Call of Duty Modern Warfare: la nuova guerra secondo Activision

Siamo volati a Los Angeles per assistere, in esclusiva italiana, alla presentazione del nuovo Fps, Cod Modern Warfare.

Call of Duty Modern Warfare
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  • Call of Duty: Modern Warfare. Si chiamerà così il prossimo capitolo della saga di Activision, senza ulteriori indicazioni numeriche, sigle o sottotitoli. A suggerire che non si tratta di un sequel della serie inaugurata da Infinity Ward nel 2007, bensì di una ripartenza integrale: di un nuovo inizio.
    Questo Modern Warfare non è un remake (anche se alcuni personaggi tornano alla ribalta), e forse non è giusto neppure chiamarlo reboot: l'idea è infatti quella di recuperare la filosofia del progetto originale, ma di attualizzarla collocando il gioco nei teatri di guerra dei giorni nostri.
    Un realismo bellico senza compromessi, una campagna tesa e trascinante, la voglia di raccontare la complessità morale ed etica della guerra moderna sono ancora i pilastri portanti della produzione, ma quello che cambia è il volto del conflitto. Una guerra più subdola e insidiosa, che si manifesta anche attraverso atti di terrorismo spietati e ritorsioni altrettanto brutali.

    Di fronte all'idea di fare "tabula rasa" e ricominciare dal principio, lo sappiamo bene, sarà facile per molti snocciolare la retorica di una software house in crisi creativa, che anno dopo anno è costretta a lavorare sulle solite idee. Ed è vero, del resto, che la saga di Call of Duty sia stata, per diverso tempo, poco attenta a differenziarsi. Eppure stavolta qualcosa è cambiato: a partire dal team di sviluppo, che oltre a recuperare diversi veterani dello storico Modern Warfare è andato a pescare anche alcune professionalità direttamente dalle parti di Naughty Dog. Ed è cambiato pure il focus comunicativo: vi basti pensare che durante il nostro primo contatto con la produzione non si è minimamente parlato del comparto multiplayer.
    Quello che possiamo dirvi per adesso, ricordandovi che si tratta di impressioni ovviamente preliminari, è che il nuovo Modern Warfare è stato capace di destare un sincero moto di curiosità e interesse, come pochissimi shooter votati al realismo avevano fatto negli ultimi anni.
    Dopo l'ottima prova di Sekiro: Shadows Die Twice, insomma, questo Call of Duty potrebbe essere il secondo passo di una Activision finalmente più attenta alle esigenze dei giocatori che non a quelle degli investitori.

    Nuove vette di spettacolarità e realismo

    L'aspetto che salta subito all'occhio, scambiando qualche parola con le figure chiave del team di sviluppo, è che Infinity Ward ha una grande consapevolezza del prodotto che ha per le mani, ed una perfetta conoscenza del percorso che, negli ultimi anni, ha portato la serie a perdere un po' di presa sul pubblico. Ci chiedono di guardare al nuovo Modern Warfare senza pregiudizi, cercando di analizzarlo come un titolo inedito, piuttosto che come l'ennesima propaggine di un brand che ha smarrito la propria identità.

    E forse è davvero la cosa migliore da fare, perché questo nuovo COD un'identità sembra avercela, e pure molto forte. Il bello è che il carattere di Modern Wafare passa tutto da una campagna che pare aver ritrovato lo smalto di un tempo. Le due sequenze che abbiamo visto sono intense, dirompenti, tese e ritmate, ed una in particolare non ha fatto fatica a restare impressa nella nostra memoria per giorni e giorni dopo la presentazione ufficiale.

