienza maturata e alle prodezze del Frostbite in versione 2.0, insomma, Medal of Honor: Warfighter avrebbe dovuto attivamente inserirsi, questo autunno, nella strenua lotta che vedrà scontrarsi principalmente Halo 4 e Call of Duty: Black Ops 2 sul terreno minato degli FPS. Pieni di speranze ci siamo recentemente avvicinati alla "prova del nove", giungendo dopo una sostanziosa prova con mano (campagna interamente completata e svariate ore di multiplayer competitivo) alla meno attesa delle conclusioni. Medal of Honor: Warfighter non oltrepassa di molto gli standard del suo predecessore, non riuscendo ancora una volta a sfondare nel fitto panorama degli FPS bellici moderni. Complice una longevità ancora una volta ai minimi sindacali ed una diffusa mancanza di personalità, il prodotto Danger Close non riesce a distinguersi, confondendosi in maniera troppo lassiva e qualunquista con la massa. Nemmeno le velleità del Frostbite -come vedremo palesemente decurtato- riescono ad innalzare Warfighter oltre lo standard, lasciandolo pericolosamente in balia di una corrente che tra il 6 e il 13 Novembre si farà estremamente tumultuosa.
Disponibile dal 26 Ottobre per Xbox 360, Playstation 3 e PC, Medal of Honor: Warfighter avrà dunque due sole settimane per dimostrare, prima di tutto all'utenza, quanto vale la sua offerta videoludica e tentare di fare "corsa di testa" sugli avversari.
 
Stars and Stripes
Medal of Honor Warfighter - recensione - XBOX 360 Dal punto di vista narrativo Medal of Honor: Warfighter non riesce mai ad essere tanto incisivo da conquistare il videoplayer. Le vicende prendono il via da un'operazione delle forze speciali americane finita disastrosamente, seguendo poi due strade parallele nella solita lotta al terrorismo medio-orientale, pronto a far esplodere la sua furia in Occidente. Una progressione stracolma di cliché e situazioni viste e riviste, condite da un militarismo che già aveva danneggiato il tenore qualitativo dello scorso episodio. A voler mettere tutti i puntini sulle "i" bisogna ammettere che Danger Close, in un certo qual senso, ha cercato di diversificare e di coinvolgere emotivamente il giocatore. Le vicende del ben noto Preacher, infatti, prendono sin dal principio una chiave piuttosto personale, integrando nel compendio il conflittuale rapporto tra la sua professione e gli affetti (moglie e figlioletta). La questione, però, rimane sempre molto marginale e, anche a causa di una caratterizzazione di protagonisti e comprimari piuttosto superficiale, incapace d'impattare sulla psiche del giocatore. Tutto si risolve insomma con le solite frasi fatte e di circostanza, esattamente come tutti si aspettano sin dalla prima cut scene. Appare inoltre piuttosto difficile seguire la consequenzialità degli eventi, narrati attraverso l'oramai sdoganata pratica del flashback. Danger Close, da questo punto di vista, ha cercato di dare un taglio quanto più possibile drammatico e cinematografico agli eventi, riuscendo però solo in parte nel processo e complicando invece l'intreccio molto più del necessario. I due punti di vista (quello di Preacher e quello di Stump - suo collega in una diversa unità) si rincorreranno freneticamente tra una missione e l'altra, mostrandoci alternativamente quanto accaduto "otto giorni prima", "un mese prima", "sei mesi prima" rispetto al punto di partenza, in un continuo alternarsi di rimandi che fa letteralmente perdere la bussola. Le vicende spaziano con nonchalance dal passato al presente, lasciando spesso disorientato il giocatore, mantenendo un alone oscuro attorno ad alcune figure e mostrando non di rado il fianco a qualche buco di troppo nella complessa sceneggiatura. Chiudono il cerchio una serie di colpi di scena abbastanza scontati (per quanto emotivamente forti) ed un finale stracolmo di buonismo a stelle e strisce.
Tirando le somme, per quanto spettacolarità, frenesia ed adrenalina abbondino in diversi intermezzi giocati, il comparto narrativo di Medal of Honor: Warfighter appare apatico e piatto: incapace di offrire emozioni peculiari che lo caratterizzino e dunque sostanzialmente privo di personalità.
