Anteprima Donkey Kong Country

Leggi la nostra anteprima e le novità sul videogioco Donkey Kong Country - 1790

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  • Let's learn some history...

    Correva l'anno 1994...nonostante gli addetti ai lavori e la stampa del settore annunciassero già come imminenti i decessi delle maggiori console a 16 bit dell'epoca (gli arcirivali Mega Drive e Super Nes) - causati dall'arrivo di più potenti e moderni prodigi della tecnica come Atari Jaguar, Panasonic 3DO e Sony PlayStation - SEGA e Nintendo proseguivano instancabilmente la loro feroce battaglia a suon di dichiarazioni a sorpresa ed aggressive operazioni di marketing. A detta di tutti (o quasi), le console a 16 bit erano già da considerarsi obsolete e, di fronte a miracoli a 32 bit come le suddette piattaforme, l'unica soluzione plausibile era riporle in polverose soffitte a fianco di vetusti Vic 20 ed Intellivision non più funzionanti.
    Per ovviare a tale scomoda situazione, SEGA decise di correre ai ripari, mantenendo un basso profilo e mettendosi al lavoro su alcune nuove periferiche, per dedicarsi così totalmente al proprio futuro.
    Nintendo non fu dello stesso avviso. Sebbene si iniziasse già a parlare di una fantomatica console a 64 bit (dall'ambizioso nome di Project Reality, poi trasformatosi in Ultra 64, infine in Nintendo 64), la politica della casa di Kyoto era ancora incentrata sul presente, ovvero sul suo Super Nintendo Entertainment System. Nell'azienda diretta da Hiroshi Yamauchi era infatti comune il pensiero che la loro macchina di punta avesse ancora delle potenzialità inespresse, e che quindi un eventuale accantonamento sarebbe stato prematuro.
    La conferma di tali convinzioni avvenne qualche tempo dopo, ad opera di un team di sviluppo all'epoca non troppo conosciuto, un gruppo di britannici che si faceva chiamare Rare.

    A Rare product

    Sotto la benedizione di Shigeru Miyamoto e del presidente Yamauchi, venne affidato alla Rare il compito di sviluppare un titolo per SNES dedicato ad un personaggio Nintendo da troppi anni inattivo: Donkey Kong. L'antagonista di Mario del primo grande videogioco di successo della Grande N non si vedeva in un videogioco da molto tempo, ed era ora di riportarlo in auge. Ciò che rese ancor più particolare il lavoro Rare fu l'utilizzo della workstation Silicon Graphics per la creazione dei giochi, un'innovazione in grado di apportare migliorie grafiche molto avanti rispetto agli standard dell'epoca. Dopo mesi di duro lavoro, “Donkey Kong Country” venne finalmente presentato al pubblico, e - è proprio il caso di dirlo - il mondo dei videogiochi non fu più lo stesso...

    Nintendo Difference

    La grafica ed il sonoro del platform Rare erano a dir poco strabilianti, qualcosa di mai visto prima e soprattutto di ancora non visto su ben più acclamate console dal maggior numero di bit del Super NES; la giocabilità disarmante ed il tocco di unicità che caratterizza ogni (o almeno la maggior parte) gioco Nintendo completarono l'opera, rendendolo un capolavoro ancor prima del suo lancio sul mercato.
    Uscito nel novembre di quell'anno, “Donkey Kong Country” vendette immediatamente 500 mila copie, che andarono esaurite in una sola settimana. Negli ultimi giorni del '94 le vendite raggiunsero quota 6.1 milioni di copie, trasformando così il prodotto nel videogioco venduto più velocemente in 20 anni di storia videoludica. Il gorilla Nintendo polverizzò numerosi record e disintegrò la concorrenza SEGA, che era rappresentata dal comunque ottimo “Sonic & Knuckles”, e la grande N non ci pensò due volte prima di lanciare lo slogan pubblicitario "Not on 32 bit, not on CD, not on SEGA", che perfettamente rappresentava la situazione dell'intrattenimento elettronico del post “Donkey Kong Country”.
    Il capolavoro Rare non rappresentò unicamente un best-seller: la sua uscita convinse il pubblico che il Super NES era ben lungi dall'essere finito, che il supporto delle cartucce poteva ancora essere sfruttato (come ha poi dimostrato il Nintendo 64), che le nuove ed incombenti console come Jaguar e 3DO avevano ben poco da offrire in più di un collaudato sistema a 16 bit. Come se tutto ciò non potesse bastare, i 9 milioni complessivi di cartucce vendute (gioco più venduto della storia Nintendo dai tempi di Super Mario Bros. 3) decretarono il Super NES come vincitore nella battaglia contro il rivale Mega Drive.
    Ancora una volta, la nota "Nintendo Difference" fu decisiva, e la lungimiranza dei dirigenti della casa di Kyoto (nonché dei talentuosi sviluppatori Rare) fu copiosamente premiata.

    Return of the (Donkey) Kong

    2003. A quasi dieci anni di distanza dalle vicende sopra narrate, Nintendo decide di fare un enorme regalo ai possessori di Game Boy Advance, portando “Donkey Kong Country” sulla loro amata console portatile.
    Scettici ed inguaribili pessimisti potrebbero già essersi esibiti in vistosi storcimenti di naso, provocati da una certa diffidenza: potrà il piccolo prodigio Nintendo ospitare un gioco dalla così elevata tecnica oppure vi saranno delle limitazioni? Ma soprattutto, la Rare non è recentemente stata acquistata dalla Microsoft? Chi si occuperà di DK?
    La risposta alla prima domanda è affermativa. Il GBA (che, è il caso di ricordarlo, è dotato di 32 bit, ed è in grado di regalare prestazioni stratosferiche) non solo saprà riprodurre in modo fedele il classico per SNES dai fondali pre-renderizzati, ma offrirà ai videogiocatori anche nuovi elementi speciali; si parla infatti di una modalità a quattro giocatori, di un "dance mode" (che vi sia qualche collegamento con il Monkey Rap sentito in “Donkey Kong 64” e “Super Smash Bros. Melee”?) e di artworks da sbloccare. Oltre a ciò, pare che sia finalmente prevista la possibilità di salvataggio in qualunque momento, cosa non presente nel gioco originale.
    Per quanto riguarda il secondo dubbio, non c'è da preoccuparsi. Quantunque Rare sia approdata ad altri lidi (non senza lacrime da parte dei fan), Donkey Kong, Diddy Kong e tutto il resto della famiglia di primati più famosa del divertimento elettronico (senza alcuna mancanza di rispetto nei confronti dei protagonisti di “Super Monkey Ball”, sia chiaro...) sono rimasti di proprietà Nintendo, ed il gioco non sarà altro che una precisa conversione dell'edizione SNES.
    Svaniti i comprensibili e giustificati timori, non ci resta che attendere con ansia l'uscita europea di uno dei più grandi platform dell'era pre-Mario 64 (quindi di uno dei migliori esempi di gioco di piattaforme a due dimensioni), augurandoci che la trasposizione si riveli indolore, regalando ai Nintendo-lovers di una certa età le medesime edizioni di quasi dieci anni or sono.
    Nell'eventualità che non si fosse capito dalle righe precedenti, “Donkey Kong Country” è un must-have per tutti i possessori di Game Boy Advance. Per chi lo ha già giocato, si tratta della giusta occasione per celebrare un mito del passato e per gustarsi le novità presenti in questa versione, sempre in attesa di un'apparizione su GameCube della simpatica scimmia. Per chi non lo ha mai giocato, una divertente ed emozionante lezione di storia dei videogiochi...

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