    Sulla qualità della narrativa, sulla potenza delle situazioni che il giocatore dovrà affrontare, il team ha puntato davvero tutto, facendosi per altro aiutare da qualche nuova recluta che arriva dai "cagnacci" di Uncharted e The Last of Us. A livello di racconto il titolo si colloca in una timeline completamente indipendente da quella della vecchia trilogia targata Infinity Ward. Non esiste Makarov, le atomiche sganciate sul territorio americano, gli eventi di Chernobyl. Spunta il capitano Price, ma è un personaggio a suo modo nuovo: un soldato esperto e consapevole che tuttavia non si misura con la guerra del 2007, ma con quella dei giorni nostri. Una guerra globale, che attraverso attentati terroristici è arrivata nel cuore delle grandi capitali europee, e che si combatte non solo sul campo ma anche con l'intelligence. Non sappiamo ovviamente molto di come si svilupperà il racconto, ma diverse caratteristiche che resero grande il Modern Warfare originale tornano di prepotenza. Citiamo per esempio una campagna inquadrata da diversi punti di vista (saranno tre i protagonisti del gioco), e la volontà di raccontare una guerra "in scala di grigi": un conflitto in cui sarà difficile capire chi è nel giusto, e che proverà a mettere in discussione i riferimenti etici del giocatore.

    La prima sequenza a cui assistiamo si ambienta nel centro di Londra. Sono scene brevi, che raccontano attimi di panico, inquadrando un caos furioso e spietato. Un'autobomba dilania le strade della città, le urla dei civili che si fanno strada in una notte di fiamme inique e detriti. È una dichiarazione d'intenti, la conferma che Modern Warfare non ha perso il coraggio di mostrare situazioni controverse, a loro modo scioccanti e capaci di destabilizzare lo spettatore.
    Proprio a seguito di questo attentato viene mobilitato un piccolo gruppo di soldati d'élite, guidato dal capitano Price, spedito all'interno di una casa popolare dove sembra nascondersi una cellula terroristica.

    La missione si apre in un vicolo deserto, illuminato dalla luce timida dei lampioni. Basta un attimo per accorgersi che c'è qualcosa di diverso, nel look di Modern Warfare. Si tratta di un nuovo engine costruito da zero, con una tecnologia di rendering è completamente nuova. L'illuminazione è più credibile e piena, gli effetti di post-produzione sfociano in un colpo d'occhio nitido e graffiante. È chiaro che Infinity Ward voglia abbracciare, anche a livello visivo, un realismo con pochi compromessi: un'intenzione che si legge chiaramente anche quando si osserva il level design, veramente impeccabile. La composizione dello stage è forse l'elemento più distintivo dell'intera missione, che ci porta in spazi angusti e inedite aree domestiche.

    Il nuovo Call of Duty, ci confermano successivamente, sfrutta la tecnica della fotogrammetria, già vista in altre produzioni ma ovviamente raffinata di anno in anno. In questo caso il team se ne è servito per assemblare ambienti più credibili, concreti e convincenti, definendo al contempo texture più diversificate e dettagliate.

    Complessivamente, anche per mantenere fede al diktat dei 60 frame al secondo, non ci sembra che il titolo spinga eccessivamente sul fronte della mole poligonale, ma il risultato è impattante e pieno, addirittura stupefacente quando si guardano gli assalti con il visore notturno e la simulazione dei materiali e delle superfici. Fra riflessioni luminose ed effetti volumetrici gli ambienti urbani di Modern Warfare sono ammantati da un'atmosfera sicuramente potente.

    Si va in scena

    Il gruppo di soldati passa all'azione, e il nuovo Call of Duty esibisce la struttura di una delle sue missioni. Questa sezione della campagna risulta tutto sommato guidata, ma la "regia" calcolatissima di Infinity Ward sembra aver ritrovato l'ispirazione che ha contraddistinto l'esordio della serie. L'incursione replica in maniera perfetta i tempi, i modi e le procedure di un manipolo ben addestrato di specialisti. Le poche sparatorie sono fulminee e immediate, come da tradizione dei COD, ma il ritmo della missione non è mai furioso o eccessivo. Si procede con cautela, mentre la tensione sale ad ogni gradino. L'avanzamento è ansiogeno, ben tenuto, in un'alternanza ottimamente dosata di fasi controllate e momenti lasciati all'iniziativa del giocatore.

    Gli approcci strategici sono molti, e tutti significativi. È possibile ad esempio sparare alle luci per poi procedere con il visore notturno, sfondare le porte con irruenza oppure appoggiare l'arma sullo stipite per poi sporgersi lentamente, con un sistema molto diverso (e più efficace) del classico "leaning" visto in altri FPS. Individuata la posizione di un nemico, grazie magari alle indicazioni di un compagno, è possibile neutralizzarlo sparando attraverso le pareti, per scoprire un'interazione ambientale decisamente significativa.