Uno tra i tanti
Medal of Honor Warfighter - recensione - XBOX 360 Il tema della cronica mancanza di personalità si ripercuote purtroppo, e in maniera importante, anche sul gameplay di Medal of Honor: Warfighter. Esplorandone le meccaniche, la produzione Danger Close si mostra piuttosto classica nella concezione shooter, a cui aggiunge una piccola novità rappresentata dal cosiddetto lean and cover. Si tratta di una pratica adottata da pochi esponenti del genere, che permette di sporgersi appena dalle coperture, riparandosi dunque in maniera più efficace dal fuoco nemico. In Warfighter questa feature risulta ottimamente implementata: con la semplice pressione del dorsale sinistro il nostro avatar entrerà in modalità iron sight, dandoci la facoltà di dosare tramite lo stick destro la "quantità di corpo da sporgere". Funzionale lateralmente così come al di sopra delle sporgenze, questa facoltà donerà alle sessioni più concitate una dimensione leggermente diversa dal solito, ampliando le possibilità del giocatore. In quanto a varietà, volendo rimanere in tema, nulla si può imputare a questo secondo capitolo in alta definizione di Medal of Honor. Nel corso della campagna la noia non sopraggiungerà praticamente mai: tra fasi altamente scriptate, sessioni di sniping ed addirittura di guida all'inseguimento o in fuga dal nemico, il titolo presenta uno spettro di variabili senza nulla da invidiare agli illustri congeneri. Purtroppo però nessuna di queste sessioni garantisce un impatto tale sul giocatore da lasciarlo piacevolmente colpito ed infondere carattere nela produzione Danger Close. Per quanto le fasi di guida a bordo di auto o motoscafi, di cecchinaggio in coppia con l'osservatore oppure on rail da elicotteri siano ben amalgamate nel prosieguo e, dal punto di vista delle meccaniche, riuscite e funzionali, nulla di quanto proposto riuscirà veramente a coinvolgere. Ogni fase appare infatti priva di mordente e di carattere, inserita senza troppo badare alla personalizzazione e alla realizzazione di qualcosa di veramente unico. Da questo punto di vista, dunque, benché -lo ribadiamo- la varietà di situazioni sia veramente ampia, Medal of Honor: Warfighter non si distingue dalla massa, mostrandosi quasi come un mero e incolore collage di quanto già altri hanno fatto prima. E non basta nemmeno la forte caratterizzazione dell'arsenale, garantito dalla consulenza bellica degli operativi Tier 1, a donare al titolo delle peculiarità davvero incisive. La dotazione bellica, la cui varietà appare peraltro piuttosto limitata (almeno in single player), si mostra precisa e ben realizzata, con diverse modalità di fuoco per ciascuna arma (colpo singolo o raffica), tempi di caricamento e fattore rinculo diversificati e possibilità di passare dinamicamente dall'ottica di precisione al semplice mirino integrato sul corpo. Si tratta di elementi spesso collaterali che tuttavia, anche assieme alle svariate metodologie d'irruzione (calcio, piede di porco, carica remota...), riescono ad elevare almeno un minimo il coinvolgimento nelle operazioni. Bisogna però fare un distinguo: se mirini e modalità di fuoco varie hanno anche un impatto effettivo sul gameplay, veicolando più efficaci possibilità di fuoco ravvicinato o dalla distanza ed un feeling ben differenziato e convincente delle bocche da fuoco, alle varie metodologie d'irruzione non seguirà alcuna differenza d'approccio al nemico, caratterizzata comunque dallo stordimento con flashbang e sequenza in slow motion a seguire.

