E3 2017

Detroit Become Human per PS4: nuova presentazione per il gioco di David Cage

Detroit Become Human di Quantic Dream torna a mostrarsi all'E3 con una nuova sequenza di gameplay: le nostre impressioni dalla presentazione.

Detroit: Become Human
Anteprima: PlayStation 4
Articolo a cura di
Disponibile per
  • Pc
  • PS4
  • PS4 Pro
  • Se c'è un aspetto che ha da sempre contraddistinto le opere di David Cage, si tratta senza dubbio della trasposizione virtuale del "libero arbitrio". Come fosse una divinità che si diverte a giocare con le sue pedine digitali, il game designer in forze presso Quantic Dream ha sempre predisposto ai giocatori un ricco canovaccio narrativo sul quale poi l'utenza sarebbe stata in grado di interferire, mutando il corso degli eventi ed indirizzandolo a proprio piacimento. Questa sensazione di libertà, tuttavia, si è dimostrata alle volte piuttosto parziale, nonché vincolata da limitanti esigenze di scrittura, come nel caso di Heavy Rain e Beyond: Two Souls.
    Con Detroit: Become Human, invece, ogni tipo di confine pare essere stato definitivamente abbattuto: Cage sembra aver realizzato infatti la summa della sua filosofia ludica, un modo di coniugare le sue velleità d'autore con le innumerevoli variabili dipese dalla volontà dei singoli giocatori. Per farci capire a fondo quanto possa essere stratificata la gamma di scelte a disposizione dell'utenza, Quantic Dream ha allestito una presentazione a porte chiuse in quel di Los Angeles, dove una demo in hands-off ci ha permesso di renderci conto di come, in soli 10 minuti di gameplay, anche una sola ed apparentemente microscopica decisione possa capovolgere il nostro destino.

    Cogito

    La più grande malattia del mondo di Detroit è "il pensiero" che infetta gli androidi, creati in massa per alleggerire, servire e migliorare la vita degli uomini. Utilizzati come semplici strumenti, queste creature biomeccaniche indossano degli elementi distintivi che permettono di distinguerli dai loro "padroni". Nell'universo sci-fi imbastito da Cage, però, qualcosa inizia ad incrinarsi, mettendo in discussione l'equilibrio su cui si basa la civiltà: gli automi cominciano a provare emozioni, ad interrogarsi sulla propria identità, sul proprio ruolo all'interno del complesso meccanismo sociale. Smettono così di essere oggetti senz'anima per "diventare umani". E questo è un pericolo che mina le fondamenta dello status quo, da soffocare e debellare con tutti i mezzi possibili. Ma c'è anche chi, dall'altro lato della barricata, vuole provare a cambiare il mondo.

    È il caso di Marcus, nuovo protagonista di Detroit ad essere stato presentato dopo Kara e Connor: un "deviant", ossia un ribelle che si allontana dal protocollo per cui è stato creato, e si reinventa fomentatore di folle di androidi, portavoce del diritto dei suoi simili di liberarsi dalla "schiavitù". La storyline che lo vede come personaggio principale sembra essere quella più movimentata del trittico finora mostratoci: nella demo cui abbiamo assistito, ambientata alcune ore dopo l'inizio del gioco, Marcus è chiamato ad intrufolarsi in un negozio per liberare gli automi, trattati a mo' di merce da esposizione, gingilli racchiusi in una teca fredda ed impersonale.
    Sin dalle prime battute è facile notare una gamma decisamente ampia di possibilità d'approccio: il protagonista può sia scegliere la via più moderata e silenziosa, sia quella più caotica e roboante. Nel primo caso, l'analisi dell'ambiente, che avviene tramite un dispositivo innestato in Marcus (e che ricorda alla lontana quello di Norman Jayden di Heavy Rain) incarna una prerogativa fondamentale, con cui scannerizzare gli oggetti utili nelle vicinanze e disattivare i sistemi di sicurezza. Anche seguendo uno stile più dimesso, Detroit non esita a proporre al pubblico un buon numero di soluzioni alternative. Tra le caratteristiche in dotazione a Marcus non manca altresì la percezione aumentata del setting circostante, grazie alla quale "simulare" le chance di infiltrazione e valutarne la riuscita. Il team non esita a ribadire che "spetta a noi decidere" ogni infinitesima azione in-game.
    Al classico sistema di controllo mutuato soprattutto da Heavy Rain (con le frecce direzionali in sovraimpressione che provano a riprodurre il movimento del corpo), Detroit inserisce una serie di attività collaterali che si azionano nel momento in cui Marcus rischia di essere individuato dalle pattuglie della polizia. Il personaggio principale, poi, possiede anche l'abilità di controllare le menti degli altri robot, chiedendo loro di raggiungere Jerico, il quartier generale della rivolta, per uno scopo che - al momento - non ci è dato conoscere. L'androide può dunque decidere di nascondersi, di scappare o di affrontare il pericolo: ogni scelta porta inoltre a diramazioni ulteriori, una delle quali lo indurrà a cancellare i piani di sabotaggio e tornare sui propri passi, intaccando le "relazioni" con i suoi seguaci.
    Decidendo di liberare le altre macchine usando la forza, di contro, Marcus potrà - ad esempio - sfondare la vetrata del negozio sfruttando un camion posto nelle vicinanze.
    Ovviamente il baccano attirerà attenzioni indesiderate ed incrementerà il grado di rischio della missione.

