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Scourge Outbreak - Recensione

Inviato il da Francesco Fossetti
Non è solo il sonno della ragione che genera mostri. A quanto pare anche Tragnarion Studios è abbastanza brava a partorire deformi nefandezze (ovviamente videoludiche). Il suo Scourge: Outbreak è uno dei videogiochi più brutti che ci sia mai capitato di vedere, uno di quei prodotti che vorresti strapparti dalla memoria: un vero e proprio incubo. C'è da chiedersi come, al termine del ciclo vitale di questa generazione, possa esistere un modello produttivo che permette ad un titolo del genere di arrivare sul mercato. Se avessi un amico al lavoro su un gioco della qualità di Scourge: Outbreak, ad esempio, gli consiglierei (anzi: lo implorerei) di fermarsi. Qualsiasi publisher con un po' di coscienza dovrebbe fare lo stesso. E invece UFO Interactive Games ci fa questo bel regalo estivo, dimostrandoci che un release non si nega ormai quasi a nessuno. Certo, fra Johnny Kung Fu e Baloon Pop non è che ci aspettassimo grandi cose dalla software house, ma qui siamo davvero andati oltre. Scourge: Outbreak è un titolo tremendo, che sarebbe stato ridicolo anche ai quando i third person shooter con coperture dinamiche erano una freschissima novità, e che sfigura a confronto con qualsiasi altro prodotto in grafica 3D si trovi sul catalogo storico di GOG. Più volentieri giocatevi Rogue Warrior.
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Flagellazione videoludica
Il momento più bello di Scourge: Outbreak è il breve filmato introduttivo. Una sequenza con una compressione video da strapparsi le palpebre e un gusto per il gore che sembra uscito da una puntata di Oltre i Limiti (la versione del '63). Per farvi capire, c'è una povera cavia da laboratorio, un mostro con la coda di scorpione che si muove nell'ombra, grida fuori campo: e poi il titolo scritto nel sangue. Mentre si guarda attoniti il video c'è un momento -un singolo e precisissimo istante- in cui l'incredulità si dissolve, e lascia spazio alla fulgida speranza di trovarsi di fronte ad uno di quei capolavori del trash videoludico che assieme a Big Rig ed Extreme Paintbrawl saranno ricordati per sempre. Insomma, un gioco che “fa il giro”: è così brutto che diventa cult, come i B-Movie coi mostri della palude.
Ma il problema di Scourge: Outbreak è che per assaporare tutte le storture e le malsane idee del team di sviluppo, bisogna giocarlo. E l'operazione non è affatto facile.