    In questa gamma di situazioni non è difficile rinvenire un pizzico del tatticismo dei migliori Rainbow Six d'epoca, per un mix che ha saputo tenerci col fiato sospeso fino alla fine.

    Ad un primo sguardo non è facile notare tutti i dettagli che rendono questo frammento così potente e magnetico, così il team di sviluppo ci spiega meglio tutti gli ambiti in cui ha lavorato. Un aspetto letteralmente sorprendente è quello legato al sound design: il rumore delle armi è pieno, deciso e prorompente. Sono stati campionati i suoni di tutte le componenti meccaniche, indipendentemente dalle esplosioni degli spari, in modo che il rumore del fuoco risulti più credibile. Un nuovo sistema di simulazione delle onde sonore, inoltre, altera in maniera verosimile tutte le campionature tenendo conto del contesto ambientale. L'esplosione di una granata all'interno di un corridoio risulta in un tonfo più sordo e strozzato, una fucilata in campo aperto genera una traccia di eco a seconda degli elementi dello scenario su cui riverbera. Persino il suono dei bossoli cambia a seconda che questi sbattano su superfici metalliche o su altri tipi di materiale.

    Modern Warfare è un gioco attentissimo a questo tipo di rifiniture, apparentemente infinitesimali ma così impostanti per l'immersività. C'è anche, ad esempio, un nuovo sistema di animazioni, che anche durante i momenti morti simula le incertezze e i micro-movimenti di un soldato che impugna un'arma, e che arriva addirittura a modificare la sequenza di ricarica a seconda della situazione.

    Una "ricarica tattica" operata dopo aver esploso appena qualche colpo sarà diversa (più calma e rilassata) rispetto ad un cambio di caricatore eseguito dopo aver finito i colpi, necessariamente più nervoso e fulmineo visto che espone il soldato ad un momento di rischio.

    Siamo davvero curiosi di mettere alla prova tutti questi meccanismi in situazioni più movimentate, e di capire quanto sarà piacevole ed efficace lo shooting. Il team promette addirittura un sistema che rende più difficile compensare il rinculo delle bocche da fuoco con la memoria muscolare, e che impone quindi una maggiore attenzione durante le sparatorie. Potrebbe essere un incentivo a giocare in maniera più ragionata, "mimando" di fatto l'approccio clinico e letale dei corpi speciali.

    Certezze e dubbi

    Questa intrigante "ossessione" per il realismo che Modern Warfare porta avanti in ogni sua componente è davvero pervasiva ad un livello infinitesimale. Durante la prima sequenza di gioco, ad esempio, il team di sviluppo ha mostrato dei momenti in cui il protagonista faceva uso di un visore notturno. I ragazzi di Infinity Ward ci hanno spiegato che, classicamente, quel tipo di effetto si ottiene applicando un filtro verde sull'immagine.

    Per il nuovo Call of Duty, invece, è stato pensato un sistema diverso: il motore di gioco calcola non solo le frequenze luminose nello spettro del visibile, ma anche i raggi infrarossi e la loro interazione con gli elementi dello scenario. Quando si attiva la Night Vision, quindi, non si ha una semplice patina cromatica sovrapposta sullo schermo, ma una scena renderizzata con diversi criteri, a tutto vantaggio dell'impatto grafico, della credibilità e dell'immersione.

    Le stesse attenzioni saranno spese per caratterizzare la visuale termica e più in generale tutte le situazioni che si allontaneranno da quelle tradizionali. Sappiamo ad esempio che dovremo misurarci con una missione molto vicina alla storica "Death Form Above", in cui si prendeva il controllo di un AC130. Questa volta, per simulare la perdita di qualità visiva che di solito è legata alla trasmissione di un flusso video a grande distanza, l'immagine visualizzata su schermo verrà compressa e decompressa sul momento, così da mostrare gli artefatti grafici tipici del controllo remoto.

