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Shank - Recensione

Inviato il da Alessandro "Neon" Mazzega
L’estate videoludica del 2010 verrà ricordata anche per il ritorno sulle scene del genere dei picchiaduro a scorrimento, ormai quasi estinto sulle console casalinghe rispetto al furore del passato.
Se Ubisoft ha puntato tutto sul suo Scott Pilgrim vs. the World, scegliendo uno stile retrò, quasi otto bit, Electronic Arts propone Shank, sviluppato da Klei Entertainment, che devia decisamente dalle atmosfere giocose del rivale per proporre una trama rude, un protagonista truce e litri e litri di sangue in salsa 2D.
 
Vendetta, tremenda vendetta
Tutta la trama del gioco ruota intorno ad un solo sentimento: la vendetta.
All’inizio saranno ben pochi i dettagli e la storia verrà rivelata poco alla volta, con frequenti flashback che dimostreranno le motivazioni alla base del comportamento di Shank, il protagonista.
Sguardo irato, fascia rossa in fronte e avambracci bendati: Shank non lascia molto spazio ai dubbi e si mostra subito per quello che è, cioè una forza della natura che non ha intenzione di farsi mettere i piedi in testa da nessuno.
Il gioco lo vedrà attraversare numerosi scenari, rappresentati dalle zone più malfamate e poco raccomandabili della città, con l’obiettivo di scovare e uccidere senza pietà chiunque gli si para davanti.
La trama non è particolarmente innovativa ma è stata scritta da Marianne Krawczyk, sceneggiatrice che in passato ha lavorato anche su God Of War. La sua mano si sente e lungo il susseguirsi dei livelli bisognerà necessariamente rivedere le proprie idee poiché nel mondo di Shank non tutto è come sembra.
L’ambientazione offre uno stile da graphic novel che si ispira a numerose opere del passato, andando a disegnare una città che sembra presa di peso da quella di Red Steel 2: polverosa, per nulla sicura e abitata in gran parte da gente poco raccomandabile.
Lotta a due dimensioni
Shank - recensione - XBOX 360 La struttura di Shank è abbastanza classica ma invece di riproporre il classico gameplay con livelli che si estendono anche in profondità i ragazzi di Klei hanno preferito limitarsi al puro 2D: ogni stage in Shank scorre verso destra, con variazioni in altezza ma sempre limitatamente alle due dimensioni.
Avendo rimosso la possibilità di spostarsi lungo il terzo asse il team è stato obbligato a concentrarsi particolarmente sul sistema di combattimento, ben più profondo ed articolato rispetto a quello che si potrebbe pensare dopo una rapida prova.
Oltre al classico pulsante deputato al salto ne rimangono tre tra quelli frontali, tutti dedicati agli attacchi. Il primo è per il corpo a corpo, sfruttando il coltello che Shank tiene sempre a portata di mano; il secondo è per l’arma da fuoco, all’inizio due pistole decisamente veloci ma poco propense a far danno; il terzo per l’arma speciale, una motosega che fa subito tornare alla mente Bruce Campbell ne L’Armata delle Tenebre.
Passando ai tasti dorsali si trova l’immancabile parata, utile per deviare gli attacchi meno potenti, e ben due diverse tipologie di presa: la prima effettuata lanciando Shank in avanti a testa bassa mentre la seconda saltando verso l’avversario e atterrandogli sopra. Chiudono gli strumenti di offesa le granate, disponibili in numero decisamente limitato in quanto simili nel concetto a preziose smart bomb.
La grande varietà d’azione giova decisamente al gameplay che ruota completamente attorno al combattimento; prendendo progressivamente confidenza con il sistema di controllo si riuscirà a gestire facilmente l’azione su schermo, tenendo a bada fino a una decina di nemici contemporaneamente, con somma soddisfazione finale.
Nella polvere
Se lo stile di gioco funziona alla perfezione ed è rodato al punto giusto lo stesso non si può dire del level design: gli stage si alternano senza troppa convinzione, proponendo vicoli abbandonati, locali in cui la prostituzione e quasi legalizzata e perfino una fabbrica in attività. Non è tanto la varietà a non soddisfare ma la struttura: si prosegue meccanicamente verso destra aspettando la successiva ondata di nemici da mettere al tappeto, alternando sporadiche scalate verso i tetti o salti nel vuoto da risolvere appendendosi a mezz’aria.
Ovviamente Shank nasce come un picchiaduro e non come un novello Metroid bidimensionale ma la linearità è decisamente troppo marcata e alcuni livelli riproducono troppo a lungo lo stesso pattern, dall’inizio fino all’immancabile scontro con il boss di turno.
Una maggior varietà avrebbe sicuramente giovato, magari abbassando leggermente la frequenza degli scontri in favore di un minimo di esplorazione, fattore completamente assente in tutta la produzione.
Dal fumetto allo schermo
Essendo completamente in 2D la prima cosa che salta all’occhio in Shank sono le animazioni, decisamente ben fatte e con uno stile visivo leggermente grezzo che dona al gioco un look da fumetto decisamente riuscito.
Stona invece l’eccessiva spinta sulla violenza gratuita, tanto nelle parti giocate, quanto nelle scene di intermezzo, che spesso sfociano in spargimenti di sangue al limite del gratuito. Ovviamente non ci avviciniamo nemmeno a quanto può aver proposto MadWorld, anche perché il titolo di Platinum Games si regge completamente sull’esibizione di violenza estremizzata, mentre Shank ne fa solo un mezzo visivo per rappresentare l’azione.
I livelli riprendono lo stile dei personaggi, offrendo in alcuni punti qualche guizzo di genio: quando il sole scende oltre l’orizzonte i personaggi in lotta diventano sagome scure con un effetto di abbaglio del giocatore decisamente riuscito.
Shank è un titolo ben confezionato che però non riesce a farsi amare: all’inizio appaga gli occhi ma dopo poche decine di minuti di gioco sopraggiunge la noia, dovuta ad un design dei livelli assolutamente non all’altezza e una monotonia di fondo che non invoglia il giocatore a continuare a massacrare gli avversari per vedere come andrà a finire.
Un peccato perché il gameplay funziona ma non è accompagnato da altrettanta attenzione negli altri comparti, cosa che che lo rende un buon titolo ma sicuramente non ciò che i vecchi fan dei picchiaduro a scorrimento stavano aspettando da tempo.
VOTOGLOBALE6.5
Alessandro "Neon" Mazzega prende confidenza fin da tenera età con pad e tastiera e si appassiona rapidamente ai videogiochi, lavorando come giornalista sulle principali realtà online e occupandosi di gaming in ambito mobile e aziendale. Bassista fallito, ha ormai venduto lo strumento per passare dietro al microfono, sia per cantare che per condurre il podcast Gaming Effect. Cercatelo su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

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Shank

Disponibile per: XBOX 360 | PS3 | PC
Shank - XBOX 360
Genere: Action/Platform
Sviluppatore: Klei Entertainment
Distributore: Distribuzione digitale
Lingua: Tutto in Italiano
Data di Pubblicazione:
PS3: 24/08/2010   
XBOX 360: 25/08/2010   
Shank
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ND.
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