Disintegration: la campagna del gioco di Marcus Lehto, papà di Master Chief

Dopo un incontro con V1 Interactive abbiamo appreso nuove informazioni sulla storia di Disintegration, il nuovo videogioco del co-autore di Halo.

anteprima Disintegration: la campagna del gioco di Marcus Lehto, papà di Master Chief
Articolo a cura di
Disponibile per
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Xbox One X
  • PS4 Pro
  • Non lasciatevi trarre in inganno dal nome, dall'estetica sci-fi e da un iniziale focus sulla componente multiplayer: Disintegration, il nuovo progetto di Marcus Lehto ("padre" di Master Chief, come si definisce lui stesso, e co-creatore della serie Halo), non è e non vuole essere un dissennato tripudio di proiettili sputati a velocità supersoniche, o di membra mutilate che schizzano via. La "disintegrazione" ha radici ben più profonde, eppure in bella vista, e fa riferimento non tanto a ciò che resta del mondo di gioco, degli edifici e dei rottami disseminati lungo la linea dell'orizzonte, bensì alla società stessa, o a ciò che ne rimane. Questo concetto è il motore principale, le fondamenta su cui V1 Interactive ha costruito la campagna single player del titolo, nonché il punto di partenza per la costruzione di un intero universo, chiaramente figlio dell'esperienza accumulata in Bungie dal suo ideatore.

    Strascichi creativi che si percepiscono chiaramente nell'ampio respiro di questo ambizioso progetto, ancora ai blocchi di partenza (l'uscita su PC, PS4 e Xbox One è prevista per un generico 2020), ma anche nel design dei robot di cui pullula il pianeta, o delle gravcycle da cui il protagonista Romer Shoal impartirà i comandi alle sue truppe. Niente invasioni aliene o cospirazioni interplanetarie, comunque, è bene precisarlo: l'ispirazione principale, citando lo stesso Lehto, va ricercata non guardando alle stelle, ma tra la gente, negli smartphone perennemente attaccati al volto a qualsiasi ora del giorno e della notte, nella scelta di considerare la tecnologia come l'unico, vero dio, ma anche nella spiccata tendenza dell'uomo a imporre al prossimo le sue convinzioni.

    #RebootHumanity

    I robot del gioco, infatti, non sono altro che umani: creature in carne e ossa che hanno scelto di traghettare l'umanità verso un nuovo step evolutivo tutto fuorché naturale, nonostante la causa scatenante sia più che tangibile, sorprendentemente vicina alla situazione che l'umanità sta vivendo in questi tempi surreali. Il mondo di Disintegration è la nostra stessa Terra, ma 150 anni nel futuro, in un futuro martoriato da guerre, pandemie, riscaldamento globale e scarsità di cibo, tanto da rendere la sopravvivenza un problema tanto opprimente quanto quotidiano. Una situazione disastrosa che ha in parte interrotto il progresso tecnologico e scientifico, ma non ha impedito all'uomo di trovare un altro modo per proseguire il suo percorso nell'universo: l'integrazione robotica.

    L'innesto sicuro e indolore di un cervello umano in un massiccio scheletro metallico, resistente allo scorrere inesorabile del tempo e motore di una rinascita anche e soprattutto fisica, capace com'è di compiere imprese semplicemente impossibili per un'accozzaglia di sangue e carne. Una riformulazione dell'esistenza che fa gola a tutti, e che quasi tutti, in un primo momento, sembrano accettare di buon grado.

    Iniziano a formarsi veri e propri gruppi a sostegno di questa integrazione, ma parallelamente, anche di ex-umani stanchi di questa condizione ibrida, che propongono un ritorno alle origini, allo stato naturale. Ne nasce così una vera e propria guerra tra fazioni, con i post-umanisti riuniti tra le fila dei Rayonne intenti a stanare ogni umano rimasto in circolazione, sul fronte di una lotta senza quartiere contro i cosiddetti Outlaw, ibridi che invece cercano di ribellarsi a quella che ormai si è trasformata in una vera e propria ideologia.

    Nella campagna single player di Disintegration, come anticipato, vestiremo i panni d'acciaio di Romer Shoal, che prima della transizione cibernetica era un pilota di gravcycle e un conduttore televisivo: a capo di un piccolo gruppo di Outlaw, dovremo quindi riconquistare la nostra umanità e lottare contro le truppe nemiche, in un peculiare incrocio tra uno sparatutto in prima persona e uno strategico.

    Strategia e piombo

    In Disintegration, infatti, il mix di carne e metallo raccontato nella trama fa il paio con quello a base di adrenalina e ragionamento che alimenta le due anime del gameplay. Nato come RTS duro e puro circa 4 anni fa (per i retroscena dello sviluppo vi invitiamo a restare sintonizzati su queste pagine: pubblicheremo un'intervista nei prossimi giorni), il gioco subì un'importante modifica grazie a un'intuizione dello stesso Lehto, non del tutto soddisfatto del concept di gioco. Prese infatti la telecamera dall'alto tipica degli strategici e la trasformò in un vero e proprio personaggio controllato dal giocatore, in grado di interagire con le unità presenti sul campo impartendo comandi come un generale, e di massacrare i nemici grazie alle armi installate sulla già citata gravcycle.