    Crediamo che questa panoramica di feature possa farvi comprendere, se non altro, la cura inestinguibile con cui Infinity Ward ha assemblato la sua creatura. Siamo ancora di fronte ad uno sparatutto fortemente "militarizzato", ma il cambio di rotta rispetto agli ultimi titoli del franchise è evidente. Niente più equipaggiamenti fantascientifici ed esagerazioni di stampo hollywoodiano, niente corse sui muri e salti imponderabili, bensì una campagna più credibile, che non sacrifica la verosimiglianza e prova, grazie ad alcune trovate brillanti, a scuotere un po' il paradigma degli FPS bellici.

    Ovviamente per confermare le qualità della campagna andranno poi verificati moltissimi aspetti: a partire dalla durata del comparto Single Player per arrivare alla varietà delle situazioni che esso ci presenterà, passando per la resa dell'intelligenza artificiale (che dovrebbe essere però molto più consapevole dall'ambiente circostante e mostrare più di spirito di conservazione). Ribadiamo ancora una volta che l'operazione di avvicinamento a Modern Warfare è appena iniziata, e che l'esplorazione della nuova proposta di Activision dovrà essere attenta e meticolosa, interessandosi alla difficoltà generale così come al carattere della sceneggiatura.

    A tal proposito, tuttavia, ci sentiamo di raccontare brevemente anche la seconda scena che Infinity Ward ha deciso di mostrarci. Si è trattato di un flashback, necessario per introdurre uno dei personaggi che ci troveremo a controllare, ovvero Farah, una giovane ribelle di origini mediorientali. La sequenza mostra l'attacco insensato e disumano di un villaggio da parte di un manipolo dissidente dell'esercito russo, comandato dal freddo generale Barkov, che con tutta probabilità rappresenterà la nemesi del racconto, cercando di sostituire l'altrettanto spietato Makarov.

    Si tratta di una fase atipica, tutta concentrata sullo stealth e giocata nei panni di una bambina che deve fuggire da un manipolo di carnefici: una missione cruda, estremamente esplicita nel dipingere la bestialità che l'uomo può raggiungere in tempi di guerra, e forse proprio per questo destabilizzante; così come lo fu, all'epoca, "Niente Russo".

    Diremo, in questa sede, che il team potrebbe attirare su di sé diverse attenzioni, se non altro perché in qualche modo finisce per infilarsi nei soliti schemi che vedono contrapposti tre grandi blocchi economici e culturali (America, Russia e Medio Oriente). Infinity Ward ribadisce tuttavia che il racconto di Modern Warfare sarà molto complesso e sfumato dal punto di vista etico, senza voler necessariamente distinguere in maniera netta la figura del nemico, distinguendo semplicisticamente il bene dal male, il giusto dallo sbagliato. Un dichiarazione sicuramente forte, che andrà verificata direttamente "sul campo".

    Call of Duty Modern Warfare La leggenda di Infinity Ward è cominciata, dodici anni fa, con Modern Warfare. Apice ludico e creativo della produzione del team, il quarto Call of Duty fu un prodotto che cambiò per sempre la faccia degli sparatutto. Oggi, un altro Modern Warfare vuole rappresentare la rivalsa della software house, e più in generale di tutto il franchise. Il team è determinato, lucido, consapevole, pronto a reclamare un posto fra i grandi. Per farlo sceglie di mettere un punto e ripartire, recuperando dal suo antico capolavoro qualche personaggio e la filosofia che ne sorresse lo sviluppo. Il risultato è uno shooter dal ritmo intenso e teso, con una smodata passione per il realismo visivo e situazionale. Un concentrato di dettagli che trasmettono soprattutto competenza e passione. C'è ancora molto da capire sull'IA, sulla diversificazione delle missioni, sulla durata del single player. Ma per ora ci concediamo il lusso di guardare i punti fermi di questo nuovo Call of Duty: una campagna potente, niente modalità accessorie come zombie e battle royale, la voglia di stupire a livello tecnologico. Tutto quello che chiedevamo da tempo. Call of Duty: Modern Warfare, insomma, ha conquistato se non altro la nostra incondizionata attenzione.

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