Anteprima Brutal Legend: Anteprima dallo showcase EA

Cronaca dallo Showcase EA

anteprima Brutal Legend: Anteprima dallo showcase EA
Articolo a cura di
Disponibile per
  • Xbox 360
  • PS3
  • Pc
  • Esiste ancora il concetto di autorialità, nel mondo dei videogame?
    Non stiamo parlando dei bedroom coder dei primi anni '80, ma più nello specifico di quei designer in grado di convogliare la propria visione in un progetto funzionante e facilmente identificabile. Bene, esistono ancora?
    Noi crediamo di sì. Nonostante budget a sei zeri e team sconfinati, qualche reduce della vecchia scuola ancora resiste, aggrappato con le unghie all'idea romantica di una progettazione più personale. E dannatamente poco mass market.
    Prendiamo Tim Schafer. Il suo portfolio comprende tocchi di genio irripetibili: Day of the Tentacle, Grim Fandango, Psychonauts meritano ancora oggi tutta la considerazione di cui un giocatore è capace.
    Brutal Legend è figlio della stessa vena artistica. Surreale, sopra le righe, semplicemente pazzo. Script e taglio stilistico sono lì per ricordare che l'originalità è un privilegio a cui chi gioca rinuncia con sistematica frequenza. Ed è un vero peccato. Soprattutto quando un'estetica tanto peculiare si fonde con una struttura di gioco familiare e collaudata come quella palesata da Brutal Legend. Un action in terza persona, puntellato da accenni sandbox, che sembra davvero la versione animata di una cover di un disco metal.
    A Londra abbiamo assistito alla presentazione ufficiale. Un hands off, capitanato dallo stesso Schafer, che ha saputo elargire una grassa dose di risate. Perché Brutal Legend, già da ora, sembra uno di quelle opere in grado di divertire tanto chi impugna il pad, quanto chi sta a guardare.
    L'età del Rock è tornata. Così come l'assolo di un game designer geniale.

    Eddie Riggs, come sicuramente saprete, è un roadie. Vive per il metallo musicalmente pesante. Come dire, sarà anche solo rock'n'roll, ma a lui piace.
    Una goccia di sangue di troppo sulla sua fibbia della sua cintura, e il viaggio comincia.
    Si risveglia in un universo fuori dalla linea temporale conosciuta, dove tutto sembra una dannata copertina di un album degli Iron Maiden. Un sogno. Ma anche no. Demoni riuniti per un rituale ancestrale non sono propriamente un comitato d'accoglienza da strapparsi i capelli. Soprattutto quando l'oggetto dei loro offici è una gigantesca ascia a due mani, detta Separator. E' il momento di ballare, Eddie. Brandendo l'arma in questione, il nostro eroe dà il la ad una danza di morte (tasto X) che non lascia scampo ai succitati druidi incappucciati. Squartamenti, decapitazioni, arti mozzati. Eddie sarà pure un buontempone, ma non è che vada poi troppo per il sottile.
    Ed in più, quando la situazione si fa davvero drammatica, basta che strimpelli qualcosa sulle corde della sua chitarra, Clementine, per fulminare i nemici nei dintorni o sconquassarne le idee con piccoli terremoti localizzati (Y). Ovviamente questi non sono che un assaggio dei poteri acquisibili durante l'avventura; allo stesso modo lo stesso Schafer ci ha rassicurato sull'arrivo di nuove mosse che andranno a rinfoltire il bagaglio offensivo-distruttivo del buon Eddie.
    I primi scampoli di gioco servono anche per fare la conoscenza della bella Ophelia, le cui gesta sono in parte ammirabili nel secondo trailer disponibile da qualche giorno su Everyeye.tv.
    I combattimenti in coppia si fanno promotori di un ritmo ancor più sincopato: il volume di nemici aumenta considerevolmente, ed in più da quanto abbiamo visto è emersa la possibilità di performare mosse che sfruttino anche la presenza di Ophelia, la cui IA ci è parsa apprezzabilmente combattiva.
    Giusto il tempo di un paio di smembramenti, e poi via verso una folle corsa su una hot rod già da antologia, la Deuce. Nell'antefatto narrativo riecheggia ovviamente la pazzia generale del plot: sparsi per il mondo di gioco moltissimi schemi progettuali (mezzi di trasporto, armi, gadget) lasciati dalle antiche divinità del rock aspettano solo di essere decifrati. Da buon rodie tuttofare, Eddie è il solo in grado di dare una forma funzionale a quelle bozze.
    Non è chiara la dinamica che accompagnerà la messa in opera di tali gingilli tecnologici: nel livello mostrato -a conti fatti, il tutorial mascherato da introduzione- ad Eddie è bastato dilettarsi con qualche accordo sulla chitarra per vedere il sogno meccanico trasformato in realtà (con chiare reminiscenze da Ocarina of Time). Prevediamo che nel corso dell'avventura le cose si faranno sicuramente più articolate (magari tramite il procacciamento dei pezzi necessari).
    La scorribanda sulla Deuce, tra mostri e trappole schivate all'ultimo e salti improponibili, suggerisce in maniera chiara la natura composita dell'opera. Brutal Legend è di fatto un action in terza persona, il cui mondo è liberamente esplorabile -appiedati, o al volante della Deuce, o in sella a qualche altro pazzo mezzo di trasporto- secondo i dettami del free roaming, quindi con accesso alle missioni totalmente a discrezione del giocatore.
    La vastità delle terre calpestabili è per ora non giudicabile: una disamina più precisa arriverà su queste pagine dopo che avremo messo mano su un codice giocabile.
    Ciò che sicuramente non mancherà sarà la varietà: nel corso della breve presentazione ritmi e schemi di gioco sono cambiati più e più volte, dando la sensazione di un prodotto estremamente proteiforme e variegato. Inseguimenti e sparatorie a bordo della Deuce (dotata, più avanti, di due gustose sputafuoco, ma i gadget applicabili si preannunciano ben più importanti), cercando di sfuggire alle premure di una band a cavallo di improponibili chopper; un primo timido battibecco con un boss piuttosto arzillo -una specie di verme abnorme, su cui aver la meglio sfruttando la hot rod; combattimenti canonici con filiformi sacerdotesse e druidi sempre pronti a farsi tagliuzzare amorevolmente.
    Ma il mondo in cui il nostro è stato catapultato è piegato da una tirannia. E la resistenza può poco. Serve un leader, qualcuno che smuova le coscienze a suon di schitarrate pesanti.
    L'incontro tra Eddie e gli schiavi nelle miniere è, nel contempo, esilarante ed esemplificativo. Il modo in cui lavorano le rocce è già un cult. Capocciate fragorose che si stampano nella memoria del giocatore sotto forma di risate. Ma il loro ruolo va oltre quello della gag. Mutuando e semplificando la gestione professata da Overlord, il gruppo di sciroccati dal collo taurino diventa ben presto l'esercito di Eddie. Un'armata che nel corso dello stesso livello presentato è cresciuta dalle iniziali quattro unità, ad una ventina di elementi, capaci di dare vita a risse veramente gustose. La loro gestione è parsa un piccolo inno all'immediatezza: tramite la croce direzionale, è possibile impartire ordini basilari che non interrompono il fluire dell'azione, né assolvono il giocatore dal mulinare fendenti con l'ascia o dal ricorrere alla chitarra per assoli elettrici.
    Pochi infine i particolari sul multiplayer, che si focalizzerà principalmente sulla modalità Battle.