Si viene accolti da un menù in stile primi anni '90 in cui vengono presentati i quattro personaggi principali. Un paio di biografie si interrompono su più bello, dopo una virgola proiettata sul nulla, lasciandoci in compagnia degli eroi della Echo Squad (!). Il character sembra il sogno allucinato di un punk in crisi creativa: un miscuglio fra gli ipertrofici soldati di Gears of War, vichinghi e negromanti. C'è un personaggio (Mass) che ha le treccine e i tatuaggi della mitologia norrena e un altro che sembra la versione postatomica di Raziel.
Selezionato il protagonista la sequenza iniziale ci delizia con dei close-up da capogiro, giusto per ribadire la sconvolgente qualità delle texture che ricoprono le armature: i “quadrettoni” sono macroscopici, e siamo sicuri che Scourge Outbreak abbia in qualche maniera ridefinito il concetto stesso di “risoluzione”. Perplime la scenetta iniziale in cui due omaccioni grugniscono (letteralmente) mentre minacciano di prendersi a cazzotti.
Il tutorial al poligono di tiro (!) ci spiga come entrare in copertura, sparare, e attivare la “super mira”: traduzione infelice di IronSight, presumiamo. Del resto Scourge: Outbreak è un gioco dove non si “corre”: si accelera.
E' solo una volta scesi sul pianeta ostile che ospita il centro ricerca in cui dobbiamo penetrare che la preannunciata tragedia si consuma pienamente. Gli scontri a fuoco vengono soffocati da un tripudio di imprecazioni, mentre la mira infallibile dei nemici fa a pugni con la loro intelligenza artificiale da Benny Hill Show. Gli avversari schizzano da ogni parte, escono e rientrano in copertura, si acquattano sul muro che stiamo guardando (dalla parte sbagliata), rimanendo esposti come ramarri al sole. I compagni fanno di tutto per gettarsi sulle nostre traiettorie di tiro, a meno che ovviamente non gli si impartiscano ordini precisi. L'operazione di gestione tattica della squadra è comunque abbastanza tediosa, e l'unica soluzione per avanzare tranquillamente sarebbe quella di trovare altri tre giocatori disposti a condividere con voi il martirio. Vi sfido a riuscirci.
Il look complessivo della scena sembra un incrocio fra il primo Quake ed un tie-in plasticoso di Starship Troopers. Le armature squadrate degli avversari tendono a confondersi con la carta da parati (non chiamatele texture) della giungla. Strutture, vegetazione, armi: tutto ha quell'aspetto generico e triviale tipico delle peggiori tech demo di un nuovo Engine: come se il team avesse piluccato fra le librerie standard dell'Unreal per costruire un catalogo generale dell'ordinario. Di tanto in tanto, comunque, gli ambienti non si fanno mancare chicche come superfici non texturizzate completamente bianche, angoli in cui restare incastrati, muri trasparenti che guardano nel vuoto digitale.

Ma l'aspetto forse più terribile di Scourge: Outbreak è il modo in cui declina le dinamiche da TPS in una progressione banale, trita, senza sorprese, dai ritmi frammentati. Non c'è un singolo afflato di originalità, un guizzo: nel design dei nemici, nelle futili abilità speciali (sostanzialmente identiche per ogni personaggio), nella trama, nel posizionamento delle coperture, nell'armamentario sci-fi visto e rivisto. Sappiamo cosa aspettarci (il peggio) già prima che succeda. Lo stesso vale per la componente multigiocatore, di cui si possono predire modalità e risultati ancor prima di entrare in partita, nei lunghi istanti di tensione in cui l'algoritmo di matchmaking annaspa, affoga, si dimena cercando altri utenti. Nei lunghi minuti di silenzio che precedono le partite si respira l'aria di morte di un Horror in cui siamo la vittima.
Ammetto di non sapere quanto dura la campagna principale. Da giorni è difficile dormire, consapevole di esser venuti meno alla deontologia professionale. Ma, davvero, non c'è mai stato un singolo momento -dopo l'avvio del gioco- in cui l'idea di portare a termine lo story mode si è fatta strada in mezzo ai dolori presenti e vivi del playtest.
Non vogliamo sapere quale sia il destino della squadra Echo, impegnata nella sua lotta contro la pandemia che ha infettato la terra. Preferiamo immaginare un finale a sorpresa in cui si scopre che è tutto un sogno, oppure lo scherzo malefico di un game designer ozioso, che d'improvviso fa esplodere il guscio vuoto di Scourge: Outbreak e rivela, dietro i poligoni malmessi, dietro le scelte di design decrepite, un gioco visionario e prezioso. Se per disgrazia lo finite, fateci un favore: non raccontateci niente, lasciateci in questa dolcissima indeterminatezza.
VOTOGLOBALE2
Francesco Fossetti scrive di videogiochi -fra una cosa e l'altra- da più di dieci anni, e non ha ancora perso la voglia di esplorare il mercato con vorace curiosità. Ammira lo sviluppo indie e lo sperimentalismo, divora volentieri tutto il resto. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

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Scourge Outbreak

Disponibile per: XBOX 360 | PC | PS3
Genere: Sparatutto in Terza Persona
Sviluppatore: Tragnarion Studios
Distributore: Distribuzione digitale
Sito Ufficiale: Link
Data di Pubblicazione: 03/07/2013
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