DOOM Eternal: spettacolo infernale al Quakecon

Bethesda presenta al Quakecon il seguito di Doom. Brutale, rapidissimo e spettacolare. Le emozioni di chi era in sala

anteprima DOOM Eternal: spettacolo infernale al Quakecon
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Disponibile per
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Switch
  • Xbox One X
  • PS4 Pro
  • Luci spente, cuore che batte, hype a defcon 2, alla mia destra una dozzina di sviluppatori con addosso la maglia del titolo che, dopo un'attesa veramente infame, si palesa sullo schermo nell'entusiasmo generale: mancano pochi istanti al reveal di Doom Eternal. Nella sala riecheggiano grida estatiche. Un tizio tre file dietro di me lancia un acuto che la Callas, al confronto, pare il doppiatore di Vin Diesel. Il palco si illumina di nuovo mentre Marty Stratton e Hugo Martin (rispettivamente producer e creative director di Doom Eternal) preparano il pubblico per quello che verrà. Butto un occhio ai ragazzi a fianco a me e vedo un concentrato di tensione ed entusiasmo, preoccupazione e gioia selvaggia. Cose che è difficile vedere durante l'E3 o la Gamescom, dove le necessità della comunicazione tendono un po' a nascondere quella che, forse, è la parte più bella del trovarsi "dietro le quinte" del mondo videoludico. Parte il primo trailer: la gente urla, ride, applaude e sgomita. Comincia il carosello delle occhiate soddisfatte, e si sentono imprecazioni di giubilo in almeno una dozzina di lingue diverse.
    Porca miseria, ragazzi, il QuakeCon è uno spettacolo, e anche Doom Eternal non scherza per niente.

    "Ti strappo un braccio e ti ci meno"

    Doom Eternal affonda le radici in quel marasma di furiosa brutalità che, nel 2016, aveva accolto gli amanti dello shooting vecchia scuola in un paradiso di efferato appagamento. Una base forte, solida come il metallo vibrante della colonna sonora che accompagnava ogni passo di un Doomguy in forma smagliante, incarnazione muscolare di una filosofia di gioco mozzafiato, di quel gameplay di spinta che ha trascinato di cattiveria nel ventunesimo secolo una dei brand più iconici del panorama di genere. Con queste premesse impresse a fuoco nel cervello, c'era una domanda che aleggiava nell'aria infuocata del Gaylord Convention Center, tra le schiere degli avventori in fila per il keynote d'apertura della QuakeCon 2018. Una domanda che, da sola, valeva il prezzo del biglietto: come diamine si può migliorare un titolo così? Come si fa a rendere ancor più grandioso un prodotto che, di fatto, già rappresenta l'incarnazione più pura della vecchia scuola degli fps tutti ignoranza e velocità? Semplice, portando gli ingredienti di quella ricetta letale a un livello tutto nuovo, sfondando di violenza tutti gli argini dell'epicità più feroce in un concentrato di frenesia multisensoriale. Ed ecco che Doom Eternal ci cala nei panni di una versione potenziata del Doom Slayer, avatar di una violenza rutilante contenuta a fatica dalle giunture di una corazza tutta nuova, che mette a disposizione dei giocatori un paio di interessanti variazioni sul tema dello sterminio indiscriminato. Come un Predator forgiato dalle fiamme dell'inferno, il nostro amabile massacratore può ora contare su di una lama retrattile, affilata protagonista di uccisioni epiche ancora più sanguinose e appaganti, e opportunamente accompagnata da un cannone a spalla. Quest'ultimo latore di morte pare essere un efficiente strumento di controllo per riportare all'ordine (leggasi uccidere malissimo) le schiere demoniache, inondandole alla bisogna con un poderoso getto di fuoco. Aggiunte senza dubbio capaci di titillare gli istinti meno nobili dell'utenza, ma nulla, nulla in confronto col potenziale ludico introdotto dal nuovo canne mozze. In Doom Eternal, la doppietta dispone di una lama biforcuta legata a una catena, che il nostro beniamino può utilizzare per proiettare le sue possenti fattezze faccia a faccia con la progenie abissale, e benedirla con una doppia dose di piombo incandescente. Una volta puntata la vittima, un'icona al centro del mirino avverte il giocatore dell'avvenuto lock-on, lasciandogli il gusto di gestire l'avvicinamento nel modo più opportuno. Si tratta delle chiave di volta di una revisione più ampia, che interessa per intero il sistema di movimento di Doom Eternal, potenziato in un modo che è difficile non definire clamoroso. L'intera strutturazione delle ambientazioni pare rispondere alla necessità, indomabile, di piovere sul nemico come una piaga biblica, saltando di piattaforma in piattaforma, e approfittando di ogni appiglio sospeso per estendere la portata dei nostri slanci.

