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Death Stranding per PC: analisi e prime considerazioni sul comparto tecnico

Dopo essere uscito lo scorso mese di novembre su PlayStation 4, Death Stranding sta per arrivare anche su PC grazie al publisher 505 Games.

anteprima Death Stranding per PC: analisi e prime considerazioni sul comparto tecnico
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  • L'arrivo di Death Stranding su PC è importante per più di un motivo. Ce n'è anzitutto uno di natura strategica e commerciale, perché l'ultima fatica di Hideo Kojima e del suo team sarà la prima produzione fortemente legata al brand PlayStation ad allontanarsi dall'ecosistema console e colonizzare altri lidi. E se è vero che il publisher dell'edizione PC è 505 Games, e Kojima Productions ha sempre svolto il ruolo di Third Party su PS4, sarebbe sciocco non considerare l'impatto che Sony ha avuto non solo nella promozione, ma anche nella produzione di Death Stranding.

    Sam Porter in azione

    Ricordiamo che l'avventura di Sam Porter Bridges è stata integralmente costruita con il Decima Engine, motore proprietario di Gerrilla Games, uno dei più importanti studi griffati PlayStation. Non è difficile immaginare che pure l'apertura di Horizon: Zero Dawn al mercato PC sia in qualche modo legata al lavoro di ottimizzazione eseguito sull'engine. Anzi, il secondo motivo per cui questa riedizione è così importante è proprio di natura tecnologica, visto che a partire dal 14 luglio potremo dare un'occhiata alle vere potenzialità di un motore che, siamo sicuri, farà molto parlare di sé nel corso della prossima generazione.

    Spinto a 4K e 60fps, con il supporto di alcune delle tecnologie delle RTX di Nvidia, il Decima Engine promette di rendere i suoi scorci ancora più galvanizzanti e le sue atmosfere ancora più magnetiche. Tra l'altro, considerando che del racconto e del gameplay di Death Stranding abbiamo parlato abbondantemente al momento del suo esordio su PlayStation, questo articolo si focalizzerà proprio su considerazioni di natura grafica e tecnica. Ma sarebbe comunque sbagliato pensare che l'approdo di Death Stranding su PC non abbia anche un valore squisitamente ludico. Volenti o nolenti il titolo è stato uno dei protagonisti della scorsa annata, e sebbene la sua struttura non abbia convinto tutti i giocatori, è innegabile che il prodotto sia importante e prezioso.

    Una direzione artistica impeccabile fa da perfetta cornice ad racconto che riesce nell'impresa titanica di tratteggiare una nuova idea di fantascienza, intima ed esistenzialista. Tematiche profonde, personaggi indelebili ed una narrazione trascinante sono ancora oggi i punti di forza di un videogioco letteralmente unico. E forse, ora che Death Stranding si concederà ad un pubblico più avvezzo alla struttura e alle logiche dei simulatori, potremmo anche parlare delle eccezionali sfaccettature del gameplay senza sentire le battute sul fatto che si tratti di un "courier simulator", innescate probabilmente da chi si aspettava un titolo più votato all'azione che alla logistica del viaggio ed al racconto delle sue fatiche. Sarà un bel momento, insomma, per rendersi conto di quello che Death Stranding ha lasciato dietro di sé: non solo un immaginario colossale, ma anche un'esperienza stimolante e stratificata, almeno per chi abbia davvero voglia di mettersi in cammino.

    Oggi come otto mesi fa, l'introduzione di Death Stranding lascia senza fiato. La sequenza iniziale è l'incontro perfetto di musica e immagini, un incipit impetuoso che ti resta impresso nel cuore e nella memoria. La pulizia visiva della versione PC, la cui risoluzione arriva agilmente a 4K nativi, amplifica il fascino di panorami lugubri e desolati, che in un attimo trasmettono il peso della solitudine inguaribile in cui sono sprofondati gli Stati (dis)Uniti d'America.

    Di lì a poche ore Death Strading avrà esibito tutte le pietre angolari della sua poetica: dalla cronopioggia alla chiralità, dal racconto di una catastrofe indicibile alla minaccia dell'estinzione, per arrivare poi all'obiettivo ultimo del protagonista, quello cioè di ricostruire un'infrastruttura che possa mettere in comunicazione le città ormai isolate e i prepper che si sono rifugiati lontani da tutto.

    Ammaliati dall'inventiva di Kojima si procede in questo mondo desolato, incuriositi sulle prime dalla narrazione ma ben presto assuefatti dalla "routine" del gameplay. Le virgolette sono d'obbligo, perché se è vero che l'obiettivo principale è quello di portare a termine una consegna dopo l'altra, è altrettanto evidente il fatto che Death Stranding non rimanga mai paludato e immobile. L'aggiunta di nuovi elementi rende l'impresa di Sam incredibilmente sfaccettata: che sia un sentiero formato dinamicamente dal continuo andirivieni del protagonista, la possibilità di selezionare vari esoscheletri o quella di ricostruire una titanica rete stradale, o ancora l'arrivo di teleferiche che ci permettono di creare passi montani, Death Stranding muta ed evolve in continuazione.

