Alone in the Dark: di nuovo soli nel buio, il ritorno di un classico horror

Il progenitore del survival horror è tornato per calarci nella follia grazie al lavoro di riscrittura di Pieces Interactive e Mikael Hedberg.

Alone in the Dark
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Disponibile per
  • Pc
  • PS5
  • Xbox Series X
  • Non poteva finire così, non con quel reboot datato 2008 che ha deluso le aspettative degli appassionati, e infatti il destino (e THQ Nordic) aveva altri piani per Alone in the Dark. I rumor dei giorni scorsi si sono trasformati in scintillante realtà, perché l'attesissimo ritorno di una delle serie horror più importanti della storia, vuole davvero sconvolgere i giocatori, facendoli piombare nell'incubo oscuro che attanaglia il maniero Derceto. Dopo aver assistito a una presentazione per la stampa, in cui abbiamo potuto osservare anche qualche breve sezione in-game del titolo in via di sviluppo, vogliamo dirvi - col cuore colmo di terrifica gioia - che questa riscrittura della storica trilogia sembra avere stile e personalità e adesso vi spieghiamo il perché.

    Benvenuti al manicomio

    Il maniero Derceto è un edificio imponente che si staglia nella tranquilla vegetazione della Louisiana, nel bel mezzo del clima umido e piovoso degli Stati Uniti del sud. La regale dimora è una casa di riposo che accoglie persone denarose ma psicologicamente stanche, un rifugio dove poter recuperare le proprie facoltà mentali senza rivolgersi agli sconvenienti manicomi che tappezzano l'America.

    Tra gli ospiti agiati c'è anche Jeremy Hartwood, un artista con tendenze bizzarre che riversa le sue astruse concezioni in opere dall'aura oscura, quasi minacciosa. In una calda giornata d'agosto l'uomo invia una lettera a sua nipote Emily chiedendole di visitarlo, ma la giovane ha la netta sensazione che ci sia qualcosa di preoccupante nell'improvviso invito dello zio, per questo decide di ingaggiare il detective privato Edward Carnby portandolo con sé nella silenziosa campagna del Louisiana che accoglie il maniero. Proprio come Emily temeva, una volta giunti nel lussuoso ospedale psichiatrico i due visitatori scoprono che Jeremy è scomparso: le sue ultime testimonianze scritte lo descrivono in preda al terrore, perseguitato da una figura oscura che lui ha denominato "The Dark Man". Ciò che i protagonisti scopriranno negli ambienti malsani della villa, abitata dai ricchi pazienti squilibrati che sembrano nascondere qualcosa tra le poche parole pronunciate a stento, li troverà impreparati di fronte a una verità più grande di loro e con ogni probabilità legata all'occulto.

    Ritorno all'anno zero

    Il primo capitolo di Alone in the Dark è piombato sulle scene quasi dal nulla nel 1992, sconvolgendo i meccanismi ludici di un settore ancora acerbo, sdoganando atmosfere e tematiche horror che continuano a essere sviluppate ed evolute anche al giorno d'oggi, rivelandosi precursore del survival horror moderno e senza il quale non avremmo potuto godere del tanto osannato Resident Evil, né di tutta la schiera di grandi titoli che a loro volta si sono ispirati al capolavoro di Mikami.

    L'operazione che punta a rinvigorire di modernità e terrore una storia così importante per il medium porta la firma di Pieces Interactive, gli sviluppatori scelti da THQ Nordic per riportare sotto i riflettori l'IP acquistata nel 2018, e Mikael Hedberg, la mente che si nasconde dietro le trame scioccanti di SOMA e della serie Amnesia (vi invitiamo a recuperare la nostra recensione di Amnesia Rebirth e la recensione di SOMA, due gioielli di scrittura horror).

    Questa reinvenzione non poteva che partire dalla trama, perché l'originale datato '92 non si sviluppava secondo i canoni classici della narrazione essendo privo di dialoghi e cutscene, quindi era necessaria una riscrittura profonda che trasportasse l'opera nel contemporaneo, in grado però di rispettare le solide fondamenta di quello che è un caposaldo intramontabile del genere.

    La storia ideata da Hedberg ci lascia vestire i panni del detective Carnby e di Emily Hartwood, entrambi presenti anche nel titolo sviluppato da Infogrames negli anni Novanta, ma questa volta non c'è una scelta da operare in base al sesso del protagonista perché la trama li vede muoversi in contemporanea, esplorando le stanze del maniero Derceto alla ricerca di Jeremy Hartwood e biforcando in questo modo situazioni, dialoghi e scoperte. La modalità di presentazione ricorda molto da vicino quella che ha reso impareggiabile Resident Evil 2, con le storie di Leon e Claire che si incrociavano per poi dividersi in continuazione, e allo stesso modo quelle di Edward e Emily li vedranno percorrere gli stessi luoghi in momenti diversi, ma anche livelli personali conditi da cutscene specifiche, obbligando il giocatore a ricominciare l'avventura appena terminata per riviverla negli occhi del secondo personaggio e avere il quadro completo della situazione.

    Le caratteristiche mentali dei due protagonisti saranno infatti al centro delle terrificanti visioni che si sviluppano nella lussuosa casa di riposo, perché il grande male che si cela dietro la misteriosa scomparsa dell'artista è la conoscenza di un'entità oscura e divina, capace di piegare la realtà che circonda i protagonisti frantumandola ed esplodendo nella più feroce follia.