    Tra le capacità del Doomguy, ben visibile sul lato sinistro di un hud rinnovato, troviamo anche un doppio dash da sfruttare sia a terra che in aria, magari per cambiare repentinamente traiettoria durante un avvicinamento a catena. In ogni caso, pare che i giocatori potranno esercitare un certo controllo durante questa "pesca al contrario", spostandosi in volo per assicurarsi il massimo vantaggio tattico.
    La sensazione è che il team di sviluppo abbia pompato al massimo la cinetica del nostro amicone corazzato, per permettere ai giocatori di dare libero sfogo al loro estro sanguinario, arricchendo il profilo ludico del titolo con un abbondante pizzico di varietà combattiva. Un nobile obiettivo, cui contribuisce un arsenale rinnovato ma fedele alla tradizione di eccessi armati della serie, ricco di giocattoli stimolanti e mortiferi, in parte ripescati dal curriculum videoludico di Id e in parte nuovi di pacca, come la balestra tecnologica in grado di fiocinare le interiora degli avversari con un simpatico dardo detonante. Personalmente, sto ancora facendo i conti con le conseguenze tantriche della breve, brevissima occhiata alla lama fiammeggiante sguainata dallo Slayer nell'ultimo frammento del trailer, come risposta silenziosa alla comparsa di un demone particolarmente vivace.

    Non un gioco, ma un universo

    Difficile cogliere, a questo punto, le implicazioni ludiche di questa aggiunta, ma sono pronto a scommettere che si tratta di un elemento strettamente connesso alla lore espansa del titolo. "Non stiamo semplicemente lavorando a un capitolo di Doom, stiamo forgiando un intero universo", ha detto il producer Marty Stratton sul palco del Quake-Con, e in tutta onestà comincio a crederci sul serio. La promessa è quella di un contesto narrativo di più ampio respiro, che il protagonista condivide con altri personaggi, giustamente impensieriti dalla presenza del nostro alter ego e dai resti sanguinolenti che si accumulano all'ombra della sua armatura. Una transizione che si muove tra sequenze sceniche assolutamente in linea con il carattere della produzione, come quella dell'arrivo del nostro antieroe sulla stazione di Phobos nella generale costernazione dei presenti, compreso il povero diavolo ridotto a una sorta di portachiavi vivente, o la coppia di guardie disposte a cedere le armi per non rimetterci la cotica. L'incedere inarrestabile del Doomguy lo vede attraversare, con la consueta frenesia, una gamma di ambientazioni suggestive e inquietanti, caratterizzate da una gamma stilistica finora inedita. Si passa quindi dai panorami infernali di una Terra diventata tutt'uno con le più empie profondità della dannazione, tra grattacieli avvolti da costrutti di carne pulsante, installazioni scientifiche popolate da mostruosità di ogni forma e dimensione, fino ad arrivare a luoghi finora inesplorati, forse agli antipodi cosmici di tutto quello che conosciamo. Cosa pensereste se Doom Eternal ci portasse a visitare le nebbie eteree di un mondo vicino alla nostra immagine del paradiso, e a incrociare le armi con creature di foggia angelica? Un'ipotesi forse un po' azzardata (ma neanche tanto), che comunque si accorda alla grande con una delle promesse fatte dal team di sviluppo, ovvero il raddoppio di quell'orda demoniaca che, in questo sequel, tenterà inutilmente di bloccare la nostra avanzata.

