E3 2018

Death Stranding: aumentano i misteri dopo il trailer dell'E3

Death Stranding è stato uno dei protagonisti della conferenza E3 di Sony: nuovo trailer per l'attesissimo gioco di Hideo Kojima.

Death Stranding Gamescom 2019
Anteprima: PlayStation 4
Articolo a cura di
Disponibile per
  • PS4
  • PS4 Pro
  • Ok, diciamolo pure: ci aspettavamo tutti qualcosa di più dal primo trailer dedicato al gameplay di Death Stranding. Qualcosa di più concreto, tangibile, che ci salvasse da noi stessi e dalla selva di teorie che lacera i nostri lobi sin dalla prima apparizione del titolo. Ma in fondo la verità è che si è sempre trattato di una speranza vana, incompatibile con il modus utilizzato da Kojima per dischiudere, enigma dopo enigma, la sua ultima creatura. Quello mostrato sul palco della conferenza Sony all'E3 2018 non è certo stato un trailer registicamente impeccabile, né il più impattante dal punto di vista emozionale, eppure Death Stranding continua ad avere un oscuro potere sull'immaginario collettivo della comunità videoludica. Noi crediamo che sarà un prodotto rivoluzionario e, diamine, vogliamo crederci.

    Cronache di un corriere apocalittico

    Prima di lanciarmi in un labirinto di elucubrazioni selvagge, tracimando i confini del cranio con la marea grigiastra del discioglimento cerebrale, permettetemi di spendere qualche parola in una doverosa premessa. Quanto segue è la trasposizione in parole di quello che io, persona con evidente squilibri neurochimici, ho visto nel primo "trailer di gameplay" di Death Stranding, il coacervo di follia visionaria che quel golem di icone pop noto ai più col nome di Hideo Kojima sta trasformando in videogioco. Vi chiedo pertanto di assecondarmi tenendo a mente una nozione chiave: il tutto potrebbe essere il frutto di un mix devastante di privazione onirica e onanismo mentale.

    Le prime battute del trailer vedono Sam avvicinarsi all'ingresso di una grotta, probabilmente alla ricerca di un rifugio per quale istante di riposo. Qualche istante dopo ci viene presentato un nuovo personaggio femminile, meravigliosamente levigato attorno alle fattezze dell'attrice francese Léa Seydoux. Proprio come Sam, la donna ha qualcosa di speciale e al contempo spaventoso, forse legato alla connotazione apocalittica di questo mondo sull'orlo del baratro. Prima di approfondire, però, lasciatemi constatare l'ovvio. Il Decima Engine, modificato per l'occasione dalle sapienti mani di Kojima-san, forgia un mondo aperto che appaga l'occhio con panorami semplicemente incredibili. Vista la nota grama che risuona nella lore del gioco, stupisce che i paesaggi siano tanto rigogliosi e lussureggianti, sebbene nell'aria rimanga sempre - quasi evanescente - una nota di stuggente malinconia. Un motore grafico da capogiro non basta per riempire l'aria di un concerto di sensazioni così potente: sotto la tela del dipinto verdeggiante di Death Stranding si percepisce, senza alcuno sforzo, l'effetto ammaliante di una direzione artistica monumentale, che riempe ogni poligono di note emozionanti. Pochi secondi dopo, lo scenario assume contorni ben diversi, mentre vediamo Sam arrancare faticosamente tra le rocce di una landa spoglia, quasi aliena, contaminata dall'opprimente onnipresenza di cordoni fumosi, che corrono verso il cielo e ben oltre, verso chissà quale dimensione ferale. La morte pare quasi essere un elemento unificante per Death Stranding, tanto nel quadro della lore, quando per il modo in cui questo mondo si presenta agli occhi dei giocatori. Come vi avevo anticipato qualche mese fa, in un articolo egualmente cervellotico e maniacale, ho la netta sensazione che l'attuale stato del mondo di Death Stranding sia in qualche modo legato al sovvertimento delle leggi di natura, a un collasso multidimensionale che ha fatto sì che il nostro piano d'esistenza fosse invaso da oscure entità provenienti da un non-luogo di pura morte. Qualche inquadratura dopo, avvistiamo in lontananza un insediamento di qualche genere, non necessariamente popolato da amici, visto che vediamo Sam impugnare un'arma con un carattere sci-fi molto convincente, lasciata inerte tra le maglie di un trailer privo di scontri veri e propri. D'altronde sappiamo per certo che nell'universo di Death Stranding si muovono gruppi e società con obiettivi diversi, ma non necessariamente privi di punti di contatto. Mentre la mente corre di nuovo alle ipotesi già fatte sulla natura e sul ruolo del personaggio di Mads Mikkelsen, un nuovo stimolo viene offerto dalle parole della bionda Léa.

    "Saluti Sam, Porter di Bridges".

    Il personaggio interpretato dall'attrice lavora per una società chiamata Fragile Express, e ricopre con tutta probabilità il medesimo ruolo di Sam, ovvero quello di corriere. Nella carrellata di scene immediatamente precedenti al dialogo fra i due, vediamo infatti il personaggio di Reedus portarsi appresso carichi di diversa entità, verso punti di consegna distribuiti in lungo e in largo in un'ambientazione caratterizzata da una considerevole verticalità e da quella che, all'apparenza, pare un'esplorabilità praticamente totale, con tutti i pericoli del caso.

