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Naughty Bear - Panic in Paradise > Recensione
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Naughty Bear - Panic in Paradise - Recensione

Inviato il da Lorenzo "Kobe" Fazio
Una strana regola non scritta ci suggerisce di offrire a tutti una seconda possibilità. Sbagliare, si sa, è umano, e sono innumerevoli i casi dei perdonati che effettivamente hanno rigato dritto.
Anche nel mondo videoludico può capitare di presentare un prodotto poco convincente e tutt'altro che degno del glorioso passato di un team di sviluppo. Basterebbe citare il controverso Devil May Cry 2 per mettere tutti d’accordo: un passo falso è concesso a chiunque, tanto più se il riscatto, che in quel caso fu l’ottimo Devil May Cry 3, merita plausi unanimi.
Vale la pena utilizzare questa regola anche per < b>Naughty Bear? Il capitolo originale, pubblicato più di due anni fa, fu una delusione totale, come ben testimoniato nella nostra recensione. Poco profondo, ripetitivo e agghindato da un comparto grafico non all’altezza, si dimostrò inadatto per qualsiasi tipo di videogiocatore. Oggi che l’orsetto psicopatico si presenta con Naughty Bear: Panic in Paradise si merita un'altra chance?
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A volte ritornano
Se l’originale fu un flop, Naughty Bear: Panic in Paradise non fa molto di più per meritarsi la sufficienza. Di fatto ci troviamo di fronte al medesimo videogioco con due novità. La prima, piuttosto superficiale a dire il vero, riguarda l’ambientazione: un’isola tropicale, sede di un gigantesco resort. La seconda, ben più importante ai fini critici, tira invece in ballo il sistema di vendita: non più il normale negozio di videogiochi, ma le piattaforme digitali di Xbox 360 e PS3.
Le superficiali premesse narrative sono sempre quelle: il povero Naughty Bear viene spinto alla strage in seguito all’ennesimo invito mancato. Mentre tutti i suoi amici orsetti hanno organizzato una gigantesca vacanza su un’isola da sogno, il nostro è costretto a raggiungerla da clandestino e, una volta sul luogo, ad architettare una sanguinolenta vendetta nei confronti di tutti i coinvolti nell’imperdonabile affronto. Per quanto relegata a un ruolo secondario, la trama pur in tutta la sua superficialità e mancanza di originalità riesce a suscitare qualche risata. Merito di una voce narrante che fungerà anche da tutor, che non mancherà mai di lasciarsi andare a commenti al vetriolo nei confronti dei bersagli dell’orsetto assassino.

Pad alla mano Naughty Bear: Panic in Paradise si presenta come un titolo action che non disdegna l’approccio stealth. Ogni livello vi pone all’interno di uno scenario in cui l’obbiettivo finale sarà l’uccisione di uno o più personaggi, spesso scortati e protetti da agenti di sicurezza, animatori del resort o semplici turisti, comunque in grado di lanciare l’allarme nel caso qualcosa o qualcuno li minacci. L’infiltrazione sarà quindi una via caldamente consigliata, tanto più se si considera la scarsa capacità di Naughty Bear di incassare colpi prima di cadere esanime al suolo.
Naturalmente non dovete immaginarvi la complessità di un Metal Gear Solid qualsiasi: tutt’altro. In missione potrete nascondervi tra la vegetazione per non farvi scoprire, rubare abiti per muovervi indisturbati tra gli ignari clienti del villaggio e, naturalmente, procedere stando ben attenti a non entrare nei coni visivi delle vostre vittime. Purtroppo, la componente stealth del titolo si consuma qui. Non è previsto l’uso di gadget e spesso dovrete forzatamente rivelarvi ai nemici quando questi si muoveranno in gruppo, mortificando le vostre intenzioni di mantenere un basso profilo a tutti i costi. Soprattutto in questi momenti viene a galla la superficialità con cui gli sviluppatori si sono approcciati a quest’ambito del gameplay: perché non fornire più possibilità all’avatar? Perché non modellare maggiormente il level design intorno alla possibilità di nascondersi e effettuare assassini silenziosi?
Anche le ambizioni action si scontrano contro dei limiti piuttosto pesanti. Sebbene non scarseggino armi di tutti i tipi, tra tirapugni, rastrelli, mazze e così via, si devono fare i conti con due fattori che ostacolano sensibilmente la riuscita del gioco.
Tanto per cominciare il combat system stimola un button mashing totalmente insensato: privo com’è di qualsivoglia combo o tecniche specifiche a cui fare riferimento, spinge implicitamente il videogiocatore a massacrare l’unico pulsante utile per danneggiare gli avversari. Sebbene sia chiaro che Naughty Bear: Panic in Paradise non punti sulla raffinatezza delle mosse a disposizione dell’anti-eroe, alla lunga il tutto porterà comunque alla noia.
Secondariamente la varietà viene quasi immediatamente a mancare. Ci sono tanti modi per uccidere i propri avversari: si va dallo scontro diretto, sconsigliabile ma pur sempre possibile, sino all’utilizzo di tutta una serie di istant kill contestuali attivabili afferrando l’avversario di turno e avvicinandolo nei luoghi d’interesse. Un falò è l’ideale per arrostire peluche, le piante carnivore vanno pazze per gli orsacchiotti e non mancheranno mai cactus sui quali appendere i vostri target. Il problema è che dopo i primi livelli tutto saprà di già visto e poco gratificante. Se in Manhunt, gioco Rockstar per molti versi simile a Naughty Bear: Panic in Paradise, l’alto tasso di violenza faceva il paio con livelli e nemici sempre capaci di mettere alla prova il videogiocatore, qui il divertimento scemerà piuttosto presto, costringendovi a ripetere sempre le stesse azioni a discapito dell’ambientazione in cui vi muoverete o degli avversari che dovrete affrontare.