    In buona sostanza, il comportamento di Marcus oscilla tra il temperamento "pacifista" e quello "violento": anche dopo aver spezzato le catene dell'oppressione ai suoi fratelli biomeccanici, ed averli cooptati con un discorso d'incoraggiamento ciceroniano, infatti, la "manifestazione" di ribellione contro la schiavitù dell'uomo assume i tratti di una rivolta urbana. Il giocatore ha l'opportunità di scegliere se metterla in pratica con delicatezza (ad esempio limitandosi a dipingere i graffiti con il simbolo dei rivoluzionari) oppure sfasciando buona parte del setting,di gioco, mettendo letteralmente le strade a ferro e fuoco. Sia che si opti per un modo di fare più pacato, sia per uno più aggressivo, tutti i personaggi interconnessi con Marcus subiranno delle profonde ripercussioni. In tal modo, anche il giocatore deve - al pari degli androidi - iniziare a "pensare" alle conseguenze delle sue azioni molto più di come non faceva in passato.

    Se in una singola porzione di missione le varianti di scelta e quelle ludiche si susseguono con un tale approfondimento, immaginate quali (e quanti) potrebbero essere i fili narrativi che si incastreranno con tutti gli altri personaggi giocabili. Detroit dà quindi l'impressione di essere i titolo della maturità "artistica" di Cage che, nonostante una carriera costellata di produzioni sui generis, è quasi pronto per rilasciare un'opera ancora più articolata e labirintica. Laddove alla sceneggiatura è adibito il compito di delineare la personalità dei protagonisti, spetta invece alla direzione artistica l'obiettivo di tracciare i lineamenti cardine della città in cui il gioco si ambienta. Detroit è un luogo futuristico e geometrico, impreziosito da una palette cromatica che gioca ottimamente con i contrasti di luce ambientale, in cui le insegne al neon sono le uniche stelle di una lunga notte di rivoluzione. Noi abbiamo visto il gioco girare su PS4 PRO, in 4K e in HDR: il risultato, eccezion fatta per alcuni movimenti corporei molto "macchiosi", è quasi eclatante e deflagra ben presto in tutta la sua bellezza. Tra particellari avvolgenti e shader di eccellente qualità, non mancheranno momenti in cui rimarremo immobili nel tentativo di scorgere il panorama più evocativo e immortalarlo nella nostra memoria, invece di compiere il nostro dovere senza mai fermarci a ponderare. Ma in fondo, anche questo si chiama "libero arbitrio".

    Detroit Become Human Detroit - Become Human potrebbe davvero dimostrarsi il gioco più “umano” di David Cage. Il vasto spettro di comportamenti dell'uomo è raffigurato attraverso la rappresentazione digitalizzata di automi, ossia di creature di norma impossibilitate a provare sentimenti di sorta. Tutto ciò è emblematico di un lavoro di script meticoloso e preciso, che concede la facoltà di plasmare (realmente, questa volta) non solo la personalità di ogni protagonista ma anche quella dell'ambientazione in cui ci muoveremo. Il cardine primario intorno a cui ruota l'ambizione di Quantic Dream è quello dell'assoluta “libertà”: il giocatore costruisce la propria storia, la modella e la rielabora a seconda dei suoi desideri, dando forma ad un intreccio puntiforme e malleabile, eppure - al contempo - incredibilmente autoriale, in cui continua ad intravedersi, in filigrana, il riconoscibile piglio registico di un Cage in piena maturità artistica.

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