    Non sappiamo con esattezza cosa trasportino i due, ma sembra chiaro che questa dinamica rappresenta una delle chiavi di volta del comparto ludico della produzione. In una delle inquadrature che compongono il trailer è evidente la presenza di una sacca per cadaveri sulle spalle di Sam ma, anche in questo, caso è praticamente impossibile utilizzare il dato come tassello per comporre una visione più ampia dell'immaginario kojimiano. A maggior ragione visto che lo scambio di battute tra i due personaggi mette in campo nuove informazioni difficili da elaborare. Dopo il passaggio di uno degli incubi invisibili che popolano il parto creativo di Kojima Production, Sam mostra i segni di un improvviso e terribile rash cutaneo, che offre terreno fertile per un dialogo tanto intrigante quanto criptico.

    Léa: "Lacrime. Allergia chirale. Così hai i 'dooms', proprio come me. Qual è il tuo livello?"
    Sam: "Ho il fattore estinzione, ma penso che tu mi batta"
    Léa: "Riesci a vederli, vero?"
    Sam: "No, ma posso sentirli"

    Una manciata di battute che confermano quanto scritto in apertura: sia Sam che Léa sono individui speciali, un attributo dietro il quale sembrano però celarsi connotazioni decisamente sinistre. Nella parte finale del trailer, infatti, l'uomo che contatta Sam via radio lo avverte di stare attento alle creature nelle vicinanze, perché una sua morte potrebbe scatenare un "void in", un evento catastrofico che lascerebbe dietro di sé un terribile cratere. In questo caso, Sam potrebbe comunque tornare a vivere, sebbene le conseguenze di questa "transizione" siano - di nuovo - tutt'altro che chiare.
    Possiamo immaginare che la portata catastrofica di un decesso di Sam dipenda proprio dal suo "livello", dal suo "fattore estinzione", e in questo caso aggiungere Léa alla lista dei personaggi capaci di sovvertire le leggi dell'esistenza. Léa non porta però con sé alcun infante incapsulato, probabilmente l'elemento più misterioso e importante della lore di Death Stranding.

    Eppure continuo ad avere il sospetto che il bambino sia una sorta di crocevia dimensionale vivente, un essere che esiste al contempo in tutti i piani di esistenza, in grado di fornire a Sam un "ponte" per tornare a vivere dopo ogni dipartita, nonché un modo per conservare parte delle sue memorie (alias i progressi del giocatore). Anche perché ho l'impressione che questo eterno ritorno abbia conseguenza infauste sulla definizione dell' "io" di Sam, che ha ogni passaggio si ritrova privo di una parte di sé. Per questo motivo l'uomo potrebbe non conservare alcun ricordo della famiglia ritratta nella foto che l'uomo porta con sé (la faccia della "figlia" appare parzialmente cancellata), un'ipotesi in linea con la visione apocalittica che chiude il trailer. In coda al video, l'ipotetica moglie di Sam gli dice "Sei in ritardo. Ancora non ti ricordi di me, vero?". È facile immaginare che Sam sia in ritardo per sottrarre il mondo alla sua terrificante conclusione, mentre è molto meno semplice capire come questo atto salvifico sia possibile. La descrizione del trailer conferma che il peso del futuro dell'umanità grava effettivamente sulle spalle del protagonista, ma penetrare la barriera di cripticità di Death Stranding rimane facile come abbattere un elicottero a colpi di tosse.

    A naso, però, continuo a ritenere valida l'idea di un'esperienza in cui il concetto di multidimensionalità è strettamente connesso al multiplayer, con istanze ludiche che, ciclicamente, accolgono un giocatore conservando i resti del passaggio (e della dipartita esplosiva) del precedente. Se vi pare troppo strano per essere vero, ho per voi una sola parola: Kojima. Tornando alla sfera del concreto - si fa per dire - gli ultimi secondi del trailer sembrano confermare alcune delle considerazioni fatte in precedenza. La macchina sulle spalle di Sam gli permette di intravedere i mostri in agguato nelle vicinanze, e l'aumento ritmico delle sue contrazioni corrisponde a un'impennata del fattore di rischio mortale. Questi istanti permettono anche di dare una rapida sbirciatina ad alcuni elementi "stealth" del gameplay, con una fase d'infiltrazione che ci ha riportato alla mente le gesta di un certo soldato leggendario.

    Death Stranding Sebbene ci aspettassimo qualcosa di più dall'esordio mondiale del gameplay di Death Stranding, è impossibile non riconoscere la potenza immaginifica di un'opera ludica che, pur senza conoscere nulla della sua natura, già pare destinata a lasciare un segno indelebile nella storia del medium. La densità evocativa della composizione scenica è maestosa, abbacinante, frutto degli indiscutibili meriti di una direzione artistica magistrale, supportata da un Decima Engine che continua a sorprendere. L'ultimo trailer non era né registicamente impeccabile, né capace di rischiarare le tenebre di un immaginario ancora avvolto dal mistero, eppure c'è senza dubbio qualcosa di unico e speciale nel gioco di Kojima. Un qualcosa di indefinibile, che stimola l'immaginazione e costringe a formulare ipotesi assurde e convolute. Magari, a un anno da oggi, ci ritroveremo per le mani solo un simulatore di consegne postali tecnicamente portentoso ma, per il momento, non possiamo che continuare a sentire nel lavoro di Kojima Production la promessa di un'esperienza come non ne abbiamo mai vissute.

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