TGA 2018

Dragon Age 4: ipotesi e riflessioni sul nuovo capitolo della serie Bioware

Ai The Game Awards 2018 è stato mostrato un brevissimo teaser del quarto episodio della saga ruolistica. Ipotizziamo ciò che potremmo aspettarci.

anteprima Dragon Age 4: ipotesi e riflessioni sul nuovo capitolo della serie Bioware
Articolo a cura di
Disponibile per
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Dopo aver titillato con determinazione l'hype del pubblico, Bioware si è presentata sul palco dei Game Awards con un teaser tanto criptico quanto insoddisfacente. Un frammento assolutamente emblematico di uno show più fumo che arrosto, costellato di annunci ma tutt'altro che in linea con le aspettative suscitate da una campagna comunicativa piuttosto fuorviante. Con la giusta dose di analisi ossessiva e folle approfondimento mitologico, siamo comunque riusciti a elaborare qualche considerazione visionaria a partire dal "trailer" di Dragon Age 4. Prima di prendere in analisi il minuto offerto da Bioware durante la nottata di giovedì, vale però la pena di spendere un paio di (leggasi "probabilmente troppe") parole sul contesto per le ipotesi a venire, attingendo a piene mani a quel bagaglio di lore - misto speculazioni - che senza dubbio contribuisce molto al fascino della serie Dragon Age.

    Attenzione: l'articolo contiene spoiler su Dragon Age Inquisition.

    C'era una volta...

    La nostra storia si apre molto prima che i popoli di Thedas imparassero a temere la minaccia dei Flagelli, a millenni di distanza dalla nascita dell'impero orlesiano o dall'ascesa del Qun di Par Vollen. Un tempo in cui non esisteva alcuna barriera a separare il piano materiale e quello spirituale: l'epoca di Elvhenan, la civiltà degli antichi elfi. Desiderosi di estendere la propria conoscenza oltre i confini dell'Oblio, per piegare alla loro volontà perfino la materia immutabile, queste creature abbandonarono la forma eterea e reclamarono la Terra dal dominio dei possenti Titani.

    Una vittoria che segnò l'inizio del periodo di maggiore trionfo per il popolo degli elfi, ma anche il primo passo verso la loro inevitabile caduta. La guerra genera paura, alimenta la fame di potere, e quella dei generali elfici sembrava non avere limiti. Con la propria conoscenza, questi potenti stregoni forgiarono artefatti di incredibile potere, globi in grado di modellare e assoggettare ogni forza magica.

    Fu così che da grandi saggi e nobili guerrieri, quegli elfi arrivarono a proclamarsi divinità: gli Evanuris. L'ascesa dei nove segnò l'inizio di un'epoca di oscura gloria per il reame elfico, ora tramutato in una ragnatela di teocrazie in continua lotta tra loro, dove gli Evanuris indulgevano ai propri vizi senza alcun interesse per la vita della loro gente, largamente ridotta in schiavitù. Due di loro, però, non avevano mai desiderato l'adorazione degli altri elfi, anzi si erano sempre opposti al bieco guerreggiare degli altri "dei", tentando di difendere il popolo dalla loro tirannia.

    Mythal, la madre protettrice, e Solas passarono secoli come amici, amanti e complici, fino a quando la prima venne tradita dai suoi stessi compagni, assassinata per la sua benevolenza; un delitto che l'elfo non era disposto ad accettare, né a perdonare. Con l'animo colmo di risentimento, l'elfo istigò una ribellione coinvolgendo alcuni tra i più potenti tra i nemici dei nove, quelli che sarebbero poi passati alla storia come "I Dimenticati", gli dei oscuri e ribelli.

    Ora conosciuto come Fen'Harel, il Temibile Lupo, Solas era convinto che, se solo una delle due fazioni fosse rimasta a Thedas, il mondo avrebbe presto conosciuto la totale distruzione. Per questo Solas usò tutto la sua astuzia e il suo potere per bandire gli Evanuris nel cuore dell'Oblio e per relegare I Dimenticati nell'Abisso, sigillando il piano materiale con il Velo, una barriera dimensionale issata per impedire il ritorno degli antichi maghi elfici. Un gesto estremo, senza precedenti, che se da una parte liberò gli elfi dalla tirannia dei falsi dei, dall'altra troncò il loro legame col mondo degli spiriti, tramutandoli in creature mortali. Un peccato che l'antico popolo non gli avrebbe mai perdonato, tramandando nei secoli la leggenda di Fen'Harel il traditore.

    Il futuro di Thedas

    A centinaia di anni dalla scomparsa dei falsi dei, l'obiettivo di Solas è ora quello di riportare Elvhenan ai suoi antichi fasti, ripristinando il legame degli elfi con l'Oblio e, di conseguenza, la loro immortalità. Uno sconvolgimento potenzialmente catastrofico per gli altri popoli di Thedas, sui quale si allunga l'ombra nefasta di una vera e propria apocalisse. Tutto quello che succede in Dragon Age: Inquisition è di fatto il risultato delle machiavelliche macchinazioni del mago che, sapendo di non avere più il potere per distruggere da solo il Velo, induce Corypheus ad usare il suo antico globo per guadagnare l'accesso al mondo degli spiriti.

