Another Sight: tutti i colori del buio

Abbiamo visitato gli studi milanesi di Lunar Great Wall per conoscere Kit e Hodge, protagonisti di Another Sight, platform narrativo dai toni steampunk.

anteprima Another Sight: tutti i colori del buio
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  • Pc
  • Switch
  • Lunar Great Wall è una realtà ancora giovane, in divenire: parliamo di uno studio aperto da poco più di un anno, con tredici persone assunte a tempo pieno e una sede piccola ma funzionale nel cuore di Milano (a giusto giusto un quarto d'ora a piedi dalla stazione di Cadorna, per intenderci). Nonostante tutto però, i ragazzi sembrano avere le idee chiarissime: come è in effetti emerso dall'incontro con il Creative Director Andrea Basilio, la software house pare avviata verso una direzione ben precisa, con una strada e un percorso saldamente in testa. Un percorso che nasce un po' da una questione di indole, per un fatto di genuina ispirazione creativa, e un po' come forma di reazione a esperienze pregresse: tutti i componenti di Lunar Great Wall sono infatti professionisti con diversi anni di lavoro nel settore e circa quaranta giochi sviluppati alle spalle - da cui deriva l'etichetta di "super indie" utilizzata dallo stesso Basilio. Lo zoccolo duro del team è in particolare composto da ex dipendenti Milestone stufi di dedicarsi a piccoli pezzetti di grandi produzioni, desiderosi di mettersi alla prova con qualcosa di decisamente più personale e più intimo. Ed è proprio dalla voglia di rischiare e di partire per un viaggio tutto nuovo che nasce Another Sight, un progetto costato oltre un milione di euro con un'impronta fortemente narrativa, che in cinque ore di gameplay si propone di raccontare una storia e di coinvolgere il giocatore con il suo carattere affascinante.

    La bambina e il gatto

    Il concept alla base di Another Sight deriva dalla volontà di mettere al centro della scena un protagonista diverso dal solito: in un contesto in cui la regola aurea è spesso e volentieri distruggere tutto, far saltare in aria o uccidere in maniera brutale senza farsi troppe domande, Basilio e il resto della brigata lunare volevano proporre un'idea per certi versi coraggiosamente controcorrente. L'ispirazione principale che ha dato il la ad Another Sight è per ammissione stessa del Creative Director il romanzo Nessun dove (Neverwhere) di Neil Gaiman: da lì deriva la suggestione di un mondo sotterraneo che esiste segretamente sotto alla città di Londra, una dimensione steampunk al di fuori delle regole normali costruita attorno al cosiddetto Nodo, un'enigmatica fonte di energia dai poteri prodigiosi. L'opera dell'acclamato autore di Coraline e American Gods non è ad ogni modo l'unico riferimento adottato da Lunar Great Wall nel processo di creazione dell'universo di Another Sight: al contrario, durante l'avventura si incontreranno una serie di personaggi realmente esistiti - Monet, Tesla, Verne e Edison, tanto per citarne alcuni - inseriti all'interno del racconto al fine di delineare un contesto credibile e suggestivo (che, perché no, potesse pure incuriosire il giocatore, spronandolo a cercare qualche nozione extra su alcune personalità geniali dell'epoca moderna).

    Another Sight vuole essere anche e soprattutto un'esperienza narrativa: ecco perché saranno inclusi tre diversi finali, pensati per dare sfumature differenti al racconto.

    Another Sight è comunque in tutto e per tutto la storia emozionale e di crescita di Catherine - detta anche amichevolmente Kit: una ragazzina dall'indole piuttosto snob, rampolla di una prestigiosa famiglia dell'aristocrazia britannica, che finirà per caso (o forse no?) nel mondo al di sotto. Un processo non esattamente indolore per la protagonista, dal momento che nel mentre la giovane subirà un gravissimo incidente perdendo la vista. La cecità diventa così, già a partire dai primissimi istanti di gioco, uno dei temi cardine di Another Sight: un argomento delicato e per certi versi ingombrante, che anche in termini di game design ha rappresentato un'enorme sfida per il team. Gli sviluppatori volevano infatti evitare di trattare la tematica seguendo percorsi visivi già abbondantemente esplorati altrove: per intenderci, niente sonar alla Daredevil, quanto piuttosto il desiderio di trovare soluzioni inedite e sperimentali. Da lì è allora nata la collaborazione con l'Istituto Ciechi Italiano, usato come consulenza nella creazione di un effetto definito dai suoi stessi creatori come "ecolocalizzazione con una forte componente artistica". L'idea è quella che Kit possa in qualche modo percepire ciò che la circonda grazie ai suoni, con i rumori che vanno letteralmente a colorare alcuni dettagli della scena con pennellate di luce in stile impressionista.