    Demoni come il tecnorganico Arachnotron (ripescato dal bestiario di Doom 2), capaci di muoversi verticalmente lungo le pareti, contribuiscono tra l'altro a rimpinguare la diversità dell'azione battagliera, spingendo il giocatore a sfruttare le peculiarità del suo arsenale in modi mortalmente fantasiosi, cercando di trarre il meglio dalla combinazione tra le nuove capacità di movimento del personaggio e la maggiore verticalità che, di conseguenza, pare caratterizzare il level design. Sulla base delle sensazioni urlate da ogni fibra del mio essere, ho l'impressione che tutti questi elementi contribuiranno a comporre un gameplay ancora più frenetico, denso e godereccio rispetto a quello che tutti noi abbiamo amato nel reboot del 2016. Un'impressione corroborata da una dinamica solo all'apparenza collaterale, al limite dell'erogeno per gli amanti degli shooter della vecchia guardia. La localizzazione del danno sui corpi dei nemici, con conseguenze devastanti sulla loro integrità anatomica, non è un'aggiunta messa là tanto per accludere una nota di ferocia alle sparatorie, ma ha uno specifico peso nel bilancio del gameplay. Colpendo determinati punti, specialmente nel caso dei mostri più grandi, sarete in grado di limitare considerevolmente la loro letalità, privandoli di innesti armati o appendici affilate. Una meccanica che aggiunge un piacevole substrato di strategia all'azione, che probabilmente si rivelerà particolarmente importante quando saremo alle prese con la nuovissima componente multigiocatore messa in campo dai ragazzi di Id Software.

    Doom Eternal introduce infatti una dinamica di invasione a metà strada tra quelle di Dark Souls e Dying Light, che permetterà ai giocatori di entrare nelle partite altrui nei panni artigliati di un demone, sia in solitaria che unendosi a un gruppetto di infami abomini. Per quanto, personalmente, non veda l'ora di piantare un rampino puntuto nell'occhio di un Cacodemone umano, è bello sapere che si tratta di una possibilità totalmente subordinata alle volontà dell'host, che può tranquillamente rendere la proprio sessione inaccessibile agli invasori. A ritmare questo sontuoso banchetto ludico c'è il talento del compositore Mick Gordon, autore di una colonna sonora martellante e adrenalinica, che risuona in ogni passo del protagonista con sorprendente efficacia, caricando a molla chi si trova dall'altra parte dello schermo. Chiude il cerchio un comparto tecnico potenziato, sorretto da un Id Tech 7 alla sua prima apparizione pubblica. È presto per entrare nello specifico ma, pur non trattandosi di un salto clamoroso verso l'orizzonte generazionale, la nuova versione dell'engine di Id Software pare decisamente promettente, con il bonus dei 60 fps su tutte le piattaforme di gioco fatta eccezione per Switch.

    DOOM Eternal Doom Eternal sembra proprio la concretizzazione dei sogni di chi, un paio d'anni fa, aveva accolto il ritorno del Doomguy come quello di un vecchio amico, uno con il vizio del massacro. Con questo sequel, i ragazzi di Id Software puntano chiaramente a alzare l'asticella del godimento ludico con un formula arricchita sotto tutti i punti di vista. A partire da un sistema di movimento potenziato, legato a doppio filo a una profonda revisione dell'armamentario, che include vecchie glorie modificate e bocche da fuoco nuove di pacca. L'ambizione di trasformare un gioco in un intero universo ci porterà a calcare territori inesplorati, all'interno di scenari caratterizzati da una direzione artistica efficace e stracarichi di lore. La base di questa evoluzione è quella stessa sovrabbondanza ipercinetica che rendeva memorabile ogni sparatoria del primo capitolo, e che ora ci pone di fronte a un numero raddoppiato di minacce demoniache. Un'orda tra le cui fila, questa volta, potrebbero militare anche altri giocatori, grazie a una dinamica che sposta parte del comparto multiplayer tra le maglie di una campagna assolutamente promettente. Per confermare queste ottime impressioni dovremo ovviamente aspettare di provare il gioco con mano e, viste le premesse, non vediamo veramente l'ora.

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