    Parlare di tecnica, per un gioco così pittoresco, è quasi svilente. Ovviamente la componente grafica è di prim'ordine, e indugia moltissimo sulla qualità delle texture (i cui cromatismi accesi sono già un marchio di fabbrica), sugli effetti particellari e sulla riproduzione di alcuni particolari secondari come la densità di pelli e tessuti. Meno pregnante invece la costruzione poligonale, soprattutto delle architetture di contorno, che lascia il passo ad uno stile marcatamente stilizzato.
    Stile è dunque la parola chiave. Perché sorregge l'intera estetica del gioco. E alla grande. Il character design di Eddie e dei vari comprimari è una vera delizia per gli occhi. Animazioni da cartoon; mimica facciale capace di fare da vettore a stati d'animo diversi e di sostenere la battuta, la frecciatina salace sguinzagliata dal personaggio di turno; cura inverosimile del particolare, dal vestiario agli accessori che guarniscono la Deuce o le moto.
    In secondo luogo, perché soggiace ad una narrazione brillante e fuori dagli schemi, comparabile, e forse ancor più sferzante, alle produzioni Rare.
    Brutal Legend diverte, gioca con l'immaginario metal distorcendo citazioni e ribaltandone la storia con giochetti di parole esilaranti. Per tacere dell'ironia caciarona che tratteggia il buon Eddie, assurto già al ruolo di piccolo mito redazionale, anche grazie al doppiaggio di un Jack Black assolutamente "in parte".
    Da brividi la colonna sonora, che spara dalle casse pezzi di storia del rock senza soluzione di continuità.

    Brutal Legend Brutal Legend è stata la vera sorpresa dello showcase londinese di EA. Le meccaniche di gioco classicheggianti si sposano in un’ambientazione fuori dall’ordinario a cui è davvero difficile resistere. Ritmo e varietà, inoltre, paiono non mancare all’appello, sebbene l’appeal sulla lunga distanza potrà essere confermato solo dal prossimo hands on nonché dall’attesissima recensione. La cifra stilistica ricercata dipinge poi un quadro che vale da solo il prezzo del biglietto. La capacità di sapersi raccontare, di divertire anche solo chi fa da spettatore all’esperienza giocata, è un pregio quanto mai prezioso. Il preside Schafer inaugurerà la scuola del rock il prossimo 16 ottobre. Non mancate.

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