Sempre parlando di gameplay va comunque citato l’intrigante sistema ruolistico che sfrutta i punti esperienza accumulati in ciascuna missione e il denaro raccolto. Progredendo nei livelli potrete sbloccare nuovi strumenti di morte e vari capi d'abbigliamento con cui potrete equipaggiare l’avatar all’inizio di ogni livello. Anche da questo punto di vista non si tratta di niente di così originale, ma è comunque piacevole dedicarsi alla personalizzazione dell’orsetto psicopatico.
Il gameplay del gioco insomma, soffre di numerose pecche, sebbene non sia un totale disastro: qualche assassinio vi regalerà del sano divertimento e le piccole feature ruolistiche sono ben amalgamate al resto dell’esperienza. Ciò non toglie che dopo qualche missione verrete sovrastati dalla noia, causata da una disarmante ripetitività.
Graficamente il titolo si accontenta del minimo sindacale. Le animazioni suscitano qualche perplessità e gli scenari sorprendono per l’assoluta mancanza di dettagli. Fortunatamente il frame rate non gioca brutti scherzi, le texture presentano un livello di dettaglio soddisfacente e i modelli poligonali si lasciano guardare.
Buono il sonoro: l’unico aspetto che ci sentiamo di promuovere a pieni voti. La voce narrante, in inglese, ha sempre la giusta intonazione, mentre effetti e musiche accompagnano perfettamente l’azione su schermo, sottolineando l’efferatezza di ogni uccisione.
Parlando di longevità il gioco ha sicuramente molto da offrire. Le missioni sono una trentina e non mancano obbiettivi secondari per ciascuna: si va dalla raccolta di denaro, all’assassinio in modi particolari di un certo numero di orsacchiotti. Purtroppo già a metà avventura ne avrete avuto abbastanza: la mancanza di varietà ucciderà l'entusiasmo iniziale.
Naughty Bear: Panic in Paradise fa ben poco per migliorare l disastro combinato dal suo predecessore. Anzi, a ben vedere non fa proprio niente se non cambiare l’ambientazione. Tutti i limiti che furono dell’originale tornano immutati: il gameplay è azzoppato dalla mancanza di profondità e varietà, che farà sopraggiungere la noia ben prima dei canonici titoli di coda.
La decisione di vendere questo gioco tramite XBLA e PSN, a un prezzo relativamente contenuto, rende il titolo sicuramente più attraente del genitore e potrebbe persino attrarre qualche videogiocatore che amò alla follia il concept di Manhunt e freme dalla voglia di compiere qualche efferato assassinio di orsetti di peluche. Ciononostante Naughty Bear: Panic in Paradise resta un titolo che non è in grado di divertire sul lungo periodo ed in generale sconsigliato.
VOTOGLOBALE5
Lorenzo "Kobe" Fazio ama il basket, o per meglio dire i Los Angeles Lakers, l’Hip Hop e il teatro. Dopo aver rincorso la carriera del finto regista, dal 2007 si spaccia anche per finto esperto di videogiochi scrivendo su Everyeye.it. Lo appassionano le belle storie e gli stili visivi ricercati. Cercatelo su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

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Naughty Bear - Panic in Paradise

Disponibile per: PS3 | XBOX 360
Genere: Azione
Sviluppatore: Behaviour interactive
Distributore: Distribuzione digitale
Publisher: 505 Games
Costo Digidelivery: 14,99€
Pegi: 12+
Lingua: Inglese con Sottotitoli in Italiano
Data di Pubblicazione: 10/10/2012
Naughty Bear - Panic in Paradise
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ND.
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