    La componente più action, concretizzata nelle battaglie contro le Creature Arenate o negli assalti ai campi dei Muli, resta quella meno brillante, ma sarebbe ingiusto definirla spiacevole: fra l'altro, anche in questo caso nuove armi e gadget vengono dispensati con discreta continuità, per fare in modo che la curiosità non si spenga mai.

    Resta vero però che, ludicamente parlando, il titolo di Kojima non deve essere preso come un action puro, una sorta di Metal Gear post-apocalittico. L'elemento prioritario è la pianificazione del viaggio, assieme al senso di progressione che si avverte nel rendere meno impervio e impercorribile il mondo di gioco, grazie alla costruzione di infrastrutture e all'uso di veicoli sempre più funzionali all'obiettivo.

    Sarebbe ingiusto definirlo un simulatore classico, perché il gameplay fa continuamente capolino in altri generi, dallo stealth allo sparatutto in terza persona, ma anche perché il racconto ha un ruolo centrale e preponderante. Proprio come succede in The Phantom Pain, insomma, l'operazione di Kojima è proprio quella di mescolare diversi archetipi videoludici, costruire un impasto nuovo, sulle prime difficile da categorizzare ma sempre coraggioso e originale, oltre che trascinante.

    Come anticipato in apertura, in ogni caso, non è questo il momento di tornare a parlare approfonditamente delle meccaniche di gioco, né delle qualità del racconto: lo faremo a tempo debito, pubblicando una recensione completa della versione PC di Death Stranding. Adesso è invece fondamentale capire come se la cava il Decima Engine in questo nuovo ambiente.

    Decima Engine su PC

    Prima di iniziare la nostra prima analisi sul comparto tecnico della versione PC di Death Stranding, è necessario mettere nero su bianco un punto tanto scontato quanto essenziale per il discorso a seguire. Per quanto l'architettura dell'attuale generazione di console abbia reso decisamente meno arduo il compito degli sviluppatori alle prese con i porting per PC, resta il fatto che ottimizzare una produzione pensata per una gamma limitatissima di variabili hardware, con l'obiettivo di conservarne l'efficacia e valorizzarne i punti di forza, non è esattamente un gioco da ragazzi.

    A maggior ragione quando ci si ritrova a lavorare con un engine proprietario che, per quanto malleabile, è stato progettato per assecondare le caratteristiche di una specifica macchina da gioco, con limiti ben definiti. Partendo da questo presupposto, non possiamo fare a meno di considerare un successo l'esordio del Decima Engine al di fuori dell'ecosistema PlayStation.

    Non solo Death Stranding conserva intatta su PC la sua capacità di ammaliare i sensi con un colpo d'occhio straordinario, ma lo fa sfoggiando un'efficienza prestazionale sorprendente. Spingendo la risoluzione fino a 4K, con tutte le impostazioni grafiche al massimo, il titolo vanta infatti una solidità rara per questo genere di produzioni, che si manifesta con un frame rate adamantino inchiodato a 60 fps (e oltre).

    Il tutto, ovviamente, senza alcun sacrificio sul fronte della godibilità dell'esperienza. Sebbene le differenze tra la resa generale del gioco su PS4 PRO e su PC non siano particolarmente marcate, anche in virtù di alcune precise scelte stilistiche pensate per non sovraccaricare l'hardware dell'ammiraglia di Sony, abbiamo comunque notato una maggiore generosità sul fronte del Level Of Detail e una riduzione dei fenomeni di popping, assieme a qualche piccolo miglioramento legato alla gestione dell'effettistica e alle tecnologie coinvolte nel post-processing.

    Non parliamo di un divario netto rispetto alla precedente versione, ma la promozione all'Ultra HD influisce notevolmente sulla pulizia generale dell'immagine, con conseguenze importanti anche sull'efficacia dell'eccellente anti-aliasing temporale del Decima. La presenza di un numero molto limitato di settaggi, un chiaro retaggio dei natali console del gioco, non influisce quindi più tanto sulla scalabilità di un porting che - lo ribadiamo - fa dell'ottimizzazione uno dei suoi punti di forza. A questo proposito, l'ultima edizione del gioco di Kojima supporta la tecnologia DLSS 2.0 (Deep Learning Super Sampling) di Nvidia, che su configurazioni RTX contribuisce a spingere al massimo la qualità grafica del titolo limitando notevolmente l'impatto sulle prestazioni.

    Resta ovviamente da valutare la resa a lungo termine dell'insieme, ma già ora possiamo ribadire un nodo cardine della precedente recensione: Death Stranding offre un ghiotto antipasto di quello che sarà il futuro del medium a livello di impatto scenico. Considerando il comportamento del Decima in questo particolare contesto, infatti, non possiamo che guardare con ottimismo alle sue future applicazioni, anche su PlayStation 5.

    In questo senso, ci sarebbe piaciuto vedere il motore di Guerrilla alle prese col Ray Tracing, ma non è ancora escluso che il supporto a questa tecnologia arrivi con un futuro aggiornamento. Già ora, però, con i suoi panorami sterminati, desolati e suggestivi, Death Stranding si conferma anche su PC una vera gioia per gli occhi.

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