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NBA 2K11 - Recensione

Inviato il da Andrea Vanon
“....and now at guard, from North carolina, 6’6’’, Miiichaaeel Joooordaaaan”.

Nessun amante del basket, negli ultimi 15 anni, può dire di non aver mai sentito urlare questa frase, che rieccheggiava negli anni ’90 ogni qual volta alla televisione potevamo ammirare la -a suo tempo- “esotica” National Basketball Association.
Si tratta, naturalmente, della presentazione ufficiale -abitualmente sciorinata all’ingresso in campo delle squadre- di Michael Jeffrey Jordan (quel “famoso” numero 23 dei Chicago Bulls per i pochi eremiti che non lo conoscessero), semplicemente il più grande cestista ed atleta di tutti i tempi, colui che ha dato il via alla globalizzazione dell’NBA di cui, oggi, tutti godono i frutti.
Ad una leggenda del genere, sin dalla sua affermazione, è stato dedicato di tutto: scarpe, bibite, film, maglie, cappellini....e videogiochi?
A dispetto di quanto si possa immaginare le apparizioni videoludiche del 23 si possono contare sulle dita di una mano; complice, probabilmente, il prezzo della sua immagine, Jordan manca all’appello ludico da diversi anni.
Quest’anno però le cose stanno per cambiare: 2K Games, con un colpo incredibile, è infatti riuscita ad aggiudicarsi la licenza di “Sua Altezza Aerea” non solo come testimonial di copertina in NBA 2K11, ma addirittura come presenza fissa all’interno del gioco con ben due modalità dedicate.
La notizia, accompagnata anche dalla lista delle altre stelle e squadre presenti (da i Lakers di Earvin “Magic” Johnson ai Celtic Larry Bird passando per un certo Dominic “The Human Highligh Film” Wilkins), ha fatto sobbalzare l’intero popolo videoludico dalla sedia, instillando al contempo nelle loro menti un’idea fissatasi ben prima di ri-atterrare.
Con tutte queste spese, saranno rimaste risorse (tempo e danaro) da investire nel miglioramento del gioco in senso stretto?
La risposta, che in cuor nostro, fino a ieri, sarebbe stata “no”, potrebbe essere cambiata con la prova della versione retail (l’unica, a dispetto degli altri giochi mostrati in lungo e in largo durante l’anno) che Everyeye ha avuto modo d’intraprendere in questi giorni.
Il titolo, disponibile per Xbox 360, Playstation 2, PSP, PC e Playstation 3 (con supporto di Playstation Move), ha debuttato sugli scaffali italiani l’8 Ottobre 2010.
Everyeye.it Player
“I can’t believe what i just saw, i saw a man fly”
Dal punto di vista delle modalità di gioco, Jordan a parte, il titolo ripresenta tutto il pacchetto che nel corso degli anni s’è andato sviluppando, apportando qua e là interessanti miglioramenti.
Partendo dalle basi ritroviamo la palestra nella quale allenarsi suddivisa in varie sezioni: alle classiche “libera” e “schemi” dove impratichirsi con le isomotion, i jump shoot, le schiacciate e i playbook offensivi, si unisce una sezione dedicata al gioco in post ed una in cui viene data la possibilità d’imbastire una partitella d’allenamento senza punteggio e senza tempo limite.
Sin da questi frangenti è possibile notare la cura certosina riposta da Visual Concept in ogni minimo particolare: ogni fase (partita d’allenamento a parte) è caratterizzata da diversi tutorial a schermo, i parquet sono quelli d’allenamento e potremo addirittura scegliere quale training dress indossare.
Permane, nonostante tutto, qualche traduzione visibilmente sballata nella versione italiana.
Impratichiti ma non ancora al 100% delle possibilità potremo passare qualche divertente istante nella consueta modalità Blacktop, suddivisa in dunk contest, 3-pt shootout e partita a 21.
Anche in questo caso vi sono diverse novità: la gara delle schiacciate, ad esempio, abbandona ogni fronzolo (DJ commentatore, pubblico...) ed ogni attinenza alla realtà, disputandosi -ancora una volta in notturna all’aperto- esclusivamente tra due giocatori (umani o CPU), a schermo condiviso.
Le schiacciate verranno eseguite simultaneamente nelle due parti del campo in un minuto di tempo o poco più; chi avrà accumulato il punteggio più alto sarà acclamato vincitore.
Una deriva sicuramente più immediata ma altrettanto anonima, che come unico pregio può contare su uno snellimento complessivo delle meccaniche d’esecuzione delle schiacciate, sicuramente meno macchinose.
Leggermente meglio la gara da tre punti, che pur presentandosi nella veste classica (di notte, in un campetto all’aperto), mantiene la competizione tra quattro giocatori e modifica la pessima meccanica di tiro dello scorso anno, sostituendo semplicemente -ma efficacemente- lo shoot meter.
E’ ancora presto insomma per sperare in una sezione All Star Game come si deve, magari integrata nelle varie modalità carriera.
Venendo a qualcosa di più “serio” troviamo le proverbiali Stagione ed Associazione, differenziate solamente dalla possibilità di gestire anche l’aspetto manageriale della franchigia (contratti, assunzioni staff, scambi...).