    L'intervento dell'Inquisitore finisce però col vanificare gli sforzi di Solas, che si ritrova quindi costretto a trovare un nuovo modo per distruggere la barriera da lui creata. Sebbene le forze dell'antico elfo siano state significativamente aumentate grazie al potere concessogli dal sacrificio di Flemeth, l'ultima incarnazione della sua adorata Mythal, sembra che neanche così Solas sia in grado di sopperire alla mancanza del globo, distrutto nello scontro finale tra l'Inquisitore e Corypheus. A questo punto vale la pena ricordare che proprio questo antico prole oscura, in un passato lontano, era riuscito ad attraversare il Velo senza dover abbandonare il proprio corpo, aprendosi un varco verso gli alti portali della Città nera, ritenuta la dimora degli antichi dei.

    Un'impresa portata a termine assieme ad altri sei compagni, Magister del Tevinter scomparsi subito dopo questo blasfemo pellegrinaggio, da alcuni indicato come causa prima dei Flagelli e radice della corruzione dei prole oscura. È quindi probabile che Solas sia ora determinato a raggiungere il Tevinter per scoprire la natura dell'antico rituale dei Magister, forse proprio dando la caccia ai sei peccatori ancora dispersi. D'altronde il finale di Dragon Age: Inquisition sembra indicare proprio il Tevinter come prossima meta dei pellegrinaggi del gruppo dell'Inquisitore, che tra l'altro ha un discreto conto aperto con il caro Solas e nessuna intenzione di permettergli di stracciare il Velo.

    Arriviamo quindi alla frase pronunciata dall'elfo (sì, proprio lui) in coda al teaser dei TGA, presumibilmente dopo essere stato raggiunto dall'inquisizione: "alla fine mi hai trovato, immagino che tu abbia delle domande per me". Pur volendo dare per scontata la presenza dei membri dell'inquisizione in Dragon Age 4, i trascorsi narrativi della saga ci suggeriscono che il protagonista del capitolo potrebbe comunque essere un altro, magari proprio un mago del Tevinter in qualche modo "toccato" dai piani di Solas. Chiaramente, in questa fase, ogni considerazione su composizione del cast e ambientazione rientra appieno nel campo, fumoso, della speculazione selvaggia, ma c'è almeno un paio di elementi che risulta veramente difficile mettere in prospettiva.

    Nel teaser vediamo chiaramente Solas e la sua controparte "leggendaria", il Temibile Lupo, attorno a un cerchio sinistramente illuminato che possiamo identificare come la raffigurazione della Città nera, ma è la figura al centro dell'immagine a suscitare i più grandi interrogativi. Il costrutto in questione, levigato e inquietante, riporta alla mente la storia della profetessa Andraste, bruciata sul rogo a Tevinter per aver guidato una grande assalto all'Imperium. La figura pare tra l'altro abbracciarne un'altra, scheletrica ma possente, sopra un fiammeggiante cristallo di Lyrium rosso. Stando a quanto detto finora, potevamo aspettarci una lunga serie di losche entità intrappolate tra le mura della "capitale dell'Oblio", i falsi dei elfici, le antiche divinità del Tevinter (che forse sono la medesima cosa) e perfino il misterioso Creatore, ma di sicuro non riusciamo a immaginare la profetessa in mezzo a questo nutrito drappello di mitologici manigoldi.

    Si tratta senza dubbio di un tassello importantissimo per la lore di Dragon Age, che potrebbe in effetti rappresentare la chiave di volta del prossimo capitolo della saga. Una capitolo che già promette un antagonista, Solas, dotato di tutto il carisma di un personaggio in bilico tra due nature, reso memorabile da un'aura di ambiguità morale densa di misteri secolari. Se la città al centro dell'Oblio rappresenta davvero uno dei pilastri della trama di Dragon Age 4, possiamo tranquillamente aspettarci un qualche punto di raccordo tra tutti filoni narrativi affrontati in passato, trattandosi del "punto zero" del Flagello, nonché del nodo centrale di tutti i più grandi misteri di Thedas.

    A prescindere dalla direzione narrativa di questo nuovo episodio, non possiamo fare a meno di auspicarci che Bioware non continui sulla strada della semplificazione ruolistica della saga, facendo in modo di riportare la qualità complessiva della produzione - quest design in primis - ai livelli del capitolo d'esordio. Difficile non considerare inoltre irrinunciabile, soprattutto trattandosi di un prodotto probabilmente destinato a vedere la luce nel corso della prossima generazione, la presenza di comparto tecnico capace di sostenere degnamente l'immaginario della serie. La speranza, insomma, è quella di riuscire a scrivere, tra qualche anno, le tre parole che aspettiamo di mettere nero su bianco ormai da tempo: Bioware è tornata.

    Quanto attendi: Dragon Age 4

    Hype
    Hype totali: 33
    82%
    nd