Come già detto, varietà di situazioni e credibilità bellica non bastano, soprattutto perché all'assenza di carattere si uniscono un livello di sfida ed una longevità non certo soddisfacenti. Partendo da quest'ultima troviamo una campagna suddivisa in tredici missioni, ma dalla durata complessiva di sole sei ore (estendibili eventualmente a sette o poco più selezionando la difficoltà Tier 1 o Hardcore). Nulla di troppo diverso da tanti FPS già presenti sul mercato, ma alla stessa maniera nulla che distingua Warfighter da tutti gli altri. Bisogna poi mettere in conto il basso livello di sfida, dovuto alla quantità di munizioni a disposizione ed alla negligenza comportamentale degli avversari. Riguardo alle munizioni non possiamo condividere la decisione di fornire proiettili illimitati per la pistola (quasi sempre l'arma secondaria) e di rendere disponibile il rifornimento dell'intero caricatore di qualsiasi arma presso i commilitoni (presenti in 12 incarichi su 13). Decisioni che cozzano con la "genuina esperienza bellica" millantata dal dev team, esattamente come vi si scontra una programmazione superficiale dell'Intelligenza Artificiale. Il discorso è sempre lo stesso: la CPU si muove (ovvero non si muove) esattamente come in altri mille sparatutto, ed il problema è sempre lo stesso. Carne da macello digitale che a livelli di difficoltà più elevati si limiterà ad infliggerci più danno e con maggior precisione, aiutata peraltro dall'incompetenza dei nostri commilitoni. Le situazioni più ostiche, infatti, andranno risolte in solitaria: i compagni d'arme, pur sparando, non riusciranno quasi mai ad eliminare i bersagli più pericolosi, limitandosi ad un'operazione ben più liminale di "rifinitura".
"Le vere problematiche di un multiplayer funzionale ma senza personalità sono però da ricercare nel design delle mappe. Le otto location, eccezion fatta per lo Stadio di Sarajevo e il Promontorio di Al Fara, mostrano un riciclo piuttosto spinto negli elementi di design, che rende le location sin troppo simili l'una all'altra"
L'analisi del single player chiude purtroppo con bug ed imprecisioni qua e là, non tanto frequenti da rovinare del tutto l'esperienza, ma nemmeno così sporadiche da non venir menzionate. Si parte dallo spawn infinito dei nemici tra un checkpoint e l'altro, pratica abbandonata da anni dagli illustri concorrenti ma, a quanto pare, ricorrente in Medal of Honor. Non si tratta, è bene chiarirlo, del vistoso difetto che affliggeva i primissimi Call of Duty; in questo caso, infatti, lo si nota solo in determinati punti della campagna, ma ciò non toglie che sia comunque presente. Abbiamo poi potuto osservare svariate compenetrazioni poligonali, sparizione dei modelli dei commilitoni e routine palesemente buggate (ad esempio uno dei nostri che continuava ad aprire il fuoco nonostante sulla sua linea di tiro -a pochi centimentri- ci fosse un ostacolo), nonché qualche sporadico caso di respawn nemico davanti ai nostri occhi. Tutte problematiche più o meno collaterali e più o meno risolvibili tramite patch, che caratterizzano però un prodotto generalmente poco rifinito.
Alla luce della nostra analisi, il single player di Medal of Honor: Warfighter si presenta riuscito solo in parte rispetto alle ambizioni tripla A del team. Una buonissima varietà di situazioni, la scorrevolezza della campagna e la notevole cura nella carraterizzazione bellica non bastano ad elevare un titolo che soffre di una canonica mancanza di incisività in ogni frangente e di problematiche non indifferenti legate alla longevità ed alla programmazione dell'Intelligenza Artificiale.

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Medal of Honor Warfighter

Disponibile per: XBOX 360 | PC | PS3
Genere: FPS - Sparatutto in Prima Persona
Sviluppatore: Danger Close
Distributore: Electronic Arts
Publisher: Electronic Arts
Pegi: 16+
Lingua: Tutto in Italiano
M. Online: Multiplayer online fino a 16 Giocatori
Data di Pubblicazione: 26/10/2012
Medal of Honor Warfighter
7.5
7.5
6
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5.7
ND.
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Medal of honor warfighter si dimostra un gioco buono con campagna fatta bene ma molto disordinata, e un multiplayer eccellente su ogni aspetto. grafic...[Continua a Leggere]
8.5
Everyeye.it © 2001-2014 - Editore:HIDEDESIGN SNC PI:05619350720
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