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Days Gone: una gita in Oregon in compagnia degli infetti su PlayStation 4

Il nuovo trailer di Days Gone ci fornisce una panoramica sul mondo di gioco che farà da sfondo al nuovo open world in esclusiva Sony.

anteprima Days Gone: una gita in Oregon in compagnia degli infetti su PlayStation 4
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  • PS4
  • PS4 Pro
  • C'è da ammettere che l'Oregon, a prima vista, sembra proprio un bel posticino in cui trascorrere una settimana di relax: ampie vallate verdeggianti, orizzonti da mozzare il fiato, fiumiciattoli che scorrono quieti, e poi foreste lussureggianti, dove trionfa la bellezza della natura incontaminata. Peccato soltanto che a rovinare l'atmosfera ci siano feroci non-morti cannibali, pronti ad azzannarci senza pietà. Li chiamano "Furiosi", un nome non certo scelto per puro caso, anzi: un simile aggettivo ricalca alla perfezione l'atteggiamento di queste creature, che a differenza dei normali zombie posseggono un comportamento profondamente aggressivo, violento, famelico.
    Corrono come forsennati, smaniano come in preda al delirio della fame e della follia: la loro deformità è inquietante, le loro fauci sono affilate, le loro gambe scheletriche dannatamente veloci. Agiscono in preda ad una rabbia travolgente, ad una "furia" che non lascia scampo a nessuno. Nemmeno al nostro Deacon, il protagonista di Days Gone, un motociclista che cerca disperatamente di rimanere in vita in un mondo che ormai sembra ripudiare tutto ciò che è umano.

    Dev'essere difficile per un biker rinunciare al piacere di viaggiare liberamente, a tutta velocità sul suo ruggente chopper, muovendosi lungo le strade e lasciandosi coccolare dal vento: nell'Oregon, purtroppo, ogni chilometro potrebbe essere fatale. Il nuovo trailer di Days Gone si focalizza sulla pericolosità dell'ambiente di gioco, suggerendo apertamente come il setting svolgerà un ruolo fondamentale durante l'avventura. A differenza di tanti altri open world, infatti, difficilmente potremo partire in esplorazione per il solo gusto di farlo: "qui non siete turisti", ci avvisa la voce narrante del video, "dovete lottare per sopravvivere". Fortunatamente, in questo viaggio on the road verso la salvezza non saremo soli. A darci manforte avremo infatti sempre accanto la nostra migliore amica: una motocicletta.

    Contro la natura ed il suo clima

    La regione di Farewell, in Oregon, è una delle sei ambientazioni che compongono il mondo di Sony Bend Studio. Se messe insieme, daranno forma un mosaico tanto vasto quanto pericoloso. Sia dal nostro ultimo contatto con la produzione, sia dal recente trailer emerso in rete, il colpo d'occhio di Days Gone ha saputo rivelarsi indubbiamente suggestivo: una bellezza "da cartolina", dinanzi alla quale sarà davvero difficile non abbandonarsi alla contemplazione. Fermarsi a guardare il paesaggio sarà insomma quasi impossibile, a patto che non vogliate mettere a serio repentaglio la vostra salute. Schiacciato da una pandemia che ha decimato la razza umana e destabilizzato la società civile, l'universo di Days Gone non si poggia certo su basi narrative particolarmente esaltanti: ciò che sembra potersi distinguere, nella nuova esclusiva per PlayStation 4 in arrivo il prossimo 26 aprile, è proprio la caratterizzazione del suo scenario, a tutti gli effetti un coprotagonista dell'esperienza. E non è certo una casualità se il video di presentazione si concentra sull'importanza dell'ambientazione. L'impressione è che il setting sia a sua volta un altro nemico contro cui Deacon deve combattere.

    Più che un semplice palcoscenico in cui agiscono i Furiosi, quindi, l'Oregon è un'ulteriore minaccia da tenere in considerazione. Lo dimostra il focus riposto negli impedimenti che la natura porrà lungo il nostro cammino, legati persino alle diverse variabili climatiche.
    Avventurarsi nelle foreste di notte, dove la luce riflessa della luna a malapena filtra tra le fronde, con i soli fari del chopper ad illuminarci la strada, rischia di condurre a morte prematura, specialmente nelle giornate piovose.

    Un temporale renderebbe il terriccio più umido e fangoso, e la guida della moto ne risentirebbe in modo significativo: il nostro bolide su ruote, d'altronde, non si controlla con grande facilità, ed il senso di pesantezza è palesemente avvertibile. Questo implica che sgusciare tra i rami, con il pericolo di rimanere impantanati o di non sfrecciare con sufficiente velocità per sfuggire alle bestie, potrebbe chiaramente rivelarsi una delle innumerevoli cause di morte nell'ecosistema di Days Gone.

    In alcune regioni, sarà invece addirittura la neve a darci del filo da torcere: per un motivo non ancora del tutto chiaro, sembra che il gelo finisca per acuire - se possibile - l'aggressività dei Furiosi, i quali diventano più inarrestabili di quanto non siano in condizioni "normali". Quanto tutto ciò si rifletterà sul gameplay è ovviamente da dimostrare pad alla mano, ma le premesse hanno saputo stuzzicarci non poco.
    Ciascuna area del gioco, pertanto, potrebbe presentare un grado di complessità connesso a doppio filo agli effetti meteorologici ed alla conformazione del territorio. In pratica, le possibilità di sopravvivenza dovrebbero essere legate alle condizioni climatiche in cui ci muoveremo a bordo della motocicletta: prima degli infetti, degli animali o degli altri esseri umani, l'ostacolo più imponente sarà l'Oregon.