Anche in questo caso i miglioramenti sono pochi ma efficaci: su tutti un più realistico sistema di scambi, che valuterà contratto attuale, prospetti salariali e molto altro ancora, ed una maggior enfasi sulla personalità degli atleti e sull’importantissima chimica di squadra.
Non mancherà, naturalmente, anche la possibilità di creare il proprio alter ego e tentare di portarlo alla vittoria dell’anello, una strada quest’anno ancor più lunga dato che il sistema Draft Combine, sperimentato via DLC lo scorso anno, è stato inserito nel gioco, “obbligando” il giocatore ad iniziare dai campi estivi per mostrarsi come prospetto draftabile, entrare in una compagine NBA e via discorrendo.
Le prestazioni, naturalmente, influenzeranno ogni aspetto della modalità, con il rischio, qualora non si fosse all’altezza della prima divisione, di finire nell’infernale Development League (la lega minore).
Aldilà di tali aggiunte le meccaniche si mostrano immutate, presentando un solido sistema di creazione dell’avatar e d’attribuzione dell’esperienza, utile a migliorare le statistiche fisiche in relazione alla costituzione ed al ruolo scelti.
NBA 2K11 - recensione - XBOX 360 Chiuso il discorso su quanto viene riproposto e corretto è il momento di concentrarsi su Michael, al quale, come si diceva, sono collegate ben due modalità di gioco.
La prima, Jordan Challenge, ci metterà nei panni di tutte le versioni dei Chicago Bulls viste nel corso della permanenza del 23, sottoponendoci ad una serie di difficili prove consistenti nella riproposizione delle imprese del campione mediante il suo avatar.
Dovremo, ad esempio, inanellare l’incredibile serie di 63 punti che lo stesso Jordan infilò (tornato da un infortunio al piede che gli aveva fatto disputare 18 su 82 partite) ai fortissimi Boston Celtic di Larry Bird, nella sconfitta di gara 2 al primo round dei playoff (20 Aprile 1986), in seguito alla quale l’asso dell’Indiana dichiarò: “Stasera abbiamo giocato contro Dio travestito da Michael Jordan”.
Oppure replicare l’incredibile gara 1, pirmo round dei playoff ad est del 1992 contro Portland, durante la quale la stella dei Bulls realizzò 35 punti nel solo primo tempo, con ben sei triple all’attivo.
O ancora disputare il “Flu Game”, (1997, gara 5 delle finali NBA, Chicago 2 - 3 Utah), nel quale il 23, colpito da un forte stato d’alterazione febbrosa, s’intestardì a giocare chiudendo con 38 punti e 7 rimbalzi, la più grande prestazione sportiva individuale di tutti i tempi.
Superare tali sfide richiederà una dose non comune di bravura, oppure il drastico abbassamento del livello di difficoltà, unico parametro sul quale potremo efficacemente agire; slider e durata dei quarti saranno infatti predefiniti e non modificabili per evitare proverbiali fenomeni di cheating.
Completati i 10 stage del Jordan Challenge sbloccheremo la seconda modalità, nella quale intraprendere, nella lega odierna, una carriera impersonando un Air Jordan “ricreato” da zero, ovvero senza le skill mastodontiche che ne caratterizzano le versioni inserite nei vari quintetti dei Bulls.
Entrambe le modalità, per quanto favolose in ogni più piccolo particolare (persino stadi e parquet sono le versioni vintage di quelli odierni), non riescono a ricreare gioco-forza lo spirito della squadra che dominò la lega per ben sei anni.
La combinazione di sfide da superare e doti sovrumane di MJ (potenziato indubbiamente oltre i limiti del gioco) invoglierà infatti il videoplayer ad attaccare a testa bassa utilizzando solo Michael ed oscurando così una delle sue doti più grandi: l’intelligenza cestistica, la capacità di migliorare i compagni di squadra.
Oltre al single player NBA 2K11 può contare su un multiplayer figlio dell’esperienza oramai decennale del team, che ripropone tutta la serie di stanze, tornei personalizzati (con tanto di fanta-draft) e partite 5 vs.5 che hanno caratterizzato le ultime iterazioni del brand.
L’attenzione, chiaramente, è tutta posta sul fenomeno latenza, gestito quest’anno -dopo un paio di giorni preoccupanti- in maniera davvero esemplare, almeno per ora.
Visual Concept, in ogni caso, si è tutelata inserendo un’opzione che permette di dare la precedenza alla reale percentuale del giocatore anche sulle normali routine di tiro in sospensione, limitando dunque l’effetto della latenza, controllabile, in ogni caso, grazie all’inserimento dell’indicatore per la bontà del rilascio.
Non dimentichiamo poi che il titolo 2K Sports è uno dei pochi a poter contare sul supporto del web per consultare statistiche dei tornei in corso ed istituire una sorta di newsblog totalmente personalizzato.

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NBA 2K11

Disponibile per: PS3 | XBOX 360 | Wii
Genere: Simulazione Sportiva
Sviluppatore: Visual Concepts
Distributore: Cidiverte
Pegi: 3+
Lingua: Inglese con Sottotitoli in Italiano
M. Online: 1 Vs 1
Data di Pubblicazione:
PS3: 08/10/2010   
XBOX 360: 08/10/2010   
Wii: 20/10/2010   
NBA 2K11
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