    Un mix davvero intrigante, già visto in azione durante la beta tecnica di Disintegration dedicata al multiplayer, ma che al primo contatto lascia spiazzati, dovendo gestire un doppio approccio, uno più dinamico e veloce, l'altro più lento e ragionato. La campagna in single player è però un'entità a parte, con protagonista, abilità e sistema di progressione autonomi, oltre a feature e a soluzioni di design come la pausa tattica (o meglio, un rallentamento estremo dell'azione) che donano ancor più profondità alla componente strategica. Purtroppo non possiamo ancora stabilire con certezza se questa ricetta funzioni a dovere nella sua dimensione single player: avremmo dovuto provare Disintegration nel corso di un evento "fisico", ma l'attuale pandemia ha costretto studio e publisher a digitalizzare la presentazione, e siamo dunque costretti a rinviare le considerazioni "pad alla mano" a data da destinarsi.

    Di sicuro si notano gli sforzi di V1 Interactive per rendere l'esperienza quanto più varia possibile, in termini ludici ma anche di ambientazione: le location spazieranno infatti da aree desertiche a complessi industriali, da città in rovina pullulanti di truppe Rayonne a laboratori nascosti tra montagne innevate. Il background da grafico di Lehto e il suo passato in Bungie non vengono minimamente nascosti, con inevitabili strizzate d'occhio in termini di design alle due serie più celebri dello studio di Seattle, anche se la natura puramente "terrestre" dell'ambientazione rischia di risultare molto meno d'impatto.

    La fattura, comunque, sembra già molto pregevole, ma senza particolari guizzi: si lascia apprezzare la solidità del motore di gioco, che si mantiene stabile nonostante le dimensioni generose delle mappe e il sovraffollamento delle unità nemiche su schermo, e che regala anche quel tocco di distruttibilità ambientale in grado di rendere l'esperienza più immersiva, pur offrendo al pubblico grandi prodezze tecniche. Per essere uno studio composto da 30 persone, comunque, V1 Interactive sembra aver svolto davvero un gran bel lavoro anche sotto il profilo grafico.

    L'unione fa la forza

    Ogni missione principale offrirà nuovi luoghi, ma anche gravcycle differenti dotate di armi e abilità uniche, tra mitragliatori più pesanti e letali, poteri curativi o di supporto, e fucili da cecchino per i lavori di precisione, con cui sfoltire da debita distanza i ranghi nemici prima di mandare all'assalto le truppe di terra. Scordate però di avere chissà quali folti eserciti a vostra disposizione: di base avrete con voi tra i due e i quattro soldati di classi differenti (come i Guerrieri o i Ranger), e faranno di tanto in tanto capolino altre unità minori.

    Il compito del giocatore sarà quindi quello, da una parte, di massacrare egli stesso le orde nemiche, ma anche di guidare gli alleati, indicargli le coperture più adatte, garantirne la sopravvivenza (e il respawn raccogliendone letteralmente il cervello dopo ogni morte entro il tempo limite, pena il game over) e di sfruttarne le abilità peculiari, come le Concussion Grenade, che stordiscono i nemici, o lo Slow Field che ne rallenta i movimenti.

    Abilità che faranno parte di un arsenale tattico in continua espansione, merito di skilltree da espandere completando le missioni, ma anche esplorando e scansionando le location alla ricerca di oggetti e chip di upgrade. Di fianco a sezioni più movimentate e frenetiche, Distintegration offrirà infatti anche missioni più lente ed esplorative, utili ad arricchire il background narrativo e a tratteggiare la personalità di Romer e degli altri Outlaw. La progressione sarà lineare e su binari, su precisa volontà di V1 Interactive, studiata per condurre il giocatore attraverso circa 8-10 ore di campagna, e fargli vivere appieno la storia di questi ribelli neoumanisti.

    A garantire il fattore longevità ci penserà il già citato multiplayer, ma il team ha escogitato alcune trovate interessanti anche per la modalità in singolo, a partire da una struttura delle missioni già di per sé aperta a molteplici approcci e modus operandi. Prima di passare da una missione all'altra, Romer potrà esplorare un vero e proprio hub (l'unico luogo in cui si separerà dalla sua amata gravcycle), nel quale approfondire la lore di gioco e accettare sfide aggiuntive e totalmente opzionali, modificatori che daranno un pizzico di pepe in più a ogni nuova discesa in campo.

    È infine prevista anche la possibilità di rigiocare missioni già svolte, mantenendo l'attuale assetto e alzando l'asticella della difficoltà, così da prendersi la rivincita su Rayonne che, in un primo momento, erano parsi un po' troppo ostici.

    Disintegration Le nuove informazioni sulla lore di Distintegration ci dipingono un titolo dall'ambientazione e dalla trama molto più affascinanti del previsto. Dopo un incontro non così esaltante con il comparto multiplayer, l'ambizioso progetto di Lehto e V1 Interactive promette di mostrare tutti i suoi muscoli nella campagna in singolo, dove l'intrigante mix di meccaniche shooter e strategiche puntano a dare il meglio di sé. I dubbi sull'effettiva riuscita di questo atipico miscuglio in termini puramente ludici permangono, non avendo potuto ancora testare con mano le gesta di Romer e soci nella dimensione in singolo, che resta il fulcro principale del gioco, ma questo nuovo contatto a distanza ha riacceso il nostro interesse, poco ma sicuro.

    Quanto attendi: Disintegration

    Hype
    Hype totali: 56
    67%
    nd