    Una visualizzazione originale e piuttosto riuscita a livello estetico, che va di pari passo con gli enigmi ambientali su cui appare costruita l'avventura (puzzle abbastanza elementari e piuttosto diretti nella risoluzione, anche se il gioco non è purtroppo sempre così chiaro nel far capire immediatamente all'utente con quali elementi sia di volta in volta possibile interagire). Come suggerisce il titolo stesso, l'aspetto senza dubbio più interessante di Another Sight riguarda comunque il dualismo fra i due protagonisti: ad accompagnare e assistere Kit durante la sua Odissea nel mondo di sotto c'è infatti Hodge, un gatto tigrato che non solo può vedere la realtà per quella che è normalmente, ma che grazie alle sue scattanti movenze feline si rivela un aiuto imprescindibile. L'elegante micione - controllabile in qualsiasi istante in alternativa alla ragazza, con la semplice pressione di un tasto - è indispensabile per azionare leve nascoste, per muoversi attraverso passaggi stretti e per osservare gli schemi da una prospettiva per così dire più tradizionale (seppur a quattro zampe!). L'alternanza tra Kit e Hodge diventa allora uno spunto per rompicapi a due vie, oltre che una scusa per dare un po' di ritmo e di vivacità ad un'azione che prevede anche momenti di puro platforming o persino semplici fasi stealth. E alla fine la contrapposizione tra un personaggio che si muove a fatica, fragile e insicuro nel suo handicap, e uno invece agile e fieramente indipendente, dà carattere e personalità all'opera prima di Lunar Great Wall.

    Nelle cinque ore necessarie a completare il gioco si attraverseranno otto mondi, tutti ambientati nel sottosuolo ma con diverse soluzioni visive e di gameplay.

    Al netto di un'apprezzabile ricercatezza artistica e delle buone intenzioni, legate ad esempio al doppiaggio in inglese, alla mezz'ora di cutscene totali o alla colonna sonora registrata dall'orchestra di Salerno, Another Sight denota comunque limiti abbastanza evidenti in diversi aspetti della produzione. Dai controlli rivedibili - le meccaniche di salto nei panni di Hodge non sempre funzionano come si vorrebbe, anzi... - a una grafica non proprio all'ultimo grido, l'avventura sotterranea di Catherine dà l'impressione di essere un titolo un po' rozzo, spigoloso, da rifinire. Problemi che si spera possano essere risolti prima dell'imminente uscita su PC, anche se l'impressione è quella di difetti che sembrano legati più alla natura del prodotto in sé che non al codice ancora in sviluppo. Pure le animazioni rigide e legnose o certe ingenuità nella scrittura (vedasi la reazione di Kit nel momento in cui si accorge di aver perso la vista, con una flemma e un distacco davvero poco credibili) finiscono purtroppo per non dare una mano alle lodevoli ambizioni narrative del gioco, limitando l'espressività e di conseguenza il coinvolgimento emotivo dato dall'esperienza stessa. La speranza è che vivendo dall'inizio il viaggio della strana coppia attraverso una Londra intrisa di magia e mistero possa magari scattare una scintilla, un legame speciale in grado di spingere oltre le imperfezioni.

    Another Sight Another Sight è un indie italianissimo, un platform narrativo che nasce dall'intenzione dei milanesi di Lunar Great Wall di proporre qualcosa di particolare, di diverso, di sperimentale. Un approccio senza ombra di dubbio intrigante e degno di ammirazione, che da una parte incuriosisce e affascina - principalmente per merito della direzione artistica steampunk e dell'idea di vedere il mondo dalla duplice prospettiva di Kit o del gatto Hodge - ma che dall'altra si scontra in maniera palpabile con i compromessi di una produzione tutt'altro che stellare. Basterà per rendere indimenticabili le peripezie di uno strambo duo alle prese con la dimensione nascosta nel sottosuolo di una Londra? Lo scopriremo prestissimo, con la recensione della versione PC in arrivo il 6 settembre prossimo (mentre l'uscita console, Nintendo Switch incluso, è fissata entro la fine dell'anno).

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