    Mescolare il vecchio e il nuovo

    Il contesto narrativo si sviluppa dalla cornice immaginifica creata da H.P. Lovecraft, con l'orrore cosmico che punta a capovolgere il significato stesso della verità, aprendo le porte a conoscenze proibite e capaci di annichilire le menti umane incapaci di accoglierle.

    Il tutto si muove all'interno della sensibilità artistica di inizio Novecento, tra l'architettura eccentrica di Derceto e la moda di un paese che sta subendo forti turbamenti culturali, mentre il jazz comincia a uscire dalle piantagioni per musicare i salotti degli intenditori: il lavoro di Pieces Interactive si dimostra molto ispirato dal punto di vista artistico e concettuale, il colpo d'occhio che abbraccia le variegate stanze della villa è convincente, anche grazie ad una gestione delle luci oculata che getta ombre dense e credibili negli anfratti più oscuri della magione, riuscendo a trasportare il giocatore in un'epoca tumultuosa e immergendolo in una storia che speriamo possa rivelarsi da brivido. Molto interessante è anche la scelta della palette cromatica, che sposa i toni del verde bottiglia e del porpora per colorare di terribile abbandono gli ambienti della dimora, presa d'assalto dalla vegetazione e dall'incubo. La trama non si concentrerà soltanto tra le quattro mura di Derceto, perché nei pochi scampoli di gameplay che abbiamo potuto visionare hanno trovato spazio anche le strade di una città inghiottita dalla notte e l'immancabile cimitero, due scenari che non sembrano in grado di stupire gli appassionati dell'horror, mentre ha tutt'altro fascino la baraccopoli allestita ai piedi di una pompa petrolifera che illumina la notte con la sua fiamma calda e pericolosa.

    Un'altra grande differenza rispetto al classico di riferimento la troviamo nei personaggi secondari, del tutto assenti nel capostipite datato '92, ma che vengono proposti come degenti della casa di riposo in questa reimmaginazione che riprende anche vecchie conoscenze provenienti dagli altri capitoli della trilogia originale. Il trailer di presentazione di Alone in the Dark si apre infatti con la piccola Grace Saunders che gioca impiccando le sue bambole (un rimando alla sorte toccata al Jeremy Hartwood del titolo originale): la bambina è comparsa per la prima volta nello spin-off Jack in the Dark, per poi diventare protagonista di alcune sezioni in Alone in the Dark 2.

    Il classico dei survival horror

    Come era lecito aspettarsi, la modalità di gioco abbandona la rigidità dell'avventura firmata Infogrames per trasportare Alone in the Dark nelle vesti di uno sparatutto in terza persona, con le forti inclinazioni horror che piazzano la telecamera alle spalle del personaggio controllato, il quale si ritroverà a esplorare gli scenari da brivido con un campo visivo ristretto e ravvicinato, probabilmente pensato per mantenere alta la tensione.

    La creazione di un sound design rotondo e puntuale sarà essenziale per la riuscita complessiva del titolo, perché il cuore pulsante di Alone in the Dark è l'immersione nella sua storia, con l'esplorazione del maniero che assume un ruolo chiave insieme alla risoluzione degli enigmi ambientali.

    Una cura particolare è stata infusa nel comparto musicale, con la scelta di un doom jazz che sembra riuscire a evocare un determinato periodo temporale, per poi distorcerlo verso i confini dell'ansia e dell'inquietudine. Oltre a una storia cinematografica e dai contenuti adulti, c'è ovviamente anche spazio per il combattimento contro le mostruosità che hanno invaso Darceto e gli incubi dei suoi abitanti.

    Le armi da fuoco, così come le munizioni indispensabili a salvarci la pelle, saranno piuttosto limitate, quindi in alcune occasioni evitare gli scontri potrebbe essere la soluzione più adatta, come nel gioco originale. In aggiunta, l'utilizzo di oggetti contundenti potrebbe sbrogliare le situazioni più spinose senza sprecare preziosi proiettili.

    I nemici presenti sul cammino dei protagonisti sono gli orrori partoriti dal culto di una delle divinità illustrate da Lovecraft, abomini sofferenti che esplodono in gonfiori ricolmi di sangue, ma anche mostri anfibi covati nelle profondità degli acquitrini della Louisiana. Alcuni esseri, d'altronde, non possono essere scalfiti dai volgari mezzi umani, costringendo così il giocatore a sfruttare la propria creatività per evitare il gameover.

    Il sistema di puntamento, così come il catalogo di animazioni presentate nella versione che abbiamo potuto sbirciare, presenta ancora i tratti di quella che è un'esperienza in fase Alpha, ma sembra per il momento volgersi verso una concezione lenta e pesante dello sparo, che ben si presta allo sviluppo di tensione e paura che dovrà accompagnare ogni schermaglia.

    Meno convincenti ci sono apparsi i modelli poligonali dei personaggi, che al momento sembrano allinearsi a degli standard ormai superati, e le loro stesse espressioni facciali, che potrebbero influire negativamente sull'impatto scenico di dialoghi e momenti carichi di tensione. Le informazioni riguardanti l'attesissimo ritorno di Alone in the Dark sono ancora perse nell'oscurità di uno sviluppo embrionale, ma la volontà di Pieces Interactive di infondere nuova linfa vitale alla serie che ha posto le basi per l'evoluzione dell'horror videoludico c'è e si vede.

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