    Contro l'essere umano ed i suoi mostri

    L'utilizzo della motocicletta non ci garantirà una sicurezza tale da indurci ad esplorare le regioni di Days Gone senza troppi patemi d'animo. L'obbligo di badare alle reazioni del mezzo a seconda delle caratteristiche del luogo, ed anche al quantitativo di benzina rimasta nel serbatoio, ci obbliga infatti a centellinare ogni escursione al di là dei rifugi.

    Un open world in cui risulta faticoso spostarsi senza incappare in terrificanti pericoli non rappresenta certo un'incredibile innovazione nel reame dei survival game. Eppure, in Days Gone, questa dinamica potrebbe essere declinata con un tocco autoriale che darebbe all'insieme una personalità tutta nuova, in virtù del legame che unisce il giocatore al suo mezzo di locomozione, da accudire, personalizzare e potenziare: siamo convinti che la cura della moto sarà indispensabile per "dominare" le strade dell'Oregon, in modo da rendere più abbordabili le gite fuori porta, tra la neve o il fango, ed aumentare le chance di successo. Così facendo, contro le intemperie della natura, l'artificiale prenderebbe il sopravvento: la mano dell'uomo, d'altro canto, ha saputo adattarsi al cambiamento, cercando di reagire alle minacce dell'epidemia ed alle asperità delle regioni dell'Oregon. Edificando accampamenti, avamposti e rifugi, lì dove si trovano le piane laviche o le grotte, scombussolate dalle eruzioni vulcaniche, gli uomini hanno costruito un micro mondo che fa da contraltare all'immensità della natura. Anche in questo caso, tuttavia, più che miraggio di salvezza, le fortificazioni umane incarnano un'ennesima fonte di guai. È di certo peculiare che il trailer, come prima "avvertenza" per il giocatore, citi proprio la minaccia degli altri superstiti, invece che i Furiosi o le variazioni climatiche. Come in The Last of Us, insomma, pare quasi che gli uomini siano un pericolo più grande delle creature cannibali.

    I nascondigli dei predoni - a quanto sembra - avranno specificità uniche in base alle zone in cui saranno eretti, e richiederanno diversi tipi di approccio per essere smantellati, donando al giocatore quella libertà d'azione che in un titolo del genere non può assolutamente mancare. Come per l'esplorazione, dunque, che necessita di una pianificazione adeguata, onde evitare spiacevoli sbranamenti, anche per assaltare i covi dei banditi o i laboratori dell'agenzia NERO (National Emergency Response Organization) dovremo preparare un'accurata strategia d'attacco.

    Nei capannoni della suddetta organizzazione (che sulla carta avrebbe dovuto occuparsi di curare o contenere l'infezione), potremo inoltre rinvenire alcune scorte imprescindibili per mantenerci in salute e perfezionare l'armamentario. Quando il video sostiene che "attraversare stazioni di servizio abbandonate, piccole città o segherie infestate è persino più pericoloso", sembra volerci avvisare che la minaccia più brutale di Days Gone giunge proprio da un'opera dell'uomo. Ma in uno zombie game che si rispetti, anche i "mangia-cervelli" incarnano una componente importantissima dell'avventura: si trovano ovunque, nascosti tra le boscaglie, nelle caverne, negli edifici, nei portabagagli delle macchine.

    Possiamo incontrare piccoli gruppi, da sfoltire a suon di pugnalate o proiettili, oppure - in alcune istanze - fronteggiarne centinaia, orde impazzite dalle quali sembra impossibile fuggire. La gestione delle ondate di non-morti è una delle feature che ha da subito catalizzato l'attenzione della platea videoludica: per annientarle in un colpo solo bisognerà ricorrere all'utilizzo di elementi ambientali, studiare il setting, e scegliere la tattica più opportuna. Nel trailer si parla di "fosse comuni", ossia di manipoli di cadaveri trasportati dai treni nei primi giorni del contagio, trasformati poi in lauti pasti per i Furiosi. È legittimo presupporre che i conflitti con le orde avverranno perlopiù in determinati punti della mappa, nei pressi di questi cimiteri situati nelle "terre selvagge", mentre nel resto delle regioni ci toccherà confrontarci con gruppetti meno numerosi e più frammentati.

    In attesa di conferma o smentita, quel che è certo è che non ci sarà un singolo punto sulla terraferma davvero sicuro per il povero Deacon. Nel corso della nostra ultima prova, dopo aver liberato un avamposto nemico, abbiamo scalato una torre, e dalla sua sommità ci siamo fermati qualche istante ad ammirare il paesaggio dell'Oregon.

    Ecco, forse saranno proprio queste strutture sopraelevate, da conquistare con sangue e sudore, a donarci come premio un pizzico di fugace tranquillità. Un momento in cui riposarsi, volgendo lo sguardo verso un orizzonte che, dall'alto, appare così pacato e meraviglioso, ma che in realtà si è tramutato un nido di violenza e di morte, dove ormai banchettano Furiosi ed avvoltoi.

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